Tanti auguri Bistecca


Un talento che non tramonta. Kobe Bryant compie oggi 33 anni.

Compie oggi 33 anni la bistecca più famosa del basket, Kobe Bryant.

Spieghiamo perchè bistecca per chi ancora non lo sapesse. La Kobe è un taglio di bistecca nato in Giappone, nel distretto di Hyogo e che si dice essere la più buona del globo.

Non è dato sapere se 33 anni fa Jellybean, al secolo Joe Bryant, ex cestista di ottimo livello già visto anche in Italia a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia facendo onde (in una partita a Reggio Calabria fu autore di 69 punti), fece una indigestione letale di questa bistecca prima di dare il nome al figlioletto.

Figlioletto che dal papà ha preso parecchio talento bisogna ammetterlo, talento al quale ha aggiunto una dedizione e una competitività fuori dal comune, che lo ha portato ad essere uno dei migliori giocatori della storia.

Vincitore di 5 anelli (uno più di Shaq come ci tiene a far sapere lui stesso) e di un titolo di MVP stagionale (che sarebbero potuti tranquillamente essere almeno 2), Kobe divide i tifosi tra haters e lovers, come ogni grandissimo che si rispetti.

Oddio, più che lovers a volte si ha l’impressione di aver di fronte una sorta di loggia massonica o una setta religiosa tanto è l’accanimento nel difendere a spada tratta ogni sorta di critica si possa muovere al 24 gialloviola.

Ora però il ragazzo è arrivato anche all’età in cui qualcuno, che molti anni prima aveva raccolto parecchi adepti che poi si sarebbero moltiplicati nei secoli, è stato crocifisso ed è asceso alla destra del padre, ed è naturale provare a tirare una riga di quello che è stato e di quello che sarà il Black Mamba ora che è giunto al traguardo di un’età che sportivamente fa un po’ da spartiacque tra il prime della carriera e il declino.

Lungi da me cercare di capire in che posizione mettere Kobe in una classifica all-time dei giocatori NBA di tutti i tempi, sarebbe un esercizio di equilibrismo senza rete che mi vedrebbe sicuramente cadere da altezze troppo alte per me. Resta il fatto che nella storia Bryant occupa e occuperà uno spazio importante, quanto importante dipende anche da quello che farà nel prosieguo della carriera.

33 anni sarebbero pochi tutto sommato per un giocatore NBA di livello. Ricordiamoci che Michael Jordan, al netto dei vari ritiri, ha quarantelleggiato fino alla soglia dei 40 anni, età in cui ha smesso anche Karl Malone, un anno prima di loro, a 39, si sono fermati Moses Malone, Hakeem Olajuwon e Reggie Miller e che un’altra storica bandiera lacustre, Kareem Abdul Jabbar, è andato avanti fino a 41.

A guardare questi esempi Kobe potrebbe ancora primeggiare (perchè se giocherà in NBA ancora a lungo sarà per giocarci ad altissimi livelli) per 6-7 anni almeno, anche se c’è chi è pronto a giurare che proverà a battere il record di MJ, suo vero punto di arrivo, provando a fare 40 punti dopo i 40 anni.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che nello sport non conta tanto l’età ma il chilometraggio (per la verità questo detto sarebbe riferito ad altro ma soprassediamo) e Kobe ha iniziato a giocare nella lega a soli 18 anni uscendo direttamente dal liceo. Il suo contachilometri dice infatti in totale 1323 gare in NBA tra Regular Season, Playoff e All Star Game. Un numero impressionante, soprattutto in considerazione del fatto che quasi tutte queste gare sono state giocate al 100% e da star della squadra.

In questo senso il lockout di questa stagione potrebbe dare una mano sostanziosa al figlio di Jellybean, risparmiandogli qualche sforzo e permettendogli di recuperare dai guai fisici che si porta dietro da qualche stagione tra dita e ginocchia. D’altronde, alzi la mano chi anche solo per un secondo ha creduto alle favolette di Kobe in China o in Turchia durante il lockout.

