Kobe Bryant e Mike Brown: un idillio mai iniziato


La faccia con cui Kobe guarda il suo coach non promette niente di buono.

Si è girato, lo ha guardato come si guarderebbe un testimone di Geova che ti suona alla porta alle 8 di una domenica mattina, poi a fine partita, dopo l’ennesima sconfitta, ha guardato incazzato come una jena i suoi compagni salutare gli avversari come se nulla fosse, si è messo la maglia sulla faccia e se ne è andato negli spogliatoi senza guardare nessuno.

Protagonista ovviamente Kobe Bryant, che dopo la quarta sconfitta stagionale in 5 partite e con i Lakers all’ultimo posto ad Ovest incomincia (giustamente aggiungerei) a farsi delle domande sull’allenatore.

Ecco, Mike Brown, ovvero la parte sbagliata di questa storia. Già avevamo anticipato come una squadra formata da Kobe, Nash, Dwight Howard e Pau Gasol, oltre ad un gran difensore come Metta World Peace, potesse essere rovinata solo da qualche genialata di chi è al timone, anche perché la fiducia (parlo a titolo personale) non è che fosse massima verso l’ex coach di Cleveland.

La prima trovata è stata quella di giocare una Princeton Offense, sistema che relega il playmaker ad un ruolo marginale. Non una grandissima trovata quando hai in squadra uno dei migliori Play dell’ultimo decennio. La seconda è quella di non pensare ad una soluzione per quello che è uno dei reali problemi della squadra, ovvero la panchina di livello inadeguato per una contender.

Ad alzarsi dal pino, infatti, ci sono in ordine di minutaggio:

Steve Blake, giocatore che già dallo scorso anno è emerso come essere uno dei più grossi equivoci tattici e tecnici di questa squadra e che i tifosi non vedono di buon occhio, tanto che il ragazzo per rispondere ad uno di loro si è beccato una multa salata dall’NBA.
Antawn Jamison, che da 3 anni a questa parte non è nemmeno paragonabile a quello visto a Washington e che oltretutto Brown si ostina a far giocare da 3 nonostante della Small Forward non abbia decisamente più nulla.
Jordan Hill, che onestamente in una squadra che punta al titolo dovrebbe giocare il garbage o al limite sventolare asciugamani
Darius Morris, uno dei pochi giovani interessanti che hanno i gialloviola che dalla panca potrebbe aiutare.
David Ebanks e la sua stratosferica percentuale del 23% dal campo.
Jodie Meeks, tiratore che però non viene sfruttato per quel che sa fare (infatti anche lui è abbondantemente sotto il 30%).

Il tutto senza considerare che la nuova brillante idea di Mr. Potato parrebbe essere quella di andare con un quintettone-one-one, con Kobe da PG, Metta da SG, Jamison da SF, Gasol da PF e Howard da C. Ora, spero vivamente che questa voce sia stata messa in giro da chi vuol licenziare il buon Mike, perché altrimenti, se fosse vera, vorrei davvero vedere una partita del genere e la reazione di Kobe alla trovata del suo coach dopo che tutta l’NBA si sta muovendo in direzione opposta.

Quale la soluzione allora?

Sicuramente cercare di migliorare dove si hanno più lacune, ovvero la second unit. Magari anche con qualche decisione scomoda, ovvero far giocare Nash la maggior parte dei minuti con il secondo quintetto, in modo da mettere in ritmo i tiratori Jamison e Meeks e sfruttare meglio l’atletismo di Jordan Hill. Poi cercare di dare comunque la palla in mano al play e correre maggiormente, per far giocare DH12 in situazioni più dinamiche e Kobe in situazioni in cui la difesa non è riuscita ancora ad accoppiarsi nel migliore dei modi.

L’altra soluzione, la più probabile, mandare a casa Mike Brown e partire da un allenatore migliore. Chi?

La scelta non è delle più semplici dato che alcuni dei migliori che ci sono in giro non possono, chi per un motivo chi per un altro, andare ad allenare i Lakers (Phil Jackson perché Buss Jr non lo chiamerà mai, Stan Van Gundy perché ritroverebbe Howard, colui che lo fece allontanare dai Magic).

Rimarrebbero Jerry Sloan e Mike D’antoni tra gli allenatori di una certa esperienza.

Il primo, all’età di 70 anni potrebbe non aver molta voglia di rimettersi in gioco in una squadra in cui ci sarebbero almeno due giocatori non semplici da allenare (Metta World Peace e Dwight Howard) e un Kobe che non sarebbe il giocatore ideale per il Playbook dell’ex coach di Utah.

Il secondo non gode più di molta stima tra i tifosi dopo i disastri di New York anche se secondo me (qui molti non saranno d’accordo) potrebbe essere un buon compromesso per questi Lakers. Mike farebbe infatti giocare la squadra più di corsa, sfruttando Nash come già fatto a Phoenix nel 2004, usando un centro come Howard in modo più dinamico (come ai tempi di Stat ai Suns), Metta da spoting shooter dall’angolo come Q-Rich e Kobe in una versione extra-lusso di Joe Johnson, ovviamente con più giochi disegnati per lui. Rimarrebbe l’equivoco Pau Gasol, che faticherebbe ad alti ritmi e che forse avrebbe meno responsabilità offensive, ma sarebbe un passatore migliore di Shawn Marion e potrebbe essere quello che toglie le castagne dal fuoco quando non si riesce a stare nella regola dei “seven seconds or less“.

La cosa certa è che qualcosa bisognerà fare e sicuramente Bryant non avrà mancato di farlo notare alla dirigenza, come fece quando lo stesso Brown fu scelto e lui dichiarò “Mi avrebbe fatto piacere saperlo prima, nessuno mi ha interpellato“.

D’altronde, chi ben comincia….

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Categorie: NBA | Tag: , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Kobe Bryant e Mike Brown: un idillio mai iniziato

  1. Simo

    Sei un indovino?😉

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