Mike D’Antoni e i Knicks si separano… con un anno di ritardo


MW: "Mike, te l'ho già detto che io avrei chiamato un isolamento?" MDA: "Sì Mike, almeno 200 volte..."

E’ arrivata da qualche ora, non propriamente inaspettata, la notizia delle dimissioni di Mike D’Antoni. Il motivo scatenante, stando ai si dice, è stata la richiesta, rifiutata dalla dirigenza, di scambiare Carmelo Anthony con Deron Williams. In realtà questa motivazione sembra più che altro la classica boutade di un coach che ormai non aveva più potere all’interno dello staff dirigenziale dei Knicks e che ha voluto forzare la mano per far vedere e capire anche al pubblico, che le condizioni per poter proseguire erano ormai svanite.

Lo scambio proposto da Mike era ovviamente al limite della provocazione. Accettarlo, per la presidenza, avrebbe voluto dire rigettare le scelte fatte circa un anno fa, che in parte avevano tolto potere e credibilità alla guida tecnica della squadra, e ridare all’allenatore quel potere decisionale che era stato lentamente ma inesorabilmente tolto al coach, prima scegliendo un giocatore come Melo, assolutamente inadatto al sistema di gioco dell’ormai ex coach di New York, poi assegnandogli come vice un allenatore difensivo come Mike Woodson, un coach che fino a un paio di stagioni prima sedeva sulla panchina degli Hawks, arrivando regolarmente davanti a D’Antoni (grazie ad un roster migliore).

La conclusione di questo processo ovviamente è qualcosa che sarebbe già dovuto accadere un anno fa, proprio nel momento in cui D’Antoni (insieme a Walsh) è stato scavalcato in una decisione tecnica, ovvero l’allontanamento del coach. Mike aveva però ancora un anno di contratto e la sua testardaggine ha probabilmente fatto sì che decidesse di sfruttare l’ultima possibilità a New York per provare a trovare una soluzione buona. Soluzione mai trovata, perché il baffo non è sicuramente tra gli allenatori più adattabili ai propri giocatori, che d’altra parte non lo vedevano più come leader tecnico della squadra.

Non è un caso infatti e contrariamente alle smentite dell’interessato, che siano uscite voci di un Melo che sia andato dalla dirigenza a chiedere di essere ceduto in caso di conferma di D’Antoni. Non è un caso semplicemente perché facendo 2 + 2 si capisce che se da un lato escono voci su una sua richiesta di cessione e dall’altra voci dell’allenatore che ne chiede la trade, un fondo di verità nella difficoltà di rapporto tra la star della squadra e l’allenatore ci deve essere per forza.

Il finale della storia in questi casi è più che chiara, perché a meno di avere una reputazione di allenatore plurivincente, è ovvio che anche per motivi meramente di marketing si preferisca rinunciare ad un allenatore che alla propria star. E D’Antoni reputazione da plurivincente non ce l’ha e anche quella buona che si era fatta in anni di Suns e di 7 seconds or less è stata spazzata via dalle ultime deludenti stagioni ai Knicks.

Chiariamoci, non reputo assolutamente D’Antoni un top coach NBA, soprattutto per la sua poca adattabilità a contesti che non siano di Run&Gun e di roster fatti in un certo modo. Però non lo reputo nemmeno la causa principali di tutti i mali, perché alla fine Dolan, il proprietario, è colui il quale ha disegnato questo giochino andando contro sia i credo dell’allenatore (forzato ma ci può anche stare) sia del GM assunto qualche anno prima che stava facendo il possibile per ricostruire il team con una flessibilità tale da poter avere spazio di manovra per gli aggiustamenti.

La mossa più sbagliata, e mi ripeto dato che già in passato espressi i miei dubbi, fu proprio quella di acquisire Melo via trade, sacrificando pedine che sarebbero potute servire in futuro (Gallinari/Chandler), pedine che avrebbero avuto buon mercato per scambiare per giocatori funzionali (Felton) o giocatori giovani che avrebbero potuto essere buoni backup in futuro (Mozgov). L’idea, magari sbagliata, è che Melo sarebbe potuto arrivare lo stesso dalla Free Agency, dato che lo stesso aveva più volte espresso la sua preferenza per i Knicks e che il materiale scambiato fosse davvero troppo, soprattutto perché forse (ma qui siamo nel campo delle ipotesi) sarebbe potuto essere stato utilizzato per arrivare a Deron Williams, il play che il gioco dell’allora allenatore dei Knicks avrebbe sicuramente sfruttato al meglio.

