DoubleHeader ShOw – Nick vs Simo


DHSOCome ogni mercoledì che si rispetti, ritorna l’appuntamento con il momento più atteso della settimana. No, non sto parlando della Champion’s League, ma del DoubleHeader ShOw, la rubrica di questo blog che mette in 1 contro 1 gli appassionati della palla a spicchi.

Dopo la puntata della scorsa settimana, che ha visto prevalere nel sondaggio Jerryd Bayless (che per la prima volta in vita sua vince qualcosa) di un’incollatura su Lorenzo Neri, anche in questo numero le aspettative sullo scontro saranno pienamente rispettate.

Dopo le partecipazioni di due giornalisti di Sky, Paola Ellisse ed Alessandro Mamoli, è giunta l’ora di cambiar canale e di mettere su un’altra emittente che regala tanto spazio al basket, SportItalia. E’ infatti Niccolò Trigari (@Niccolo_Trigari su twitter) voce principe di SI per quanto riguarda il mondo della pallacanestro, che sia italiana, europea o d’oltreoceano, a sfidare Simone Mazzola (@simonedatruth su twitter), fondatore del sito All-Around, autore del libro All-Around BasketBall: 12 storie una passione insieme a Miky Pettene ed altri 10 penne di grande spessore e fortunato spettatore live delle ultime Finals NBA.

La sfida sarà su più terreni, dato che entrambi hanno una conoscenza a 360 gradi su tutto quello che riguarda il mondo del basket, lascio quindi la parola a loro!

  • Da quando è nata la passione per il basket e quale la partita che ha segnato di più questa passione?

Nick: Confesso che la scelta di ‘darmi al basket’ non è stata mia. Come la maggior parte dei bambini italiani amavo il calcio, ma i miei genitori non condividevano: mio padre non apprezzava l’’ambiente di contorno, mia madre il fatto che passassi le giornate ‘al freddo e al gelo’ (continui mal di gola) e il basket li mise d’accordo. In breve tempo, convinse anche me, ma, per intenderci, nella mente ho molto più il Mundial del 1982 piuttosto che l’’Europeo di Nantes dell’’anno successivo.. Ben diverso è il ricordo delle finali tra Milano e Caserta, della rissa di Livorno e degli Scudetti di Pesaro: non mi ha segnato una singola partita, direi piuttosto un’’Era.

Il tiro della vittoria di MJ in Gara 6 contro Utah

Il tiro della vittoria di MJ in Gara 6 contro Utah

Simo: La passione per il basket è nata nel 1997-98 guardando la famosa gara 6 di finale con il tiro di Jordan contro Bryon Russell. Quello è stato il primo approccio “interessato” e non ancora definitivamente appassionato, ma se poi penso a quanto ho atteso l’inizio della stagione del primo lockout, alle notti sveglio nonostante la scuola, per seguire le Twin Towers contro Latrell e Allan e il quaderno con tutti i ritagli incollati della gazzetta sull’nba che ancora custodisco gelosamente in un cassetto, allora dico che il vero amore è sbocciato proprio in quell’anno.
Se devo dire una partita che non dimenticherò mai e che ha scatenato in me passioni ed emozioni a fiumi, dico senza ombra di dubbio Gara 1 delle finali 2001 dove il mio Allen Iverson e tutti i Sixers (ricordiamo che quella squadra era davvero scarsa a livello di talento) fecero la più grande impresa della storia recente dell’NBA battendo quella che ritengo la squadra più forte dell’ultimo quindicennio (forse ventennio). Snow con una caviglia fratturata, Mutombo con un dito rotto, Mckie deambulava a fatica, Geiger riesumato per l’occasione con 10 punti e Raja Bell che era dal barbiere a fare il Free agent fino a metà della finale della eastern con i Bucks… dopo il match mica ce l’ho fatta a tornare a letto a dormire…troppe emozioni.

  • Italiane in Eurolega: ditemi il miglior pregio e il peggior difetto di Cantù, Milano e Siena.

Nick: Non credo che sia corretto giudicare le squadre dopo due soli mesi, ma mi baso su quanto visto fino a oggi.
Cantù: imprevedibilità (pregio e difetto).
Milano: talento offensivo/scarsa cattiveria agonistica (e dire che l’ho scritto prima di Vitoria..).
Siena: mentalità/gioco interno (difesa e attacco, dipendono troppo dal tiro perimetrale).

SimoMilano: pregi? Non pervenuti sino ad ora. Se così si può chiamare, il talento sia fisico che atletico che hanno in squadra. L’unica mossa intelligente che hanno fatto sino ad ora è di non aver cacciato allenatore e giocatori come fatto in passato. Giusto continuare con questo coach e, al massimo, cambiare un paio di effettivi in corsa. Il principale difetto è che sia una società di basket non gestita da uomini di basket e, ovviamente, non mi riferisco ad Armani.
Cantù: la loro forza è un clima e una società che fanno nucleo intorno alla squadra e sono incondizionatamente legati e sulla stessa rotta. I miracoli che hanno fatto in questi anni andando a vincere contro corazzate, confermano che il lato umano dello sport-businness ancora esiste e conta. Il difetto sono una parte di tifosi facinorosi che in trasferta spesso fanno danni (contro Milano ne potrei raccontare diverse) e mettono in cattiva luce anche quelli genuini che vanno al palazzo per amare la propria squadra.
Siena: Il pregio è come viene gestita la società e l’intelligenza con il quale si trattano giocatori, allenatori e dipendenti. Si vede anche solo dal riscaldamento con quali occhi i giocatori vadano in campo. Sono gestiti in modo esemplare e, loro danno tutto per la squadra e per la maglia, senza mai mollare. L’unico neo è il non essere arrivati in fondo all’eurolega con una squadra che avrebbe tranquillamente potuto vincerla, con un pizzico di lucidità in più da parte di tutti. McIntyre,Sato,Lavrinovic,Kaukenas ecc avrebbero meritato il massimo trofeo.

  • Il campionato italiano è in netta difficoltà, economica e di programmazione. Abbiamo toccato il fondo o si peggiorerà ancora?

Nick: Si può sempre scavare.. Ovviamente mi auguro che la ripresa sia dietro l’angolo e qualche timido segnale l’ho percepito, ma niente di concreto. Palazzi vecchi, piccoli, ma purtroppo adeguati alla richiesta (visto che quelli più grandi sono spesso vuoti), emittenti televisive che rinunciano al basket, altre che vi scommettono e sono tradite dai risultati: gli appassionati tendono a sottolineare gli errori di chi governa (che senza dubbio ha molte colpe), ma oggi la passione per questo sport non mi sembra particolarmente diffusa. Spero che la Nazionale (nonostante Pianigiani abbia un bacino molto modesto da cui attingere) possa riaprire un canale tra il parquet e il grande pubblico, perché un tempo il basket non era sport ‘”di nicchia’”.

Simo: Io mi permetto di dire che il problema è prima di programmazione che economico. Il momento nero che sta vivendo ora il basket è figlio della non programmazione di anni fa. Non si è mai investito nelle giovanili, si è vissuto il periodo florido comprando i migliori giocatori a suo di milioni e, quando i soldi scarseggiavano, facendo il passo più lungo della gamba, per stare a galla oggi senza pensare al domani. Chi gestisce il marketing attualmente sembra non abbia la minima intenzione di valorizzare il prodotto e ampliare gli appassionati. Mi spieghi che senso ha dare la stessa partita su due canali diversi nello stesso momento? Perchè il basket non viene mai trattato con trasmissioni competenti dalle emittenti che ne hanno diritto? Perchè ci sono sempre in giro le stesse facce di vent’anni fa che commentano e pontificano sul basket, spesso facendolo in modo indolente e superficiale? Ci vorrebbe una bella ventata di freschezza, gioventù e competenza. Non abbiamo un Barack Obama cestista anche noi??

  • Parlando di cose più leggere, qual è la partita che hai visto dal vivo più bella che ti ricordi? E quella più brutta?

