Il futuro dei Lakers. Tra Kobe e l’anello c’è di mezzo un Buss.


Kobe Bryant perplesso. Come sarà il futuro dei suoi Lakers?

Nemmeno quest’anno ce l’ha fatta. Kobe, alla ricerca del suo anello come Frodo (per lui però sarebbe il sesto), si è dovuto fermare alle Semifinali di Conference, scontrandosi con una squadra troppo solida e con armi tattiche troppo importanti per i suoi Lakers per poterne aver la meglio.

Gli esterni di OKC infatti sembravano fatti apposta per accoppiarsi con i gialloviola, con Sefolosha ed Harden ottimi in marcatura sullo stesso Bryant e Westbrook enigma irrisolvibile per Sessions in attacco. Se poi si guarda ai lunghi la sostanza cambiava poco, con Gasol e Bynum ad infrangersi contro Ibaka e Perkins e anche nelle gare chiuse all’ultimo tiro la sensazione (sensazione eh) era che difficilmente potesse finire in modo diverso.

Difficile quindi pronosticare una vittoria LA a inizio serie, anche se scommettere contro il Mamba non è mai consigliabile. Bryant infatti ha giocato tutto sommato delle buone semifinali, a parte il quarto quarto di Gara 4 in cui ha evidentemente forzato troppo e ha perso una palla sanguinosa alla fine e i numeri sono lì a sostenere la tesi, con 31.2 punti a partita e 5.2 rimbalzi (ma solo il 42% al tiro, l’11% da tre e 1,6 assist in media rispetto al primo turno).

Diciamo che allora Kobe ha giocato, più o meno, in linea con i Playoff del 2009/2010, anno dell’ultima vittoria gialloviola, quando realizzò 29,2 punti, 6 rimbalzi e 5.5 assist di media. Cosa è cambiato allora?

Le sue percentuali, ok, in netto calo, ma cosa principale, è mancato il supporting cast. In quella stagione ai Playoff trovò in Gasol la spalla ideale per arrivare alla vittoria finale. Lo spagnolo chiuse infatti quella post season con 19,6 punti, 11.1 rimbalzi, 3.5 assist e il 53% abbondante al tiro, contro i 12,5 punti, 9,5 rimbalzi, 3.7 assist e il 43% al tiro di quest’ultimi playoff.

Si parla solo di 2 anni fa, ma sembra passata una vita. Vero che tanta acqua è passata sotto i ponti, perché all’epoca c’era un Bynum rotto e comunque meno coinvolto che col passare del tempo ha “rubato” possessi a Gasol. C’era un Odom pre-rincoglionimento Kardashian che era il vero valore aggiunto della squadra e c’era Fisher che metteva i canestri e non un Sessions abulico e superfluo come quello visto ai playoff (ma qui sono di parte, come detto più volte a me Ramon non è mai piaciuto). Soprattutto c’era un catalano trattato come meritava, cioè come stella della squadra e secondo solo all’intoccabile Bryant e non un Gasol già praticamente scambiato e rimasto contro la volontà del management dopo il rifiuto di Stern alla trade Paul.

Basta? Ah no. C’era anche Phil Jackson al posto di Mike Brown e hai detto cotica, come si dice nella Capitale.

Troppi, troppi cambiamenti (e nella maggior parte dei casi in negativo) per sperare di arrivare in fondo. Cambiamenti che hanno anche indispettito Kobe, che non ha perso l’occasione di far notare come lui Odom non l’avrebbe mai lasciato partire (così come Fisher a febbraio) e che hanno indispettito ovviamente Gasol, che non ha affatto reso come in passato come anche già mostrato a livelli numerici.

Jimmy Buss, figlio di Jerry. Le sue scelte sono state spesso (giustamente) criticate.

E ora? Ora si fa dura per Buss Jr, che nel frattempo per la sventura dei tifosi gialloviola è anche diventato il padre-padrone della franchigia, perché bisogna decidere cosa fare del futuro e le incognite non mancano per nulla.

A cominciare proprio dal manico, perché è vero che coach Brown è inamovibile avendo ancora due anni di contratto, ma chi potrebbe partire è uno dei suoi principali assistenti, il nostro Ettore Messina, che ha più volte fatto intendere di essere felice dell’esperienza da assistente in NBA ma di sentirsi un capo allenatore a tutti gli effetti e che a quanto dicono i giornali turchi (da prendere sempre con le molle) avrebbe offerte faraoniche dalla patria di Hakan Sukur (beccami gallina se mi viene in mente qualche Re ottomano). Messina che è stato uno di quelli che nello staff Lakers ha più messo le mani all’attacco, portando un gioco di spaziature prettamente europee, anche se la presenza di Metta World Peace un po’ tendeva a sfanculizzare questa matrice.

