Partita l’NBA. La top 10 della prima settimana


Mike Brown. A volte si prenderebbe a pugni da solo

Ci siamo! Siamo partiti!

Già da qualche giorno in realtà, ma prima di scrivere qualcosa volevo almeno vedere come buttava la nuova stagione e ora, dopo quasi una settimana, si possono tirar giù le prime righe.

Ad esempio si possono trovare le prime 10 cose che vengono in mente dopo aver visto qualche quarto di gioco. Ci provo? Ok, ci provo.

1 – Mike Brown lo sta facendo sbagliato.
Già, come preventivato nel Power Ranking, solo una cosa poteva rendere i Lakers una squadra senza capo né coda: le trovate del loro allenatore. Puntuale come l’esattore delle tasse, ecco che Mr Potato ha messo la sua mano nella partenza 0-3 della sua squadra dopo aver perso tutte le gare della Preseason. L’idea di far giocare come spot shooter un play come Nash non è l’idea del secolo, così come ingabbiare tutto quel talento in una Princeton Offense. Eppure queste sono le soluzioni del grande capo, che ora non ha nemmeno più Messina al suo fianco per condurlo alla ragione. La panchina, inoltre, è tra il penoso e l’insulso e non mi pare che Brown abbia grosse idee a riguardo. Cosa manca? L’infortunio di Nash, che è coincisa con la prima vittoria stagionale. Vuoi mai che adesso il buon Mike penserà che il canadese è superfluo?
E intanto c’è già chi a LA chiede a Metta di fare come Spreewell con Carlesimo. Bene ma non benissimo.

2 – Oh my Lillard!
Il Draft non è una scienza esatta. Il draft non è una scienza esatta. Il draft non è una scienza esatta. L’ho scritto abbastanza? No, perché vedi Davis e pensi che sarà lui senza dubbio il ROY, poi inizia la stagione e vedi che Portland è 2-2 e che Damian Lillard nelle prime tre gare ha segnato 21.3 punti, dato 9 assist e preso 4 rimbalzi e che come lui hanno fatto solo Oscar Robertson e John Wall nelle prime tre gare della carriera. Certo, non si deve per forza pensare che sia sempre così (l’esempio di Wall che ha perso smalto insegna). Però non ci si aspettava certo un’impatto così da parte di Damian.

James Harden è arrivato timidamente a Houston

3 – Texas Beard
Arrivato a Houston pochi istanti prima dell’inizio della Regular Season, James Harden ha preso possesso del ruolo di stella della squadra e anche le chiavi di tutta la città. Pronti via alla prima gara ha messo 37 punti, alla seconda 45. Vado subito a recitare 10 Padre Nostro, colpevole del peccato di averlo ritenuto un ottimo giocatore, una delle migliori guardie NBA, ma non un primo violino. Questo invece fa il primo violino, l’archetto e pure la custodia. E i giovani Rockets con lui e Lin sono 2-1. Chapeau.

4 – Gli Spurs sono vecchi
E non esistono più le mezze stagioni. Ora che abbiamo detto due banalità, possiamo considerare San Antonio come una delle migliori squadre della Lega, anche se non so quanto Duncan possa reggere sui ritmi di queste prime gare. In quattro partite il caraibico è a 19.3 punti, 10.3 rimbalzi e 2.5 stoppate di media, mai così bene dal 2008, quando però dava meno stoppate. Non so voi, ma vorrei sapere cosa gli fa bere Coach Popovich.

5 – At least they’re still the Nets
Si sono trasferiti a Brooklyn e questo dovrebbe averli trasformati in una squadra più seria. L’aria di sfiga però pare averli seguiti e causa uragano Sandy non son riusciti a godersi l’opening Game al nuovo Broolyn Center contro i rivali cittadini dei Knicks, dovendo poi inaugurare il palazzo contro i molto meno affascinanti Raptors. Non contenti, alla seconda gara casalinga, si sono fatti rimontare più di 20 punti dai Minnesota Timberwolves, perdendo una partita che pareva già vinta grazie a un quarto periodo perso 32-10. Intanto, dall’altra parte della città….

