Caro Pop, I want some nasty too


Le magliette “I WANT SOME NASTY” sono già un cult a San Antonio

Di sicuro uno dei momenti che rimarrà maggiormente nella storia di questi Playoff NBA sarà il timeout di Coach Popovich nella sfida di Gara1 contro gli Oklahoma City Thunder. Timeout che è già stato, visto, rivisto, proposto e riproposto in tutte le salse, in cui la frase “I Want some Nasty” (voglio che vi iniziate a sporcare si potrebbe tradurre) è ormai un culto oggetto anche di magliette celebrative.

Ridurre tutto a quel timeout è alquanto riduttivo, perché non si vincono 20 partite di fila (di cui 10 ai playoff) con solo una frase in un timeout, ci vuole ben altro. Ci vuole disciplina tattica, esecuzione perfetta e tanta tanta bravura.

Però quel timeout racchiude molto il Popovich allenatore e il rapporto che ha con i suoi uomini (sì, dovrei dire giocatori, ma in un timeout del genere il coach pare davvero un generale che parla ai suoi uomini).

Il timeout è infatti iniziato con Pop che chiedeva “Are you having fun yet?“, cioè, “vi siete divertiti abbastanza?”. Già chiedendo quello si capisce come Popovich lasci abbastanza i suoi a briglia sciolta, lasciandoli giocare, perché sa bene che può contare su giocatori che sanno disciplinarsi da soli. Però a volte li deve riprendere e rimetterli sulla giusta strada, e allora gli basta una frase, un timeout per rimetterli in riga.

Ed è proprio quello che è successo con quel discorso, dove l’ex agente della CIA ha rimesso sui binari un treno che forse non aveva nemmeno iniziato a uscirne, ma che a suo sentore stava per affrontare una curva troppo ad alta velocità.

Ripeto, è ovvio che non basta una frase detta in un minuto di sospensione per far vincere 20 gare, altrimenti anche la Charlotte di turno potrebbe vincere un titolo NBA (vabbè, ho esagerato, lo so). Ci vuole ben altro, e quel ben altro San Antonio ce l’ha.

Cosa è cambiato infatti dalla squadra che l’anno scorso è stata sì la migliore ad Ovest in Regular Season ma che è stata eliminata al primo turno e quella di quest’anno?

Anagraficamente è cambiato parecchio, perché Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker hanno un anno in più, e quando si parla di un trentaseienne, un trentacinquenne e un trentenne il cambio non è propriamente positivo. Però per loro pare che l’età non si sia fermata, perché Tim in Gara2 con quattro stoppate è arrivato al secondo posto assoluto e a sole 3 distanze dalla vetta della classifica delle stoppate ai Playoff, perché l’argentino con 23 punti di media e soprattutto delle giocate fondamentali sta mettendo il suo marchio sulle Finali di Conference e perché l’ex signor Longoria sta giocando pure meglio di Westbrook, il suo avversario diretto che sta facendo dei playoff strepitosi ma che caso strano sta tirando nella serie con il 37% scarso.

Soprattutto, però è cambiato il Supporting Cast. FInalmente dopo anni in cui ci si doveva basare su Richard Jefferson e Bonner come uomini in più, quest’anno si può contare su un rookie come Kawhi Leonard che sta difendendo come un ossesso, su Captain Jackson che mette i canestri importanti e difende come non mai su Durant e su un Boris Diaw ancora appesantito ma che rispetto a Bonner permette tantissime soluzioni offensive e difensive in più.

