All Star Game a Hollywood nel passato.


Tra una decina di giorni come tutti sanno ci sarà il weekend dell’All Star Game, che si terrà a Los Angeles, città che in passato ha già avuto modo di organizzare 4 ASG. Vediamo come è andata in passato.

Bill Russell è stato l'MVP dell'ASG del '63

1963 l’anno dei Celtics.

Il primo ASG a Los Angeles, tenutosi nel 1963 vide imporsi l’Eastern conference per 115 a 108. Di fronte, come spesso accadeva in quegli anni, i due centri più forti della storia della lega, con buona pace di tutti gli altri: Wilt Chamberlain (all’epoca a San Francisco) e Bill Russell. Il duello come sempre mantenne le attese, con Wilt che fece registrare 17 punti e 19 rimbalzi e Bill che di punti ne mise 19 e di rimbalzi ne colse 24.

Il supporting cast era inoltre di altissimo livello, ad Est figuravano infatti, tra gli altri, la tripla doppia umana, al secolo Oscar “Big O” Robertson, Bob Cousy e Tom Heinson, futuro coach e attuale commentatore dei Celtics, un’istituzione a Boston. L’ovest rispondeva invece con Bob Pettit (miglior marcatore della partita con 25 punti), Elgin Baylor e Jerry West (padroni di casa) e Walt Bellamy.

Come detto l’Est, con il leggendario Red Auerbach in panchina, vince la sfida e Russell, forte del suo 19+24 vince il premio di MVP.

Mr Logo nell'ASG del '72. Ha portato l'Ovest al successo e ha meritato l'MVP.

1972 Il padrone di casa MVP

Nel 1972 la gara tra Est e Ovest è equilibrata e la spunta l’Ovest di soli due punti, 112 a 110. L’MVP stagionale, Kareem Abdul Jabbar, gioca ancora a Milwaukee ma contribuisce alla vittoria dell’Ovest con i suoi 12 punti e 7 rimbalzi. Con lui e West in quintetto andranno Spencer Haywood, Bob Love e Gail Goodrich, ma è la panchina ad avere dei nomi davvero altisonanti come Chamberlain, che alla sua penultima stagione NBA lascia il passo al giovane Kareem, Connie Hawkins, Elvin Hayes ed Oscar Robertson.

Per l’Est invece con Walt Frazier e John Havlicek partono in quintetto Dave Cowens che farà una prestazione da 14 punti e 20 rimbalzi, Billy Cunningham e Lou Hudson. In panchina, uno dei protagonisti dell’ASG del ’63, Tom Heinson al miglior record ad Est con i suoi Celtics.

L’MVP va al padrone di casa Jerry West che proprio un istante prima del suono della sirena segna un jumper dai 6 metri che dà il vantaggio decisivo all’Ovest dopo il pareggio di Cowens segnato a 11 secondi dalla fine.

Nel 1983 è Julius Erving il mattatore dell'ASG e l'MVP della partita.

1983 Il più votato è Doctor J

Arriviamo in tempi più recenti. I quintetti da 7 anni sono decisi tramite votazione, si dà una scheda (ovviamente cartacea) agli spettatori delle partite NBA che possono esprimere le loro preferenze. Il più votato dal pubblico è risultato essere Julius Erving, ala di Philadelphia.

L’Est vince abbastanza agevolmente la gara, con Doctor J che dà ragione al pubblico e segna 25 punti. A coadiuvarlo, tra gli starter, ci sono Larry Bird, che farà registrare un 14+13+7, Isiah Thomas e i suoi compagni di squadra ai Sixers Maurice Cheeks e Moses Malone, che quella stagione vincerà l’MVP stagionale e delle Finals NBA, che vedranno proprio Phila vittoriosa. In panchina, oltre a Sidney Moncrief autore di 20 punti, ci sono, tra gli altri, Bill Laimbeer e Robert Parish, a dimostrazione di quanto i centri fossero forti negli anni 80.

Per l’Ovest oltre ad un Jabbar, ormai idolo di casa, alla sua 13esima presenza all’ASG (e ne farà altre 6 in futuro) in campo alla palla a due scendono Maurice Lucas di Phoenix (recentemente scomparso), il funambolo Alex English dei Nuggets, David Thompson e soprattutto l’altra stella di Los Angeles: Magic Johnson che impreziosisce la sua gara con 17 punti e ben 16 assist in quello che è il suo habitat naturale, lo spettacolo.

La presenza di Magic, Kareem e quella di un Gervin nella fase discendente della sua carriera non possono però nulla contro la forza dell’Est che vince la gara e vede proprio il preferito del pubblico Julius Erving alzare il trofeo di MVP.

Il più votato è Yao, ma l'MVP è Shaq, alla sua ultima stagione ai Lakers e nella sua LA.

2004 Il Diesel si riprende il proscenio.

Nuovo millennio e nuovo modo di intendere lo spettacolo per la NBA. Oltre alle votazioni, rese ormai telematiche dall’avvento di internet, la NBA porta a Los Angeles anche tutte le manifestazioni a corollario inventate per il weekend da qualche anno.

