A Cleveland tutti nel lago. A Miami tutti nell’oceano.


Linguaggio del corpo degli Heat quantomeno discutibile...

Aiuto, siamo al più classico degli Houston abbiamo un problema. Miami pare in profonda crisi, ed è una crisi decisamente pericolosa, perchè lo è sia tecnica che mentale. Il linguaggio del corpo dei giocatori è davvero preoccupante, le dichiarazioni post partita sono quelle di una squadra che non ha chiaro come fare per uscire dalla situazione in cui è finita.

Premettiamo, non stiamo parlando di una squadra dal record negativo, o di una squadra che a fine stagione dimostra di non essere attrezzata per arrivare in fondo. Stiamo parlando di un team che ha avuto una partenza di 8W-6L dopo 14 gare dopo aver rivoluzionato completamente il roster in estate.

Però stiamo anche parlando della squadra che quest’estate si è assicurata le prestazioni di LeBron James e Chris Bosh e le ha aggiunte ai già presenti Dwyane Wade e Udonis Haslem, quindi una delle squadre potenzialmente più devastanti degli ultimi anni.

Proprio in chi già c’era troviamo il primo appiglio per giustificare, in parte, questo inizio sotto le aspettative. Capitan Udo era infatti fermo ai box nella sconfitta di stanotte contro Indiana, mentre Wade sta giocando sopra un infortunio che ne debilita la condizione ed è causa delle pessime percentuali che sta tenendo dal campo.

Però, tolti loro, rimarrebbero comunque uno dei migliori lunghi della lega e uno dei migliori giocatori in assoluto della lega, che non riescono a essere sufficientemente efficaci in partita.

Perchè non lo sono? La risposta è abbastanza davanti agli occhi di tutti.

James, che quest’anno ha ancor più che in passato il ruolo di point forward dopo che Riley in estate gli ha detto “Tu sei Magic Johnson, fidati di me che l’ho allenato”, di Magic non ha ancora molto. Per carità, è bravissimo a trovare i compagni e a ribaltare il gioco, però ha tempi di lettura e di reazione alle difese in entrata nei giochi che sono almeno 3 ottave più lente del numero 32. Prima di entrare in un gioco è solito palleggiare in punta perdendo secondi preziosi e probabilmente la possibilità di esplorare più opzioni nel caso non si riesca ad entrare nel primo gioco. Quando poi si vede la prima opzione chiusa, il 90% delle volte decide di mettersi in proprio e di finalizzare l’azione, cosa che può funzionare ogni tanto, data la classe dell’ex Prescelto, ma non sempre, anche perchè di rischia di mettere irrimediabilmente fuori ritmo i compagni.

Bosh, invece, ha difficoltà a rendere in un attacco che non lo vede più primo terminale come a Toronto. L’ex Raptor, come tipo di giocatore, è sicuramente più efficace quando può fermarsi con la palla in mano dal gomito e prendersi un gioco, che sia un’entrata o un tiro dai 5 metri. Difficilmente riesce a concludere sfruttando giochi che lo vedano ricevere dopo un blocco o un pick&roll. Il problema che questo è un altro tipo di attacco che ferma il pallone, cioè manna per difese organizzate come Boston. Difensivamente poi, che Chris fosse anche un po’ prima che all’ABC era cosa risaputa, però sarebbe anche arrivato il momento che inizi a fare il lavoro sporco, perchè subire sempre nel pitturato da parte da chiunque è un lusso che non ti puoi sempre permettere, e dubito che il possibile arrivo di Erik Dampier possa spostare molto gli equilibri.

Lo stesso Wade, al netto dell’infortunio e delle conseguenti basse percentuali al tiro, è giocatore cui piace offensivamente tener palla in mano e fare isolamenti.

Quindi? Che si fa? Un’azione a testa e vediamo come va a finire? Ovviamente non si può. La soluzione ci sarebbe, e sarebbe quella di andare di corsa. Finire una gara come quella di stanotte contro una squadra dal gioco ragionato come Indiana e stare ai loro ritmi segnando solamente 12 punti in transizione e perdendo 22 palloni è un qualcosa che non si può vedere se vuoi vincere qualcosa di importante. La grandezza di una squadra si vede soprattutto dal riuscire ad imporre il proprio ritmo sulla gara.

Certo, non si è ancora dato il tempo necessario alla squadra per crescere, devono ancora assimilare i cambiamenti, aspettare l’arrivo di Mike Miller, che può aiutare a tirarsi fuori dai momenti di secca della gara e soprattutto dare qualcosa dalla panchina, dove ieri sono arrivati solo i 4 punti di Magloire, però come detto dall’ex Heat Posey, campione NBA con Miami e Wade 4 anni fa, sembra che stiano ancora cercando di capire come muoversi in campo e che manchi quella spavalderia necessaria a tre stelle così per far capire agli avversari in campo chi è il più forte.

Sulla mancanza di spavalderia ha puntato anche LeBron James, dicendo che è una delle due cose che manca in questo momento. L’altra? Il divertimento! Ahi ahi, se manca già il divertimento dopo 14 gare di Regular Season e una scelta così importante quest’estate per giocare tutti insieme, la cosa potrebbe farsi grave.

Non è grave però per Wade, secondo il quale la situazione “Non è la fine del mondo”. Ovviamente ha ragione, ci sono cose ben più gravi, e non è il caso di arrabbiarsi, come ha dichiarato Bosh, che ha aggiunto che l’unica cosa che può guarire questa forma di malanno degli Heat è il campo.

Però l’NBA ha il brutto vizio di non aspettare, e se da un lato è positivo che si giochi in pratica ogni due giorni perchè dà modo di passare alla partita successiva in cerca di riscatto, dall’altro può essere un problema perchè non c’è un modo per fermarsi e sistemare in allenamento le cose che non funzionano.

E la lega non è l’unica cosa che non aspetta, lo sa bene Spoelstra che stanotte si è sentito cantare, durante il terzo quarto dai propri tifosi “We Want Riley“. Il coach, a mio avviso non ha lo status necessario a farsi ascoltare da 3 All Star contemporaneamente, e Riley, che spesso si è fatto notare in panchina con blocco degli appunti e penna, sta prendendo sicuramente nota delle cose che non vanno e magari si è annotato pure i cori dell’ American Airlines Arena.

Lui sarebbe sicuramente un coach adatto a tre personalità come Wade, LBJ e Bosh, potendo mostrare loro l’argenteria conquistata in passato. L’ultima volta? Nel 2006, a Miami, entrando in corsa al posto di Van Gundy dopo 21 gare. Era il 12  dicembre del 2005.

Il 12 dicembre quest’anno non ci sono gare, ce n’è una il 13 contro gli Hornets.. un momento! Nello stesso giorno il ritorno di Riley e un altro re a Miami?!?

Il mondo potrebbe non essere pronto. E io nemmeno!

Categorie: NBA | Lascia un commento

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