Mr. Brown, a lei i Lakers!


Mike Brown stesso si sarà stupito della chiamata dei Lakers

Pare che i Buss, storici proprietari dei Lakers, abbiano fatto la loro scelta. A sostituire Phil Jackson, che a quest’ora sarà sulla sua Harley Davidson nel suo buen ritiro in Montana, il management della seconda squadra più titolata di tutta l’NBA arriverà coach Brown.

Non Larry Brown, come molti potrebbero supporre, essendo il settantenne ex campione NBA con i Detroit Pistons libero sulla piazza dopo l’addio a Charlotte, bensì Mike Brown, quarantenne ex coach dei Cleveland Cavaliers (nella loro edizione più fortunata, quella di LeBron James).

Brown torna quindi ad allenare dopo 1 anno sabbatico, dopo che il suo posto in panchina nell’Ohio è stato preso da Byron Scott. Due coach legati tra di loro a filo doppio dalla vittoria di un premio di coach of the year a testa (il primo nel 2008/2009, il secondo nel 2007/2008) e dal non proprio brillantissimo acume tattico. Un po’ come il loro predecessore nel premio, quel Sam Mitchell vincitore del COY nel 2007/2008. Non proprio la compagnia dell’anello quindi, citando Tolkien.

Eppure Brown ha passato gran parte del suo inizio carriera ad essere considerato un ottimo ed emergente coach, salvo poi rivelare i suoi limiti quando si è trattato di fare lo step necessario a vincere qualcosa di importante, senza riuscire a cambiare i destini di una serie con qualche aggiustamento quando la strada si metteva in salita.

Ora Mike Brown, dopo aver fallito, insieme a LeBron James, colpevole quanto lui delle disfatte dei Cavs, ha un’altra grande opportunità, con quella che forse rimane la miglior squadra NBA, come dimostrato negli anni passati.

Cosa ci dovremo aspettare da lui? Sicuramente organizzazione difensiva. Oddio, non che mancasse con Phil Jackson, solo che probabilmente il sistema che può mettere in piedi Brown può essere più continuo di quello dei Lakers nella versione Jackson, che si basasva più sulle capacità individuali dei componenti del team e quindi più soggetta ad accensione e spegnimento.

In attacco invece temo ci sarà l’impatto maggiore. In peggio però. Coach Brown infatti dopo LeBron avrà un altra star a cui piace molto fermare il pallone e giocare in isolamento come Bryant. Con coach Jackson Kobe aveva ovviamente di questi momenti, ma l’idea di base era quello di giocare la collaudata Triple Post Offense, quel triangolo che tante soddisfazioni ha dato ai tifosi lacustri. Triangolo che però sarà abbandonata, con buona pace dei puristi del gioco. E si arriverà presumibilmente a un attacco molto meno distribuito, a discapito della fluidità e dell’imprevedibilità offensiva.

Se tatticamente quindi il cambio di primo acchito porta più svantaggi che vantaggi, il vero problema arriverà dal punto di vista gestionale. Phil Jackson infatti aveva la capacità innata di riuscire a tenere la briglia di ogni tipo di giocatore, con i suoi mind games e il suo approccio Zen che lo portava ad usare in egual misura bastone e carota con i suoi. Brown come carisma non è nemmeno lontanamente paragonabile al suo predecessore e dubito che giocatori come Artest siano facilmente gestibili senza avere un ascendente forte su di lui.

Brown però potrebbe non essere solo nella sua avventura nella città degli angeli. Alcuni rumors infatti parlano della possibilità che tra gli assistenti possa sbarcare negli Stati Uniti anche Ettore Messina, coach italiano che in Europa ha vinto tutto quel che c’era da vincere e che ora potrebbe raccogliere la sfida NBA, inizialmente all’ombra del suo amico Mike Brown.

Certo, quell’inizialmente non lascia presagire nulla di buono per Mike Brown, che avrebbe probabilmente un assistente già da ora più bravo di lui nella gestione della partita e forse anche nella gestione degli uomini, anche se i metodi del buon Ettore potrebbero non essere così efficaci in uno Star System come quello NBA.

Un problema o un’opportunità quindi per Brown quella di avvalersi di Messina come assistente? Difficile a dirsi, come difficile, a dire il vero, anche capire se effettivamente il nostro connazionale (per cui da più parti da mesi si parla di un possibile approdo all’AJ Milano) farà il grande salto.

Certo una coppia Messina-Brown ai Lakers sarebbe parecchio intrigante, anche se con coach liberi del lignaggio di Jerry Sloan, Larry Brown, Jeff Van Gundy e soprattutto Rick Adelman, viene da chiedersi come mai i Buss abbiano scelto proprio Mike.

A meno che non ci stia preparando a un altro clamoroso ritorno del barba dopo un anno sabbatico come nel  2004. Fantasia? Forse, ma siamo nel regno di Hollywood…

Categorie: NBA | Lascia un commento

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