NBA Power Ranking: Eastern Conference


Manca un mese o poco più all’inizio della Regular Season NBA ed è quindi tempo di lanciarsi in pronostici e di buttare giù il primo Power Ranking stagionale. So che non ne potrete già più di vedere classifiche sulla carta e ipotesi di piazzamento di team che ancora non sono nemmeno completamente definiti, per cui per renderlo un po’ diverso dagli altri Ranking, come faccio già da qualche stagione, lo farò per Conference e dando la posizione e un valore per ogni squadra, una sorta di Overall Value come in NBA2K13, anche se l’ultima volta che ho acceso una consolle c’erano ancora i Pooh a dominare le classifiche dei dischi più venduti in Italia.

Iniziamo dalla Eastern Conference, dove ovviamente abbiamo una squadra nettamente favorita sulle altre (no, non sto parlando dei Bobcats) e dietro un gruppetto di team la cui resa dipenderà da diversi fattori (il fattore C di solito è quello che la fa da padrone).

1. Miami Heat – 90

Sono chiaramente i favoriti ad Est. I campioni NBA in carica, oltre ad aver aggiunto una pericolosissima arma al loro arsenale come Ray Allen, che sugli scarichi piedi per terra e i metri di spazio che gli farà avere LeBron James potrà ritagliarsi una seconda giovinezza, hanno dalla loro anche la convinzione data dalla conquista dell’anello e l’essersi tolti dalla spalla quella scimmia che continuava a sussurrar loro che non erano ancora pronti per vincere.
LeBron James soprattutto sembra aver fatto un ulteriore step mentale verso una possibile onnipotenza che l’ha portato ad allenarsi ancora di più in quest’estate e a guidare da vero leader la selezione USA alle Olimpiadi e chi ci vede qualche analogia con il Michael Jordan del ’92, potrebbe non allontanarsi troppo dalla realtà (anche se Sua Maestà rimane ancora un paio di gradini sopra).
Se queste sono le premesse, gli avversari si devono preoccupare un pochino.

Uomo Chiave
Dwyane Wade, che sarà l’ago della bilancia come lo scorso anno. Per ora abbiamo iniziato lamentandoci del Ranking dei giocatori stilato dalla ESPN. Bene ma non benissimo.

2. Boston – 83

I Celtics hanno perso Ray Allen, uno dei Big Three, ma facendo la tara di cosa hanno perso e cosa hanno guadagnato sono dell’avviso che siano una squadra migliorata rispetto all’anno scorso. Il motivo è abbastanza semplice: hanno aumentato la rotazione nel reparto dei lunghi con giocatori dall’usato sicuro (Jason Collins), dal potenziale difensivo notevole anche se con testa disabitata (Darko Milicic) e con due rookies che potrebbero essere davvero un valore aggiunto come Jared Sullinger e Fab Melo. Il risultato è far risparmiare sudore a Kevin Garnett e preservarlo per quando il gioco si farà più duro.
L’arrivo di Terry e di Courtney Lee e l’anno di esperienza in più sulle spalle (ahia) di Avery Bradley permettono inoltre di fare lo stesso con Paul Pierce.
My two cents: a maggio bisognerà fare i conti con loro.

Uomo Chiave
Doc Rivers, che dovrà vestire i panni del frate francescano e catechizzare alcune teste di … (omissis) che ci sono in squadra.

3. New York – 81

Sono stato sempre parecchio critico con New York ma quest’anno ammetto che si sono mossi bene sul mercato. Certo, la squadra ha un’età che non si può definire verdissima (eufemismo) ma l’esperienza di alcuni giocatori come Kidd, Camby e forse Rasheed Wallace (si stanno intensificando i rumors su un suo possibile rientro) potrebbe essere l’arma per far arrivare la squadra ai Playoff con una chimica migliore rispetto all’anno scorso, coach Woodson permettendo.
Molto passa da come rientrerà dall’infortunio Shumpert, che rimane il difensore più credibile tra gli esterni, ma almeno la rotazione quest’anno è più profonda e permette di avere sostituti all’altezza in caso di infortuni.

Uomo Chiave
Amar’è Stoudemire. Allontanate il più possibile gli estintori da lui.

4. Brooklyn Nets – 80

I Nets sono nuovi, hanno casa nuova, città nuova, divise nuove e pure un nuovo blog tutto italiano. Però non mi convincono ancora molto, perché ci sono troppi se da far coincidere per far sì che la squadra di Avery Johnson arrivi davvero alle vette della Eastern e se non fosse per l’infortunio a Derrick Rose scivolerebbe ancora dietro di una posizione in questo Ranking.
Il dubbio numero 1 riguarda Brook Lopez, attraverso il quale passa gran parte delle possibilità di gioco sotto canestro dei Nets. Brook rientra da una stagione travagliata e ancora non ha messo a fuoco il fatto che un centro di 2.10 deve tirar giù qualche rimbalzo.
Gli altri dubbi sono sulla longevità di Joe Johnson e di Gerald Wallace, soprattutto con quest’ultimo che potrebbe sedersi sugli allori dopo aver raggiunto il contratto che cercava.

