NBA Rank By Dummies. Accendiamo la discussione con le posizioni 31-40


Brandon Roy (pos 38) senza i problemi alle ginocchia sarebbe decisamente più in alto

Come di consueto ecco che ritorna la classifica di NBA Rank By Dummies, che con la fine del lockout (Alleluja!!) non lascia anzi raddoppia!

Come potete leggere nel mio post precedente, infatti, la redazione di NBA Rank By Dummies ha lanciato la propria sfida ai followers e da l’opportunità a tutti di essere protagonisti e di fare la propria classifica.

Occasione da non perdere per far sentire la propria voce e per far salire ai vertici i giocatori che ritenete meritevoli. Scrivete quindi alla nostra casella di posta nbarankbydummies@gmail.com, e scoprite come partecipare.

Detto della nuova iniziativa, riprendiamo a parlare dei giocatori entrati nel ranking, quest’oggi con le posizioni dalla 31 alla 40.

Enjoy!

40 – LUOL DENG – F – Chicago Bulls – 665 pts
Giocatore che ha vissuto di alti e bassi nelle sue stagioni ai Bulls è infatti passato dall’essere considerato un’ala piccola dal valore altissimo e dal potenziale interessante ad un peso contrattuale nel giro di poche stagioni. L’anno scorso, però, con Thibodeau al timone ha saputo rendere per quello che è, ovvero un giocatore solido e decisivo su entrambi i lati del campo. Ha ancora i suoi momenti in cui si eclissa un po’, però rimane uno dei migliori difensori in circolazione tra le SF e con cifre di tutto rispetto in attacco, diventando di fatto il secondo violino dei Bulls con buona pace di Boozer.

39 – LUIS SCOLA – F – Houston Rockets – 670 pts
Alzi la mano chi avrebbe pronosticato i Rockets, orfani di Yao e di McGrady ad un record positivo. Invece, grazie alla mano sapiente di coach Rick Adelman e alla tecnica di questo argentino, che per gran parte della stagione si è caricato la squadra sulle spalle, i texani sono arrivati al record di 43W e 39L. I playoff non sono arrivati, vero, però non si è andati troppo lontani e Luis è risultato il secondo miglior marcatore della squadra e il miglior rimbalzista. I numeri non sono tutti, vero, infatti Scola è stato ancor più importante delle sue statistiche, sia in fatto di leadership che di impegno e anche la difesa pare sia migliorata rispetto al passato.

38 – BRANDON ROY – G – Portland Trail Blazers – 671 pts
Roy è stato il giocatore che prima ancora di sapere in quale posizione fosse andato è stato oggetto di critiche. Più si saliva più la gente contestava il fatto che il numero 7 di Portland fosse stato inserito troppo in alto, dato il suo stato fisico e il conseguente scarso apporto che ha dato alla causa nella passata stagione. Siccome il criterio di valutazione è l’andamento della scorsa stagione, ad essere onesti l’appunto ci sta tutto. Ed è anche uno dei motivi per cui Roy è stato oggetto di voti davvero diversi tra di loro tra i partecipanti. Provando però a spiegare la posizione, posso dire che il contesto era provare ad immaginare chi scegliere in caso di inizio di playoff e bisogna considerare che nelle 3 partite in cui è stato chiamato in causa con continuità Roy ai Playoff ha fatto più che bene e in una gara ha fatto vincere la sua squadra contro i futuri campioni, rimettendo in dubbio una serie che pareva scontata. Poi quanto questo possa pesare all’interno del ranking è soggettivo e ognuno l’ha valutata a suo modo. Di certo, purtroppo, in futuro la sua posizione sarà mestamente destinata a scendere.

37 – DANNY GRANGER – F – Indiana Pacers – 671 pts
Non riesco a capire se l’ala di Indiana è sopravvalutato o sottovalutato, perchè Danny è giocatore che finalmente, da prima stella ai Pacers è tornato ai playoff dopo la sua stagione da rookie, questa volta però da protagonista e non ha affatto demeritato, sebbene sia uscito al primo turno ad opera dei favoriti Chicago Bulls. Ma non solo i playoff, anche in Regular Season Danny ha saputo fornire prestazioni molto convincenti e alcuni dubbi sulla sua continuità paiono dissipati. Pare quindi raggiunta la maturità cestistica per il ventisettenne proveniente da New Mexico, che anche in difesa pare abbia stretto le viti giuste.