Il tiro di Printezis per la vittoria della scorsa Eurolega

Il tiro di Printezis per la vittoria della scorsa Eurolega

Nick: L’’ultima finale di Eurolega, a livello di emozioni, è stata probabilmente la più bella (inoltre il ricordo è ancora fresco..). Sulla più brutta preferirei astenermi, ma userò una provocazione: gara 4 della finale scudetto del 2009, in campo dovrebbe esserci l’’elite del basket italiano, ma i padroni di casa, annichiliti sin dal primo quarto, salutano la stagione con un sonoro –35 (grande spot per Siena, non per il campionato..).

Simo: La partita più bella, non strettamente per la qualità in campo, ma per tutto l’insieme è stata sicuramente gara 1 delle finali NBA appena passate in quel di Oklahoma City. Per la prima volta potevo assistere da giornalista all’evento che avevo sognato dal ’97. Mi sono trovato di fianco a Durant e James, a scambiare due parole nello spogliatoio con Harden e Westbrook, per non parlare di McAdoo e Sam Presti. Salito in tribuna stampa ho guardato inebetito i primi due quarti come fossi in un sogno, poi mi sono goduto tutte le splendide cose che due fenomeni come KD e LBJ fanno su un campo nelle partite più importanti della stagione e, alla fine, ho scritto il mio pezzo di fianco a JA Adande e John Hollinger di Espn, parlando con loro della partita. Ancora al pensiero non riesco a crederci.
Più brutta è troppo facile: forum di Assago il 31 gennaio 2008. Ultima partita di girone di Eurolega tra Milano e Le Mans con entrambe le squadre eliminate dalla competizione. Ci saran state 300 persone in una struttura da 12 mila, per vedere una partita imbarazzante per tutto il movimento europeo, dove rimbombavano le parole dei giocatori “Switch” e “shoot”. Serata di rara tristezza per lo spettacolo in campo e fuori, dove ha segnato 16 punti Phil Ricci…no dico….Phil Ricci. Ah, per surplus, 30 minuti di Tony Giovacchini in olio d’oliva.

  • Parliamo di NBA. Tre fatti che secondo me hanno cambiato la lega negli ultimi decenni:
    – l’arrivo di Magic e Bird
    -MJ con il suo stile e la voglia di imitazione delle generazioni dopo di lui
    -il dream team
    Dimmi una conseguenza positiva e una negativa per ognuna

NickDomanda troppo complessa (o filosofica), sul web bisogna essere brevi. Evito la prima parte e cerco gli improbabili risvolti negativi. Forse qualcuno avrà sofferto nel rivedere l’’eterno duello tra Lakers e Celtics, ma all’’epoca, soprattutto in Italia, era una percentuale piuttosto bassa degli appassionati. Se MJ ha creato dei danni, le uniche vittime sono stati gli avversari; era un talento (anche fisico/atletico) straordinario, raramente incrociava rivali degni di questo nome, ma quando contava non ha mai messo il proprio ‘ego’ (che pure era ingombrante) al di sopra della squadra. Se poi qualcuno imita Jordan ‘prima maniera’ (e neanche troppo bene), non è colpa dell’’originale. Il Dream Team ha restituito tracotanza all’’universo NBA, ma, come cantava De Andrè, il seguito prova che aveva torto..

SimoMagic e Bird. Hanno ridefinito il concetto di rivalità sportiva, mixandolo in maniera esemplare con il marketing e l’appeal. Quelli si che erano campioni a 360 gradi, sia in campo che fuori, quelli che sono dei leader nati e trainano positivamente tutto il sistema. Il retro della medaglia era che praticamente la sfida tra le loro squadre, oscurava tutte le potenziali outsider e monopolizzava completamente il periodo storico.
MJ: La risposta, in questo caso è nella domanda. La conseguenza più negativa della presenza di MJ è lo spirito di emulazione che ha creato in tutto e tutti dopo di lui. Nessuno è stato più riconosciuto come Kobe Bryant, Lebron James, Tracy Mc Grady, ma come un MJ con più qualcosa o meno qualcosa. Di Jordan ce ne è stato uno e unico rimarrà, è ora di svincolarsi dagli sterili paragoni, anche riguardanti gli anelli al dito.  Ah….tutto il resto di MJ è positivo, ma qui andiamo sullo scontato.
Dream team: Beh cosa si può dire di male di una squadra così? Penso che sia l’insieme di 12 (forse 11) divinità che si sia fusa in un’unica entità e abbia calcato un parquet nello stesso momento. E’ vero che la concorrenza all’epoca non c’era o era molto bassa, ma per essere nella stessa scena delle divinità io mi sarei fatto anche passar sopra con una ruspa.