Uomo Chiave
Mirza Teletovic. Non ne abbiamo parlato, ma deve far vedere di essere un 4 credibile per la NBA per permettere soluzioni tattiche ai Nets.

5. Indiana Pacers – 79

Potenzialmente potrebbero anche stare più in alto ma il dubbio su chi si caricherà sulle spalle la squadra nei momenti caldi delle gare rimane. Granger è forse sopravvalutato da questo punto di vista e Hibbert si è visto lo scorso anno come sia sparito nei momenti in cui i Pacers dovevano provare a puntare alla giugulare degli Heat ai playoff.
Vogel rimane un coach interessante, anche se forse le belle parole spese durante la passata Regular Season sono state un po’ riviste dopo  i dubbi sorti ai Playoff.
Squadra criptica per gli alti livelli. Seguiamoli e vediamo.

Uomo Chiave
Paul George che rimane forse l’uomo più importante della squadra. Ora deve anche dimostrarlo e farsi riconoscere come leader.

6. Chicago Bulls – 75

Difficile dare davvero una posizione ai Bulls, perché l’assenza di Rose è ovviamente pesante, quasi quanto la presenza di Boozer. Le premesse per una stagione nella mediocrità per poter puntare alla stagione successiva con qualche scelta al draft in lottery ci sono tutte.
La garanzia per cercare comunque di fare bene è data dalla presenza di Thibodeau che difficilmente lascerà andare una stagione senza provare a tirar fuori soluzioni per arrivare a fare bene.
Seguiremo con particolare attenzione la stagione di Marco Belinelli, che ha la possibilità di crescere con uno staff di alto livello.

Uomo Chiave
Tom Thibodeau che rimane l’unico che possa sopperire all’assenza di Rose e allo scarso apporto di Boozer in campo.

7. Philadelphia 76ers – 73

I Sixers di Doug Collins hanno cambiato parecchio pelle, inserendo Andrew Bynum ma perdendo pedine importanti come Iguodala e Lous Williams, oltre all’amnistiato Elton Brand.
Con questi cambi la cosa certa è che si allontana il gioco di corsa che tanti buoni frutti aveva dato la scorsa stagione. Doug Collins dovrà quindi cercare altre soluzioni, ma soprattutto dovrà smentire la sua storia, che lo vuole in netta crisi dopo il terzo anno in un team.
La chicca della post season è stata la firma di Kwame Brown a sei milioni in due anni. Vai così Sissy, siamo tutti con te.

Uomo Chiave
Andrew Bynum. Dovrà rimanere sano e concentrato per tutta la stagione e far vedere ai Lakers che si son sbagliati a mandarlo via.

8. Atlanta Hawks – 71

Dopo la partenza di Joe Johnson è ufficialmente diventata la squadra di Josh Smith (se resterà) e di Al Horford, il che potrebbe non essere necessariamente un bene, soprattutto se il primo si sentirà in dovere di togliere le castagne dal fuoco in attacco a coach Larry Drew. La squadra però rimane interessante, così come lo è l’arrivo di Louis Williams e di Devin Harris. Quest’ultimo rimane un giocatore in netta crisi ma potrebbe trovare un po’ di fiducia se l’allenatore decidesse di far correre la squadra, avendo decisamente un roster adatto.

Uomo Chiave
Louis Williams che dovrà portare una ventata di freschezza e tanto gioco di corsa alla squadra.

9. Toronto Raptors – 65

Piano piano Toronto risale nelle graduatorie, anche se la convivenza di Jonas Valanciunas (che alle Olimpiadi non ha destato particolari emozioni) e Andrea Bargnani è tutta da provare. Non c’è la vera e propria stella, perché Bargnani, sebbene abbia un compenso e una storia tale da poterlo essere (rimane comunque una prima scelta assoluta) non ha nel DNA l’essere un leader. DeRozan, l’altro giocatore su cui si baserà il gioco dei Raptors, non ne ha capacità tecniche.
Rimane però una squadra interessante, soprattutto dopo gli arrivi di Kyle Lowry e Landry Fields (strapagato comunque). Forse forse, la luce in fondo al tunnel non è un treno stavolta.

Uomo Chiave
Andrea Bargnani. No more excuses come dicono da quella parte dell’oceano. O adesso o mai più deve fare il go to guy, possibilmente vincente.

