LeBron James e i motivi degli Hater


LeBron James e Dwyane Wade. Batman e Robin hanno appena combinato per 70 punti, 25 rimbalzi, 15 assist e 4 stoppate

Parlare oggi di LeBron Hater dopo una notte passata a lustrarsi gli occhi per una prestazione monstre da 40 punti, 18 rimbalzi, 9 assist, 2 palle rubate e 2 stoppate suona un po’ blasfemo, me ne rendo conto. Però mi andava di fare una mia analisi (l’ennesima, lo so, portate pazienza) sui motivi per cui nonostante queste cifre ci sia ancora gente che lo denigra.

Parlo da un pulpito che è difficile da comprendere, perché se è vero che passo per LeBron Hater, date le mie copiose battute sul talento di Akron, è anche vero che lo sono molto più per copione scenografico, se mi si passa il termine, che nella realtà.

Spiego: nell’andare degli anni, data la mia amicizia con alcuni tifosi Heat, per gioco e per diletto, soprattutto in radio a Ball Don’t Lie, è nata una diatriba che va avanti più o meno da The Decision che coinvolge il sottoscritto (e a turno altri compagni di merende) e gli amici Bro e Jas sull’efficacia di LBJ in cui io, ovviamente, faccio la parte dell’hater.

In realtà, e quando se ne parla seriamente si dovrebbe capire, sono seriamente ammirato dal talento di questo giocatore, sbarcato nella lega nel 2003 e autore di stagioni davvero straordinarie. Logico quindi restare completamente rapiti da una prestazione come quella di questa notte. Fatico quindi a comprendere chi critica James per partito preso e chi anche questa notte cerca di sminuire quanto fatto sul campo.

Allo stesso modo però fatico a capire chi continua a chiedere cosa abbia fatto LeBron per risultare così antipatico. Ovviamente non si può considerare nella sua carriera la parentesi della Decision, dove in diretta nazionale il nostro ha comunicato al mondo di abbandonare i Cavaliers e di unirsi a Dwyane Wade e a Chris Bosh per lottare per l’anello.

Tante parole sono state spese su quell’evento, sbagliato nei tempi e nei modi, sul quale è anche inutile ritornare. Però è ovvio che nel momento in cui decidi di unirti ad un altro Top5 della lega per provare a vincere e sminuisci così un rapporto con la tua città adottiva, vai incontro a parecchie critiche e soprattutto ad alcune rappresaglie.

Rappresaglie che poi alla fine si riflettono solamente in un “sanogodereccio sportivo nel vedere che nonostante sia andato da Wade, LeBron continui a far fatica a portare a casa l’agognato anello.

Tutto sarebbe cambiato, a mio avviso, se LeBron avesse deciso di andare da altre parti, come nel New Jersey, ai Clippers o a Chicago. Lì, da numero 1 incontrastato della franchigia ma con un cast più competitivo, avrebbe probabilmente combattuto ugualmente per l’anello ma avrebbe ottenuto una migliore pubblicità mediatica, risultando più simpatico e vedendosi riconosciuti maggiormente gli enormi meriti sportivi che ha.

In secondo luogo, e qui perdonatemi ma forse la sparo un po’ grossa, LeBron in alcuni aspetti del gioco è sensibilmente peggiorato dopo la sua scelta.

Piano piano, non assalitemi, so perfettamente che a livello globale James è migliorato molto o comunque ha mantenuto il suo altissimo livello, altrimenti non si spiegherebbe una Regular Season come quella di quest’anno ad esempio o la capacità di essere più efficace anche spalle a canestro.

Però vorrei fare una considerazione.

Da quando è nella lega LeBron ha raggiunto le Finals due volte (per ora, non consideriamo ancora quella di quest’anno che sarà una pura formalità), una l’anno scorso e una nel 2006-2007 con i Cleveland Cavs.

