La Power Forward… molto Power.


Con Blake ci assicuriamo anche la top ten di NBA Action tutte le settimane

Inseriamo un altro tassello alla squadra ideale con la Power Forward, ruolo in cui a dir la verità c’è solo l’imbarazzo della scelta.

L’usato sicuro. Meglio Kevin Garnett. No, meglio Tim Duncan. Quante volte gli appassionati di basket si sono scontrati con questo dilemma? Tutti e due sublimi difensori, tutti e due vincenti nati, tutti e due meritevoli di stare in una squadra di vertice. Il primo, KG, per la verità ha iniziato a vincere quando ha cambiato squadra ed è andato a sommarsi a Pierce e Allen (con Rondo che in mezzo a loro non ha sfigurato affatto) e lo ha fatto passata la soglia dei 30 anni, quando la maturità raggiunta gli ha permesso di lasciare un po’ in disparte i numeri dando più importanza al far parte di un sistema vincente. Purtroppo nelle ultime stagioni oltre alle cifre (15.1p, 9r, 2.3a 1.6s a gara quest’anno) è calato anche l’atletismo a causa di un ginocchio infortunato due stagioni fa e mai tornato ai livelli dei tempi d’oro.

Il secondo, invece, un grande atletismo non lo ha mai avuto ma ha da sempre avuto una tecnica sopraffina. Con l’età, Tim è del 1976 come Garnett, ha forse perso un giro, ma quest’anno, che si sta disinteressando maggiormente dell’attacco e si sta concentrando nella sua metacampo, sta guidando i suoi Spurs a una delle migliori stagioni NBA della sua carriera nonostante le cifre (13.6p, 9.4r, 3a e 2b a partita) siano le più basse mai avute. Tim però è uno di quei giocatori che sa cosa fare per vincere, come dimostrano i 4 anelli di campione NBA che porta al dito e i 2 titoli MVP conquistati.

Wunder Wahl. Il prototipo della PF del nuovo millennio, così è stato visto Dirk Nowitzki alla sua esplosione nella lega. Il tedesco nato a Würzburg 32 anni fa è stato tra i pionieri delle ali grandi che allargano il campo e hanno capacità devastanti da oltre l’arco. MVP del 2007, Dirk non è mai riuscito a portare i Mavs i Cuban alla terra promessa, infrangendosi nel 2006 contro lo scoglio Wade. Chi si aspettava però un declino da parte di Dirk rimane un po’ deluso però. Nonostante Dallas non dia l’impressione di essere una reale contender, lui mantiene alto il suo livello di gioco e le sue cifre (23.1p, 6.8r, 2.5a e il 52% dal campo in stagione). I suoi difetti però sono quelli cronici, a partire dalla passività (eufemismo) difensiva ad arrivare allo sparire un po’ nei momenti caldi della stagione.

What a Stat!. Potrebbe sembrare più vecchio perchè al nono anno nella lega, ma Amar’e Stoudemire ha da poco compiuto 28 anni. Trasferitosi ai Knicks in questa stagione con un lauto contratto, Stat, da sempre criticato per pensare più alle statistiche che ai risultati di squadra, sta facendo ricredere molti scettici e sta portando i Knicks alla prima stagione vincente dopo 10 anni di oblio, grazie ai suoi 26.2p, 8.8r, 2.7a e 2.2b a partita che rappresenta il suo massimo in carriera. In difesa, intimidazione a parte, è sempre un non belligerante, però ha fatto vedere a tutti che può essere una stella anche senza Nash.

The new Shawn Kemp. Così veniva apostrofato Blake Griffin al suo ingresso nella lega, avvenuto due stagioni fa. Ingresso traumatico tra l’altro, dato che in prestagione dopo un atterraggio non troppo riuscito gli è esplosa una rotula ed è stato costretto a saltare tutta la stagione. Qualcuno aveva anche espresso qualche dubbio sulla sua reale capacità di recupero dall’infortunio (Oden insegna) e che Blake potesse aver perso atletismo. Sono bastati però pochi momenti di gioco per capire che nulla di tutto ciò era vero. Griffin ha infatti iniziato letteralmente a dominare nella lega e, non ancora ventiduenne, si è permesso di scrivere pagine importanti, quali due partite sopra i 40 punti a nemmeno metà stagione, 27 gare consecutive in doppia doppia e alcune schiacciati da far sobbalzare sulla sedia. Con 22.8p, 12.7r e 3.6a a gara, Blake pare aver già superato il paragone con Kemp e puntare deciso a quello con Karl Malone, soprattutto dopo aver fatto vedere anche un interessante tiro dalla media nelle ultime uscite. Anche lui fa parte della generazioni di PF che si disinteressa della fase difensiva, ma qualche area in cui migliorare dovrà pur averla anche lui, o non sarebbe umano.

Come si può vedere la scelta è difficile perchè nel ruolo i giocatori meritevoli sono molti. Personalmente mi piange il cuore tenere fuori un giocatore come Duncan, però devo ammettere di esser stato abbagliato da Blake Griffin. Al suo anno da rookie ha davvero dato segnali di dominio che non vedevo nella lega dai tempi di Lebron. Oltretutto Blake può essere anche un finalizzatore che non richieda di tener palla in mano in isolamenti prolungati, ma “relegato” a giocate sopra il ferro e a Pick&Roll con Williams. Con qualche insegnamento in difesa, l’ex Oklahoma può essere davvero una bestia a tutto tondo, come non volerlo con se allora?

Categorie: NBA | Lascia un commento

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