Il mio saluto ad un lacustre. Ciao Alex!


Alex Del Piero alle Finals del 2009 saluta Hedo Turkoglu. Alex è un lacustre.

Lo so, questo dovrebbe essere un blog dove si parla di basket. Però questo è anche il mio blog, per cui alla fine ci scrivo un po’ quello che voglio, vostro malgrado. E oggi mi va di scrivere un pezzo che parla di un uomo.

Un uomo che oggi, domenica 13 maggio 2012, ha dato l’addio alla sua casa, alla sua gente. Sto parlando di Alessandro Del Piero, che oggi ha disputato la sua ultima partita di campionato con la maglia della Juventus dopo 18 anni di una straordinaria carriera in bianconero.

L’addio si è consumato all’11° minuto del secondo tempo, quando Conte lo ha richiamato, non prima di aver segnato quello che è stato il suo gol numero 289 con la casacca della Juve. All’uscita dal terreno di gioco lo stadio gli ha tributato 20 minuti di applausi e di cori, con Alex che ha salutato il suo pubblico facendo il giro dello stadio e rispondendo al calore dei tifosi.

Numeri eccezionali in carriera per questo Campione (con la C rigorosamente in maiuscolo). Ma non è dei numeri che voglio parlare, quelli si trovano facilmente digitando su Google il suo nome. Quello che non si trova facilmente in rete sono le emozioni che ci ha fatto vivere il nostro Capitano. Emozioni che hanno avuto il loro culmine proprio alle 16,21, quando mister Conte ha chiamato la sostituzione e le immagini dal campo sono passate sugli spalti, con la gente in lacrime applaudirne l’uscita.

E dire che doveva essere un dolore affievolito dall’omeopatia della consapevolezza del conoscere già che la storia sarebbe finita in questo modo da almeno 7 mesi, ovvero dal momento in cui Andrea Agnelli nell’assemblea degli azionisti aveva confermato che quello appena terminato sarebbe stato l’ultimo anno di Del Piero in bianconero. Certe emozioni però non si possono contenere e lo stadio, come molta gente a casa, ne sono certo, è stato travolto da una piena emotiva fatta di 18 anni di storia juventina, da quel 12 settembre 1993 che ha visto dare alla luce quel nuovo fenomeno da San Vendemiano.

Noi C’eravamo, hai scritto giusto una settimana fa sul tuo sito, ricordando a tutti quanto sia stato duro risalire per chi solo 5 anni fa giocava sui campi di Rimini e di Frosinone nella serie cadetta. E noi c’eravamo, caro Alex, come c’eravamo il giorno del tuo esordio, nelle tante emozioni che ci hai regalato, nelle tante delusioni che abbiamo dovuto patire, in tutte le volte che siamo caduti e in tutte le volte che ci siamo rialzati. E tutte le volte a rialzarci c’eri tu, da Capitano, che ci prendevi per mano e ci aiutavi a scrollarci la polvere di dosso. Polvere che tante volte ci siamo trovati ad assaggiare per colpe e demeriti nostri, polvere che a volte ci è stata buttata da altri. Ma tu, sempre con la dignità e la signorilità che la Storia di questa squadra si merita, ti sei sempre rimboccato le maniche per primo per regalarci nuove gioie.

Tu c’eri. Sempre. C’eri nel ’94 quando abbiamo rivinto lo scudetto dopo 9 anni di oblio, c’eri nel ’96 quando abbiamo alzato quella Coppa Campioni che meritavamo di poter festeggiare come si deve dopo aver dovuto piangere quella precedente dell’Heysel. C’eri l’anno successivo quando siamo risaliti sul tetto del mondo con la vittoria nella Coppa Intercontinentale grazie al tuo gol all’incrocio. E c’eri anche quel maledetto 8 novembre 1998 a Udine, quando, il giorno prima del tuo ventiquattresimo compleanno, ti sei fracassato il ginocchio per rincorrere un pallone che difficilmente saresti riuscito a prendere. C’eri l’anno dopo, quando abbiamo riiniziato dal basso dell’Intertoto dopo aver fatto faville in Europa solo poche stagioni prima ed esserci giocati due finali di Champions, maledette, una in cui ci hanno battuto un Real con il gol in fuorigioco di Mijatovic e una in cui ci ha battuto un Borussia Dortmund decisamente inferiore a noi. Ecco, lì tu c’eri, ma eri mezzo infortunato, eppure hai fatto uno splendido gol di tacco. C’eri anche dopo, quando abbiamo ripreso a vincere con il ritorno di Lippi, poi con Capello, quei due scudetti vinti sul campo e poi tolti. E lì c’eri anche se avresti voluto giocare di più. E c’eri anche nel 2003 a Manchester quando perdemmo la nostra quinta finale di Champions, ai rigori, contro il Milan e senza Pavel, altro grande uomo della storia bianconera, squalificato e in lacrime nella storica semifinale contro il Real Madrid. Ma soprattutto c’eri nel 2006 quando fresco Campione del Mondo sei sceso negli inferi della Serie B insieme a noi e da vero Capitano ci hai fatti subito risalire da capocannoniere. E c’eri anche nelle ultime due stagioni, quando lottavamo per il settimo posto, un ruolo che non dovrebbe mai competere a una squadra come la Juve.

Ma soprattutto c’eri oggi e domenica scorsa, quando hai festeggiato l’ennesimo scudetto, il più bello perché inaspettato anche se non da protagonista, e quando ci hai salutato per l’ultima volta nel tuo stadio.

Ora le nostre strade si dividono, perché tu vuoi essere ancora protagonista e vuoi giocare ancora a pallone, magari in quegli States che tu adori e dove potrai vedere i tuoi Lakers dal vivo, tu grande tifoso di basket NBA e dei gialloviola (d’altronde nessuno è perfetto).

Allora non mi resta che augurarti il meglio, perché un uomo come te merita solo il meglio. E siccome il meglio siamo noi, aspettiamo il tuo ritorno, in dirigenza, dove una persona dal tuo spessore deve necessariamente trovare posto.

Grazie di tutto allora Capitano, per quello che ci hai dato in questi anni, per gli esempi, per la correttezza, per le emozioni e semplicemente per quello che hai fatto per noi.

Ciao Alex. E Grazie!

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