Spoelstra batte Carlisle. Miami 1 a 0 su Dallas.


Carlisle perplesso. Anche lui si chiede perchè abbia fatto certe scelte.

Gara 1 di Finale tra Mavericks e Heat è già consegnata agli archivi, terminata da qualche ora, e come da pronostico se l’è aggiudicata la squadra più accreditata per la vittoria finale nella serie.

Per 92 a 84 infatti Miami si è imposta tra le mura casalinghe (ma non troppo amiche vista la cronica freddezza dei tifosi della Florida) in una gara giocata sul file dell’equilibrio per 3 quarti e poi chiusa come ormai capita sempre più spesso dalle giocate di Wade e James.

LeBron tra i due è stato sicuramente quello che ha maggiormente convinto per la durata di tutto l’incontro, anche se in alcuni casi ha monopolizzato troppo la sfera arancione. La sua prestazione da oltre l’arco però non può passare inosservata. Un 4 su 5 da tre punti che ci fa capire come ormai sia in modalità “assassino” e voglia vincere questo benedetto anello.

Wade, dal canto suo, ha giocato sulla falsa riga di Gara 5 delle Finali di Conference, in sordina per i primi 36 minuti e decisivo negli ultimi 12, quando c’era da prendersi la partita.

La buona notizia per i Mavs è che la gara è stata equilibrata per gran parte della sua durata nonostante non sia pervenuta la panchina e in particolare abbiano avuto un apporto pari allo zero da parte di Stojakovic e Barea, con Terry che dopo un inizio promettente si è spento pian piano. Con loro tre protagonisti in negativo, con Nowitzki che tira male e si vede poco e con il 37% complessivo dal campo riuscire a stare in partita fino alla fine potrebbe essere la luce che fa ben sperare per Gara 2.

Sbagliato. Perchè tutto sommato anche Miami ha tirato male, con solo il 38.8% dal campo, perchè agli Heat dopo un inizio discreto è mancato Bosh che è il terzo violino, e perchè Wade tutto sommato ha giocato al 60% delle sue possibilità.

Soprattutto, di sbagliato però c’è l’approccio alla partita da parte di Carlisle, che non pare esser stato in grado di trovare aggiustamenti decisivi nè prima nè durante l’incontro.

Anzi, prima ci avrebbe anche provato, rimescolando le carte e mettendo in campo degli accoppiamenti che in pochi si sarebbero aspettati. Su Wade infatti è stato messo Marion, per dirottare Stevenson su LeBron, mentre ad occuparsi di Bosh ci ha pensato Chandler, per sgravare Nowitzki da compiti difensivi e preservarlo per l’attacco.

Se quest’ultima mossa poteva anche essere preventivabile nelle preview della serie, nonostante si sapesse che questo accoppiamento avrebbe portato inevitabilmente ad aprire l’area per le scorribande di Wade e James al ferro e avrebbe lasciato il fianco scoperto ai rimbalzi offensivi di Miami, la soluzione di invertire le marcature su Wade e James è quella che ha spiazzato un po’ tutti.

Probabilmente anche Spoelstra, che non si aspettava di aver servita su un piatto d’argento la possibilità di creare dei mismatch importanti.

Sì, perchè Marion su Wade avrebbe un senso se su James ci fosse un giocatore con un fisico simile a quello di LBJ da accoppiarsi con lui in marcatura, mentre il numero 6 con il buon Deshawn, che rimane un ottimo difensore ma sugli esterni, ha potuto giocare più spesso spalle a canestro sfruttando il fisico oppure tirare sopra le braccia del difensore. Dal canto suo Wade aveva sì un difensore con le braccia lunghe in caso di tiro in sospensione (fondamentale in cui oltretutto non eccelle) ma anche uno stopper più lento di lui di piedi.

Ci si chiede quindi perchè non andare con gli accoppiamenti naturali e lasciare Marion a coprire su James potendone tenere di più il primo passo ma soprattutto non andando così sotto fisicamente e Stevenson su Wade, che gli avrebbe sì tirato sulla testa probabilmente (ma da vedere con quali percentuali) ma avrebbe fatto più fatica ad arrivare al ferro, il tutto equilibrando anche i duelli in caso di rimbalzo.

Mistero. Quello che è certo è che Spoelstra tatticamente ha superato Carlisle, non solo in questo aspetto ma anche quando il suo collega ha messo i suoi Mavs a zona. Poteva essere una buona soluzione, soprattutto se LeBron avesse fatto il LeBron di inizio stagione, fermando l’attacco e mettendosi a palleggiare per 15 secondi e tentando un tiro senza ritmo senza muovere la difesa. Invece la palla è viaggiata veloce e quando non si trovava un tiro da tre piazzato con i piedi per terra (45.8% la percentuale degli Heat da oltre l’arco) arrivava un canestro da sotto con la difesa Mavs allargata a dovere.

Insomma, c’è parecchio da lavorare per Dallas per riuscire ad agguantare la serie e giocarsela, anche perchè la difesa degli Heat rimane la migliore della lega al momento e le secche trovate da Terry, Barea e soci non è detto che non ricapitino anche negli altri episodi della saga.

Ora bisogna chiamare il tedesco e chiedergli di vincere la prossima gara, perchè andare sotto 2 a 0 al cambio di campo suonerebbe quasi come una condanna per i Mavs e per Terry che ha già iniziato a cancellare la base del Larry O’Brien Trophy dal suo tatuaggio.

Categorie: NBA | Lascia un commento

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