NBA Finals 2012: Miami arriva al Match Point


Chalmers, Bosh e James sono stati gli uomini chiave di Gara4

Miami fa sua anche Gara4 nella notte tra martedì e mercoledì e si porta ad una sola vittoria dall’agognato titolo. Ancora una volta la vittoria è stata sofferta e sudata e ancora una volta le mani degli Heat non hanno tremato nei possessi decisivi contrariamente a quanto ci si aspettava da loro all’inizio della postseason.

OKLAHOMA CITY 98 – MIAMI HEAT 104 (33-19, 16-27, 26-33, 23-25)
Non è stata una vittoria facile perché gli avversari, sopra anche di 17 punti nel primo quarto, sono partiti come non gli era mai capitato durante queste Finals, aggredendo cioè il canestro e trovando punti con facilità. Inizio che a dir la verità era abbastanza preventivabile, data la necessità di dare una scossa da subito all’ambiente.

Il problema è che tutto quanto di buono fatto vedere nel primo quarto è stato vanificato nel secondo, con i Thunder che sono stati capaci di segnare solamente 16 punti facendo così rientrare completamente in partita gli Heat.

A quel punto la gara è vissuta sui fili dell’equilibrio fino alla fine, con James e soprattutto Chalmers che tenevano però Miami in vantaggio.

LBJ portato fuori a braccia 

L’INFORTUNIO
A 5:35 dalla fine della sfida, però, accadeva quello che sarebbe potuto essere l’irreparabile ma che per fortuna di Miami non lo è stato. LeBron James, autore fino a quel momento di 21 punti, 9 rimbalzi e 12 assist, in un tentativo di entrata crollava a terra per un infortunio. L’azione proseguiva e sulla palla recuperata da Wade segnava altri 2 punti per poi fermarsi ed essere accompagnato fuori a braccia.

Sul momento non si capiva nemmeno quale fosse l’entità dell’infortunio perché lo staff medico degli Heat gli dava sia degli integratori (lasciando supporre un problema di crampi) sia un massaggio con il ghiaccio (dando adito quindi all’idea di qualcosa all’articolazione).

Quello che era ben chiaro a tutti, compresi i giocatori di Miami, era che un eventuale stop del Prescelto sarebbe potuto costare caro, soprattutto in termini mentali.

Importantissimo quindi che James dopo un minuto sia rientrato in campo per un cameo di pochi secondi e che in quel lasso di tempo abbia messo la tripla del momentaneo +3. Il vedere il proprio leader rientrare nel momento di massimo sforzo degli avversari (erano arrivati anche a mettere il muso davanti sul 94-92) e ricacciarli a un possesso pieno di distanza grazie alla sua tripla ha dato la fiducia necessaria alla squadra per portare a casa la vittoria.

Durant è in seria difficoltà

JAMES vs DURANT
Ancora una volta, cifre a parte, la sfida diretta è andata a favore di James, anche e soprattutto per l’evento descritto sopra. Ormai la fiducia di LeBron è ai massimi storici, al contrario di quella del suo avversario che inizia a vacillare.

LBJ ha dato il suo massimo nel terzo quarto, che è stato quello del sorpasso dei suoi, segnando 10 punti, raccogliendo 3 rimbalzi e smazzando 4 assist nei 12 minuti giocati.

Durant invece, che in questi playoff ci aveva abituato a quarti quarti scintillanti, anche in Gara3 si è dovuto accontentare di quello che gli ha lasciato lo script della gara, ovvero di 6 miseri punti, nettamente in controtendenza rispetto a quanto visto nel recente passato.

OKC perde nonostante un gran Westbrook

WILD WILD WESTBROOK
Uno dei motivi per cui Durant si è visto così poco è stato lo straordinario effort offensivo prodotto dal suo compare Russell Westbrook. L’ex UCLA ha infatti avuto una notte da 43 punti, 7 rimbalzi, 4 assist con 20 su 32 al tiro, pari al 62,5%. 17 dei suoi 43 sono arrivati inoltre nel solo quarto periodo, grazie ad un 7 su 9 al tiro e 3 su 3 ai liberi.

Losing effort purtroppo per lui, che ha anche sulla coscienza un madornale errore sul finire della sfida.

