Fields of dreams


Landry Fields ha fatto innamorare tutta NY.

Qualcuno ha dubbi su chi può essere lo steal of the draft di quest’anno?

Nessuno spero. Ha già un nome e un cognome da almeno un mese a questa parte: Landry Fields.

Il rookie, scelto al secondo giro al numero 39 è la rivelazione di questo inizio di stagione, e ha da subito conquistato il quintetto base dei Knicks grazie alle sue prestazioni fatte di energia e untangibles. Oddio, anche coi numeri in realtà ce la caviamo bene. Alla sua prima stagione infatti ha una media di 10.3 punti, 2 assist e ben 7.6 rimbalzi di media a partita, che dimostra come il ragazzo sia un abile seguace della setta dei Rodmans.

Anche in difesa andiamo bene con l’abbondante rubata a partita, ma soprattutto con una buona presenza sulle guardie avversarie, nonostante il non-sistema difensivo dei Knicks sia sotto gli occhi di tutti.

Ma come mai questo gioiellino è arrivato fino alla 39? Probabilmente se lo sono chiesto anche i Knicks, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione di chiamarlo al secondo giro.

In realtà però Fields non era un prospetto molto pubblicizzato oltreoceano. Uscito da Stanford (e qui possiamo sciorinare il più classico dei “mica pizza e fichi”) nel suo anno da Senior, in cui ha tenuto buone medie (22 punti e 8.8 rimbalzi a partita), ha pagato lo scotto dell’essere un giocatore fatto e finito ed esploso tardi. I suoi anni da freshman e da sophomore li ha passati infatti più in panchina che in campo e solo da metà anno da junior ha iniziato a giocare con più continuità.

Logico quindi che sia stato un po’ snobbato dagli scout, che in lui vedevano il classico giocatore che non potesse innalzare il livello sopra quello dimostrato nell’ultimo anno al college. La sua capacità di produrre offensivamente però era sotto gli occhi di tutti e gli osservatori di New York hanno capito che poteva essere un giocatore adatto al loro gioco.

Si, perchè Fields sembra fatto dal sarto per coach D’Antoni.

Giocatore di due metri che sa andare a rimbalzo con i tempi giusti, discreto passatore, occupa ottimamente le corsie in campo aperto, riesce a mettere palla per terra e colpire anche dalla distanza. Come dite? Una descrizione che calza a pennello anche per Chandler e Gallinari? Bravi! Avete ragione, è proprio questo uno dei lati di Fields che piace di più al coach dei Knicks: la sua interscambiabilità con le ali titolari, che rende il suo gioco particolarmente pericoloso per gli avversari.

Da qui a diventare un serio giocatore NBA però c’è ancora un po’ di strada, e Landry ha una dote naturale difficilmente insegnabile: il fisico. Con questo non intendo che sia una bestia fisicamente come Howard o Griffin, però ha una peculiarità che in questa lega fa la differenza tra un giocatore importante e un giocatore secondario, ovvero delle braccia lunghissime. Fields è infatti stato misurato al pre draft come 2,01 di altezza, ma quasi 2,11 di apertura di braccia, quasi scimmiesca.

Questa dote però è quella che gli permette di recuperare palloni, di dar fastidio agli avversari e di raccogliere un numero di rimbalzi tale da metterlo al primo posto tra le guardie in questa statistica, con la punta di 17 rimbalzi catturati a Denver, serata dove ha messo anche 21 punti, sue punte della stagione.

Landry è entrato nelle grazie dei tifosi e cosa più importante in quelle di D’Antoni. Se poi basterà lui per essere competitivi ad alti livelli si vedrà in seguito, di sicuro sarà un buon role player e ottimo elemento di rotazione nel caso si arrivasse a diventare una contender che è già un ottimo risultato per una seconda scelta che in questo momento sta vedendo avverarsi un sogno, quello di poter giocare in NBA ed essere un giocatore vero.

Categorie: NBA | 4 commenti

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4 pensieri su “Fields of dreams

  1. La scuola Stanford ti costruisce di testa e Landry è con quella che sta dominando.
    Le cifre non gli rendono giustizia, il suo apporto in campo è fondamentale per presenza e spessore dei suoi minuti.

    Grande sorpresa, soprattutto se pensiamo che al college era un go-to-guy mentre ora agisce da gregario come se non avesse fatto altro…

    • Non conoscevo molto Fields (prima o poi colmerò il mio gap sull’NCAA) e mi ha stupito di come possa essere decisivo già da subito al piano di sopra, facendo quello che è necessario per vincere, che sia mettere punti o fare tanti piccoli untangibles.

      Credo sia uno dei fattori principali della stagione dei Knicks, perchè bene Stat, molto bene, bene anche Felton (con le mie riserve però) ma tutti e due potrebbero essere dei collettori di cifre in squadre perdenti se non fosse per Gallinari e Fields, che mi sembrano davvero i due vincenti del gruppo.

  2. Davide Bortoluzzi

    Guarda che Fields ha sorpreso veramente tutti..io non lo avevo praticamente visto confesso…praticamente non lo conoscevo quasi..non per niente è finito alla 39….se neanche negli USA ci hanno capito molto..dimostra quanto il draft sia scienza inesatta e questione di contesto adatto. Una 39 che gioca stabile in quintetto e che è così efficace, una 2 come Turner che non gioca.

  3. Eh si ma infatti per quello che dico che è fatto dal sarto per Mike, poi a vederlo giocare avrebbe il suo ruolo anche in altre squadre, ma non così di impatto.

    A vederlo mi sembra una specie di Prince, però con più tiro e meno difesa.

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