NBA Finals 2012: Miami sbanca la Chesapeake Arena e fa 1-1


Wade e Bosh sono stati decisivi nella vittoria di Miami in Gara2

Si dice che una serie non inizi fino a che non arriva la prima vittoria in trasferta. Ecco, allora possiamo dire che le Finali NBA sono iniziate!

MIAMI HEAT 100 – OKLAHOMA CITY THUNDER 96 (27-15, 28-28, 23-24, 22-29)
Oddio, non che ci si potesse lamentare di quanto visto in Gara1 tra Thunder e Heat per la verità, ma effettivamente adesso, dopo la vittoria alla Chesapeake Arena da parte di Miami, ci si trova di fronte al primo bivio della serie. Scott Brooks dovrà infatti essere abbastanza bravo da fare gli aggiustamenti necessari a sconfiggere LeBron e compagni tra le mure amiche, dove in stagione regolare hanno perso solo 5 partite su 33 e nei playoff 2 su 10.

I Thunder però sono squadra solida e se in stagione regolare son stati capaci di 21 vittorie su 33 partite, ai playoff in trasferta son stati capaci di prendere lo scalpo di San Antonio, Lakers e Dallas (2 volte) per un totale di 4 vittorie e 3 sole sconfitte.

Il momento del fallo di LBJ su Durant

IL FALLO
Iniziamo a raccontare la partita dalla fine. A 7 secondi dalla sirena, con i Thunder sotto di 2, Durant riceveva dalla rimessa e invece di aspettare lo scadere del tempo per tentare il tiro del pareggio o della vittoria, si giocava l’1 vs 1 contro LeBron, che sbracciava e commetteva un fallo solare non sanzionato dagli arbitri. Durant con le mani di LBJ addosso sbagliava e il rimbalzo nelle mani degli Heat significava sconfitta.

E’ sempre brutto dire che l’esito di una partita sia stato condizionato da un episodio arbitrale e la premessa, che pare ovvia per chi ha visto la partita ma che ovvia non è, è che Miami ha meritato di portare a casa la W, però non si può nemmeno sorvolare sul fatto che quel fischio avrebbe cambiato notevolmente le cose. Durant sarebbe infatti andato in lunetta con la possibilità di pareggiare e sarebbe toccato agli Heat con i 7 secondi sul cronometro a provare a vincerla.

Certo, poi Durant avrebbe dovuto segnare entrambi i liberi, gli Heat come detto avrebbero dovuto sbagliare il tiro eccetera eccetera, però quella non chiamata pesa e non poco sull’economia dell’incontro e forse della serie.

Bosh decisamente meglio da unico lungo

CIAO CIAO TWIN TOWERS
Oddio, chiamare Twin Towers Haslem e Bosh è un insulto a Robinson e Duncan, Olajuwon e Sampson e tutte quelle coppie di lunghi di alto livello, però Spoelstra ha corretto quello che secondo me è stata una delle chiavi della sconfitta in Gara1, ovvero quella di giocare con 2 lunghi che occupavano l’area offensivamente o che erano troppo snaturati (Bosh che stazionava sull’arco per liberare l’area).

In Gara2 gli Heat si sono presentati con Bosh da unico lungo e i 4 esterni, con LeBron da 4 e il cambio di rotta ha dato i suoi frutti, con un attacco che ha giostrato maggiormente la palla e l’area meno intasata quando Wade e James attaccavano il ferro. Per la verità in alcuni momenti Spoelstra ha riprovato il tandem Haslem-Bosh e sono stati i momenti in cui i Thunder hanno rialzato la testa. Il non insistere su questa linea è però un punto a favore del coach di Miami.

Collison. In finale molto più efficace di Perkins

PIU’ NICK E MENO PERK
Dall’altra parte il giocare con un solo lungo e anche piuttosto mobile da parte di Miami ha fatto soffrire parecchio Perkins, il centro di Oklahoma City. Perk infatti è il giocatore ideale quando si tratta di difendere contro un lungo di post importante come Bynum o come DH12, lo è molto meno contro un lungo dinamico come Bosh o su un lungo che non tocca palloni come Haslem, perché molto più lento di piedi dei suoi compagni Ibaka e Collison, al contrario dell’ex Boston molto bravi in aiuto per la stoppata o per prendere posizione per lo sfondamento.

Ecco perché in questa serie ci sarebbe molto più bisogno di un giocatore come Collison rispetto a lui, che però ha uno status più importante all’interno della squadra, motivo questo per cui Brooks deve dare comunque dei minuti al suo giocatore. La testa di Kendrick in tal senso non aiuta molto, non essendo un giocatore molto incline a farsi da parte, come lo è stato invece dall’altra parte Haslem che ha visto il suo minutaggio ridursi, dopo la rinuncia al doppio lungo, dai 28 minuti di Gara1 ai 16 di Gara2.

A Miami però bisognerà fare qualche scelta dolorosa e l’accantonamento di Perkins in alcuni momenti della partita può essere uno di questi.

