Lakers all’assalto dell’anello?


Non un’espressione intelligentissima di Kupchak, l’uomo che ha portato Nash e Howard ai Lakers

Torno a parlare di basket giocato… vabbé, facciamo non simulato che è meglio, perché prima di parlar di basket giocato manca ancora un po’.

Parliamo di Lakers e del “miracolo” che ha fatto Kupchak, assicurandosi i servizi di Steve Nash e di Dwight Howard in questa offseason. E se Nash è arrivato grazie ad una Sign & Trade con Phoenix in cambio di scelte, DH12 è arrivato tramite una complessa trade a quattro squadre, con anche Philadelphia e Denver coinvolte, sostanzialmente in cambio di Andrew Bynum e Josh McRoberts.

Certo, stare a Los Angeles e avere i colori gialloviola addosso aiuta non poco in questi miracoli, ma Ketchup ha fatto esattamente quello che doveva fare.

La ciliegina sulla torta non è arrivata per poco, con Steve Nash che ha cercato di aiutare Kamchakta nell’acquisizione di Grant Hill, Free Agent quest’anno, che è andato sì nella città degli angeli, ma ha scelto la sponda Clippers, dimostrandosi una volta di più, se ce ne fosse stato bisogno, un idolo incontrastato (chi potendo scegliere tra Lakers e Clippers avrebbe scelto i secondi?).

Torta che però è ben sostanziosa anche senza la ciliegina. Al momento infatti il roster disegnato da Krajicek vedrebbe partire in quintetto Nash, Kobe, Artest, Gasol e DH, con Steve Blake, Duhon, Jodie Meeks, Jordan Hill. Earl Clark e soprattutto Antawn Jamison dalla panca.

Ok, forse un roster che non ha tutta questa qualità dal pino, ma che ha nel quintetto titolare il punto di forza e soprattutto una chimica (potenziale e al momento del tutto teorica) che nessuno ha nella lega in fatto di capacità difensive e attribuzione dei ruoli in attacco.

Sì, perché in attacco, oltre a Kobe che prenderà molti tiri, se Dwight capirà che non potrà prendersi troppe responsabilità ma le dovrà dividere con il catalano suo compagno di frontcourt, con Steve Nash a distribuire il gioco la quadra si potrebbe trovare nonostante la presenza delle tre stelle offensive.

Difensivamente invece, con Artest a prendere i 2-3 più pericolosi e Bryant sulle linee di passaggio, la differenza la farà l’avere Dwight Howard in mezzo, molto più adatto di Bynum a leggere gli aiuti una volta passata la prima linea difensiva (e qui con Nash c’è da immaginare che gli avversari in area arriveranno spesso).

C’è un però. Anzi, ce ne sono più di uno.

Il primo è nel ruolo che dovrà avere Howard. Prima della telenovela, il lungo ex-Orlando era già stato vicino ad un passaggio in gialloviola, ma lui stesso pare avesse declinato quando aveva capito che il numero 1 della squadra sarebbe rimasto Kobe e il testimone gli sarebbe stato passato solo dopo un paio di anni almeno. Con questa premessa bisognerà capire quanto il lungo avrà voglia di mettersi al servizio della squadra.

Il secondo riguarda Steve Nash. Il dubbio ovviamente non ha niente a che vedere con l’aspetto tecnico, ma più che altro l’aspetto fisico. Steve ha compiuto 38 anni e soprattutto ha una schiena che gli ha dato non pochi grattacapi in questi anni, con le conseguenze mitigate dal caldo dell’Arizona (e qui spostandosi a LA non dovrebbe risentirne), ma soprattutto dallo staff medico dei Suns, per acclamazione il migliore della lega con il secondo che arriva decimo. Ovviamente non voglio gufare nulla a Steve, che rimane tra i miei giocatori preferiti e che merita l’anello come pochi, però il dubbio che cambiando staff medico rischi di bloccarsi c’è eccome.

Il terzo dubbio riguarda la conformazione dei Lakers al confronto delle altre squadre top ad Ovest. Le modifiche fatte al Roster sono ovviamente il viatico per arrivare almeno a giocarsi a giugno la finale. Per farlo però dovranno battere la miglior squadra ad Ovest dell’anno scorso, ovvero i Thunder di Durant e Westbrook. In quest’ottica, l’inserimento di Howard e Nash può essere meno efficace di quanto si pensi. Ovvio, il miglioramento rispetto a Sessions e Bynum è innegabile, però OKC ha gli uomini adatti per contrastare i due innesti.
Perkins infatti, che l’anno scorso pareva il classico cerbiatto in tangenziale in alcuni contesti, con DH12 assume moltissimo senso, essendo probabilmente il miglior difensore di post della lega e comunque il miglior difensore sull’uomo tra i lunghi. Westbrook, invece, oltre ad essere un gran difensore con mani rapide che può dar noia a Nash in attacco, con la sua velocità può veramente fare ammattire il canadese dall’altra parte e arrivare al ferro, magari costringendo proprio Howard a commettere dei falli. Insomma, miglioramento sì, ma non sono così sicuro sia sufficiente a battere i Thunder che sono anche più profondi.

Il quarto, il più grosso, riguarda il manico. Prendere una squadra di questo tipo e darla in mano a Mike Brown è un po’ come prendere una Ferrari e darla in mano a Massa: un azzardo di quelli buoni. Coach Potato è considerato una pasta d’uomo, ma come allenatore lascia più dubbi di una brasiliana con il costume intero al carnevale di Rio. E quest’anno gli manca anche Messina, l’uomo che aveva offensivamente dato un’impronta molto europea al team.

Quattro dubbi, piccoli o grandi fate voi, ma che temo tormenteranno un po’ i tifosi lacustri nella prossima stagione. A meno di un altro miracolo di Kuccia…

Categorie: NBA | 4 commenti

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4 pensieri su “Lakers all’assalto dell’anello?

  1. Andrea

    Per un altro miracolo intendi qualcosa di concreto sul pino? O è solo una battuta?

  2. hana\

    concordo con l’aritcolo… il dubbio più grosso è il coach.
    detto questo chiunque avrà problemi contro westbrook, ma quest’ultimo non troverà alferro bynum ma howard, ed in attacco non dovrà difendere su session ma su nash… l’upgrade è notevole ma non è detto che basti.

  3. ProudMary

    Grande Grant Hill, ha tutta la mia simpatia!

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