  • Malone, TMac, Stockton, Barkley, tutti hanno in comune l’etichetta di perdenti. Si è davvero perdenti perché non si vince un anello o secondo te è una forzatura chiamarli così?

Stockton e Malone. Per loro l'etichetta di perdenti è una chiara forzatura.

Stockton e Malone. Per loro l’etichetta di perdenti è una chiara forzatura.

NickForzatura (devo tornare a MJ?). Per come la vedo io, Malone e Stockton erano due straordinari vincenti. Anche senza citare Jordan, sono tante le variabili che incidono sulla possibilità di vincere l’’anello e un tempo i giocatori non sceglievano la squadra in ragione della possibilità di raggiungere il Titolo. Oggi, senza MJ (o i Celtics di Russell..) e vista la facilità di cambiare maglia, è improbabile che un vero campione giochi 15 anni senza vincere, ma un tempo poteva succedere.

Simo: Assolutamente forzatura, ma c’è un distinguo. Nei quattro nomi che mi hai fatto, due “perdenti” ci sono e non hanno giocato a Utah. Io rabbrividisco quando sento l’etichetta di perdenti di fianco ai nomi di Stockton e Malone, solo perchè non hanno vinto titoli. Ci sono arrivati, hanno battagliato sempre strenuamente contro il miglior giocatore della storia del gioco, dimostrandosi pronti nei momenti in cui la squadra aveva bisogno della loro leadership. Hanno semplicemente trovato chi (tra i pochi nel mondo NBA) è stato sempre più bravo di loro, perchè più bravo di tutti.
Lo stesso discorso, probabilmente, verrà fatto per Steve Nash e per altri, ma se riduciamo tutto lo sport ai titoli vinti, allora diremmo che Mark Madsen è più un vincente di Karl Malone?
Per Tmac e Barkley il discorso è diverso e, si sarebbe potuto e dovuto fare meglio, con un pizzico più di sale in zucca.

  • Sei Mike D’Antoni, da due settimane ti hanno nominato coach dei Lakers e loro fanno una partita orrenda con Kobe da 40 punti e il resto della squadra che combina per 36. Pensi che ti hanno fatto uno scherzo ed è tutto organizzato da Melo che vuol vendicarsi o sai che son problemi fisiologici?

Nick: Avrei dovuto sapere che nelle difficoltà Kobe tende a fare l’eroe e che in quello spogliatoio nessuno ha la credibilità o la personalità per opporsi. E’ l’allenatore che deve convincere lui (e la squadra) che le cose possono anche andare diversamente (e che i risultati saranno migliori): se non sbaglio i Lakers hanno rinunciato a chi ha abbondantemente dimostrato di saper gestire la vicenda..

Simo: I baffi li ho, quindi sogno e parto per Sunset Boulevard. Arrivo, chiedo carta bianca per stravolgere la squadra col mercato e dico a Buss che i problemi sono fisiologici, assicurando che l’anno prossimo con i miei dettami si va fino in fondo.
Via Howard subito, la squadra è di Kobe che ne fa 40 su 70 solo quando capisce che le cose non vanno e non avrà bisogno di farli più. Dentro via trade un centro prettamente difensivo alla Kendrick Perkins, una guardia tiratrice e un 4, riserva a Gasol, molto dinamico e tiratore. Si gioca 28 metri del campo sicuramente a 100 all’ora quando non c’è Gasol, magari a 80% col catalano e io con questo metodo ne segno 100 a partita senza preparare nulla di specifico e mi metto a instaurare un buon sistema difensivo. Con quella forza propulsiva e la clutchitudine di Kobe, Melo può scrivere le preghiere che vuole per battermi.

  • È tornato Rasheed Wallace e sta giocando e anche bene. Te lo aspettavi? E più in generale ti aspettavi dei Knicks così positivi?

Sheed, alla sua prima espulsione dal rientro. "Ball Don't Lie!"

Sheed, alla sua prima espulsione dal rientro. “Ball Don’t Lie!”

