Stregati dalla LINmania e scettici. Guida alLINterpretazione


Jeremy Lin, un alieno che fa vincere i Knicks

Dopo una settimana piena d’assenza, in cui ho vissuto la bellissima esperienza di inviato alle Final Eight di Coppa Italia, torno a scrivere su questo blog. Vi ero mancato vero?

Ok, non è il caso che mentiate, passiamo oltre…

Nelle ultime settimane, come ormai sanno anche i criceti nani del Bormeo, ammesso che esistano, è scoppiata una nuova moda. Ovviamente parlo della LINmania. Jeremy Lin è infatti l’eroe di New York di questi ultimi giorni. Amici mi raccontano che a New York la LINmania dilaga a tal punto che i taxi sono stati colorati di giallo in onore delle origini Taiwanesi del play che arriva da Harvard.

Sì. Origini. E sì. Harvard.

Perché il 23enne Jeremy, in realtà, non è cinese come tanti hanno scritto appena fatto registrare il suo boom, ma è americano di nascita e solo le sue origini (entrambi i genitori) sono Taiwanesi. E’ talmente americano che quando il giorno dopo la gara da 25 punti contro i Nets, che chissà perché sono sempre dalla parte sbagliata della barricata, una TV cinese è scesa per intervistarlo, ha dovuto farlo in inglese su richiesta dello stesso Lin, non così avvezzo alla lingua mandarina.

A completare il quadro, come scritto sopra, il fatto che questo ragazzo sia particolarmente intelligente, tanto da poter vantare una laurea con voti alti ad Harvard, una delle più prestigiose università del mondo. L’anomalia sta nel fatto che invece che cercare di cambiare il mondo in una posizione di comando in qualche multinazionale come molti laureati di Harvard, Lin abbia preferito tentare la via del professionismo, non troppo corrisposto almeno ad inizio carriera.

Se buttiamo giù quanto successo al ragazzo dopo l’uscita da Harvard (per la cui iscrizione oltretutto non è stato omaggiato di una borsa di studio per meriti sportivi come capita a molti ragazzi che giocano a basket all’università) notiamo infatti che dopo un training camp con i Mavericks non sia stato scelto dall’NBA dove poi è entrato dalla porta di servizio. Il problema è che la porta di servizio dava nella stanza più incasinata di tutta la NBA, quella dei Golden State Warriors che a roster avevano una pletora di play e combo guardie che impedivano a un giocatore con un non garantito di mettersi in mostra. Finita la stagione da rookie con 29 partite giocate ma soli 9 minuti di media, ha atteso il lockout provando a strappare un contratto a Teramo, anzi, firmandolo, solo che poi fu stralciato per una serie di ragioni ancora non molto chiare. Al termine della serrata è stato poi firmato da Houston, ma successivamente tagliato per far posto a roster a Dalembert (che sta cambiando la stagione ai Rockest, ndr). Poi, la svolta. L’infortunio al ginocchio al rookie Shumpert costringe New York a cercare un playmaker, vista anche l’assenza forzata di Baron Davis e nel rovistare tra gli scarti, viene fuori il nome di Jeremy Lin. Lin arriva a New York e viene fatto giocare poco, viene mandato in D-League per una partita in cui fa registrare una tripla doppia e sembra un adulto tra i bambini. A quel punto D’Antoni lo getta nella mischia e la storia qui la sanno ormai tutti.

Nelle ultime 9 partite realizza qualcosa come 25 punti, 9 assist, 4 rimbalzi e 2 rubate con il 51% al tiro di media.

Numeri che fanno davvero capire come mai Lin abbia trovato nel giro di 15 giorni (la partita in cui è esploso è datata 4 febbraio) tanti estimatori. Ma anche qualche detrattore.

Sì perchè come sempre in questi casi ci si divide un po’ tra Lovers e Haters, con i secondi che puntano il dito sulle quasi 6 palle perse di media, sul fatto che per essere un play tiri comunque 18 volte a partita e sul fatto che Stern cavalchi in modo selvaggio il fattore Lin per le sue operazioni di marketing. Poi ci sono i lover o haters trasversali, ovvero quelli che usano l’esplosione di Lin per dire quanto sia stato bravo D’Antoni a farlo esplodere o quanto sia stato incapace nel farlo giocare così tardi, ma questo è un discorso che magari affronteremo a parte (ma magari no).

Le osservazioni dei detrattori sono tutte corrette. Lin segna tanto perché si prende tante responsabilità, perde tanti palloni e ha stabilito il poco invidiabile record di essere il primo giocatore a perdere almeno 6 palloni in 6 gare di fila e ha anche “costretto” Stern ad aggiungere due giocatori ai roster del Rookie Game per farlo giocare e attirare quindi un po’ di spettatori dal mercato asiatico.

Però valutare questi aspetti in modo asettico è fuorviante. Proviamo ad analizzarli meglio:

  • Tira tanto ed è per questo che segna tanto.

Vero. Però è anche vero che tira con il 51% quindi tira anche bene, che per alcune partite ha giocato con dei compagni per i quali la loro definizione migliore per la fase offensiva è “zozzoni” e soprattutto tira tanto perché è aumentato il  numero dei possessi offensivi della squadra che entra decisamente prima negli attacchi. Per cui, tutto sommato, il fatto che tiri molto non è necessariamente un male.

  • Perde tanti palloni.

Vero anche questo, però se si analizzano i minuti giocati si vede che si è sempre sopra i 40. Logico che un giocatore che non veda il campo per settimane e passi poi a questo minutaggio possa in qualche modo pagarne lo scotto con una gestione del pallone problematica. Se a questo aggiungiamo il fatto che Lin non è e non sarà mai Steve Nash e che comunque, analizzando i numeri vediamo che la ratio tra assist+recuperi e palle perse è 2:1 scopriamo che nonostante perda molti palloni la sua gestione della palla è più efficiente di molti altri play della lega.

