Avvistato FrankenstDwyane jr a Miami


Dr. Frankestein (Wade), Igor (Bosh), il mostro (LBJ). La parodia è servita.

Madison Square Garden – New York, 26 giugno 2003.

E’ la sera del draft e di fronte a una platea in delirio, David Stern fa le sue chiamate. Arrivato alla quinta chiamata l’annuncio: “With the 5fth pick, The Miami Heat select Wade FrankenstDwayne!

La folla applaude e il giovane sale sul palco con piglio sicuro. Appena afferra il microfono però dichiara: “Il mio nome è Wade FrankenstDwyane!” scomparendo subito dopo dietro le quinte isolandosi.

Subito però lo raggiunge un vecchio, con uno scrigno tra le mani e i capelli pieni di gel. Il suo incedere è sicuro, il suo sguardo diretto. Si presenta a FrankenstDwyane come GM degli Heat e gli dice: “Ho fatto molti chilometri per portarti il testamento del tuo antenato Bimbo Coles. Devi partire subito per Miami

All’arrivo a Miami, ad attenderlo, c’è il suo servitore, mandatogli proprio da Pat Riley, il vecchio che lo contattò il giorno del draft.

Nell’oscurità una voce “Mr. FrankenstDwayne?

No, si scrive FrankenstDwyane!” rispose Wade.

Vuol prendermi in giro? Non esiste Dwyane, è Dwayne” disse per tutta risposta il servitore.

DW – “No, si scrive FrankenstDwyane. Tu devi essere Chris Bosh!

CB – “No, si dice Botch. Chris Botch!

DW – “Ma a me avevano detto Bosh

CB – “Beh, avevano torto, non le pare?

DW – “Ma ti ha mandato Herr Riley non è vero?

CB – “Si, il mio antenato Brad Lohaus lavorava con il suo una volta. Ora il mio compenso è il triplo però

DW – “Oh, che carino… scusa Botch, non voglio metterti in difficoltà, ma sono un bravo psicologo, posso far qualcosa per le tue crisi di pianto

CB – “Crisi di pianto?!? Quali crisi di pianto?” disse Botch iniziando a singhiozzare.

I due si misero in cammino per raggiungere le sede degli Heat, mentre FrankenstDwyane faceva conoscenza con l’avvenente assistente, Savannah.

Giunti alla sede, ad attenderli, la governante, la despota che faceva paura a tutti, la signora Gloria. Solo a nominarla, si sentì in lontananza il lamento di un cavallo, la mascotte della sede, dal nome Delonte. La signora Gloria accompagnò FrankenstDwyane nei suoi appartamenti assicurandosi che il nuovo arrivato avesse tutto il necessario per prendere possesso della franchigia.

Nella notte però qualcosa turbò il sonno di FrankenstDwyane, che si svegliò e con l’assistente Savannah trovò all’interno della sede un passaggio segreto. I due scesero le scale e si trovarono in una strana stanza, colma di teschi di persone morte mesi prima. Con somma sorpresa di FrankenstDwyane, anche Chris Botch si trovava lì

DW – “E tu come ci sei arrivato qui?

CB – “Ho sentito dei passi e un rumore di anelli e sono sceso“.

DW – “Guarda! C’è un’altra porta!

CB – “Aspetti padrone, potrebbe essere pericoloso… vada avanti lei” iniziando a lacrimare.

Giunti all’interno della stanza, accesero la luce e si trovarono di fronte ad uno spettacolo tetro. Era la stanza dove gli Heat costruivano i propri campioni. FrankenstDwyane si chiuse dentro e iniziò a studiare i documenti scritti dal suo antenato Bimbo Coles.

Ad un certo punto l’illuminazione, seguita da un urlo che squarciò il silenzio: “SI PUO’ FAAAAAREEEEEEEE!!!

FrankenstDwyane aveva capito che poteva dare la vita alla materia inanimata e costruire da zero un giocatore di basket. Decise che lo doveva fare grande, grosso, muscoloso, dominante. Si mise alla ricerca della giusta cavia e la trovò sulle rive del lago Erie, in Ohio. Si trattava di un pescatore di trote, alto 2.03 e di 115kg.

Presero il corpo trovato sul lago e lo portarono in laboratorio, dove venne sdraiato sul lettino. FrankenstDwyane non stava più nella pelle.

DW – “Con un tale esemplare per il corpo, tutto ciò che ci serve adesso è un cervello ugualmente stupendo“. Poi, rivolgendosi a BotchTu sai cosa fare vero?

CB – “Credo di aver capito

DW – “Hai quel nome che ti ho dato?