Volete che vi ricordi i giocatori principali di quei Cavs? Eccoli: Zydrunas Ilgauskas (31enne e già senza ginocchia), Larry Hughes (devo specificare?), Drew Gooden (famoso per la pettinatura da monaco tibetano e nulla più quell’anno), Sasha Pavlovic (sì, lo stesso che nel pieno della maturità a Boston quest’anno fa pietà), Donyell Marshall (il 4 più inutile della storia del gioco), Anderson Varejao (ottimo difensore ma in attacco si giocava in 4), Boobie Gibson (che adesso vede il campo giusto quando si deve far tanking). Devo continuare?

Dove voglio arrivare? Semplice, rispetto a quando era ai Cavs LeBron non migliora più i compagni.

Dichiarazione forte, forse anche fuori luogo, però considerando che il Prescelto è stato capace di ottenere gli stessi risultati giocando sia con Wade e Bosh, sia con una banda di figuranti messi a caso, forse questo aspetto del migliorare i compagni non è così da tralasciare.

Intendiamoci, non necessariamente la colpa è sua, semplicemente non ha compagni da migliorare. O meglio, ci sarebbero alcuni compagni che lui potrebbe far rendere maggiormente, come Chalmers, giocatore migliore di Gibson, oppure Battier e Miller, giocatori che sugli scarichi sarebbero ben più pericolosi di Marshall per dirne uno, oppure ancora Joel Anthony, che in attacco non può essere tanto peggio di Varejao (ok, forse qui ho esagerato un po’).

Per farlo però James avrebbe bisogno di tenere molto di più la palla in mano, come faceva a Cleveland, mentre a Miami la spicchia (per dirla alla Bagatta) la deve condividere con Bosh e Wade, giocatori che James non può migliorare perchè rendono molto di più con la palla in mano e che anzi LeBron contribuisce a “peggiorare” (anche qui esasperando un po’ il concetto).

Il fatto di dover dividere i possessi e soprattutto gli spazi con James infatti porta Bosh e Wade a non rendere forse quanto potrebbero fare, come dimostrato anche da Dwyane nelle scorse partite. Per rendere ai loro livelli infatti i due sono costretti a prendersi gli spazi degli altri attaccando le partite alla giugulare, come fatto stanotte proprio dal numero 3. Il risultato però è la quasi completa eclissi degli altri giocatori, che nella gara appena terminata hanno segnato in 8 solamente 31 punti.

Nell’ordine, Bosh, Wade e James

Può funzionare per una partita, ma può effettivamente portare alla vittoria di un anello? Lo scopriremo solo tra qualche settimana ovviamente, ma nel caso non dovesse essere sufficiente, gli hater (se così possiamo chiamarli) canteranno ancora una volta vittoria.

Allora, non sarebbe stato meglio avere un LeBron stella indiscussa di una franchigia e un cast di livello da un’altra parte per avere un giocatore amato dalle folle e comunque con la possibilità di vincere?

Ecco perché alla domanda “ma che vi ha fatto LeBron che lo odiate così tanto?” la risposta può essere una sola: “Si è improvvisato Batman e ha cercato il suo Robin (Wade) e non contento ha cercato anche BatGirl (chevvelodicoaffare)” esattamente come la serie degli anni ’60, con Spoelstra nell’ingrato ruolo di Alfred il maggiordomo.

DISCLAIMER: Prendete il tutto con la giusta dose di ironia.