Gregg Popovich durante un timeout

Ecco, parliamo proprio di questi tre innesti. Leonard è forse la miglior presa al draft che potessero fare gli Spurs, il fit perfetto che gli riempie il ruolo di 3 come non veniva riempito dai tempi di Bruce Bowen. Giocatore davvero da squadra di alto livello, infatti ho i miei dubbi che in un altro contesto avrebbe avuto un impatto simile. Poi Stephen Jackson. E’ un caso che si sia ri-disciplinato proprio una volta rientrato a San Antonio da Popovich e Duncan? Non credo, quindi mettiamolo nel calderone dei meriti del coach. Infine Diaw, giocatore affascinante quando giocava a Phoenix, un manuale quando era in Europa, un bombolone con il culo di un abbonato ai McDonalds d’America dalle altre parti. Arrivato a San Antonio il peso forma è migliorato (anche se il nero snellisce e ciononostante sembra sempre il fratello grasso di quello di Phoenix) ma soprattutto è migliorato l’approccio alle partite.

Supporting Cast + grande stagione delle tre stelle = Squadra perfetta?

Nì. Ci va ancora qualcuno che quella squadra la faccia giocare bene, anche quando in campo, ad esempio, ci sono i Matt Bonner, i Gary Neal, i Danny Green, i Tiago Splitter e i Pat Mills. E questo qualcuno è proprio Coach Popovich.

Gregg ha infatti saputo ottenere il massimo da questi giocatori, inculcando in loro la giusta mentalità di squadra, facendo loro capire che un extra-pass per un uomo più libero è decisamente meglio di un tiro a più bassa percentuale, che la transizione difensiva deve essere corale e ordinata per chiudere bene le corsie primarie e secondarie agli avversari, che i compagni vanno protetti sia in attacco, sacrificandosi nei blocchi, sia in difesa con le rotazioni difensive. Insomma, ha creato una macchina quasi perfetta.

Il risultato? Forse la migliore versione degli Spurs vista nell’ultimo decennio. Non la squadra più forte, quella lo era con il Duncan dei primi tempi, ma quella che gioca meglio.

E’ idea comune infatti che San Antonio giochi il miglior basket di questi playoff e per una volta il bel gioco corrisponde anche a ottimi risultati. La loro circolazione di palla, il loro trovare sempre un open-shot sia che si parta con un Pick&Roll di Parker o Ginobili sia che si inizi da un gioco in post di Duncan, è una delle cose più belle da vedere su un campo da basket e fino a questo momento le vittorie sono ampiamente meritate.

La strada è ovviamente ancora lunga prima di poter cantar vittoria, ma se c’è una squadra che in questo momento merita di arrivare in finale, questa è San Antonio. Poi da lì parte il terno al lotto, perché se c’è una squadra che può mettere in difficoltà gli Spurs questa è proprio Miami, indiziata numero uno per arrivare in finale ad Est.

Questa è un’altra storia però e non voglio portarmi troppo in là con gli eventi. Per ora c’è da gustarsi ancora questa serie con i Thunder e da festeggiare il traguardo di 20 gare vinte in fila e meritatamente.

I want some nasty!” dice Popovich. A me tutto sommato questa versione Beautiful and Chic dei suoi piace moltissimo, ma se c’è bisogno di sporcarsi per giocare a questo modo dico: “I want some nasty too!”

DISCLAIMER: Come spesso capita, potrebbe essere che dopo un articolo del genere arrivi la prima sconfitta o un calo di rendimento. Sappiate che non è mia intenzione portar sfiga agli Spurs, anzi, e che anche un eventuale sconfitta dopo 20 gare nulla toglierebbe a quanto fatto finora e non cambierebbe una virgola di questo articolo.

Categorie: NBA | Tag: , | 2 commenti

Navigazione articolo

2 pensieri su “Caro Pop, I want some nasty too

  1. Matthew

    se stanotte gli spurs perdono allora affrettati a scrivere un articolo su miami, mi raccomando!

  2. Mavio

    Matthew, che dici, deve farlo l’elogio a Miami?🙂

    Scherzi a parte straquoto, anche se alcuni di quelli citati tra i rincalzi da modalità “bassa manovalanza on” sono innesti perfetti quanto un Leonard, che pure sta giocando benissimo. Per il resto quoto tutto!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: