Miti NBA: Penny Hardaway


Anfernee "Penny" Hardaway ha deliziato i tifosi NBA per troppo poco tempo

Ognuno di noi ha i propri pallini e i propri miti, in ogni campo e aspetto della vita.

Io, come tutti gli altri, ho i miei, soprattutto in ambito NBA e oggi vi voglio parlare di uno di questi miei pupilli: Anfernee Hardaway.

Per chi ha iniziato come me a seguire l’NBA negli anni 80-90, è facile avere come idolo uno delle due grandi icone della lega di quegli anni, Magic Johnson o Larry Bird. Io per non sbagliare da adolescente parteggiavo per entrambi, e agli allenamenti di basket dopo la scuola sfoggiavo alternativamentel a canotta numero 33 dei Celtics o la 32 dei Lakers (non me ne vogliano i puristi del tifo).

Una leggera preferenza però era per Magic, un playmaker di due metri che passava la palla con modi e tempi che nessuno si era mai immaginato prima nonchè artefice principale dello Showtime di Pat Riley quando ancora il suo gel trovava terreno fertile sulla testa.

Finita l’era dei due rivali, in piena era Michael Jordan, i nuovi arrivati nella lega si trovavano proprio quest’ultimo come metro di paragone. E arrivò il momento in cui per qualsiasi giocatore sapesse schiacciare veniva prontamente soprannominato “The Next MJ”.

Gente come Grant Hill, Jerry Stackhouse, Kobe Bryant, ma anche come Harold Miner o Isiah Raider ancora prima di entrar nella lega avevano come metro di paragone il miglior giocatore di tutti i tempi.

Nel 1993 invece entra nella lega un giocatore che era qualcosa di diverso. Alto 2 metri, con un atletismo ben al di sopra della norma e un ball handling sopraffino, gioca playmaker e gli piace andare in campo aperto. Si, una rivisitazione in stile moderno di Magic Johnson, forse con meno doti di passaggio, ma con più atletismo e capacità di finire sopra il ferro.

Penny arriva ai Magic (segno del destino) dopo uno scambio al draft con Golden State che vede coinvolto Chris Webber, e ad aspettarlo trova Shaquille O’Neal, la prima scelta dell’anno precedente,  con cui inizia a mettere in piedi uno squadrone capace di arrivare nel giro di due stagioni alla finale NBA, eliminando tra gli altri i Bulls del primo rientro di Jordan e i Pacers di Reggie Miller.

Purtroppo la finale li vede sconfitti in 4 gare dai Rockets di Olajuwon, ma questo non impedisce a Penny di far brillare la sua stella in tutto il suo splendore. nei playoff il numero 1 fa registrare gare da 14-15 assist tanto in finale di Conference quanto in finale NBA e le puntate dell’epoca di NBA Action lo vedevano spesso protagonista nella courtside countdown, la classifica delle azioni più spettacolari.

Dopo quella finale e la finale di conference dell’anno dopo però il giochino si è rotto e oltre al giochino anche le ginocchia di Penny hanno fatto crack, e lui non è più stato lo stesso, togliendo dai giochi quello che poteva essere uno dei migliori playmaker della lega.

Gli infortuni però non cancellano quanto fatto nella stagione 1994-95, quella in cui Penny è diventato uno dei principali idoli della mia giovinezza insieme a Magic.

Insieme hanno segnato anche molti dei miei allenamenti di basket, quando malcapitati compagni si trovavano una palla in mezzo alla fronte da me che giocavo lungo ma avevo nel DNA la visione di gioco di Magic e Penny…

…sono sempre stato un incompreso di questo gioco…

Categorie: NBA | 1 commento

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Un pensiero su “Miti NBA: Penny Hardaway

  1. Fazz

    Per me l’NBA e in seconda battuta il tifo per i Magic sono iniziati da lì.

    E’ durata pochissimo, ma è stato eccezionale, sia visto in diretta con gli occhi di un bambino di 10 anni che riletto oggi sotto un’ottica ben diversa.

    Grande.

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