Categorie: NBA | Tag: , , | 8 commenti

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8 pensieri su “LeBron James e i motivi degli Hater

  1. piescic

    In realtà il motivo per cui sta antipatico (per lo meno perchè sta antipatico a me) è proprio “The Decision”.
    Neanche tanto la sceneggiata mediatica, quanto il “mi piace vincere facile, quindi vado da Wade e Bosh”.
    Il prescelto, quando vestiva la cassacca dei Cavs, mi stava anche simpatico e, avesse scelto Chicago, avremmo letteralmente trovato la squadra che avrebbe dominato per anni e anni a venire nella lega, viste le capacità di Thibodoe (o come si scrive) e lo step in avanti fatto da Rose nella passata stagione. Invece il protoscimmione preferisce andare sul sicuro anzichè scommettere e si ritrova in una squadra in cui, per avere quell’accrocchio di numeri uno, o fa da “solo” per vincere o si deve affidare a “questo” Miller, a “questo” Anthony. E le persone a cui sta antipatico, come me, godono ogni volta che fallisce (sia essa una partita o una serie). Perchè non venitemi a dire che nel 2004 i detrattori dei Lakers non erano aumentati eh.

  2. galians

    tutto giusto, e lo dico da ammiratore innamorato di LeBron.
    e non posso fare a meno di complimentarmi per il paragone Bosh=Batgirl, son caduto dal divano! ahahahahaha

  3. SirMitch

    Se fosse andato a Chicago sarebbe stata la stessa cosa , li c’era Rose come top player anche se a suo tempo non aveva vinto ancora l’MVP e non era ancora così affermato però cmq era sempre in rampa di lancio , andava a casa di uno che non era un top 5 ma un top 10 sicuro ……e poi la pressione sarebbe stata di più perchè poi veniva fuori il confronto con MJ ……se fosse andato altrove sarebbe stato diverso …….cmq io da lover di LJ rimasi deluso dalla sua scelta perchè il Re si metteva in discussione andando nel regno di un altro anche se adesso la corona agli Heat sembra sua ma questo conta poco quello che conta è l’anello che cmq anche se sarà vinto non avrà lo stesso sapore , invece per gli haters ” the decision ” ( buffonata anche per me ) ha alimentato l’odio e per i neutrali ha fatto si che si schierassero con gli haters !!!!! Cmq rimane un grandissimo giocatore che avrebbe potuto rendere la sua vita cestistica una leggenda adesso no , peccato !

  4. bukowski

    La decision è stata un americanata di pessimo gusto, tuttavia lo sport che seguiamo è 100% made in usa quindi necessariamente dobbiamo sorbirci i vantaggi (la spettacolarità estrema, i migliori sportivi del mondo, un sistema molto più equo e pulito del nostrano calcio) e gli svantaggi (appunto tutte le americanate …chi ha detto all star game?)

    Tuttavia sta storia degli hater è ridicola… Sarà che sono troppo vecchio e impegnato per farmi le seghine mentali, sarà che ODIO il tifo inteso come partigianeria a tutti i costi.

    Ricordo ancora i piagnistei post decision sullo stile: “amo l’nba, lebron l’ha rovinata” oppure “vinceranno i prossimi 42 anelli, meglio seguire il ping pong”
    La storia e i fatti per fortuna restituiscono sempre più buon senso… agli hater suggerisco di lasciare perdere l’nba, e dedicarsi esclusivamente a nba2k12. (con qualche ritocco di slider si può passare notti e notti insonni tirando all’80% con kobe anche dalla propria area)

  5. Sono andato a ripescare questo vecchio articolo. Spunti interessanti.
    Parto da una frase che hai scritto: “non migliora più i compagni.”

    Forse, discorso più complesso, i compagni non li ha mai migliorati davvero.

    I compagni di LeBron che gli hanno giocato a fianco non sono diventati giocatori migliori, facevano, fanno e faranno le stesse cose di prima. Il che non vuol dire che le squadre con James in campo non rendano, tutt’altro. Il problema è che al più i suoi compagni si ritrovano più spazio davanti e come per magia ecco che Boobie Gibson prima, Mo Williams poi e Shane Battier ora diventano dei cecchini da dietro l’arco.

    La grande differenza credo sia che LeBron ha ottime qualità di passatore, pessime di playmaking. Dall’alto della sua altezza e controllo palla riesce a trovare spesso il compagno smarcato e dalla sua c’è che rispetta il gioco di squadra molto più di quello che si pensa.

