NBA Finals 2012: Miami si porta sul 2 a 1


LeBron festeggia. Gara3 è dei suoi Heat

Gara 3 delle Finals NBA è andata in archivio e come ormai tutti saprete a portarla a casa son stati i Miami Heat, che si son così portati sul 2 a 1, ribaltando quindi il vantaggio iniziale di Oklahoma City.

Buon viatico questo per gli Heat, almeno statisticamente. La statistica dice infatti che l’83% abbondante delle squadre che si porta sul 2 a 1 ha poi vinto il titolo.

OKLAHOMA CITY THUNDER 85 – MIAMI HEAT 91 (20-26, 26-21, 21-22, 18-22)
Tutto ad un tratto i Thunder hanno mostrato tutta la loro giovinezza ed inesperienza. Sul finire del quarto periodo, infatti, dopo aver fatto un mezzo miracolo recuperando dal -7 al -1 in soli 49 secondi, grazie ad un’ottima difesa di Sefolosha che rubava palla a Wade e andava a schiacciare in campo aperto, la squadra di Brooks ha completamente spento la luce e quella straordinaria macchina da guerra con a capo Kevin Durant nei minuti finali della partita si è clamorosamente inceppata producendo due tiri forzati e una palla persa clamorosa dalla rimessa quando ancora le squadre erano a un possesso di distanza.

In qualche modo gli Heat si possono considerare fortunati, perché senza questi errori, con l’inerzia della gara girata decisamente dalla parte degli avversari, il finale sarebbe potuto essere decisamente diverso.

Il fallo di Harden che manda LBJ in lunetta

IL FALLO Vers. 2.0
Come in Gara2 anche in Gara3 c’è stato un fischio che ha in qualche modo influenzato la partita, sempre fermo restando che quanto scrivo si deve considerare come cronaca e non come un tentativo di attribuire le colpe di una sconfitta o i meriti di una vittoria agli uomini in grigio.

Mi riferisco ovviamente al fallo fischiato ad Harden a 16 secondi dalla fine, con OKC sotto di 3 e che stava rendendo difficoltosa l’azione degli Heat. Harden ha dapprima sporcato il palleggio di James, poi gli è semplicemente stato attaccato per fargli perdere ulteriore tempo. A quel punto è stato fischiato il fallo che ha praticamente sancito la chiusura della sfida, permettendo a James di andare in lunetta e portare a due i possessi di vantaggio per i suoi.

Francamente avrei capito molto di più un fischio sul primo contatto che sul secondo, ma si sa, gli arbitri non hanno possibilità di vedere al Super Slo-Mo tutte le azioni.

KD sta faticando a contenere LBJ 

JAMES vs DURANT
Il duello questa volta è andato tutto a favore di LBJ, anche perché Kevin è stato nuovamente fermato dai falli. Il suo quarto è arrivato infatti a 5 minuti dalla fine del terzo periodo e lo ha costretto alla panchina. Proprio questa tendenza (in queste Finals è a 4 falli di media) dovrebbe far rivedere le strategie difensive a coach Brooks. Lo svizzero Sefolosha sta infatti difendendo benissimo su James e si dovrebbero trovare delle soluzioni che liberino KD dai compiti di marcatura di James. Ovviamente la soluzione con i 4 esterni è la più indicata, specialmente quando dall’altra parte è in campo Battier. Durant può infatti occuparsi di Shane e magari dare un po’ più di noia al giocatore che sta tirando meglio in tutta la serie e dall’altra parte avrebbe la possibilità di essere più fresco e meno frenato dalla questione falli.

Dall’altra parte nulla da dire, ancora una volta, sulla prestazione di LBJ, che anche questa volta con 29 punti, 14 rimbalzi e 11 su 23 al tiro, ha dato la sua chiara impronta sulla gara. Più in generale, in questi playoff James si sta dimostrando veramente uno dei giocatori più decisivi da molti anni a questa parte.

A supportare questa affermazione, che forse non vedrà tutti concordi, ci viene incontro il PER (Player Efficiency Rating) una statistica inventata da Hollinger che tiene conto di tutto quanto fatto da un giocatore in campo, bilanciata per minuto di gioco e sul numero di possessi della squadra di appartenenza in modo da cercare una quanto più possibile uniformità di giudizio sui giocatori.

Il PER è un indice assolutamente statistico e come tutte le voci statistiche va preso con le pinze, ovviamente, però è interessante vedere come la stagione di LeBron in questi playoff sia la 12esima migliore di sempre in NBA e la 13esima se si considera anche la defunta ABA come ci conferma Basketball-Reference.

Mi viene quindi da chiedermi a che titolo si dica che quella di LeBron, come sentito in più lidi, sia sopravvalutata, ma questo è un altro discorso.

