NBA Playoff 2012: La stagione con l’asterisco


Derrick Rose a terra. Per lui stagione finita e per gli Heat strada spianata per le Finals.

DISCLAIMER: Quanto sto per scrivere urterà la sensibilità di alcuni tifosi, principalmente quelli di una squadra per cui la sensibilità è già messa a dura prova a continui attacchi mediatici sulla scelta di un talentuoso Tank che si è spostato di franchigia in diretta Nazionale.

Passo oltre e vado al punto. Questa stagione, come tutti sanno, è stata vittima del lockout, che ne ha ridotto le partite e ha costretto i giocatori a tour de force ancora più massacranti di una stagione regolare classica a 82. Il numero delle partite è stato infatti ridotto a 66, ma la riduzione non è stata proporzionale alla riduzione dell’arco temporale in cui queste partite si sono dovute svolgere. Ne è quindi conseguita una stagione molto compressa con le squadre che hanno dovuto anche giocare fino a 3 partite in 3 giorni.

Diversa situazione rispetto a quella del 1999, l’altra stagione vittima del lockout, in cui le partite giocate furono 50. Quell’anno il ritmo con cui si giocò fu più simile a quello di una stagione regolare a 82 partite e anche gli impatti sul fisico dei giocatori furono meno invasivi. Ciononostante quella stagione da molti appassionati è considerata con l’asterisco, ovvero una stagione non completamente regolare a causa del minor numero di partite svolte.

Ora, soprassedendo un attimo sul fatto che secondo me una stagione NBA che inizia e finisce è da considerarsi a tutti gli effetti una stagione effettiva e che questo benedetto asterisco serve solo ai tifosi per rendere meno importante un titolo vinto da una rivale, faccio una considerazione: è molto più con l’asterisco questa stagione che quella del ’99.

In primis perché quest’anno in effetti la stagione è stata decisamente anomala, con un inizio ritardato di 2 mesi e solo 16 gare saltate a franchigia e il calendario che è stato fitto come non mai. Poi, la famosa querelle sugli infortuni. Su questo aspetto ci si divide molto, con una metà degli appassionati che dà la colpa di questi infortuni alla stagione compressa e l’altra metà che fa notare come alcuni di questi infortuni sia di tipo traumatico e non dovuta a logoramento.

Come sempre in questi casi la verità sta nel mezzo, perché è vero che gli infortuni di Shumpert, di Rose, e del Barone per prendere i casi più recenti, sono dovuti a cedimenti di un’articolazione e che possono capitare anche in una stagione normale, però non si può fare a meno di notare che l’incidenza di questi infortuni sia decisamente maggiore rispetto ad altri anni e soprattutto che con una stagione più corta, alcuni di questi infortunati devono dire addio ad una parte di stagione più alta rispetto al passato. Questo perché se star fuori un mese in una stagione standard vuol dire perdere una quindicina di partite, in questa stagione se ne perdono una ventina, il tutto ovviamente incidendo sui risultati della squadra in proporzione all’importanza del giocatore infortunato.

Ecco perché la mia idea è che questa stagione sia molto più con asterisco rispetto a quella del ’99. Quest’anno infatti questa serie di conseguenze alla compressione dei calendari fanno sì che si possa considerare meno regolare lo svolgimento del campionato.

Un esempio concreto?

Ad Est Miami avrà vita facile ad arrivare in finale, complice l’assenza di Rose, il disastro gestionale di Orlando (qui la stagione compressa c’entra poco) e  l’assenza di Dwight Howard per problemi alla schiena e gli infortuni di tutti i play di New York, che avrebbe comunque perso la serie ma che avrebbe forse fatto stancare un po’ di più gli Heat.

Ad Ovest la situazione è più equilibrata e gli infortuni hanno avuto meno impatto anche se si continua a sottovalutare l’assenza di Maynor per i Thunder. In questa conference la squadra più sfigata sono, al solito, i Clippers, che hanno visto prima infortunarsi un giocatore dell’esperienza di Chauncey Billups, abilissimo nel chiudere le gare punto a punto poi Butler fratturarsi una mano (anche se è rientrato quasi subito) e soprattutto il monacato infortunio del loro coach Vinnie Del Negro che con le sue trovate strampalate (aberrante in gara 4 il dimenticarsi di rimettere Butler in campo nell’ultimo quarto quando Gay aveva preso fuoco) non sta permettendo ad una squadra guidata da Chris Paul di competere ad alti livelli.

Est molto facile a causa degli infortuni e Ovest molto competitivo quindi. Eccoci serviti una possibile finale con Miami fresca e una squadra dell’Ovest logorata da serie molto più tirate.

Ecco il motivo per cui sono i tifosi di Miami, la vera indiziata a portare a casa il titolo, quelli che maggiormente avranno da ridire sulla dicitura “Stagione con l’asterisco“, così come ce l’avevano i tifosi di San Antonio 13 anni fa dopo aver vinto quel titolo.

Spiace per loro e soprattutto per LeBron James (ma nemmeno tanto), ma se dovessero vincere l’anello, si potrebbe veramente considerare una stagione completamente regolare?

PS: Dopo l’articolo su Miami dell’anno scorso dovevo per forza tirar fuori qualcosa per gufarli un po’, altrimenti non ci sarebbe gusto a vincere.

Categorie: NBA | 1 commento

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Un pensiero su “NBA Playoff 2012: La stagione con l’asterisco

  1. tantononrispondo

    ovest: Ock 4-0 SAS 4-0
    est: Mia 4-1

    Per il momento sono gli Heat che hanno giocato una partita in più.. e pochi avevano pronosticato Dallas fuori con lo sweep

    Detto questo.. prima dici che le stagioni per te sono tutte uguali e poi dici il contrario.. la cosa bella del tifo è che non deve essere coerente per cui sono d’accordo con te! Se vincesse Ock o Sas anche per me varrebbe meno!

    A me dispiace per Rose e gli altri che si sono rotti, per ‘colpa’ loro mi perderò (e forse mi son perso, ma non credo.. NY non aveva speranze) delle belle sfide..

    Noi tifosi heat ormai abbiamo le spalle larghe per cui continuate pure a gufare e a darci contro.. ricambieremo di buon grado (anche se sparare sui Kniks in questo momento è come menare uno che caga)

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