CB – “Si. M. Jordan

Chris Botch raggiunse il deposito dei cervelli, alla ricerca di quello giusto da mettere nella testa del gigante. Prese il cervello di Michael Jordan, ma una volta preso, vedendo la sua immagine riflessa nello specchio, si spaventò della sua bruttezza e lo fece cadere. Prese allora il primo cervello che gli capitò a tiro, senza guardare di chi fosse.

L’esperimento iniziò, con Botch che legò gli aquiloni necessari a catturare il fulmine che avrebbe dato la vita al gigante. Al “via” di FrankenstDwyane si chiusero i circuiti e iniziò il processo che diede vita all’uomo abominevole.

Il gigante si svegliò quando ormai FrankenstDwyane disperò sulla riuscita dell’operazione e si era allontanato dal laboratorio. Più tardi, però, insospettito da versi provenienti dal laboratorio sussultò e scese nella stanza segreta, trovando il gigante con gli occhi aperti. Lo fece camminare, ma il gigante, impaurito, iniziò a dare in escandescenze e a percuotere FrankenstDwyane , fino a quando non trovarono la soluzione.

CB – “UN SEDADAAAVO!!

Calmato il gigante, FrankenstDwyane prese Botch da parte: “Botch, dimmi, quel cervello che mi hai portato, era di Michael Jordan?

CB – “No…

DW – “Ah… e ti dispiacerebbe dirmi di chi era il cervello che gli ho messo dentro?

CB – “Non si arrabbierà eh…

DW – “No! Io… non mi arrabbierò

CB – “C-H- qualcosa…

DW – “C-H-qualcosa? C-H chi?

CB  – “C-H-OOSEN ONE

DW – “C-H-OOSEN ONE?!?

CB – “Sono quasi sicuro che era quello il nome

DW – “Vorresti dire, che io ho messo un cervello da Choosen one in un energumeno lungo 2 metri e 03 e largo come un armadio a due ante?!?

Il gigante però riuscì a scappare, dopo aver imparato a fare i primi passi, e non facendone mai meno di 4 alla volta, iniziò a sfondare ogni cosa davanti a se.

Durante la sua fuga il gigante incontrò un vecchio eremita cieco. Il vecchio, con difficoltà a deambulare e a farsi capire dal gigante lo ospitò in casa e gli diede un riparo nella terra dei Cavaliers, presentandosi “Mi chiamo Zydrunas“. L’eremita però non riuscì a trattenere molto in casa l’omone e lo vide scappare dopo poco.

La sua fuga durò poco e FrankenstDwyane e Botch riuscirono a catturarlo. Cercarono quindi di educarlo e di fargli sentire il loro calore, principalmente FrankenstDwyane, dato che Botch aveva timore anche solo ad avvicinarlo. L’impresa non fu facile e solo con un trucco FrankenstDwyane riuscì a stringere un legame con il gigante: la promessa di un anello e di essere amato dagli altri.

Il gigante venne portato in giro per le arene e fu costretto a fare diversi numeri per intrattenere il pubblico. Dal lancio del talco all’inizio degli spettacoli fino ai chest pump con FrankenstDwyane ogni canestro segnato. Il pubblico accorreva numeroso a vedere questo prodigio della scienza.

Ma l’idillio durò poco. Troppa era l’attenzione dell’opinione pubblica e la pressione a cui il gigante era sottoposto. Pressione che un gigante con un cervello Choosen One non poteva sopportare tutta insieme. Fu così che durante uno degli spettacoli più importanti il gigante diede segni di squilibrio e reagì nel peggiore dei modi, sparendo proprio nel momento decisivo dello show. Il gigante fu sottoposto alla gogna pubblica e chi prima lo idolatrava ne chiedeva la testa.

Fu proprio il gigante però a chiarire la propria posizione in una dichiarazione che stupì tutti e che chiuse la sua diatriba con il mondo intero: “Tutta la gente ha avuto per me sempre odio e disprezzo. Guardavano il mio viso e il mio corpo e correvano via inorriditi. Nella mia solitudine avevo deciso che se non riuscivo a suscitare l’amore che profondamente agognavo, avrei suscitato paura! Io vivo perchè questo povero caro genio squinternato mi ha dato la vita. Soltanto lui mi considerava come qualcosa di bello e poi quando gli sarebbe stato facile rimanere al sicuro, egli ha usato il suo corpo come se fosse una cavia per darmi un cervello normale e un modo più sofisticato e civile di esprimermi“.

….Siamo ancora in attesa di quest’ultima dichiarazione da parte del gigante LeBron, per il resto mi sa che ci siamo come storia…

Categorie: NBA | 2 commenti

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2 pensieri su “Avvistato FrankenstDwyane jr a Miami

  1. A dir poco fantastico…

  2. Pingback: Lettera aperta a LeBron James: scusi se ho dubitato, Maestà « ShOwmeHOw2play – di Davide Rosa

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