Il Re è tornato. Viva il Re.


Alcuni striscioni di benvenuto per LBJ a Cleveland

Con qualche giorno di ritardo dico anche io la mia sul ritorno del Re.

Ovviamente parliamo della prima partita giocata da LeBron James da avversario in quella che è stata casa sua fino a luglio, la Q-Arena.

Dopo tutto il caos mediatico orchestrato in estate, c’era molta attesa per questa gara, arrivata in un momento in cui Miami pareva leggermente in crisi dopo alcuni risultati deludenti e in cui Cleveland pareva invece in ascesa, con un record di 8 vinte e 10 perse ed un ottavo posto nella classifica ad Est che pareva una chimera dopo l’addio di James.

Difficile immaginare quindi che genere di partita aspettarsi. Cleveland poteva presentarsi alla palla a due con la rabbia della moglie tradita e cercare di far capire a LBJ che in fondo è stato un errore portare i suoi talenti a South Beach. James, dal canto suo, poteva subire la pressione mediatica e le “attenzioni” poco piacevoli dei suoi ex tifosi e innervosendosi poteva avere una nottata anonima.

Niente di tutto questo invece. Gli ex compagni, a parte un assistente di coach Scott, hanno scherzato e riabbracciato il loro vecchio leader che si fermava spesso a scherzare con Gibson e Varejao anche nelle fasi di gioco. Mo Williams, pungente in una sua dichiarazione un paio di settimane fa, quando dopo aver segnato allo scadere il tiro della vittoria rispose a un giornalista che gli chiedeva da dove arrivasse quella giocata decisiva “Io sono sempre stato in grado di farle, solo che l’anno scorso non potevo perchè c’era un altro a prendere quei tiri

Quel Quell’altro, senza nemmeno nominare LeBron, lasciava intendere che Mo volesse togliersi qualche sassolino dalla scarpa alla prima occasione utile. Il problema è che non è stato in grado di farlo, giocando una gara anonima come tutti i Cavs.

Sì perchè alla fine la gara è stata un massacro, con alla fine 28 punti di scarto finali che non hanno lasciato scampo alla squadra di proprietà di Dan Gilbert.

Proprio Dan Gilbert non deve essere stato molto contento dell’approccio dei suoi, soprattutto dopo le dichiarazioni spavalde di quest’estate “Vinceremo un titolo prima che James si ritiri“, aveva detto. Viene da pensare che questa gara fosse più importante per lui che per i giocatori, che sono prima di tutto professionisti e che hanno mantenuto un ottimo rapporto con il loro ex compagno, contrariamente a dirigenza e tifoseria.

James invece come è andato? Benino direi, 38 i punti segnati con 15 su 25 dal campo, 8 assist e quarto quarto completamente visto dalla panchina con la sua squadra sopra di più di 30 punti e dopo aver giocato un terzo quarto stellare da 24 punti da 10 su 12 dal campo.

Fuori dal campo, vedendo la partita dalla tv, non mi sembra di aver visto strane provocazioni da parte sua, nonostante i tifosi lo beccassero di continuo ( il coro “Scottie Pippen” era tra i più gettonati. Solo ad un certo punto dopo aver messo un tiro in sospensione fuori equilibrio dalla linea di fondo e vicino alla panchina dei Cavs, tornando in difesa, si è lasciato andare ad un commento verso la sua ex panchina.

Tutto nella norma quindi, con James che contrariamente a quanto qualcuno temeva, ha fatto parlare solo il campo di gioco, fregandosene dei vari gadget anti-LeBron che si vedevano nel palazzo. E come sa far parlare lui il campo, nonostante tutto, pochi lo sanno fare.

Categorie: NBA | Lascia un commento

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