Scaladream can come true


Brian Scalabrine ad un passo da Treviso. Preparate i pellegrinaggi alla Ghirada.

La notizia dell’anno è arrivata ieri in giornata, come un fulmine a ciel sereno ed ha del clamoroso: l’ex Campione NBA Brian Scalabrine sembrerebbe prossimo all’approdo in Italia alla Benetton Treviso.

Scalabrine, inutile sottolinearlo, rimane però il giocatore cult per eccellenza. Idolo delle folle, nei suoi anni in New Jersey e a Boston, quest’anno ha giocato (poco per la verità) a Chicago, dove un pubblico dal palato abituato fin troppo bene lo ha eletto a paladino della città, osannandolo almeno quanto Derrick Rose.

Ma esattamente, perchè è l’idolo delle folle?!?

Eh, bella domanda. Innanzitutto, perchè Scal più di ogni altro giocatore della lega rappresenta l’umanoide medio che è in tutti noi e ci fa pensare che se ce l’ha fatta lui, ce la possono fare tutti. Oddio, non è che effettivamente tutti possano essere 2.06 con mani discretamente morbide come le sue, però a guardarlo bene non sembra diverso dall’impiegato delle poste con cui si ha a che fare quando si va a pagare una bolletta.

Bianco come un cencio, capello rosso che ispira tenerezza, ventre prominente che lascia pensare a una panzetta da dopolavorista Fiat, Brian è perfetto per il termine più utilizzato quando si vuol parlare di un lungo soft che va molle a rimbalzo: Mozzarellone Bianco. Ed infatti la similitudine è tale che adesso la Vallelata vorrebbe che la sua nuova mozzarella venisse chiamata “La Scalabrine di latte“.

Tecnicamente il mozzarellone avrebbe anche delle mani morbide come detto, come dimostrano il quasi 80% ai liberi e il quasi 35% al tiro da tre in carriera. Ecco, quasi, perchè pare sempre che gli manchi un penny per fare un dollaro. E’ un lungo, ma gli manca cattiveria e reattività a rimbalzo, avrebbe mano morbida ma ha tempi di tiro da prima divisione, avrebbe anche un po’ di cattiveria, come si confà ad un irlandese come lui, ma non si è mai visto davvero dentro una scazzottata da pub.

Da buon Irlandese, peraltro, ha avuto a Boston la sua consacrazione, in una città in cui gli Irish Pub sono più frequenti dei McDonalds e le origini irlandesi talmente sentite che il simbolo della squadra è proprio il trifoglio e il nome della franchigia, Celtics, si rifà proprio ai popoli Celtici. Logico quindi che Brian sia diventato in breve tempo il figlio prediletto della città.

il “roscio” è stato infatti a Boston dal 2005 al 2010, anno in cui è stato lasciato libero di firmare per i Bulls. Nel 2005 arrivò dopo aver giocato la sua miglior stagione in carriera ai New Jersey Nets, squadra che lo scelse nel 2001 al secondo giro. Nella stagione 2004/2005 infatti il nostro viaggiò a ben 6.3 punti, 4.5 rimbalzi e 1.6 assist (e 1.2 palle perse ndr)  a partita in 21 minuti di utilizzo di media. Certo, parliamo di una squadra che nel reparto lunghi aveva il rookie Nenad Krstic (altro mozzarellone niente male), Jason Collins (costretto a fare il C titolare per mancanza di alternative), il 38enne fumantino (proprio il caso di dirlo) Clifford Robinson e un Alonzo Mourning che giocava in infradito per essere ceduto al più presto. Non una concorrenza di altissimo livello dunque.

Con i Nets però Scal arrivò anche alle finali NBA, nel suo anno da rookie, giocando la bellezza di 14 minuti… in tutti i playoff!

Esperienza che però gli valse la nomea di “quello che a certi livelli era già arrivato” quando con Boston arrivò in finale nel 2008. Sì, perchè di quella squadra, nessuno dei Big Three (Garnett, Allen e Pierce) era mai arrivato a giocarsi le Finals, mentre lui poteva permettersi, insieme a Radio Cassell di dire cosa fare e cosa non fare quando si arrivava in fondo.

E fu il trionfo! I Celtics batterono i Lakers in 6 partite e si aggiudicarono l’anello, con finalmente Scalabrine Campione NBA. Senza giocare un minuto in quelle finali però…. rispondendo così a chi glielo ha fatto notare:

Sì, perchè alla fine l’esperienza di Brian non è servita e non è stato necessario per Garnett e soci fare scendere in campo l’arma totale, il giocatore che nelle semifinali di conference del 2004, con i Nets ha fatto il suo career high dei playoff con 17 punti che hanno portato i suoi alla vittoria in un triplo overtime contro i Pistons.

Career high dei playoff ovviamente, perchè il mozzarellone il 26 gennaio del 2005 riuscì nell’impresa di segnare 29 punti con 12 su 17 dal campo contro i Golden State Warriors, che un record non riescono a negarlo proprio a nessuno.

Non so se il campionato italiano è pronto ad un evento del genere, ma ormai pare certo: Brian Scalabrine brings his talents to Treviso!

Categorie: NBA | 3 commenti

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3 pensieri su “Scaladream can come true

  1. Pingback: Oggi, sui nostri blog (26/8/2011)

  2. Alberto

    anni fa a Treviso arrivavano i Kukoc, i Del Negro, i Woolridge adesso gli Scaladream, è il segno dei tempi

  3. Pingback: La Top 10 dell’estate NBA « ShOwmeHOw2play – di Davide Rosa

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