10. Washington Wizards – 63

Potrebbe essere una delle sorprese della stagione, soprattutto se il rookie Bradley Beal si dimostra un giocatore pronto per questa lega. Il reparto lunghi, con Nenè e Okafor rimane interessante, anche se parecchi dubbi li lascia la loro integrità fisica.
Da New Orleans è arrivato anche Ariza, che come 3 è un collante ideale e soprattutto un giocatore che in difesa può contenere gli esterni più pericolosi. Tutto sta a Wall, che deve fare quello step in avanti che tutti stiamo aspettando.

Uomo Chiave
Nenè. Il brasiliano sarà ancora più importante di Wall e della sua, si spera, esplosione, perché sarà quello che dovrà dare un gioco interno ai suoi.

11. Cleveland Cavaliers – 62

L’unica certezza (e che certezza) è Kyrie Irving. Il ROY dell’anno passato ha tutte le carte in regola per fare una stagione ancora migliore rispetto alla passata. Il suo problema è che rischia di continuare a predicare nel deserto, perché la squadra non ha aggiunto delle pedine che possano realmente puntare ai Playoff.
La scelta di Dion Waiters rischia di essere un’altra scelta alta buttata un po’ via, come Tristan Thompson lo scorso anno, che sebbene non sia ancora da bocciare completamente essendo ancora un ragazzino al secondo anno, non pare però dare l’idea di essere un giocatore che ti cambia il volto di una franchigia.
Prevedo un altro anno di ricostruzione.

Uomo Chiave
Kyrie Irving. Sarà già un All Star a partire dalla prossima stagione?

12. Milwaukee Bucks – 59

La squadra è stata costruita senza molto senno, con il backcourt che vede insieme Brandon Jennings e Monta Ellis, quest’ultimo giocatore fenomenale ma che male si accoppia con un altro giocatore particolarmente leggero come l’ex Virtus Roma. A guardare i contratti pare che i Bucks si siano mossi per avere un buon margine di manovra a fine stagione, con scadenze importanti e con lo stesso Ellis che ha la possibilità di uscire dal contratto, cosa che farà sicuramente il suo compagno di linea Jennings, che ha più volte fatto intendere di voler cambiare aria.
Che in tutto questo coach Skiles (per quanto rimanga un tecnico valido) e i suoi modi un po’ rudi c’entri qualcosa?

Uomo Chiave
Brandon Jennings deve dividere il backcourt con Monta, che dopo il rodaggio dell’anno scorso è l’uomo che sarà l’immagine dei Bucks per questa stagione.

13. Orlando Magic – 58

I Magic hanno perso la loro stella e sono in chiara fase di ricostruzione. Dalla trade per Dwight Howard hanno ottenuto Aaron Afflalo e Al Harrington, quest’ultimo con un contratto che non volete nemmeno conoscere.
Il team è praticamente costretto a fare due anni di tanking, anche guardando i contratti che occuperanno il cap fino al 2014. E allora che tanking sia, a cominciare da questa stagione.

Uomo Chiave
Hedo Turkoglu. Deve continuare a giocare come la scorsa stagione per poter puntare realmente alla lottery.

14. Detroit Pistons – 55

Una squadra mal costruita da anni, con Dumars che probabilmente ha il mal di testa per cercare di capire cosa fare di questi Pistons. Il prossimo anno si avranno margini di manovra migliori, ma alcuni equivoci in squadra rimarranno, come i vari Stuckey, Villanueva (non è nemmeno quotato che scelga di restare con un contratto a 8,5 Milioni in player option).
Intanto il tempo passa e i giovani crescono, tra tutti Greg Monroe. Bisogna far qualcosa per invogliarlo a restare anche alla scadenza e magari un anno di oblio con una scelta alta il prossimo anno potrebbe essere la soluzione.

Uomo Chiave
Greg Monroe, non tanto perché potrà far fare qualcosa di buono a questi Pistons, ma sarà interessante vedere se migliorerà ulteriormente.

15. Charlotte Bobcats – 12

Spiace e parecchio per Michael Kidd-Gilchrist, giocatore scelto al draft quest’anno che avrebbe forse meritato una franchigia con un minimo di programmazione in più. Almeno la sua presenza dovrebbe garantire un paio di vittorie di voglia in più. …no, aspettate, ho controllato.. gli altri sono ancora Kemba Walker, Biyombo, BJ Mullins, Tyrus Thomas e Matt Carroll ai quali si sono aggiunti Ben Gordon e Brendan Haywood e cosa più grave l’owner rimane Michael Jordan.
No. Non ci siamo proprio.

Uomo Chiave
La Mascotte. Sarà l’unico che potrà realmente far divertire il pubblico durante le partite casalinghe.

Categorie: NBA | Tag: , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “NBA Power Ranking: Eastern Conference

  1. le perle sulla luce in fondo al tunnel dei raptors e sulla mascotte dei bobcats sono eccellenti… per il resto condivido!

  2. Pingback: NBA Power Ranking: Western Conference « ShOwmeHOw2play – di Davide Rosa

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