I Lakers hanno scelto D’Antoni. Disastro o Rinascita?


Mike D’Antoni con Kobe Bryant. Dopo Team USA vinceranno anche con i Lakers?

E’ fatta! I Lakers hanno scelto il nuovo coach dopo Mike Brown e no… non è Phil Jackson.

A far arenare la trattativa le richieste un po’ esose di coach Zen, che avrebbe voluto: una barca di soldi (e vabbè, questo era ovvio), la possibilità di decidere ogni cosa a livello di gestione (cosa che avrebbe fatto anche bene a LA), l’allontanamento di Jim Buss (con richiesta di esilio in un’isola dell’arcipelago in mezzo all’Oceano Pacifico, una qualunque), la possibilità di non presentarsi a qualche allenamento e magari anche a qualche partita (del tipo: vengo quando c’ho voglia), la pace nel mondo e un cervello per Artest. E se per le prime 5 richieste l’accordo era raggiungibile, per l’ultima non c’è stato proprio nulla da fare.

Ora, posto che dopo averci pensato parecchio, non mi è venuto in mente un singolo nome di allenatore che avrebbe fatto al caso di questo roster, credo che alla fine la scelta dei Lakers, ovvero Mike D’Antoni, non sia così da buttar via, nonostante le reazioni in giro per il mondo siano paragonabili ad un tentativo di suicidio di massa.

Certo, chi mi conosce e conosce le mie idee in merito a D’Antoni, a questo punto smetterà di leggere perché mi troverà particolarmente poco attendibile, però ci tengo lo stesso a dire la mia, anche perché così tra qualche tempo si potrà tirar fuori questo pezzo e sbattermelo in faccia se le cose andranno male.

Innanzitutto, partiamo dalla prima considerazione: un quadriennale per un allenatore NBA è sempre un azzardo, a meno che non si stia parlando di un Popovic, di un Doc Rivers o comunque di un coach che sa trattare con i giocatori e che certamente sia in grado di creare un sistema di gioco stabile. Lo è ancor di più se si considera che tutto sommato D’Antoni per questi Lakers è una scommessa, anche e soprattutto alla luce delle ultime stagioni del baffo a New York. Però questo mi porta anche ad un’altra considerazione: ma tutto sommato, ai tifosi, che gli frega se gli fanno un contratto da 1, 2, 3 o 4 anni? Tutto sommato di Dollari da spendere i Lakers ne hanno in abbondanza, il contratto del coach non entra nel Salary cap e si può scommettere sul fatto che se Mike dovesse andare male Jerry Buss non si farebbe problemi a cacciarlo anche se gli restassero 3 anni di stipendio. Il quadriennale è però un modo per rendere più stabile la posizione del coach.

Detto questo, vediamo all’aspetto tecnico, che non è tutto rosa e fiori (ci mancherebbe), ma non è neppure così negativo. Innanzitutto, la composizione del roster, come detto, non aiuterebbe nessun allenatore a far rendere questa squadra. Qualunque soluzione si voglia mettere in campo, rischierebbe di snaturare qualcuno dei 4 grandi giocatori che ci sono a roster. La Princeton sicuramente non ha funzionato, questo è ormai assodato. Il togliere completamente la palla dalle mani di Nash è qualcosa di deleterio, così come lo è attaccare sempre a metacampo quando hai dei giocatori che rendono meglio in situazioni dinamiche.

Da questo punto di vista Mike assicura una soluzione opposta, ovvero il gioco esasperatamente accelerato. Anche qui però ci sono un paio di controindicazioni. La prima è che Steve Nash ha circa 5 anni in più rispetto a quando guidava l’attacco dei Suns di Mike e 5 anni fa comunque aveva iniziato a rallentare per la presenza di Shaq. Logico quindi che non possa giocare sempre alla “seven seconds or less” di D’Antoniana memoria. Allo stesso modo giocare sempre questo sistema sarebbe controproducente per Kobe Bryant, che sarebbe costretto per la maggior parte dei giochi a riempire le corsie laterali e a mettersi su un lato per un tiro da tre in transizione. Così come sarebbe controproducente per Pau Gasol (il vero penalizzato dall’arrivo di D’Antoni per me) che fisicamente faticherebbe a star dietro ai ritmi dell’attacco e che vedrebbe pochi palloni arrivare in post, dove stazionerebbe invece Dwight Howard, che potrebbe ricevere però molto più in situazioni dinamiche di quanto faccia ora e con l’area molto più aperta.