  • E’ stato convocato al Rookie Game con una mossa di marketing.

Vero, verissimo, ma non vedo che colpa ne avrebbe lui se è di origine asiatica.

Quindi, a prescindere da essere stati o meno colti dalla LINmania, non si può fare a meno di come questo giocatore stia cambiando le sorti di una franchigia storica come i New York Knicks e soprattutto di come il record di squadra da quando Lin gioca più di 30 minuti sia di 8W-1L.

Durerà? Non durerà? Difficile immaginarlo, anche se di giocatori che vivono momenti esaltanti e poi tornano sulla terra l’NBA ne è stata piena. Però per il momento sarebbe bello godersi la favola di Jeremy e soprattutto godersi il fatto che, come mi fa notare l’amico Miky, a New York giochino un laureato ad Harvard come Lin e uno laureato a Stanford come Fields. In una NBA in cui di solito il giocatore medio pensa che la grande muraglia sia in Giappone o che tutto il mondo usi il dollaro come moneta questo è già un bel passo avanti, ma anche di questo, magari, ne parlerò in seguito.

A margine…

Fa impressione vedere un chow chow giocare a basket

Categorie: NBA | 7 commenti

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7 pensieri su “Stregati dalla LINmania e scettici. Guida alLINterpretazione

  1. piescic

    Non avevo mai visto Lin giocare e non avevo neanche fatto troppo caso ai 38 messi contro i Lakers (non per sminuire Lin, ma contro Fisher e Blake anche Calderon sembrava Jordan), ma dopo aver visto la partita contro i Mavs l’unica cosa che mi viene da dire è che Jeremy Lin risalta così tanto a New York perché è un giocatore intelligente (capirai, in mezzo a tutti quegli Einstein).
    Indipendentemente dalla laurea ad Harvard però, il ragazzo da l’impressione di sapere cosa fare con la palla in mano (nonostante le 6 perse di media) perché:
    – non l’ho visto forzare molti tiri come fa Melo anzi, la maggior parte dei tiri sono di una qualità abbacinante
    – non tiene troppo la palla in mano come Melo
    – l’attacco con lui sembra più fluido, non come con Melo
    – la passa e sa anche quando è giusto passarla, non come Douglas
    La sua storia è di quelle in cui Hollywood ci azzuppa il biscotto da anni e gli underdog, come dicono da quelle parti, sono sempre simpatici, ma Lin ci mette sicuramente del suo per essere ben visto, altrimenti non si spiega Jeffries che va a muso duro contro Terry dopo un brutto fallo di quest’ultimo su Jeremy o i possessi decisivi che la squadra lascia che si prenda, a volte vincenti (come contro i Raptors).
    Ricapitolando: tira tanto sia perché i compagni lo lasciano fare sia perché sa trovare il tiro non contestato. perde tanti palloni anche per i tanti possessi e la sua presenza all’All Star Game è solo una magata di Stern per avere introiti.
    Finché gioca così è giusto godersela!
    PS: tu avrai Douglas, ma io son costretto a veder giocare Fisher e Blake e non sai quanto l’energia di Lin ci farebbe comodo eh

    • Andrea

      “e la sua presenza all’All Star Game è solo una magata di Stern per avere introiti.”

      guarda che non è stato aggiunto all’ all star game, bensì alla gara delle “RISING STARS”, e mi sembra che Lin rientri nella categoria “rising stars”, no? E Stern, a dirla tutta, ha detto no a tutti quelli che continuano a chiedergli di inserirlo nell’ all star game vero e proprio, nonostante ci siano molti tifosi e giornalisti oltreoceano che lo vogliono vedere nella gara della domenica 😉

      • ok, avrei dovuto scrivere al weekend dell’All Star Game. So che è andato a giocare nel rising Stars. Però mi pare anche che per farlo entrare siano state cambiate le regole e farlo comunque per uno che è da 16 giorni che gioca questo basket in un contesto diciamo “particolare” non lo trovo molto giusto. Perché questo è stato fatto, sono state cambiate le regole. Se le votazioni si chiudono in un certo momento deve essere così sempre.
        Io ero convinto lo mettessero nello skill challenge o nel giochino con la ragazza della WNBA e l’ex giocatore, fatta così è un po’ esagerato

    • Andrea

      Nella lista iniziale dei giocatori partecipanti alla partita del venerdi rilasciata dall’NBA (cmq non votano i tifosi x questa partita) non c’era Lin..è stato aggiunto da Shaquille O’Neal e Charles Barkley, che avevano il compito di formare le squadre basandosi sulla lista iniziale. Poi non so se l’NBA li abbia autorizzati a farlo oppure se l’hanno fatto di testa propria. Comunque sulla TNT Barkley ha detto che non convocare Lin x la partita dei giovani sarebbe stato ridicolo.

      Si ci sarà anche nel giochino con l’ex giocatore e la giocatrice WNBA, e aiuterà un suo compagno nella gara delle schiacciate.

  2. Mick mc pink

    come mi fa notare l’amico Miky, a New York giochino un laureato ad Harvard come Lin e uno laureato a Stanford come Fields. In una NBA in cui di solito il giocatore medio pensa che la grande muraglia sia in Giappone o che tutto il mondo usi il dollaro come moneta questo è già un bel passo avanti, ma anche di questo, magari, ne parlerò in seguito.

    Questo tuo amico Miky ha la vista lunga

  3. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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