Veramente?!? E’ la mia squadra?!? Mike Woodson

6 – Knicks-Jokes
Sono al momento la miglior difesa della lega, hanno vinto 3 gare su 3 con almeno 15 punti di scarto, non partivano così dal.. boh, son mai partiti così? Il tutto con Stat fuori, il che non è propriamente un caso. Vedi mai che i giocatori vogliano lanciare il messaggio che l’ex Phoenix non sia così necessario alla squadra? Piccoli indizi: Melo da 4 sta giocando un ottimo basket, i lunghi di riserva difendono alla morte (soprattutto Kurt Thomas che mi sta stupendo per longevità) e la dirigenza ha chiesto di riempire il Madison di estintori con fragilissimi vetri a protezione. Aggiungo un mea culpa: pensavo che Prigioni fosse buono solo per la briscola chiamata in aereo e che Sheed fosse lì solo per la folla, invece il primo (nonostante il sito NBA non gli abbia ancora messo una foto sul profilo) sta giocando e bene, il secondo in 3 partite ha dimostrato di non voler fare solo la comparsa e tira col 50% dal campo e il 43% da tre. Rinati.

7 – Never underestimate bla bla bla…
I Mavs dai più erano dati fuori dai playoff, in netto calo e in crisi mistica e l’infortunio di Dirk Nowitzki doveva spingerli sul fondo della classifica fin da subito. Invece si trovano con un record di 3-1, al secondo posto ad Ovest e con un O.J. Mayo da 31 di media nelle ultime due gare. Oh, a me continuano a non piacere e continuo a non amare coach Carlisle, ma un po’ di credito forse bisognerebbe iniziare a darglielo…. (e fu così che persero le successive 15)…

Bargnani a rimbalzo. Immagine di repertorio.

8 – Toronto DownUnder
No. Il Canada non è stato trasferito d’ufficio in Australia, però i Raptors hanno un centro di 7 piedi che prende 2.3 rimbalzi a partita e un play di 1,80 che ne prende 7.3. Bargnani e Lowry, due estremi che se si toccano è perché il più piccolo inizia a picchiare il primo per svegliarlo. Ok, non bisogna considerare Bargnani solo per i rimbalzi, abbiamo capito che non è portato per quello. Ma allora per favore si tolga quell’aurea da mozzarellone che sta portando a spasso per il campo, perché in NBA è un attimo che ti mettano un’etichetta scomoda da togliere. Per cui si prenda qualche responsabilità in più, perché anche in attacco sta facendo piuttosto pena: 13 punti per partita con il 32% dal campo e il 44% da tre. Un po’ pochino.

9 – No Sdeng Beli and Slumping Gallo
Se il lungo non brilla, il corto e il pacioccone si dividono il palcoscenico. Il Beli, da quest’anno a Chicago, pare aver fatto pace con i ferri e tira con il 50% dal campo, anche se appena coach Thibodeau gli ha dato minuti è arrivata una L e una gara da 40% al tiro. Il Gallo invece pare essersi preso la sfiga-di-Beli-senza-ritorno e nonostante metta 18 punti, 7 rimbalzi e 3 assist di media, al tiro attenta ai piccioni come mai fatto in passato. Nelle prime due gare Danilo è infatti al 26% dal campo e uno sfavillante 16.7% da tre. E meno male che sa ancora guadagnarsi i liberi, altrimenti sarebbero guai.

10 – Minchia TToney!!
Prime 3 gare della stagione, 12 minuti di media e 1 su 14 complessivo dal campo (il 7% se volete le fredde cifre). Toney Douglas sta riscrivendo capitoli importanti alla voce inutilità in campo NBA. E non dite che non ve l’avevo detto.

Categorie: NBA | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Partita l’NBA. La top 10 della prima settimana

  1. L'internet

    “MA VERAMENTE C’AVEVI ANCHE DETTO CHE CON WOODSON NON SAREBBE CAMBIATO NULLA” L’intero Internet

    • Io ho scritto che Woodson non è capace (e continuo a crederlo) ma ho anche detto che i Knicks hanno fatto un ottimo mercato e che possono puntare alle finali di Conference…

      poi oh, mai detto che io dico cose giuste a prescindere, posso pure sbagliare.

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