Poi si può discutere all’infinito se sia giusto che un allenatore abbia per forza necessità di avere giocatori adatti a un sistema o se non può lui creare un sistema adatto ai giocatori, ma si rischia di iniziare a discutere sul sesso degli angeli e non si verrebbe mai a capo della discussione.

Quello però che vorrei far notare sono alcuni falsi storici sentiti sul conto di D’Antoni o in generale sui Knicks in questi mesi. Vediamone alcuni:

  • Ha mandato un giocatore come Lin in D-League: il più recente degli errori scritti. In realtà Lin è stato mandato in D-League solo per una gara, dopo avergli dato uno spazio (seppur minimo) in NBA. Bisogna inoltre ricordare che Lin non aveva un contratto garantito, per cui logico puntare prima su altri giocatori, come Douglas, che ha un contratto garantito (purtroppo) e Shumpert, che è una prima scelta su cui bisognava necessariamente puntare. E no, non ha scelto D’Antoni di non dare un garantito a Lin, come non ha scelto lui probabilmente di chiamarlo una volta infortunatosi Iman. E di conseguenza non è stato lui a decidere di mandarlo in D-League ma la dirigenza, che manda in D-League i giocatori che non hanno un garantito per testarli meglio.
  • Quando abbiamo preso Anthony abbiamo anche sbolognato il contratto di Al Harrington che era un pesoFalso. Harrington è stato preso dai Nuggets mesi prima via free agency.
  • Con la cessione di Anthony abbiamo preso il contratto di Billups, che amnistiato ci ha permesso di prendere Chandler. Può anche essere, ma siamo nel campo del paranormale. Sarebbe anche stato possibile scambiare alcuni giocatori per spazio salariale e firmarlo lo stesso, come avremmo potuto prendere altro, chi può dirlo?
  • Senza Anthony, Chandler non sarebbe mai arrivato. Permettetemi, ma qui mi pare una boiata. Chandler è arrivato a New York perché è stata la squadra che ha fatto l’offerta più alta. E se non ci fosse stato Anthony ma un altro giocatore (in FA avremmo potuto prendere Paul o Williams al costo di Anthony) Chandler non si sarebbe fatto problemi ad arrivare, anzi…

Queste sono solo quelle che mi son ricordato ora, ma mi pare che lo sport preferito dai tifosi Knicks (che fossero USA o nostrani) sia quello di cercare delle motivazioni esterne per tutto, che sia D’Antoni (tra i più gettonati) o i riti vodoo dei tifosi dei Nets (e io ne conosco almeno uno che ha la bambolina di Melo piena di spilli).

Il problema però per come la vedo io è più radicato e profondo, perché a mio avviso qualunque allenatore possa arrivare troverà un’immane difficoltà a far coesistere giocatori che hanno tutti bisogno di avere palla in mano per essere incisivi (da Lin a Baron Davis, passando per Stat, JR Smith e ovviamente Melo) e soprattutto incontrerà difficoltà nel farsi ascoltare dalla proprietà che ha una propria idea di come approcciare all’NBA più legata al business che alle vittorie. Certo, se dovesse veramente arrivare Phil Jackson ad allenare sarebbe più difficile non dargli ascolto, avendo lui quella reputazione necessaria a farsi ascoltare dall’alto dei suoi 11 anelli, ma la mia idea è che difficilmente coach Zen abbia interesse di mettersi in una situazione complicata come quella di NY.