Rookie vs Sophhomore

La prima è la partita tra rookie e sophomore, e il 2004 è un anno speciale per questa partita. La classe di Rookie è infatti tra le più forti di sempre, potendo contare sulle scelte del 2003. Ecco quindi che tra le matricole scendono in campo LeBron James (che metterà 33 punti), Dwyane Wade e Chris Bosh, alla loro prima vera apparizione nella stessa squadra prima della decisione di quest’anno di legarsi agli Heat. Con loro, Carmelo Anthony, Josh Howard, Kirk Hinrich, Chris Kaman, Udonis Haslem (più vecchio ma undrafted e ora compagno dei tre sopra citati) e Jarvis Hayes, che sarà forse ricordato per essere l’unico giocatore normale in quella squadra.

Tra i secondo anno invece ci sono Boozer, Nene, Prince, Jaric, Flip Murray, Dunleavy e soprattutto Manu Ginobili, Yao Ming e soprattutto Amar’è Stoudemire, che catalizzerà l’attenzione con i suoi 36 punti e 11 rimbalzi.

A giudicare dai Roster la gara sarebbe potuta essere molto interessante, se si fosse giocato a basket e non ad una parodia della stessa con assenza completa di difese e di voglia (certo l’anno dopo sarà anche peggio, ma non è una giustificazione). Invece ne è uscito un match esibizione che ha lasciato un po’ il tempo che trova.

Three point Shootout

La gara del tiro da tre del sabato vede vincente Voshon Lenard in finale su Kyle Korver e Peja Stojakovic, che realizza il miglior punteggio del contest nella prima fase con 21 punti. Eliminati subito Rashard Lewis e Billups, che non ne azzecca una e totalizza 12 punti soltanto.

Slam Dunk Contest

Nella gara delle schiacciate, senza grossi nomi coinvolti, si impone Fred Jones dei Pacers in finale su Jason Richardson dei Warriors. Eliminati al primo turno Ricky Davis (all’epoca a Boston) e il Birdman Chris Andersen, invitato anche l’anno seguente in cui farà la schiacciata forse più mal riuscita di sempre a un All Star Game

All Star Game

La gara della domenica è all’altezza di un palcoscenico importante come quello di Hollywood. La gara finisce 136 a 132 per l’Ovest. Come al solito si pensa allo spettacolo per tre quarti di partita, poi con la partita in bilico si gioca un po’ meno per il pubblico e un po’ più per vincere. L’equlibrio lo spezza Tim Duncan a pochi secondi dallo scadere con il canestro che vale il sorpasso definitivo.

In quintetto per l’ovest oltre al caraibico ci sono Steve Francis, nella parte di carriera in cui ancora giocava un ottimo basket, Kevin Garnett, stella dei Timberwolves, il padrone di casa Kobe Bryant, che davanti al suo pubblico segna 20 punti e Yao Ming, che per il secondo anno consecutivo deve ringraziare i suoi connazionali votanti e supera Shaquille O’Neal nelle preferenze per il quintetto. Dalla panchina, oltre a Shaq, si alzano Ray Allen, all’epoca a Seattle, Stojakovic, Cassell, il tedesco Nowitzki, il russo Kirilenko, alla sua prima e ultima apparizione alla partita delle stelle e Brad Miller.

L’est, invece, ha in quintetto Tracy McGrady (con ancora la schiena a posto), Jermaine O’Neal (con ancora le ginocchia sane), Vince Carter (con ancora la capacità di volare tra le corde), Allen Iverson (con ancora più voglia di giocare a basket che a carte) e BigBen Wallace, unico rappresentante di quei Pistons che a fine stagione vinceranno l’anello.

Quella di avere solo un rappresentante tra i campioni (e di gran lunga il meno talentuoso) non è l’unica anomalia tra le stelle dell’est. La più grossa (e rischia di essere la più grossa della storia degli All Star Game) è che il miglior marcatore della squadra, con 19 punti, è Jamal Magloire, classico esempio, se ne esiste uno, di giocatore buono per una sola stagione, guarda caso coincidente con il contract year. Il centro canadese, infatti, dopo quell’exploit si è completamente perso nella sua carriera facendo poi in seguito il secondo terzo centro nelle rotazioni, insomma, è sparito dai radar e ora scalda la panchina ai Miami Heat.

Con lui in panchina a Los Angeles ci sono un Jason Kidd vintage da 14p e 10r, Kanyon Martin, Artest, il barone Davis nella sua versione Hornets, Michael Redd e un Paul Pierce intristito dal grigiume in cui navigano i suoi Celtics.

Con l’anomalia Pistons, quella Magloire e quella di Yao in quintetto, per fortuna ci pensa Shaq a riportare le cose alla normalità e con una gara da 24 punti e 11 rimbalzi si conquista l’MVP della competizione in quella che sarà la sua ultima apparizione da Lakers all’All Star Game.

Categorie: NBA | Lascia un commento

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