36 – JOAKIM NOAH  – C – Chicago Bulls – 678 pts
Altro giocatore che fa storcere il naso a qualcuno. Parliamoci chiaro, il talento di questo giocatore è particolarmente limitato. In attacco infatti siamo abbastanza alle aste nonostante le percentuali di 52,5% al tiro potrebbero far pensare il contrario, ma non sono impossibili da tenere queste percentuali tirando da 30 centimetri con Rose che ti da la palla…. oppure se si raccolgono quasi 4 rimbalzi offensivi di media, statistica che dovrebbe  far capire quanto sia fondamentale questo giocatore per i suoi compagni oltre al chiudere l’area come probabilmente solo Dwight Howard riesce a fare.

35 – STEPHEN CURRY – G – Golden State Warriors – 680 pts
Gli esterni sono sopravvalutati in NBA, da almeno un paio d’anni. Questo è quello che sento dire da un po’ di tempo a questa parte e Curry, Ellis e tante di queste combo-guard sono proprio prese ad esempio per dimostrare questa sopravvalutazione. In realtà sono d’accordo con questo ragionamento, però ammetto anche che in alcuni di questi casi il dubbio sulla sopravvalutazione tende poi ad adombrare troppo i reali meriti di alcuni giocatori. Il figlio di Dell Curry rimane comunque un ottimo giocatore, sebbene sia leggermente calato nelle medie rispetto all’anno da rookie. A 22 anni però ha ancora margini di crescita e il potenziale è di altissimo livello.

34 – ANDRE IGUODALA – G – Philadelphia 76ers – 684 pts
Andre è in calo rispetto a qualche anno fa, quando si apprestava a diventare l’uomo franchigia dei 76ers. Il calo però è più mediatico che di prestazioni, nonostante fisicamente non sia più l’atleta esplosivo di inizio carriera. Però Iguodala è stato giocatore raro da trovare. Quando si è trattato di fare un passo indietro e di mettersi al servizio della squadra difendendo duro e rinunciando a qualche possesso in attacco lo ha fatto senza fare problemi ed è stato fondamentale nel portare Philadelphia ai playoff nonostante non fosse a posto fisicamente.

33 – TIM DUNCAN – C – San Antonio Spurs – 684 pts
Metterlo fuori dai 30 è un colpo al cuore per tutti quelli che l’hanno visto dominare le finali NBA ad inizi anni 2000.  Però il Duncan di questa stagione è davvero ai minimi storici. La Regular Season l’ha vissuta da spettatore grazie anche al radicale cambio di approccio alle gare da parte di San Antonio. Ai playoff però ci si aspettava che alzasse il suo livello di gioco e mostrasse la sua vera faccia. Invece ha patito Zach Randolph come non aveva mai patito nessuno, in area non ha saputo far valere la sua tecnica ma ha lasciato banchettare sia il sopra citato Z-Bo che il suo compagno di frontline Gasol Jr. Insomma, un declino bello e buono e forse anche questo 33esimo posto è generoso per lui.

32 – ERIC GORDON – G – Los Angeles Clippers – 691 pts
Eric fa un po’ il paio con Stephen Curry, visto qualche posizione più sotto. Di esterni così in NBA qualche anno fa se ne vedevano molti e ora uno come lui passa come uno dei migliori 35 giocatori NBA. Già questa osservazione fa capire che il sottoscritto si dissocia un po’ da questa posizione. Perchè Gordon, nonostante i più di 20 punti di media e i 4 assist abbondanti non ha contribuito alla causa Clippers per andare ai playoff, rimasti un miraggio. E non ha nemmeno, a mio avviso, il talento di Curry pronto ad esplodere per giustificare un suo piazzamento così in alto. A me pare giocatore che nonostante i suoi 22 sia one and done, cioè non abbia altri margini di crescita. Vediamo se mi sbaglio…

31 – ANDREW BYNUM – C – Los Angeles Lakers – 695 pts
Il bambinone di Los Angeles è uno di quelli che è probabilmente in alto più per quello che potrebbe essere che per quello che ha fatto. Questa stagione, al netto dei soliti problemi fisici che pare non riescano proprio ad abbandonarlo, il centro dei Lakers è parso fare quello step in avanti che da tempo gli si richiedeva. I movimenti offensivi sono stati aggiunti, il numero di falli limitato e la difesa è parsa decisamente più competente anche sull’uomo. Certo, poi nei playoff si è leggermente sciolto e come al solito i Lakers hanno giocato meglio quando lui era seduto e la cosa per cui viene ricordato maggiormente è la porcata ai danni di JJ Barea, ma Godot prima o poi potrebbe arrivare. O no?

E con questo è tutto. A presto per i prossimi classificati!

Categorie: NBA | Lascia un commento

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