NBA Foreigner All Star Team. La rubrica chiude con la scelta del Centro


Sabonis, dopo aver dominato in Europa ha mostrato la sua classe anche in NBA

Eccoci arrivati all’ultima puntata della rubrica NBA Foreigner All Star Team, la rubrica che cerca di mettere insieme il miglior quintetto ogni epoca tra i giocatori non americani che hanno giocato in NBA.

Nelle prime tre puntate abbiamo scelto Steve Nash come play, Drazen Petrovic come guardia e Toni Kukoc come ala piccola, poi è arrivato il ruolo con la maggior concentrazione di talento, quello dell’ala grande. A contendersi il posto in squadra due delle migliori ali forti di ogni epoca, Dirk Nowitzki e Tim Duncan, con quest’ultimo che ha dato adito a qualche polemica per la sua maggior “americanità” rispetto a tutti gli altri. Siccome però io ho forti istinti dittatoriali, ho deciso di metterlo lo stesso tra i possibili candidati ed è anche quello su cui è ricaduta la mia scelta e quella dei lettori, che per il 60.87% ha dato la preferenza nel sondaggio proprio al caraibico. Il secondo in classifica, Dirk Nowitzki, ha raccolto invece il 35.87%, con il terzo, Pau Gasol, staccatissimo con solo il 3.26%. Senza voti un comunque ottimo giocatore come Detlef Schrempf, che paga la grandezza dei suoi avversari.

Ultima puntata, questa, che vede assegnare il ruolo di Centro titolare, con un’altra serie di nomi decisamente importanti nella storia della lega e in alcuni casi anche nella storia Europea e Mondiale. Ecco i vostri candidati che, come al solito, siete invitati a votare nel sondaggio finale.

Yao Ming – Cina (2002 – 2011)
Iniziamo subito da quello che poteva essere uno dei migliori centri della lega ma che per vari motivi è stata una della incompiute maggiori di quest’ultimo decennio. Motivi principalmente fisici, data la fragilità dei piedi di questo gigante cinese nato per giocare a basket (ricordo che fu letteralmente fatto nascere “accoppiando” due tra i più forti giocatori di basket cinesi). Motivi però anche mentali, dato che la sua più grande accusa nella sua carriera è stata quella di essere troppo soft. Questo non ha impedito però di vederlo dominare sotto le plance in più frangenti, facendo ammattire anche centri come Shaquille O’Neal. Sempre presente all’All Star Game in tutte le stagioni giocate, ma questo più che un merito è un’aggravante, dato che in molti mal sopportano le votazioni cinesi di massa.

Arvydas Sabonis – Lituania (1995 – 2003)
Per la serie “forse non tutti sanno che…“, iniziamo con una storia curiosa riguardo la scelta al draft di Arvydas. Nel 1985 infatti, al 4° giro (77esima chiamata assoluta) gli Atlanta Hawks lo scelsero, salvo poi vedersi annullata la chiamata perchè il lituano non era ancora ventunenne. Furono i Portland Trail Blazers ad assicurarsi i suoi diritti, scegliendolo l’anno successivo alla 24esima chiamata assoluta, nel primo giro del 1986. Sabonis però non sbarcò in NBA fino ai trent’anni, 10 anni dopo la sua prima chiamata al draft, illuminando comunque le scene dei parquet di mezza lega. Hall of Famer dal 2001, Saba era infatti famoso per essere uno dei primi centri a saper giocare da oltre l’arco, tirando da tre e soprattutto dimostrando doti di passatore davvero eccezionali. Consiglio a tutti infatti di andarsi a vedere alcuni highlight della sua carriera, continuata poi fino a oltre 40 anni allo Zalgiris Kaunas in Europa, per capire quanto possa aver fatto innamorare un giocatore del genere.

Hakeem Olajuwon – Nigeria (1984 – 2002)
Anche lui come altri giocatori finiti in questa rubrica è straniero di nascita ma americano di adozione, avendo giocato al college a Houston e difeso i colori della nazionale statunitense alle Olimpiadi del 1996 ad Atlanta. Hall of Famer dal 2008, Hakeem può vantare due anelli di campione NBA con relativo premio di MVP delle Finals, un premio di MVP della lega nel 1994 e ben 12 convocazioni all’All Star Game. Numeri a parte, è stato forse il centro più tecnico di sempre con la sua firma classica, il movimento soprannominato “Dream Shake” dal suo soprannome The Dream, che con un movimento sul piede perno mandava costantemente al bar il suo difensore. Nelle ultime finali NBA giocate ha battuto in tutte e 4 le gare il suo diretto avversario, un giovane e dominante Shaquille O’Neal, in termini di punti e di rimbalzi, chiudendo con 32.5 punti, 11.5 rimbalzi, 5.5 assist, 2 palle rubate e 2 stoppate di media a partita. Mostruoso.

