The Last Season parte 2. Phil Jackson dice basta.


Dopo Sloan anche Jackson si ritira. Due dei migliori coach degli ultimi 20 anni

Domenica sera si è consumata quella che a meno di clamorosi rientri è stata la carriera se non del miglior coach della storia del gioco del basket, almeno quella del più vincente.

Con la sconfitta a Dallas dei suoi Los Angeles Lakers ha detto addio alle panchine Phil Jackson.

Ed è stato un addio più che traumatico a dirla tutta. I Lakers infatti avevano i favori del pronostico contro una squadra, i Dallas Mavericks, che hanno sempre fatto parlare negativamente di loro nella postseason. Invece i lacustri si sono sciolti come neve al sole, sweepati da Nowitzki e compagni in 4 gare, senza lottare se non in 2 delle 4 partite.

Certo, dall’altra parte hanno trovato una squadra che pare in missione, che è riuscita a recuperare ad alti livelli il 38enne Jason Kidd e più in generale Peja Stojakovic alla pallacanestro. Questo non basta però a giustificare una disfatta di questa portata, un fallimento di molti dei giocatori (Gasol ritornato Gasoft in questi playoff e un inconsistente Kobe in primis) e anche del coach.

Phil Jackson infatti non ha fatto ciò per cui è sempre stato considerato il miglior allenatore NBA, ovvero aggiustare una serie in corsa. Dalla prima all’ultima gara Phil si è sempre fatto ingabbiare dalla soluzione tattica utilizzata da Carlisle, che è stata quella di chiudere l’area sui lunghi gialloviola. Con un Kobe lontano parente di quello che è stato nei passati playoff l’ex coach di Michael Jordan non è riuscito a trovare contromosse e ha lasciato che le partite corressero sempre sullo stesso filo.

Pensare che poi a mettere la parola fine alla sua carriera sia stato un allenatore poco sopra la mediocrità come Carlisle fa storcere ancora di più il naso e fa pensare che, forse, Phil Jackson considerasse già chiusa la sua esperienza e non fosse particolarmente stimolato per arrivare in fondo.

Ovviamente non può essere così, perchè a un allenatore proprietario di 11 anelli la sfida per aumentare il palmares interessa sempre.

Allora sovviene un altro dubbio, che la squadra, ormai, non lo seguisse più. Ognuno pareva giocare per conto suo e forse intimamente tutti erano convinti che con Jackson all’addio non avessero più motivi di ascoltarlo. Più in generale, non è così peregrina l’idea che qualcosa possa essere successo all’interno dello spogliatoio dei Lakers, perchè il linguaggio del corpo con cui sono entrati in campo nella decisiva gara 4 e la mancanza di reazione che li ha portati a prendere un’imbarcata da quasi 40 punti.

Oddio, una reazione i Lakers l’hanno anche avuta, ma quella più sbagliata possibile. Nelle fasi conclusive di Gara 2 infatti un frustrato Artest ha deciso di decapitare il povero Barea con un fallaccio che gli ha fatto saltare Gara 3. Nella gara conclusiva, invece, è stato Andrew Bynum a fare una porcata di dimensioni bibliche atterrando Barea in volo con una gomitata in pieno sterno che avrebbe potuto far davvero male al portoricano.

Ora, al netto della considerazione che viene spontanea, ovvero che JJ Barea deve essere veramente uno dei giocatori più odiati dai colleghi, dà da pensare come una squadra di quello che è sempre stato nominato coach Zen possa perdere così la testa. Passi per Artest, che notoriamente non è l’uomo più equilibrato del mondo, ma che anche il bambinone si lasci andare a comportamenti così sporchi fa pensare che Jackson per questi playoff sia entrato meno del solito nella mente dei suoi giocatori.

La macchia di questi comportamenti e di quest’ultima serie, nonostante sia fresca, sparisce però di fronte alla grandezza di questo allenatore, capace di vincere 11 titoli con 2 squadre diverse, che ha saputo allenare e gestire 2 dei migliori giocatori di tutti i tempi come Michael Jordan e Kobe Bryant, che fuori dal campo non è mai stato banale e che probabilmente dal suo buen ritiro nel Montana continuerà a regalarci perle di saggezza sul basket, magari nel remake di quello che è stato un suo libro di grande successo, “The Last Season“, in cui raccontava la sua ultima stagione ai Lakers (quelli di Kobe, Shaq, Payton e Malone insieme) prima del suo anno sabbatico.

Ecco, scrivesse un altro libro che raccontasse quest’ultima stagione, sarebbe un must per tutti gli amanti del basket. Aspettiamo quindi speranzosi “The Very Last Season“!

Categorie: NBA | 1 commento

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Un pensiero su “The Last Season parte 2. Phil Jackson dice basta.

  1. Io suggerisco The Last Waltz, per fare una citazione musicale.

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