Looking Forward comunque, come sottolineato quelle 200 volte nella conferenza stampa di Dolan in cui si comunicava l’addio a D’Antoni. “Looking Forward” è stato anche il mantra di Mike Woodson, allenatore ad interim nominato dalla dirigenza in una mossa sorprendente quasi quanto un errore di LeBron James in un tiro decisivo. Quel Woodson che dal 2004 al 2010 ha allenato gli Atlanta Hawks lasciando pochissimi ricordi positivi ma che potrebbe essere l’allenatore ideale per un roster come quello attuale dei Knicks. Con i giocatori attuali infatti è difficile riuscire a disegnare un sistema adatto, allora spazio a uno che un sistema NBA non sa nemmeno cosa sia e capace di chiamare solo e sempre isolamenti per i suoi giocatori. Probabilmente si vincerà qualche partita in più e tutti contenti, ma saremo davvero al tripudio del “tocca a me isolarmi” – “no guarda che toccava a me

E intanto un’altra stagione se ne scappa, e dall’ultima Finale NBA sono passati 13 anni…

PS: Nella notte, dopo che ho concluso questo pezzo, New York ha schiantato Portland 121 a 79, interrompendo la striscia di 6 sconfitte consecutive. Prima di gridare al miracolo, bisognerebbe ricordarsi che Portland era 3-7 nelle ultime 10, che una reazione da parte dei giocatori era anche auspicabile e che New York ha tirato con il 50% da tre e il 54% dal campo, contro il 29% da tre e il 37% dal campo degli avversari. Condizioni che non si ripresenteranno tanto facilmente a partire da stasera nel back to back contro Indiana.

Categorie: NBA | Tag: , , | 14 commenti

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14 pensieri su “Mike D’Antoni e i Knicks si separano… con un anno di ritardo

  1. Giuseppe Cipolla

    Questo articolo è semplicemente dlirante. Te la canti e te la suoni e dici falsità assurde. Smettila, finchè sei in tempo.

    • E le falsità quali sarebbero?

    • Frinf

      concordo, di falsità non le vedo…anzi, molto banalmente tutta la situazione d’antoni si può riassumere come quella di gasperini all’inter.

      inoltre, parafrasando uno striscione non proprio oxfordiano, si può dire che “prendere d’antoni e chiedergli di non giocare con il run&gun è come andare a mignotte e chiedere le coccole”.

      non che sia una scusante per la scarsa flessibilità dell’allenatore (infatti non sarà mai un grande allenatore finchè è così) ma piuttosto è un’accusa all’idiozia delirante di chi fa le scelte al piano di sopra.

  2. Io di falsità non ne vedoo_O

    Comunque sono d’accordo praticamente su tutto, le uniche note in cui dissento sono:
    – i Knicks mi sa che in principio puntavano CP3 e non D-Will
    – Il russo dei Nets l’anno scorso ha bluffato magistralmente quando fece per prendere Melo, facendo svenare i Knicks, puntando poi su Deron. Per me l’errore, se così si può dire, è stato solo quello…cadere in una trappola che però, ammetto, nessuno si aspettava. Perché Melo ad un prezzo più basso andava preso…

    • Sul primo punto sono d’accordissimo con te. Puntavano Paul e nemmeno si sono accorti che Williams era sul mercato, tanto rapida è stata la cessione.

      Sul secondo non lo so, per me Prokhorov ha provato a prendere un nome grosso, che fosse Melo e Deron poco importava. Aveva bisogno di presentarsi alla piazza con la star. Melo però no aveva intenzione e ha virato su Deron appena ha avuto sentore che potesse essere scambiato.

  3. Matteo

    Io non capisco l’ultimo paragrafo. Cioè tu stai dicendo che è meglio un coach come D’Antoni che ha un “sistema” che però vale solo se hai i giocatori adatti ad un allenatore che ti massimizza quello che è il materiale a disposizione?

    • No, il mio discorso in realtà vuole essere che se sposi un coach di sistema allora ti devi affidare a lui e scegliere i giocatori più adatti a quel sistema e non puoi sperare che il coach si adatti ai giocatori. Altrimenti prendi un coach più versatile e gli dici di trarre il meglio dai giocatori che hai.

      Il punto però è: secondo voi esistono tanti coach che in NBA non abbiano un loro sistema?

      Lasciando perdere Mike che ha quello più particolare di tutti perchè ha bisogno di cose particolari, però Adelman gioca la Princeton, Jackson da quando è stato in NBA ha giocato la triangolo, Lo stesso Sloan ha sempre prediletto situazioni con play e lungo che giocano pick and roll, forse Pop ha un sistema difensivo collaudato ma l’attacco è più plasmabile a seconda dei giocatori.. ma chi davvero tra quelli buoni è così adattabile a ogni tipo di giocatore?