Dikembe Mutombo – Congo (1991 – 2009)
Il centro difensivo per antonomasia. Capacità tecniche davvero discutibili, ma una capacità di chiudere il canestro fuori dal comune che gli hanno permesso di giocare in NBA per ben 18 stagioni, chiudendo a causa di un brutto infortunio quando aveva già 42 anni, anche se la leggenda narra che fosse ormai alle soglie dei 50, data la scarsa precisione con cui in Africa negli anni passati venivano registrati i bambini all’anagrafe. Dikembe, il cui vero nome è Dikembe Mutombo Mpolondo Mukamba Jean-Jacques Wamutombo (ovviamente ho fatto copia-incolla e credo che nemmeno lui sappia esattamente come si chiama) ha anche avuto la possibilità di giocare 8 All Star Game grazie alla sua applicazione difensiva che lo vedeva premiato dalle scelte degli allenatori. Ha chiuso la carriera con più rimbalzi (10.3) che punti (9.8) di media, cosa piuttosto rara in NBA, ma non ha mai avuto la soddisfazione di vincere un anello, raggiungendo al massimo la Finale nella fortunata versione dei Sixers con Iverson e coach Larry Brown, quando un Mutombo già avanti con gli anni (34 ma da aggiungere il famoso gap) contribuì a raggiungere il traguardo con i suoi 13.9 punti, 13.7 rimbalzi e 3.1 stoppate di media.

La Scelta
Iniziamo subito con il dire che purtroppo la selezione è stata più dolorosa delle altre. Sono infatti rimasti fuori e meritano un’Honorable Mentions due giocatori che hanno fatto la storia della lega degli anni ’90 come l’olandese Rik Smits e il serbo Vlade Divac, tagliati fuori dalla grande concorrenza e dalla volontà di premiare Mutombo per la sua applicazione e la sua longevità.
Detto questo, come per le PF in cui era comunque molto probabile la vittoria di Tim Duncan, anche in questo caso abbiamo un favorito d’obbligo, dato che Hakeem Olajuwon è sicuramente nella top 10 ogni epoca dei giocatori NBA. Logico quindi che la scelta possa facilmente ricadere su di lui. Invece faccio una scelta di cuore e vado con il giocatore che tra i centri più mi ha fatto innamorare di questo gioco, Arvydas Sabonis. La sua enorme tecnica è uno spot per il basket e tanto so che voi lettori ripristinerete l’equilibrio con le vostre votazioni.

Categorie: NBA | 4 commenti

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4 pensieri su “NBA Foreigner All Star Team. La rubrica chiude con la scelta del Centro

  1. Frinf

    …nelle altre votazioni mi sono sempre espresso, votando nash-ginobili-kukoc-duncan. ma stavolta davvero non ci riesco, mi astengo. tra sabonis e olajuwon non riesco a dire un nome, il dito si è fermato prima di cliccare su “the dream” (la scelta più sensata). in realtà tra la tecnica di questi due (e come terzo incomodo, il potenziale parzialmente inespresso di yao ming) non riesco davvero a sceglierne uno.

  2. Frinf

    inoltre, se posso proporre una cosa: alla fine della scelta del quinto giocatore, sarebbe bello un articolo che, oltre a riassumere le scelte fatte, proponesse un allenatore ideale, magari prendendo in considerazione un possibile sistema di gioco che andrebbe bene per i giocatori scelti…scelta non banale🙂

  3. Saimon

    Votato Sabonis, ma credo vincerà Hakeem. Quintetto interessantissimo anche se un po’ “viziatello”, data l’eccessiva “americanità” di (forse) 2 componenti.

    La cosa curiosa è che…..mi dà la sensazione una squadra comunque allenabilissima, professionisti indefessi con un’etica di lavoro straordinaria, senza problemi di ego eccessivi…. coi che ne dite?

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