Un Verme nella Hall Of Fame


Dennis Rodman e Madonna.. Celo!

Ieri la notizia che era stata data venerdì scorso è stata ufficializzata. Dennis Rodman entrerà a far parte della Basketball Hall of Fame, in quella che sarà la classe del 2011, nella cerimonia di induzione prevista per l’11 agosto 2011.

Insieme a lui verranno introdotti, tra gli altri, anche Chris Mullin, l’ex membro del Dream Team originale (Barcelona 1992), Tex Winter, il famoso assistente di coach Phil Jackson e inventore della triangle offense, Artis Gilmore, stella NBA che a dirla tutta arriva nell’arca della gloria con notevole ritardo e Arvydas Sabonis, centro ex Unione Sovietica poi diventato Lituano dopo la scissione degli stati ex URSS.

Non so tra quelli che leggeranno questo pezzo quanti abbiano realmente visto giocare il verme in carriera o quanti lo conoscano più per i suoi comportamenti extra cestistici. Diciamo che le sue capacità tecniche erano direttamente proporzionali alle sue “mattate“. E per uno che ha tentato due volte il suicidio vuol dire aver raggiunto notevoli traguardi tecnici.

In campo, infatti, Dennis gioca ala grande, sebbene sia a stento due metri. Inizia la sua carriera ai Detroit Pistons ed entra quindi a far parte di quel gruppo di giocatori che verrà chiamato Bad Boys, data la loro fisicità nell’affrontare le gare (eufemismo). Con Detroit vince due anelli, viene convocato a due All Star Game e vince due premi di miglior difensore dell’anno.

La difesa è la sua arma principale. Arcigno sull’uomo e ottimo in aiuto, Dennis può marcare gente molto più grossa e fisica di lui. A rimbalzo però è dove dà il suo meglio e tra le stagioni 1991/92 e 1997/98 (quando avrà 36 anni), tiene una media di 16,7 rimbalzi, con il picco della stagione 1991/92 con 18,7.

A Detroit passa sette stagioni, fino all’anno 1993/94, quando viene mandato a San Antonio anche a causa delle sue continue intemperanze in campo e fuori. Agli Spurs passa solamente due stagioni, venendo cacciato al termine della seconda quando non si presenta insieme alla squadra prima di Gara5 di finale di Conference.

Lo ingaggiano i Chicago Bulls di Michael Jordan e Phil Jackson che vedono in lui la chiave per arrivare al secondo threepeat, cosa che puntualmente arriva. Il verme vince infatti l’anello in tutte e tre le stagioni giocate nella Windy City, dimostrandosi ancora una volta rimbalzista e difensore formidabile.

Con l’arrivo del secondo threepeat i Bulls rifondano e lui va a giocare a Los Angeles, dove però non avrà coach Jackson e MJ a tenergli le briglie e giocherà poco, ancora una volta alle prese con il suo carattere problematico.

Ci provano ancora l’anno successivo i Dallas Mavs, dove Rodman giocherà solo 12 partite, peraltro con una media di 14.3 rimbalzi. Il basket non pare più interessargli però e a 38 anni e 5 anelli decide di smettere.

Tornerà poi a giocare qualche gara in seguito, addirittura in Finlandia, alla ricerca, si dice di racimolare qualche soldo, sperperati in una vita decisamente sopra le righe.

Fuori dal campo Dennis ha fatto anche peggio. Detto dei due tentativi di suicidio, uno dei quali uscendo in macchina con un fucile a pallettoni carico, ci si ricorderà sicuramente la sua mania per i travestimenti. Celebre quello vestito da sposa adottato da Rodman per la presentazione del suo libro Bad As I Wanna Be, che non sarà un trattato illuminante di letteratura ma rimane un libro interessantissimo per chi vuole leggere di cosa faceva Dennis in campo e fuori.

Celebri anche i suoi tagli di capelli tutti colorati. Ad ogni partita, specialmente nei playoff, arrivava in campo con un nuovo colore, che fosse rosso, verde o viola, ma anche con disegni e forme strane, come i capelli multicolori o il disegno del toro dei Bulls sfoggiato durante l’ultima stagione a Chicago.

Il nostro eroe non si lasciava nemmeno scappare le occasioni per concedersi a belle donne dello spettacolo e in generale con le donne, dato che lui stesso ha dichiarato di “aver fatto sesso con più di 2000 donne“, rigorosamente bianche, dato che per sua stessa ammissione erano le sue preferite. Nella lista troviamo Carmen Electra, con cui è stato sposato per un breve periodo e soprattutto Madonna, con la quale ha avuto un flirt che fece scandalo.

A volte i suoi comportamenti stravaganti si riversavano anche in campo, con qualche protesta particolarmente accesa o qualche lotta verbale contro avversari più o meno famosi. Nella serie contro Utah fu Karl Malone a cadere nella trappola del verme e psicologicamente il postino, innervosito dalle provocazioni, ebbe un crollo che portò poi alla palla persa decisiva e a una serie di errori nei momenti cruciali che tanti si ricordano.

Donne, tentativi di suicidio, stravaganze, l’ex Bad Boy non si è fatto mancare nulla nella sua lunga carriera. E per dimostrare a tutti la sua durezza e la sua stravaganza ha anche partecipato a qualche incontro di Wrestling della WCW, federazione di Wrestling, seguito poi da alcune apparizioni in TV per il grande fratello inglese e la talpa.

All’alba dei suoi primi 50 anni, che compirà il 13 maggio prossimo (e non in molti avrebbero scommesso sul fatto che sarebbe arrivato a quest’età date le sue manie autodistruttive), Rodman da ancora modo ai giornali di parlare di lui.

Recentemente infatti è stato protagonista di un’intervista radiofonica  piuttosto particolare. Rodman, infatti, visibilmente ubriaco, parlava alla radio (per la verità proferiva solo frasi sconfusionate) mentre sotto la scrivania una delle 2000 donne di cui sopra proferiva altro genere di intervista al nostro eroe. Risultato: intervista (quella radiofonica) immediatamente interrotta e successiva dichiarazione di scuse dello stesso Rodman che ammetteva lo stato di alterazione da alcool.

Queste solo alcune delle vicissitudini di Rodman che però era e rimane un giocatore più che degno della Hall of Fame.

Certo farà un po’ specie vederlo sfilare vicino a Tex Winter che è stato comunque suo mentore a Chicago e ad Arvydas Sabonis, che rappresenta l’eleganza del centro al suo massimo splendore.

Ecco, magari il consiglio per Dennis è quello l’11 agosto di mettersi vicino a Mullin, altro giocatore che ha avuto qualche match acceso con l’amica bottiglia. Se non la buttano in rissa possono raccontarsi diverse cose…

Categorie: NBA | Lascia un commento

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