  4. Matteo

    Io penso che un allenatore debba sempre adattarsi al materiale che ha. D’Antoni non ne è stato capace. Sistema o no quello che si è visto in questi 4 anni è orripilante. Lo stesso D’Antoni quando ha visto che non aveva i giocatori adatti al suo sistema (non aveva Nash) doveva tirarsi su le maniche e iniziare a lavorare in un certo modo, non l’ha fatto.

    Gli allenatori forti avranno anche i loro sistemi, ma sono sistemi che si adattano ai giocatori, nel nulla D’Antoniano sono i giocatori che devono adattarsi al sistema.

    Dato che sei tanto affezionato a questo sistema D’Antoni perché non ci scrivi un bel post dove ci spieghi questo bel sistema ☺

  5. Io non ho mai detto che D’Antoni abbia fatto bene a NY, però direi che ha fatto male da quando è arrivato Melo, prima tutto sommato ha fatto quel che poteva, prima avendo una squadra decisamente indecente, poi con una squadra migliore e con play che quantomeno riuscivano a far rendere il sistema (Felton eh, non Chris Paul).

    Che poi non si sappia adattare a un’ala che non giochi prettamente sugli scarichi e un lungo che non occupi l’area in modo statico sono d’accordissimo e gliene faccio una colpa pure io. Però ritorna il discorso che se prendi D’Antoni devi fare una squadra adatta al suo sistema, se prendi altri tipi di giocatori cacci D’Antoni il giorno dopo, perché sai che mai e poi mai ti caverà fuori qualcosa di buono in altre situazioni. Questo è il punto.

    Sul fatto che mi piaccia come sistema sì, l’ho sempre detto, sul fatto che possa essere vincente ho i miei dubbi, perché temo che per farlo devi veramente avere almeno 8 tasselli cesellati dal sarto in un certo modo e di ottimo livello e non è facile per nessuno averli. Magari quando si calmeranno un po’ le acque farò un post sul perché mi piace il sistema e come potrebbe vincere in casi particolari, ma non adesso perché mi prenderei troppi insulti..🙂

  6. Matteo

    Io non ti insulto di certo, quando la conversazione è educata e si espongono i parerei in maniera civile è un piacere confrontarsi.

    Secondo me Dolan sperava in un passo indietro di D’Antoni rispetto alle sue posizioni integraliste. In parte questo passo indietro c’è stato, ma non è stato sufficiente. Non è stato sufficiente perché D’Antoni si è dimostrato una allenatore mediocre se non ha il tipo di squadra per lui. Consolati, se ne andrà a Toronto con Bargnani che gli tira da 3!!!

    • Si la mia era una battuta😉

      Tengo a precisare che non sono un talebano pro-D’Antoni e per me non è così necessario che alleni e soprattutto che alleni una squadra per cui simpatizzo o che tifo (come New York). Però ritengo gli siano state attribuite anche colpe non sue (oltre a quelle che già ha, e ne ha) solo per partito preso e per dargli contro. Di qui il mio articolo. Ma l’avrei fatto anche per un altro allenatore nelle stesse condizioni…

      … tranne Woodson che è indifendibile perché non è proprio capace ad allenare…🙂

  7. Alberto RICCARDI

    Certo che si sono visti più schemi in queste due partite che 4 anni di D’Antoni . E non mi sembra che ci siano stati molti isolamenti, anzi molti meno di prima.Non cambiamo mai sui blocchi, la squadra difende, si chiamano i timeout quando si deve..nulla di speciale, quello che dovrebbe fare qualsiasi allenatore che però prima non si vedeva mai. E stanotte abbiamo vinto con i pacers, ottima squadra.

    • Ma Woodson ad Atlanta l’avete mai visto?

      • Alberto RICCARDI

        D’antoni ai knicks l’hai visto??? RIpeto nulla di eccezionale Woodson, cose semplici che si dovrebbero vedere con qualsiasi allenatore in nba, ma in 4 anni di d’antoni non si sono mai viste.

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