Perkins continua ad essere in difficoltà

PUNTEGGI BASSI
A parte Gara1, quella vinta, i Thunder non sono più riusciti a superare quota 100 punti che è un po’ il break even di questa squadra. Quando l’attacco gira e riescono ad andare in tripla cifra in stagione regolare hanno un record di 35W-7L, anche perché una gara ad alto punteggio vuole dire avere un maggior controllo del ritmo del gioco e la possibilità di correre maggiormente, caratteristica nella quale Durant e soci eccellono.

Lo staff tecnico dovrà quindi lavorare maggiormente sull’attacco, perché la difesa, anche se in modo un po’ ondivago, sta funzionando discretamente. Per poter produrre di più la mia idea è sempre quella di rinunciare ai due lunghi, soprattutto Perkins che in Gara3 ha sì raccolto 6 rimbalzi offensivi ma ha anche fatto pagare troppo la sua presenza statica in area in attacco, senza chiudere ermeticamente la propria.

I Thunder aspettano il vero James Harden

(DON’T) FEAR THE BEARD
All’alba di questi playoff ci si chiedeva se Oklahoma City sarebbe riuscita a mantenere questo roster anche in futuro, pensando che James Harden potesse andare a prendere una cifra fuori dalle possibilità del cap dei Thunder. Harden che era chiamato ad essere uno dei fattori decisivi di questa serie e l’uomo che poteva fare la differenza per OKC.

In realtà, già solo a vedere le cifre, scopriamo che il barba sta contribuendo poco e male nella serie e se confrontiamo le voci statistiche con i turni precedenti scopriamo questo:

POINTS REBOUNDS ASSISTS FG% 3P% FT%
NBA FINALS 11,7 3,3 3,7 40,7% 33,3% 71,4%
CONF FINALS 18,5 5,5 3,7 49,3% 60,9% 80,6%
CONF SEMIFINALS 16,0 4,6 2,2 35,8% 25,0% 92,5%
1ST ROUND 18,3 5,5 4,3 50,0% 46,2% 87,1%
REGULAR SEASON 16,8 4,1 3,7 49,1% 39,0% 84,6%

ovvero un netto calo nelle prestazioni di Harden in queste finali e la sensazione che sia forse stato un po’ sopravvalutato l’effort che avrebbe potuto dare alla sua prima esperienza alle Finals, anche perché stiamo sempre parlando di un ragazzo non ancora 23enne.

E’ però importante che da lui arrivi un netto cambio di rotta perché i Thunder senza l’energia della sua barba hanno meno chances di vittoria.

LBJ. Per lui in Gara3 ci sono 29 punti e 14 rimbalzi

MIGLIORE IN CAMPO
LeBron James ha meritato decisamente la palma di migliore in campo anche in questa terza sfida di finale, ma ancora una volta è Shane Battier l’infallibile cecchino che colpisce gli avversari. Come nelle gare precedenti infatti l’ex Grizzlie è stato mortifero dall’arco con il suo 2 su 2. A questo ha aggiunto 3 su 3 ai liberi e tante giocate decisive in difesa come suo solito.

Ma non è solo in questo che è importante l’ex Duke. La sua presenza fisica permette infatti di giocare con un solo lungo, Bosh, senza andare necessariamente sotto fisicamente. Se gli Heat vincessero la serie, sono certo che LBJ sarebbe l’MVP delle Finali, ma Battier sarebbe il fattore principale per aver fatto funzionare tutto questo.

PEGGIORE IN CAMPO
Come anche nelle prime due gare di finale e come spiegato dettagliatamente in precedenza, è James Harden che sta deludendo le aspettative e che anche in questa Gara3 non ha saputo dare quanto ci si aspettava da lui. Coach Brooks lo sa, ma sa anche quanto sia importante recuperarlo per il bene della squadra. Per questo motivo lo ha fatto comunque giocare più di 34 minuti e lo ha lasciato in campo quando la palla pesava di più.

Harden però non ha saputo ricambiare la fiducia del suo allenatore e ha nuovamente toppato l’occasione, mancando a 30 secondi dalla fine la tripla che avrebbe dato il pareggio ai suoi. Ora il barba deve essere bravo a mettersi tutto alle spalle e a far vedere che bisogna ancora avere paura di lui.

VERSO GARA4
Gara4 diventa inevitabilmente una gara da dentro-fuori per Oklahoma City e non vorrei essere nei panni dei giovani Thunder quando entreranno all’American Airlines Arena. La squadra di Brooks era anche riuscita nell’ultima sfida nell’intento di non andare troppo sotto per poi recuperare come fatto nei primi due episodi e anzi in Gara3 era riuscita ad avere un vantaggio in doppia cifra, sciupando però tutto e facendosi rimontare. Poi, come nelle migliori delle sue tradizioni era riuscita a riprendere l’inerzia della gara, per poi sciupare nuovamente.

Nella sfida di stanotte dovrà evitare il più possibile questi cambi di leadership e cercare di mantenere quanto più possibile a distanza Miami. Impresa ardua, ovvio, ma assolutamente nelle corde di OKC, che nonostante sia in svantaggio ha ancora parecchio da dire in queste Finals.

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