Già, Metta World Peace, ecco un altro che avrebbe forse fatto il suo tempo a LA, anche a causa dell’ultima trovata del geniale ex-Artest sul finire della RS, quella di tatuare un suo gomito sullo zigomo di Harden, che non l’ha presa benissimo e ha contribuito con 16 punti di media nella serie ad eliminare Los Angeles. All’ennesima trovata, si ha la sensazione che il feeling di Metta con il team, sia il management che Kobe non sia dei migliori, anche perché conoscendo l’ego di Bryant, non dev’essergli molto piaciuta l’uscita del numero 15 che dopo l’eliminazione ha dichiarato “Bynum in questi playoff è stato il giocatore più dominante della squadra“. L’idea da fuori è quindi quella che se ne avessero l’opportunità i Lakers spedirebbero le labbra di Artest (insieme ai suoi gomiti) ad un indirizzo nuovo. Problema: Metta chiama ancora 15 Milioni di $ per le prossime due stagioni.

E veniamo proprio al bambinone, vero ago della bilancia del futuro dei Lakers e della possibilità che in un futuro che deve necessariamente essere prossimo il 34enne Kobe vinca il suo sesto anello, utile a pareggiare il suo idolo MJ. Bynum continua nella sua crescita, ma almeno personalmente non mi da l’impressione di essere il dominatore stile Shaq che a LA speravano. Problemi di minutaggio, di testa, di qualunque cosa si voglia ma quando c’è stato il momento di elevare il proprio gioco, Andrew è stato nelle retrovie e il dato che fa più riflettere è il 43% al tiro avuto nella serie, che per un centro che dovrebbe giocare a pochi centimetri dal canestro grazie al suo fisico è veramente una percentuale bassissima. Dalla sua parte Bynum ha ancora il vantaggio dell’età, essendo a tutti gli effetti ancora un 24enne, ma il chilometraggio, che poi alla fine è quello che conta in NBA, parla già di 7 stagioni, con tutto ciò che ne consegue (erosione del fisico e ancora una mancata esplosione definitiva nonostante l’esperienza). Per lui Tranquillo e Buffa in un commento durante una delle gare, hanno addirittura paventato l’ipotesi che i Lakers potessero decidere di non attivare la team option per mantenerlo il prossimo anno (in cui viene giù a più di 16 Milioni) in modo da liberare cap e potersi muovere. Io credo sia abbastanza remota come possibilità, anche perché potrebbe essere una buona merce di scambio e scadrebbe comunque nel momento in cui scadrebbero Deron Williams (se accende la sua Player Option quest’anno) e Dwight Howard (che l’ha già accesa e scadrà la prossima estate).

Quel che è certo è che rimane da risolvere al più presto il rebus-Gasol. Il catalano difficilmente convivrà con una squadra che già la scorsa stagione voleva cederlo e soprattutto vede i rapporti con Kobe un po’ incrinati (qualche Fuck dopo alcuni errori è volato tra di loro). Il problema, anche qui, è il costo. L’ex Blaugrana prende infatti 19 Milioni il prossimo anno e poco di più quello successivo, con una reputazione in deciso calo rispetto al passato. Si arriverà addirittura all’amnesty per lui? La possibilità rimane comunque remota, ma la mano sul fuoco che non accada io non la metto.

Per il resto tutto bene direi, anche se dovremmo tralasciare che la coppia di play Sessions-Blake, utile come un due di bastoni quando briscola è coppe, chiama circa 8 milioni e mezzo nella prossima stagione.

Spazio per muoversi ce n’è oggettivamente poco e solo con una trade importante si potrà dare a Kobe quello che vuole (e merita aggiungo, sicuramente non da Kobe-Lover), ovvero una squadra che possa realmente competere per l’anello.

Ecco, il Problema, con la P maiuscola, è che ad orchestrare tutto questo ci sarà Jimmy Buss, e allora per vincere Kobe farebbe prima a farsi amnistiare e firmare al minimo per i Clippers, hai visto mai che possa dire di aver vinto 6 anelli ad LA lo stesso?

Auguri gialloviola, ne avete davvero bisogno.

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