Come fare allora per rendere questo roster efficace, anche considerando lo scarso apporto che arriva dalla panca?

La soluzione per me è una sola: che Mike decida di far due tipi di attacchi, uno con Steve in campo e uno con lui fuori e che per la maggior parte del tempo in cui il canadese comanderà il gioco, ci sia la second unit in campo.

Con il gioco di D’Antoni, infatti, servono tiratori abili come possono essere Meeks e Jamison (che non mi stupirei tornasse ad essere utile alla causa) che non occupino l’area e che raccolgano gli inviti del play. Una strutturazione quindi con Nash, Meeks, Metta o chi per lui, Jamison e Howard (o Jordan Hill) permetterebbe di avere Nash con il campo aperto, Howard sotto a prendere gli assist sotto del canadese e a cercare di andare a rimbalzo forte e 3 tiratori ad allargare il campo e a sparare bombe come non ci fosse un domani.

L’altra strutturazione, con Nash fuori, sarebbe una versione meno Run&Gun e in cui Kobe e Gasol si dividono la gestione della palla in un attacco più organizzato e più basato sul Pick & Roll.

Rimarrebbero tre punti aperti: il primo è la gestione dell’attacco quando tutti i big saranno in campo (nei finali di partita e comunque all’inizio dei quarti, considerando che Nash sarebbe un sesto uomo “mascherato“) ma tutto sommato tutti i giocatori mi paiono abbastanza intelligenti da poter convivere per qualche minuto, anche se qui mi ricollego al punto due che sarebbe la presenza di Metta che dovrà riuscire a mettersi in testa che dovrà fare solo il lavoro sporco, stando sul perimetro e senza vederla quasi mai in attacco ma dando tutto quello che può in difesa, perché, ovviamente, il terzo punto è proprio l’approccio che hanno i Lakers nella propria metacampo.

Che gli esterni non fossero grandi difensori per caratteristiche (Nash) o voglia (Bryant) si sapeva, ma forse nemmeno i più pessimisti avrebbero immaginato uno scempio simile in difesa. Ora il difficile è che un allenatore che non considera la difesa come una priorità (eufemismo) riesca a ristabilire un’approccio difensivo più efficace, mettendo Metta nella condizione di essere uno stopper utile come in passato e soprattutto Howard di poter fare quello che ha sempre fatto, ovvero il totem nel pitturato che sconsiglia le entrate agli avversari. Per farlo però bisogna migliorare soprattutto la transizione difensiva, vero cruccio di questa prima parte di stagione e il riuscire a farlo è impresa ardua per chiunque, figuratevi per Mike.

Riuscirà D’Antoni, che dalla sua ha comunque il supporto di Kobe (con cui ha vinto due Olimpiadi e un premio di MVP dell’All Star Game 2007 con lui in panchina) e di Nash, ad adeguarsi a questo roster e a far giocare la squadra secondo i suoi principi?

In molti credo abbiano già il “NO” come risposta automatica, io, come potete immaginare, do ancora il beneficio del dubbio al baffo, che ha sicuramente un roster più adeguato e una posizione di forza all’interno dello spogliatoio maggiore di quello che aveva ai Knicks nell’ultimo periodo. Basterà?

Categorie: NBA | Tag: , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “I Lakers hanno scelto D’Antoni. Disastro o Rinascita?

  1. Gigi F.

    Ottima analisi,i precedenti tra D’Antoni e Kobe nella stessa barca però non fanno testo,molto più interessante per i 2,il fatto di potersi mandare a quel paese a vicenda usando l’italiano,almeno per non farsi sgamare dagli altri,che in alcuni casi già fanno fatica a capire dei concetti spiegati in lingua madre(Metta,Dwight,Jordan Hill),figuriamoci gli sfanculamenti “italianstyle”

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