The importance of being Sheed


Rasheed Wallace ai Knicks. La forma è da recuperare.

Sono passati due anni da quando l’ultima notizia dello Sheed giocatore risaliva al suo tentativo di parlare con gli arbitri, asserragliati in spogliatoio dopo che i suoi Celtics avevano perso il titolo di Campioni NBA a Los Angeles alla settima gara.

A quanto riportano le cronache, gli arbitri non aprirono mai quella porta, nonostante all’esterno Rasheed li rassicurasse sul fatto che li volesse semplicemente salutare, essendo arrivato al capolinea di una fantastica carriera, che tanto gli aveva regalato ma che forse tanto avrebbe potuto regalargli se la testa fosse stata diversa.

In quell’episodio c’è tutto Rasheed Wallace. Un uomo che nonostante abbia passato buona parte della sua vita a polemizzare, a insultare, a redarguire gli arbitri e le loro decisioni, nel momento in cui ha detto la parola fine ha voluto andare ad onorare quelli che l’hanno visto protagonista del momento forse più triste della sua carriera, una sconfitta in Gara7 ad una Finale NBA.

Da quel 17 giugno 2010, a dir la verità, le voci di un suo rientro nella Lega si sono susseguite ad intervalli abbastanza regolari, soprattutto quando i Celtics, la sua ultima squadra, si avvicinavano ai Playoff. Rientro che però non c’è mai stato.

Fino ad oggi.

Sì, perché è notizia di domenica la firma di Rasheed su un contratto che lo porterà a giocare ai New York Knicks, che diventa dunque la squadra più vecchia ad aver mai calcato un parquet NBA.

La notizia era nell’aria da qualche giorno in realtà, ovvero da quando si era saputo che Sheed si stava allenando insieme a Marcus Camby e a Kurt Thomas ma solo dopo è arrivata l’ufficialità che tutti stavano attendendo: Rasheed è tornato!

Poco importa quale sarà l’impatto tecnico dell’ex campione NBA 2004 in questa stagione, anzi, se volete che ve la dica tutta, la mia idea è che Wallace serva a questi Knicks più o meno come una bicicletta ad un pesce e vi spiego il perché.

Innanzitutto, data l’età, Sheed potrà dare pochi minuti di qualità a questa squadra in un ruolo che sarà presumibilmente quello del 4 che allarga il campo. In posizione di Centro ovviamente tutti gli slot sono occupati, con Tyson Chandler a prendersi la maggior parte dei minuti e il buon vecchio Marcus Camby suo cambio ideale. Anche nella posizione di PF in realtà c’è parecchia profondità, con Stat che avrà il minutaggio maggiore, Novak che può fare il 4 tattico e proprio Rasheed che farà lo stesso tipo di lavoro e che se raggiungerà un buon livello di forma (le ultime foto non sono esattamente un buon punto di partenza in questa direzione) prenderà proprio i minuti del buon Steve.

Manca qualcuno? Già, mancherebbe Melo, che a mio parere proprio da 4 rende maggiormente, avendo la possibilità di sfruttare la sua abilità in palleggio contro i pariruolo e che difensivamente se la potrebbe vedere con giocatori meno mobili e quindi più adatti a lui. Con Sheed in rotazione i minuti di Anthony in quel ruolo andrebbero ad abbassarsi, diminuendo a mio avviso la pericolosità del team.

A questo bisognerebbe aggiungere che nella sua ultima stagione, quando è stato chiamato in causa nel ruolo di PF tattica, ha avuto alterne fortune, perché da oltre l’arco ai Celtics ha tenuto una media inferiore al 30% e ha dato il meglio quando ha potuto giocare da Centro, sostituendo l’infortunato Kendrick Perkins nell’ultima gara delle Finals. Proprio quella Gara7 di cui parlavamo lo ha visto in campo 36 minuti in cui ha segnato 11 punti, catturato 8 rimbalzi e dato 2 stoppate, prima di uscire per falli e in evidente carenza di ossigeno.

Detto di queste disquisizioni tattiche, dico anche che per una volta non ce ne può fregare di meno. Sheed è tornato ed è tornato a New York e questo basta e avanza ad elettrizzare i tifosi (tra cui includo il sottoscritto). Wallace ha inoltre un QI cestistico tale da essere comunque in grado, anche in una condizione potenzialmente rischiosa a livello tattico come quella descritta sopra, di adattarsi e di crearsi le giuste spaziature per non intralciare il gioco di Melo.

Quello che è importante è che un personaggio come lui sia di nuovo in giro e che si possano di nuovo risentire i suoi “Ball Don’t Lie!” (che poi è quello che ha dato il nome al podcast NBA che abbiamo creato) o le sue conferenze stampa in cui per non prender multe sulle dichiarazioni ripeta a nastro continuo “Both teams played hard” e che si possano rivedere le sue sceneggiate.

A tal proposito più volte mi sono chiesto come faccia ad essere così popolare e a risultare così simpatico un giocatore che protesta così veementemente e che non sta zitto un secondo. Nel calcio, per fare un parallelo stupido, un giocatore così sarebbe tra i più odiati dai tifosi, mentre lui è e continua ad essere tra i protagonisti più idolatrati dal pubblico che riesce a vedere queste scene per quello che sono, cioè per dimostrazioni di spontaneità e per una sorta di Love of the Game, lo stesso che poi in un momento così duro lo a portato ad andare a (provare) a salutare i suoi “nemici” il giorno del suo primo ritiro.

Ben tornato Sheed, ci sei mancato!

Categorie: NBA | Tag: , , , | 1 commento

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Un pensiero su “The importance of being Sheed

  1. Come dicono gli americani: “a strange cat”. Un gattone pigro che fa le fusa, ma che quando si incacchia tira fuori tanto di unghie, imprevedibile. Bentornato Sheed!

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