The Curse of the Clips colpisce ancora


Chauncey Billups portato fuori a braccia. Per lui stagione finita.

Ci risiamo. Nemmeno il tempo di godere un po’ dell’ebbrezza per trovarsi ai piani alti dopo anni di buio e il secondo posto ad Ovest che è già ora per i Los Angeles Clippers di preoccuparsi per il ritorno della famosa aurea di sfiga che veleggia (toh) sulla franchigia.

Uno dei principali indiziati dell’ottima stagione che stanno facendo i Clippers, Chauncey Billups, si è infatti rotto il tendine d’Achille e dovrà star fuori per il resto della stagione, vedendo compromessa, forse, la prosecuzione della sua carriera, considerando che le primavere iniziano ad essere 36 e l’infortunio che ha subito di non facile risoluzione, anche se il giocatore ha già assicurato di voler tornare a giocare.

Solidarietà ovviamente al giocatore, campione NBA nel 2004 con i Pistons e vincitore anche del premio di MVP delle Finals. Lui, leader vero in campo e fuori, è arrivato quest’estate (o per meglio dire questo inverno visto il mercato ritardato a causa del lockout) a Los Angeles direttamente da New York, che ha esercitato su di lui l’Amnesty Clause per liberare spazio salariale e firmare Tyson Chandler, ambito FA e fresco campione anch’esso con i Dallas Mavs la passata stagione.

Come prevede quindi la nuova regola, entrata in vigore con il nuovo CBA, Chauncey non è stato un Free Agent a tutti gli effetti, ma è stato costretto ad andare alla squadra (rigorosamente sotto il cap) che entro 48 ore dalla formalizzazione dell’amnistia ha fatto un’offerta per il giocatore, che continua comunque a percepire lo stipendio pieno in parte dalla nuova squadra e in parte dalla vecchia. Logico che alcuni giocatori amnistiati non siano stati particolarmente contenti di questa costrizione non potendo scegliere la propria destinazione in autonomia.

Non ha fatto eccezione Billups, che alle prime voci di interessamento dei Clippers ha candidamente ammesso “Chi cerca di firmarmi sa che prende un leader, ma un leader può essere un esempio positivo ma in un contesto sbagliato può anche esserlo negativo” mandando un chiaro segnale sulla sua voglia di andare a giocare in una squadra non in lotta per il vertice.

Erano però dei Clippers senza Chris Paul, arrivato poi in seguito tramite la trade con New Orleans, una squadra quindi con una star, Blake Griffin, un centro ottimo ma ancora acerbo come DeAndre Jordan, una guardia tutta da testare ad alti livelli come Eric Gordon e altri buoni ma non eccelsi giocatori. L’umore di Chauncey è cambiato ovviamente alle prime luci dell’alba della nuova era dei velieri, il post-trade ovviamente, e le motivazioni dell’ex Knicks sono di conseguenza balzate alle stelle, incidendo in modo molto positivo sulle prestazioni sue e della squadra.

Fino all’infortunio, infatti, Mr Big Shot, soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di essere decisivo, stava viaggiando a 15 punti e 4 assist di media in 30 minuti di utilizzo, partendo in quintetto da guardia insieme a Chris Paul in un backcourt capace di giocate importanti soprattutto nei momenti decisivi delle gare e di portare i Clippers a un record di 15W e 7L.

Solidarietà a lui, dicevamo, ma a questo punto solidarietà anche ai Clippers, che per l’ennesima volta vedono una difficoltà inaspettata nel cammino verso la vetta. Basta leggere l’ottimo articolo di Federico Buffa su Rivista Ufficiale NBA infatti per trovare i passi fondamentali di questa leggenda dal nome di Curse of the Clips, in pratica la riedizione cestistica della più famosa The Curse of Bambino, la leggenda riguardante il trasferimento di Babe Ruth dai Boston Red Sox agli odiati rivali dei New York Yankees che è costata anni di sconfitte alla squadra di Boston. In quell’articolo si nota come un po’ per sfortuna e un po’ per predisposizione naturale a mettersi nei guai la squadra meno IN di Los Angeles abbia da sempre pagato dazio alla malasorte e come tutte le volte che pareva vicino un possibile riscatto qualcosa abbia cambiato le carte in tavola e fatto ricadere la franchigia nel baratro.

Ecco che a questo punto Sterling per invertire la tendenza deve smentire la sua nomea di braccino corto e correre ai ripari per cercare di puntellare la squadra e puntare in alto anche in assenza di Billups. Per la verità in questi giorni l’owner più tirchio del mondo professionistico pare aver finalmente deciso di aprire il portafoglio e di voler puntare anche alla vittoria oltre che agli introiti.

Dalla Cina è infatti arrivato Kenyon Martin, che dovrà rinforzare la panchina nel reparto lunghi, dove la squadra era effettivamente scoperta. K-Mart come primo cambio è un lusso, anche se a mio avviso non potrà essere sfruttato al meglio. L’ex Denver è infatti una PF fatta e finita, ottima in difesa sull’uomo e in post. Peccato però che nel ruolo i Clippers abbiano Griffin, che riposerà per pochi minuti a gara. In centro gioca invece DeAndre Jordan, ottimo in difesa in aiuto ma ancora acerbo e che potrebbe effettivamente lasciare più minuti ad un suo cambio. Cambio che potrebbe essere proprio K-Mart, che però nel ruolo di centro mi lascia più di qualche dubbio, non tanto nella difesa uno contro uno, quanto nella difficoltà a essere incisivo a rimbalzo essendo comunque alto poco più di 2 metri. Tutto dipenderà quindi dagli accoppiamenti ai Playoff, ma in un’ipotetica sfida contro i Lakers, rimangono le mie perplessità sull’utilizzo di Martin da 5 in marcatura su Bynum o Gasol.

Sempre dalla Cina, inoltre, potrebbe arrivare anche il sostituto di Billups nel ruolo di guardia, JR Smith. In realtà, se dovesse arrivare l’altro ex Nuggets, è probabile che possa continuare nel suo ruolo di sesto uomo lasciando il quintetto a Mo Williams, come accadrà dalla prossima partita dei Clippers. Il problema è che JR non è Chauncey e a parte la leadership differente, anche la comprensione del gioco è su due pianeti diversi, per non dire due sistemi solari differenti. Il QI cestistico di Billups, associato a quello di Paul in regia, era la vera arma dei Clippers, che potevano in questo modo coprire le lacune di un coach, Vinnie Del Negro, che pare inadeguato ad alti livelli (non mi ricordo un singolo adeguamento di una squadra allenata da lui a partita in corso). Logico che con un giocatore di istinti come Smith (scrivo giocatore di istinti per non dire ignorante ndr) alcune situazioni potrebbero essere lette in maniera differente e l’efficacia della squadra potrebbe risentirne non poco.

I Clippers hanno quindi 44 partite di Regular Season e tutti i playoff davanti per sfatare la leggenda che li vuole mai vincenti (è la squadra che detiene il record di peggior rapporto tra vittorie e sconfitte di tutte le franchigie professionistiche americane). Certo è che quest’intoppo non ci voleva e che ancora una volta, a nominare i Clippers tra i favoriti si rischiano 7 anni di sfiga come quando si rompe uno specchio.

Categorie: NBA | Tag: , , | 2 commenti

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2 pensieri su “The Curse of the Clips colpisce ancora

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Pingback: Oggi, sui nostri blog (9/2/2012)

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