Lockout: niente di nuovo sul fronte occidentale


George Cohen è il mediatore che dovrebbe aiutare a trovare l'accordo sulla fine del lockout

Niente, non se ne esce. La buona volontà ce la stanno mettendo a quanto pare, ma ancora non si è nemmeno vicini alla risoluzione dell’enigma lockout.

Sono giorni ormai che i colloqui si sono intensificati. Nelle ultime due giornate ci sono state riunioni da 16 e da 7 ore circa e oggi, quando in Italia saranno le 20, riprenderanno le trattative.

Per cercare di trovare un accordo è stato anche messo in mezzo un mediatore, ovvero una figura superpartes che dovrebbe riuscire nel difficile intento di mettere d’accordo le parti. La scelta per questo ruolo è ricaduta su George Cohen, che ha svolto lo stesso ruolo di mediazione per la stesura del contratto collettivo NFL, che come l’NBA ha iniziato la stagione sotto l’incubo della serrata. La mediazione in quel caso è andata bene e la stagione del Football è iniziata senza saltare alcuna partita di Regular Season.

In quell’occasione però Cohen ha iniziato la sua attività di mediazione a dicembre, con il contratto che si è poi siglato in luglio. 7 mesi dunque per trovare la mediazione corretta. Non il migliore dei biglietti da visita se si considera che per far partire la stagione l’accordo deve essere trovato nel giro di uno-due mesi.

Pessimismo (e fastidio) dunque! La stagione è ben lungi dal poter iniziare a breve, anche perchè le parti sono ancora decisamente distanti e ferme sulle proprie posizioni sulla questione più spinosa: la ripartizione del BRI.

Parallelamente all’incontro di ieri, però ce n’è stato anche un altro che potrebbe portare a qualche novità positiva. Dopo qualche ora di incontro, infatti, Stern si è defilato per andare a fare un altro meeting per affrontare un’altra questione spinosa: la revenue sharing.

Questo, infatti, è un tasto su cui premono parecchio i giocatori e i rappresentanti, da sempre scettici sulle modalità di fare business della lega e sulla disparità di trattamento delle squadre nel momento in cui si definiscono i guadagni. Per loro infatti, le franchigie con un mercato più florido (leggi New York, Los Angeles ecc..) dovrebbero mettere a fine anno sul piatto una parte dei loro introiti da ridistribuire ai mercati più piccoli.

Uno sforzo quindi richiesto ai proprietari che potrebbe poi meglio predisporre i giocatori ad accettare una riduzione del BRI a loro disposizione, in linea teorica però, perchè al momento siamo ancora decisamente lontani dal trovare un’intesa su ambo i fronti.

Nel frattempo è cambiata la strategia con la stampa. Soprattutto a fronte delle ultime debacle comunicative da parte dei giocatori, come ad esempio Javale McGee che dopo un incontro della scorsa settimana aveva candidamente ammesso che alcuni giocatori sarebbero stati pronti a mollare per poter riprendere a giocare (e quindi a percepire stipendio), salvo poi puntualmente smentire quanto detto, senza però contare che i giornalisti hanno una registrazione del nostro eroe che conferma quanto detto. A McGee sono poi succedute alcune dichiarazioni di Hunter, rappresentante dei giocatori, che ha parlato di pistole puntate e di posizioni estreme. Un autogol clamoroso pochi giorni dopo le dichiarazioni di apertura di Stern ad un 50% che ha portato la stampa a delegittimare la figura di Hunter, che pareva molto solida all’inizio delle contrattazioni e molto meno autorevole dopo queste ultime uscite.

Se prima infatti all’uscita dei meeting le due parti convocavano conferenze stampa in cui davano lo stato dell’avanzamento delle trattative, ora si è passati al “no comment” sistematico per evitare di dover poi anche gestire eventuali problemi generati da interviste non troppo politically correct. No comment che ovviamente ha sulla stampa la conseguenza di far partire ridde di voci incontrollate che passano dall’ottimismo più spinto al pessimismo cosmico.

Per tagliare il cordone ombelicale tra chi fa le trattative e i giornalisti, nelle ultime occasioni si è anche vietato l’accesso alla stampa nelle hall degli hotel dove avvenivano gli incontri, con i vari inviati costretti ad aspettare qualche novità e l’uscita dei protagonisti direttamente dai marciapiedi. Una scena abbastanza surreale a pensarci bene.

Il tutto mentre i tifosi fremono per la risoluzione del caso e per una rapida partenza della stagione, che però pare sempre distante.

Aspettiamo allora questa nuova serie di incontri, nella speranza che il mediatore faccia bene il suo lavoro e porti agli appassionati la lieta novella. Quanto ancora toccherà aspettare?

Categorie: NBA | Lascia un commento

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