Quando mancavano 17 secondi al termine della gara, infatti, dopo una straordinaria difesa di OKC che aveva portato a 0.8 secondi dallo scadere dei 24 una palla a due tra Haslem ed Harden (che con il senno di poi, poteva non contendere il pallone ad Haslem che non avrebbe avuto il tempo materiale di raccoglierlo e tirare) ha commesso un fallo su Chalmers non sapendo che la regola prevede che in caso di Jump Ball il cronometro dell’azione si resetta ai 5 secondi.

Quel fallo, che ovviamente se il tempo fosse rimasto a 0.8 secondi non sarebbe stato fischiato, mandavo il caldissimo Rio in lunetta e permetteva ai Miami Heat di portare a 2 i possessi di distacco tra le squadre, sancendo di fatto la fine della sfida.

Brooks deve migliorare l’attacco dei suoi

NO OFFENSE NO WIN
Continua il momento difficile nell’attacco di Oklahoma City, soprattutto quando si arriva nell’ultimo quarto. Gli unici a trovare il canestro negli ultimi 12 minuti sono stati infatti i soliti Westbrook e Durant, mentre il resto della squadra ha combinato per uno scadente 0 su 6.

Molte colpe di questo sono da attribuire a coach Brooks che non ha ancora trovato un modo efficace di attaccare la difesa di Miami e continua ad affidarsi alle soluzioni dei singoli. Harden continua a steccare nei momenti importanti e senza di lui, come già anche nelle partite precedenti, l’attacco di Oklahoma diventa troppo prevedibile.

Se anche in una nottata del genere di Westbrook non arriva la vittoria, la strada si fa decisamente in salita.

Chalmers si divide la palma di MVP con LeBron

MIGLIORE IN CAMPO
Stavolta LeBron James non ha rivali. Lo avrebbe avuto in Westbrook, ma alla fine si deve premiare chi ha vinto la partita e The Choosen One l’ha decisamente vinta lui, prima ancora che a livello tecnico a livello emotivo, con il suo comeback dopo l’infortunio che sta già diventando un momento storico della lega, alla stregua del rientro di Willis Reed e di Pierce nelle Finals di qualche anno fa.

James in queste Finals sta tenendo medie di 29,3 punti, 10 rimbalzi, 6 assist e 1,8 recuperi, medie irreali e anche ieri nonostante l’infortunio è risultato decisivo sia con le sue giocate che con i numeri, grazie ai 12 assist che hanno messo in ritmo un grandissimo Mario Chalmers, che a ben pensarci, meriterebbe quantomeno l’ex aequo con il prescelto data la sua prestazione.

Ibaka pare lontano parente di quello della WCF

PEGGIORE IN CAMPO
Detto che Harden continua a non convincere, stavolta la palma del peggiore la assegno a Scott Brooks, che non è riuscito a fare gli adeguamenti necessari per cambiare l’inerzia della serie e soprattutto non ha trovato le soluzioni per rendere efficace il suo attacco nell’ultimo periodo, quando si decidono le partite.

Di più, Brooks è stato colpevole di non mettere in ritmo Ibaka, facendolo giocare troppo a corrente alternata. Serge, fresco di convocazione in Nazionale Spagnola per le Olimpiadi di Londra, dal canto suo sta giocando male le sue chances, non mostrando quella che dovrebbe essere la sua prerogativa migliore, l’energia. Troppo spesso infatti in questa serie sta andando su molle a stoppare, con il risultato di non essere particolarmente efficace. Mancanza di efficacia che gli fa perdere anche convinzione al tiro dalla media, zona dalla quale aveva castigato gli Spurs in Finale di Conference. Sul finire della gara il congolese ha infatti passato qualche responsabilità quando è stato chiamato in causa dal gomito. Una sua maggior intraprendenza avrebbe giovato all’attacco dei suoi quantomeno per ampliarne potenzialmente la gamma di soluzioni.

Si aspettano quindi per Gara5 i migliori Brooks e Ibaka possibili.

VERSO GARA5
Miami ha sulla racchetta il match point da giocarsi tra le mura amiche dell’American Airlines Arena. Tutto però dipenderà dalle reali condizioni di salute di LeBron James. Con un LBJ a mezzo servizio le possibilità di recuperare e di rifarsi sotto per Oklahoma City aumentano notevolmente, anche se Wade deve ancora giocare in questa serie una gara alla Wade.

Un’eventuale vittoria darebbe ai Thunder lo spirito giusto per tornare alla Chesapeake Arena e tentare di essere la prima squadra a riuscire a rimontare dall’1-3 e arrivare alla vittoria dell’anello, anche se a guardare l’inerzia, pare un sogno davvero lontano dall’avverarsi.

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