Il nano ghiacciato torna all’Olimpia


Con il ritorno di Peterson, Finley e Jabeer troveranno i posti di blocco alla linea dei liberi

Ci siamo, il paradosso è vicino.

Avevo aperto questo blog per parlare di NBA principalmente, poi viaggi e fotografia. Per il primo punto, direi che ci siamo. Per il secondo argomento ho scritto qualcosa, ma siamo ancora lontani dalla mia idea e ci sto lavorando, per il terzo siamo lontanissimi invece.

Di certo ero sicuro di non parlare di basket nostrano. Non per altro, ma perchè non lo seguo abbastanza.

Invece ieri, giorno numero 3 dell’anno di grazia 2011 D.C. è arrivata la notizia che rischia di essere già la news principale di questo nuovo decennio:

l’Olimpia Milano Basket comunica ufficialmente di aver rinunciato alle prestazioni di Piero Bucchi e ha ingaggiato, fino al termine della stagione Dan Peterson!

No, non è una notizia di un ventennio fa. E’ proprio di ieri. Dopo 24 anni, che nel basket corrisponde ad un paio di ere geologiche, coach Peterson ritorna ad allenare una squadra alla veneranda età di 74 anni (saranno 75 tra 5 giorni). E ritorna in quella che è la sua squadra, l’Olimpia Milano.

Ora, per me che sono nato negli anni ’70 Dan Peterson rientra tra gli idoli di gioventù, un qualcosa che c’è sempre stato. Troppo piccolo per ricordarlo sulla panchina della Tracer (anche se mi ricordo parecchie sfide tra lui, D’Antoni, Meneghin e soci contro la mia ormai defunta ad alti livelli Auxilium) la sua presenza sugli schermi come commentatore di basket, wrestling, NBA, pelota basca e altri sport ne ha però fatto un idolo a tutto tondo.

Per questo motivo non mi posso esimere dallo scrivere 2 righe su questo clamoroso rientro.

Ho appena finito di vedere la sua conferenza stampa di presentazione, in cui il vulcanico Dan ha dichiarato che non si sente un traghettatore, che lui vuole vincere e affrontare partita per partita sputando sangue, e la stessa cosa la vuole dai suoi giocatori.

Parlando di tattica, e già potrebbe essere una novità rispetto al suo predecessore, il coach ha dichiarato che non ci si deve aspettare che alla prima partita ci siano stravolgimenti, che passare subito dopo solo un allenamento alla 1-3-1 non è fattibile (oddio, un giocatore professionista i movimenti di una zona dovrebbe anche conoscerli eh).

Il meglio però coach Peterson lo ha dato rispondendo a una giornalista che gli ha chiesto

In un mondo dove anche in politica la guida appartiene a persone anziane, i giovani che non riescono ad emergere se la devono prendere con loro stessi? Cosa si sentirebbe di dire ai giovani?

Il coach ha risposto:

“Amore, ti rendi conto che questa è una conferenza stampa di basket?” “Cosa mi sento di dire ai giovani? Guarda, non lo so, ma se troverò qualcosa sarai la prima a saperlo.”

Io personalmente già all’ Amore ho iniziato a ribaltarmi sul divano. Il crescendo Rossiniano è stato qualcosa che mi ha personalmente riconciliato con il basket italiano. Non si può non seguire le gesta del mitico coach, che magari staccandosi da Bagatta potrebbe anche sembrare meno “rimbambito”, ovviamente nel senso più bonario del termine.

Perchè quando il coach commenta l’eurolega su Sportitalia con Triggari è una cosa, quando fa il matinèe NBA la domenica viene portato a parlare di branzini al sale e belle donne in tribuna e svacca. Quale coach vedremo in panchina allora? Il branzino bollito o un brillante conoscitore di basket?

Lo scopriremo da domani sera alla prima gara dell’Armani Jeans del nano ghiacciato (soprannome di Peterson ricordato proprio da Dan in conferenza stampa) contro la Pepsi Caserta. Anche se lo scetticismo è il sentimento più comune, perchè come detto 24 anni sono tanti e tanto è cambiata la pallacanestro da allora. I play come D’Antoni non li fanno più e adesso il coach avrà in cabina di regia Finley e Jabeer, non proprio il prototipo del play che si ferma in contropiede alla linea di tiro libero per un arresto e tiro.

A parte questo, è cambiato il modo di approcciare alle partite. Ai tempi di Dan si giocava con un quintetto base e poche riserve ora invece il basket è impostato sulle rotazioni, su giocatori di ruolo, guastatori dalla panchina e second unit che devono imporre determinati ritmi sulle gare. Saprà il coach adeguarsi a tutto questo? I tifosi di Milano sperano di sì, e con loro lo sperano anche tanti appassionati di basket che vorrebbero rivedere il Coach tra i grandi del basket moderno.

mmhhh mmhh… per me, Numero Uno!

Categorie: A1 Basket | Lascia un commento

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