Dal canto suo Kobe ha anche la maniacalità con cui cura il fisico e la preparazione delle stagioni. L’ex Lower Marion Highschool infatti negli anni si è sempre allenato privatamente nelle offseason, sia tecnicamente che fisicamente, come prova anche la sua massa muscolare, notevolmente diversa rispetto agli inizi di carriera. Massa che però non ha minato in alcun modo il suo stile di gioco, anzi, ne ha incrementato la capacità nel reggere i contatti.

Logico quindi aspettarsi che nonostante si vada avanti con gli anni, Kobe sia in grado di gestire il suo fisico in modo da avere un declino più lento rispetto alla media dei giocatori della lega. Sì, declino, perchè è chiaro che anche un fuoriclasse come lui stia iniziando la fase declinante della carriera. Anzi, a dirla tutta personalmente credo l’abbia già iniziata da un paio di anni.

Capiamoci, anche così rimane un giocatore da lucidarsi gli occhi, però è chiaro che abbia perso qualcosa, l’atletismo in primis, già da qualche tempo. Poi, come detto, c’è declino e declino. La fase di declino di Kobe è lenta e parte da una base di altissimo livello, per cui difficilmente lo vedremo faticare a battere l’uomo o a non prendersi i tiri che decide di prendersi, anche tra qualche anno.

Per fare un parallelo abbastanza calzante, Michael Jordan, nella sua ultima reincarnazione ai Wizards, ad esempio, era forse 3 gradini sotto il suo primo rientro (a sua volta un gradino sotto il suo prime, specialmente a livello atletico), ma questo non gli ha impedito di avere punte da dominatore e un livello medio che molti giovani giocatori si sognavano.

In comune con MJ, Kobe ha anche la grande forza mentale e la volontà di vincere, oltre ad una naturale comprensione per il gioco. Basta guardare “Kobe Doin’ Work“, il lungometraggio girato da Spike Lee nel 2009 (Spike avrebbe girato volentieri un film sui Knicks, ma farlo su Toney Douglas sarebbe stato troppo anche per lui) per capire che tipo di uomo, prima ancora che giocatore, sia il bistecca.

Il film racconta una giornata di Kobe e una gara, quella contro gli Spurs, in cui si vede tutto Kobe Bryant. Quello che in campo si incazza quando non gli danno palla, quello che consiglia i movimenti ai compagni, che fa trash talking con gli avversari, che si lavora gli arbitri e che cazzia inopinatamente il suo amico Sasha Vujacic dandogli del fifone per una schiacciata non fatta cercando di spronarlo alzando il livello della competizione.

Proprio quello spirito di competizione che gli ha permesso di arrivare a questi livelli e ad essere, all’alba della sedicesima stagione NBA, uno dei giocatori più forti della storia del gioco e a dividere il pubblico tra detrattori e adoratori, con questi ultimi in netto aumento, sia perchè ora da odiare c’è un nuovo nemico che ha portato il suo talento a South Beach, sia perchè dopo una certa età anche gli eroi cattivi diventano simpatici, come successo nello sport per alcuni numeri uno nella fase declinante della carriera (a memoria citerei i vari Maradona, Connors, e il più recente Hewitt).

Chissà se a 33 anni anche LeBron James troverà qualche ammiratore in più…

PS: il fatto che il primo post dopo un silenzio di qualche settimana causa vacanze sia stato fatto su Kobe Bryant è assolutamente casuale e nulla ha a che vedere con la capacità che ha il Mamba di attirare folle di lettori interessati a lui sul mio blog.

Firmato:

Pinocchio 
Categorie: NBA | 1 commento

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Un pensiero su “Tanti auguri Bistecca

  1. Dan

    Auguri Caro Kobe, da un tuo grandissimo fan. Ti auguro che i prossimi 33 anni siano stupendi come i primi.

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