L’NBA chiude. Il Lockout è iniziato


Fino a quando le Arene saranno vuote per il lockout?

Eccoci arrivati. Siamo al fatidico punto di non ritorno, quello che dà il la all’inizio del tanto temuto (ma scontato) Lockout. Ieri c’è stata l’ultima riunione tra rappresentanti dei giocatori e Stern, che cerca di mediare tra le posizioni dei presidenti e dei tesserati e la fumata è stata nera, nerissima.

Che il tutto fosse scontato lo lasciava anche presagire le facce dei rappresentanti dei giocatori arrivati per l’ultimo incontro. Il venerabile Fisher, una delle voci più autorevoli tra i giocatori, non ha rilasciato dichiarazioni al suo arrivo, ma la faccia che aveva non lasciava presagire nulla di buono.

il Lockout è diventato quindi realtà alla mezzanotte e un minuto di questa notte, le 6 in Italia e subito si sono presentate le prime prove delle posizioni assunte dalle parti. La NBA ha modificato la sua homepage in una nuova versione. Una sola scarna pagina che racconta dell’inizio della serrata e una grafica che al confronto quella di questo sito sembra roba per palati fini.

E’ la guerra delle parti, guerra appena iniziata, in cui tutti e due i contendenti non vogliono far vedere segni di cedimenti. Sarà così per un po’, data la distanza tra domanda (dei proprietari) e offerta (dei giocatori).

Quali siano gli oggetti del contendere lo sanno praticamente anche i sassi. Si va dalla redistribuzione degli introiti, alla durata dei contratti, c’è di tutto un po’.  Le posizioni, come spesso accade in sede di trattative, si sono anche ammorbidite, specialmente dalla parte degli owner. Si è ad esempio passati dalla proposta iniziale di Hard Cap con eliminazione dei contratti garantiti, alla versione più accondiscendente di un Salary Cap a 62 milioni. La divisione degli introiti, che con il passato CBA era 57% giocatori – 43% proprietari è un altro punto di discordia, con i proprietari che vorrebbero passare ad un 50%-50% e i giocatori che hanno dapprima proposto un 54,5% loro e 45,5% i proprietari, poi modificato in 500 milioni totali di taglio dei salari. I proprietari hanno ribattuto con un 2 miliardi di dollari all’anno garantiti ai giocatori per tutta la durata del prossimo CBA (anche qui c’è disaccordo, i proprietari vorrebbero i 10 anni mentre i giocatori 5, alla scadenza dei contratti con le TV) che porterebbe i giocatori a passare gradatamente dal 57% attuale al 40% stimato (da loro) tra 10 anni.

Questo per il lato puramente economico, poi c’è quella legata ai contratti veri e propri. I proprietari vorrebbero abbassare di un anno la durata massima dei contratti e l’eliminazione della Sign and Trade, mentre i giocatori vorrebbero più flessibilità per poter essere più liberi al termine del contratto.

Ce n’è per tutti i gusti insomma e per chi volesse c’è un ottimo articolo su ESPN che spiega un po’ quelle che son state le ultime proposte che son passate sul tavolo ieri.

Una volta non raggiunto l’accordo però, come detto, giocatori e proprietari stanno irrigidendo le loro posizioni e i proprietari hanno lasciato trapelare l’intenzione di tornare indietro su quelle che per loro erano delle concessioni ai giocatori. Si parla quindi di nuovo di Hard Cap, ma a 45 Milioni, che ridurrebbe, e di molto, i salari attuali.

Per le prossime settimane le parti rimarranno ferme sulle loro posizioni, ma giocoforza si dovranno poi riavvicinare con il tempo. Il tempo massimo che ci si è dati per trovare un accordo e non far saltare completamente la stagione è il 7 gennaio 2012. Prima di allora saranno ferventi le trattative e le negoziazioni tra gli avvocati delle parti.

C’è da capire però il reale interesse nel trovare un accordo, soprattutto da parte degli owner, dato che più della metà potrebbe comunque perdere dei soldi nella prossima stagione. Logico che le proposte fatte siano molto più che tutelanti per loro e basterebbe una via di mezzo per garantire un nuovo guadagno ai proprietari, però è verosimile che le controproposte dei giocatori non siano sufficienti a portare nei bilanci delle società con i conti in rosso il segno più.

Quello più interessato ad una soluzione rapida, manco a dirlo, è David Stern. Perchè se le franchigie perdono, la NBA, intesa come azienda, guadagna e guadagna molto e perdere una stagione potrebbe voler dire perdere appeal tra il pubblico ma soprattutto tra gli sponsor.

Lockout vuol dire, letteralmente, “serrata“, ovvero chiusura dell’esercizio. Repubblica in un suo articolo (che non consiglio) ci fa sapere che lo sciopero lo fanno i bambini viziati che scendono in campo, ma non è assolutamente così. Sono i proprietari che chiudono le strutture e non permettono l’inizio della stagione. Da oggi chi si recherà presso la propria società troverà tutto chiuso. I giocatori che fino a ieri usavano le strutture delle franchigie per allenarsi, per fare fisioterapia o per riprendere la forma ora non lo potranno più fare e anzi non potranno nemmeno parlare con persone dello staff o con dirigenti. I primo luglio, fino allo scorso anno data in cui i giocatori FA potevano firmare per i team è diventato un giorno in cui nessuno potrà fare niente e non ci saranno movimenti. Una sorta di lega fantasma.

Via allora alla danza delle dichiarazioni, da parte dei giocatori e da parte degli addetti ai lavori. Grazie a Twitter possiamo seguire la vicenda un po’ più dall’interno rispetto al ’99 e capire gli umori degli addetti ai lavori. Esercizio che diventa oltre che interessante anche parecchio divertente, soprattutto se si leggono i tweet di Gilbert Arenas, che tratta la vicenda in un modo tutto suo.

La voce fuori dal coro è quella di Shane Battier, che da persona intelligente quale è si auspica un accordo in tempi brevi, anche e soprattutto per i ragazzini che seguono l’NBA e che vorrebbero vedere le partite e non seguire solo aspetti burocratici e politici.

Siamo d’accordo con te Shane, trovate una soluzione al più presto perchè il giochino già ci manca.

Categorie: NBA | 1 commento

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