Dwyane Wade molto più aggressivo in Gara2

WELCOME DWYANE
Diamo ufficialmente il benvenuto a Wade nella serie. Rispetto a Gara1 il numero 3 ha avuto più o meno lo stesso numero di tiri (19 martedì, 20 stanotte), ma è cambiato radicalmente il modo in cui li ha presi e di conseguenza le percentuali. Wade stanotte ha attaccato molto di più il ferro ed è stato molto più attivo in generale.

Di questo ne ha beneficiato in toto l’attacco degli Heat, che hanno iniziato dai primi secondi dell’azione a muovere la difesa avversaria e prendendo buoni tiri. Prova ne è il fatto che non appena la palla ha iniziato a fermarsi (Wade e James negli ultimi due possessi) sono arrivati i primi guai di Miami, con una palla persa e un tiro da tre fuori ritmo da parte delle due star.

Oltre a Wade sarebbe da dare il benvenuto anche a Bosh, che ha giocato una gara molto più intensa della precedente e che ha giovato non poco del fatto di essere l’unico lungo dei suoi. Potendo giocare più vicino al ferro Chris ha infatti potuto incidere notevolmente di più soprattutto sotto le plance, dove con 15 rimbalzi è stato il migliore dei suoi.

LeBron con il suo 2/2 ai liberi negli ultimi secondi ha chiuso la gara

DURANT vs JAMES
I due Fenomeni non si stanno certo risparmiando. Durant ha iniziato male, ma come al solito nel quarto periodo ha preso per mano i suoi e con 16 punti frutto di 5 su 9 al tiro (3 su 4 da tre) ha rischiato di completare una rimonta che se non fosse stato per quel contatto non fischiato sarebbe forse andata a buon fine.

Non si è però tirato indietro nemmeno James, autore alla fine di una prestazione da 32 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 1 rubata. LeBron però ancora una volta nel quarto quarto ha preso qualche decisione sbagliata, prima tenendo troppo la palla in punta negli ultimi minuti di gioco, poi passando qualche responsabilità di troppo ai compagni, rifacendosi però ampiamente a 1:26 dal termine con il canestro del + 5 e allo scadere con il 2 su 2 ai liberi che hanno messo il sigillo alla partita.

Shane Battier sta tenendo percentuali mostruose

MIGLIORE IN CAMPO
6 su 8 al tiro con 5 su 7 da tre per 17 punti totali che si sommano ai 17 di Gara1, sta tirando nella serie con il 69.2% da tre (9 su 16) e il 70.6% dal campo dopo aver fatto registrare un misero 31% nelle serie precedenti. Stiamo parlando di Shane Battier, giocatore che con questa strutturazione a 4 esterni è chiamato in campo per più di 40 minuti. Shane sta giocando benissimo, portando esattamente quello che ci si aspettava da lui ad inizio stagione: difesa, tiro sugli scarichi e qualche giocata di esperienza.

L’ex Memphis non si sta tirando indietro di fronte a nulla e nonostante sia un esordiente in finale sta mettendo in campo una tranquillità che solo un giocatore di questo tipo (e cresciuto alla corte di coach Krzyzewski) può portare. Battier rischia davvero di essere quello che è stato James Posey nel 2006 e di questo i tifosi Heat non possono che esserne felici.

Perkins sta dando poco ai suoi in Finale

PEGGIORE IN CAMPO
Kendrick Perkins non ha davvero dato nulla ai suoi in questa gara, prova ne è anche il –15 di plus/minus che campegga sul suo boxscore. A prescindere dai meri numeri, però, è proprio la sensazione di mancanza di rapidità negli aiuti che penalizza maggiormente l’ex Celtic. In estate quando si è presentato ai nastri di partenza tirato a lucido e dimagrito di molti kg la sensazione era che forse si era pure esagerato in tal senso.

Kendrick infatti è un giocatore che deve dare il suo apporto contro giocatori di peso e anche in uno stato di forma come quello di questa stagione la rapidità e la mobilità rimane un suo punto di debolezza che non poteva risentire di grossi miglioramenti. Non che gliene si voglia fare una colpa, sia chiaro, però in certe situazioni, in una serie come questa, deve essere capace di mettere da parte il suo orgoglio e farsi da parte, lasciando il proscenio a giocatori più adatti a giocare contro questi Heat.

VERSO GARA3
Ecco la prima Pivotal Game, come la chiamano di là della pozza. L’inerzia ora è passata dalla parte della Florida, dove si andrà a giocare per 3 gare consecutive. I Thunder devono subito riprendere il loro cammino cercando di sorprendere subito gli Heat per riconquistare il fattore campo.

Gli Heat dal canto loro devono continuare a giocare con aggressività e puntare sul quintetto con 4 esterni, proponendo nuovamente e magari per qualche minuto in più su Norris Cole. Il rookie infatti alla American Airlines Arena ha più volte dimostrato di potersi esaltare e allungare la rotazione per Spoelstra sarebbe un vantaggio non da poco per prendere la testa della serie.

Categorie: NBA | Tag: , , , | 1 commento

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Un pensiero su “NBA Finals 2012: Miami sbanca la Chesapeake Arena e fa 1-1

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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