Nell’NBA i soldi contano, ma non sono tutto


David Stern. Fosse stato per lui forse ora avremmo un Hard Cap in NBA

C’è un retaggio del calcio italiano che ancora sopravvive nella cultura di chi guarda agli sport USA, soprattutto l’NBA. L’equazione Squadra ricca = più possibilità di vincere.

Non è esattamente così in realtà, prima di tutto perché esiste un meccanismo di tetto salariale che dà delle limitazioni, poi perché comunque bisogna fare delle scelte lungimiranti per non rimanere in un limbo di mediocrità o comunque un livello che non permetta di raggiungere il top.

Qualche esempio?

I Nets e i Knicks.

Le due squadre di New York, grazie a un proprietario gazzilionario la prima e per mercato la seconda, possono permettersi infatti di spendere, di andare sopra il cap e in luxury tax quasi senza colpo ferire. In questo modo la squadra di Brooklyn può permettersi di rifirmare Deron Williams, Geral Wallace, Brook Lopez e di accollarsi lo stipendione di Joe Johnson costruendo una squadra che possa puntare in alto.

Oppure, sponda Knicks, ci si può permettere di avere due contratti esagerati come quello di Melo e Stat, aggiungere quello di Chandler e pareggiare offerte fuori mercato per Jeremy Lin e Landry Fields (molto difficile quest’ultimo).

E’ possibile però perché si hanno già in squadra i giocatori da rifirmare. Altrimenti, il meccanismo del salary cap limita molto la possibilità di costruire. Ecco perché continuo a credere che i Nets si sono impelagati un po’ troppo con il contratto di Johnson, perché sommato a quello di Brook Lopez (che andrà per forza rifirmato perché l’unico modo per avere un centro decente per puntare in alto) andrà a chiudere decisamente la porta a eventuali aggiustamenti significativi se (come temo) nel giro di due anni a Brooklyn non dovesse arrivare l’anello, nonostante la conferma di Deron Williams, lui sì meritevole di un contratto lungo e oneroso.

E allo stesso modo, perché non mi si dica che parlo da hater, non sono contento di come si muovono i Knicks, che hanno sedato ogni possibilità di costruire un progetto vincente prendendo Melo e un contratto da 20 milioni per 4 anni, costringendoli ora a fare i salti mortali per arrivare a un play degno di nome (escludendo i motivi tecnici per cui Melo fa scopa con l’altro contrattone ambulante Stat).

Insomma, vero che le due squadre hanno soldi e possono rifirmare i Gerald Wallace, i Brook Lopez e i Jeremy Lin del caso, ma tarpandosi così parte delle ali per puntare veramente il titolo.

Per questo motivo l’NBA continuerà ad essere una lega dove la cosa importante è la programmazione.

Certo, mi si potrà dire che l’ultimo anello l’ha vinto la Miami di Wade, James e Bosh, ma bisogna anche ricordare che Miami per arrivare a loro ha raso a zero il proprio monte salari prima del 2010 e che i tre hanno preso meno di quello che avrebbero preso altrove per lasciare spazio di manovra a Pat Riley.

Oppure mi si può dire che nonostante tutto i Lakers sono sempre sulla cresta dell’onda e che a rotazione compaiono tra le contender (stanotte con l’arrivo di Nash ancora di più). Però anche lì c’è stato un periodo di ristrutturazione e hanno dovuto aspettare di dar via Odom per nulla per avere un minimo di spazio per muoversi, e comunque rischiano anche loro di non poter arrivare all’anello se non quando scadranno i contrattoni di Gasol o di Bynum.

Insomma, i soldi son importanti, ma non sono l’unica cosa che conta.

Categorie: NBA | Lascia un commento

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