    Ma i compagni di LeBron, tutto sommato, non hanno mai cambiato modo di giocare, hanno solo visto più spazio quando erano in sua compagnia. E qui credo che le colpe, anche se il termine colpa è sbagliato, vadano divise tra il re e il suo allenatore.

    I giocatori davvero in grado di migliorare i compagni nella lega sono altri. Per non sparare i soliti Nash, Deron, Paul provo a fare un nome diverso: Marc Gasol.

    Sul discorso “The Decision” bisognerebbe secondo me fare una tirata di orecchie ai suoi responsabili di marketing. Io credo nella buona fede del ragazzo quando ha cercato di dare la notizia nel modo più delicato possibile. Anche l’annuncio “porto i miei talenti a South Beach” se ci fate caso è stato tutto meno che spettacolare. Detto a mezza voce, tremante, sguardo quasi perso. Da uno come lui ci potevamo aspettare la canotta, i fuochi di artificio, monitor.
    La sua decisione avrebbe comunque reso scontenti quasi tutti, il modo in cui ha provato a darla è stato buono nelle intenzioni ma gestito malissimo. Le domande rivoltegli erano rivoltanti e il suo modo di provare a giustificarsi è sfociato nell’essere la più grossa tomba auto-scavata in ambito mediatico.

    Ciao, scusa la mia prolissità

    • Sì. Il mio migliorare i compagni era inteso come “li fa rendere di più quando gioca con lui”, anche perché di giocatori che migliorino i compagni in senso lato non ne ho (quasi) mai visti. Anche Nash, che tu giustamente citi e che tutti indicano il migliore per aumentare il livello dei compagni, non si può dire che abbia migliorato i compagni nel vero senso della parola, perché se poi vai a vedere i vari Quentin Richardson, Leandro Barbosa o a un livello superiore Stat e Marion, sono rimasti più o meno i giocatori che erano prima di incontrare Nash una volta andati via da Phoenix.

      Quello che ho notato però è che se prima a Cleveland avendo il pallone in mano più o meno per 48 minuti e potendolo portare a spasso per il campo a piacimento, riusciva molto di più a far collassare una squadra e a far dare un contributo maggiore ai compagni, proprio per le doti di passatore che ha (che come dici giustamente è diverso da playmaking). Ora con il fatto che deve maggiormente dividere l’arancia (almeno fino a prima di questi playoff) e che debba essere “relegato” a una zona del campo per non andare in sovrapposizione con Wade, questo gli riesce meno, ed è credo la differenza maggiore rispetto al passato.

      Per The Decision, tutto sbagliato, nei tempi e nei modi. E ora non tutti gli riconosceranno la grande annata anche a causa di questo.

      Complimenti per il blog!

  6. Grazie dei complimenti, ricambio volentieri.
    Gli esempi che hai portato su Nash sono quasi tutti giusti in effetti. Dico quasi, perchè Amar’e è riuscito a fianco a Nash a diventare un roller migliore e infine anche un buon popper.
    Ma basta andare a vedere le percentuali da 3 di Grant Hill e Channing Frye prima di finire a fianco del canadese per capire che i giocatori sono diventati decisamente migliori.

    • Amar’e però a ampliato il suo raggio di tiro quando è stato fermo per infortunio, prima era sempre in roll quando attaccava con Nash.

      Per quanto riguarda Hill e Frye, soprattutto il secondo, non sono così sicuro che sia un giocatore che fuori dal contesto Nash tiri con la stessa efficacia. Per il primo, più che altro tira in modo completamente diverso, nel senso che a inizio carriera tirava male da fuori, ma perché generalmente si doveva creare lui il tiro, ora dopo l’infortunio gioca molto off the ball e tira più piedi per terra e con Steve ovviamente lo fa con più spazio e più tempo a disposizione.

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