Nick: Non credo si possano giudicare i Knicks prima del ritorno di Stoudemire, né parlare dell’impatto di Wallace dopo una manciata di partite: non credo che NY possa fare strada nei playoff con l’attuale rotazione e dubito che Sheed sia tornato per nostalgia della regular season.

Simo: Knicks positivi? Assolutamente non me lo aspettavo, però se ci fosse stato un modo per renderli positivi era che uno tra Melo e Stat non potesse giocare. Sono due giocatori che fanno scopa peggio di Langford e Hairston a Milano, con la differenza che quest’anno hanno di fianco giocatori veterani di rara intelligenza e, con uno spirito libero (vedi Melo), si adattano per rendere al meglio, quando tornerà Stat, saranno volatili per diabetici perchè il pubblico del Garden si sta facendo il palato buono.
Il discorso Sheed credo sia solamente legato alle sue motivazioni e al rispetto che ha del coach. Potrebbe giocare così anche a 50 anni per me, ma che abbia voglia di farlo dipende da chi glielo chiede e come glielo chiede.

  • Sei il fortunato agente di Metta World Peace, Delonte West e Latrell Spreewell. Cosa suggeriresti alle franchigie per piazzare i tuoi assistiti?

Nick: Cercherei di stimolare l’allenatore sostenendo che, se gestiti adeguatamente, possono rappresentare un affare (meglio andare da coach prestanti, possibilmente col porto d’armi e la cui famiglia non viva nei paraggi..)

Simo: A MWP, come prima cosa, regalerei delle gomitiere morbide da pallavolista, poi cerco una squadra stile Bad Boys degli anni 90 e gli dico che il mio assistito fa al caso loro e li mette in riga tutti. Glielo porto giù all’allenamento, ne annulla difensivamente quattro in quattro ruoli diversi a livello difensivo e la firma è fatta.
Delonte West lo tengo in uno spogliatoio dove le fidanzate/mamme dei giocatori sono tutte molto bruttine per evitargli distrazioni. Non lo faccio parlare ai colloqui per le trattative. Spiego solo io le sue caratteristiche di giocatore e uomo, poi lo faccio giocare nei vari drills perché quello, tutto sommato, lo sa fare benino.
Latrell Spreewell lo metterei nella squadra dove c’è PJ Carlesimo, giusto per vedere l’effetto che fa, ad anni di distanza. Nonostante questa parentesi ‘trell idolo e lo vedrei bene nella squadra di MWP. Potrei proporre una doppia firma tipo pubblicità coi fustini del Dash.

  • Qual è il “vostro” giocatore underdog, ovvero uno che ha poco appeal ma che vi piace particolarmente, e l’amore sbagliato, cioè quello in cui credevate ma che non è mai esploso.

Nick: Domanda che ti fonde il cervello, perciò mi sono imposto alcune limitazioni: giocatore NBA (perchè su quell’universo vertevano le ultime domande), attualmente nella Lega e, per l’amore tradito, non europeo (perché molti europei mi hanno deluso, ma credo che spesso le colpe fossero altrui). A questo punto non rimane molto, ma dico Nick Collison (manuale difensivo ed esempio impeccabile) e Devin Harris: quando i Mavs lo hanno ceduto ho deriso Cuban, 5 anni e un titolo dopo il quasi 40enne è ancora il cavallo su cui puntare.

Joe Forte agli esordi a Boston.

Joe Forte agli esordi a Boston.

Simo: Il mio underdog preferito era Aaron Mckie. Un giocatore in grado di fare qualsiasi cosa splendidamente sul campo (due triple doppie in back to back non è roba da tutti) che, però, per atteggiamento e appeal non è mai salito alla ribalta come avrebbe meritato. Era in grado di giocare due lati del campo marcando il miglior giocatore degli altri e fare 20 punti con il 60% dal campo dall’altra. Adoro i killer silenziosi e lui lo era.
Amore sbagliato Joseph Forte. Ogni volta che l’ho visto mi faceva tracimare per il talento che aveva. Poteva segnare contro chiunque in qualsivoglia modo. Lo ritenevo pronto, dopo UNC, per fare una carriera NBA da 20 di media e giocare anche per vincere, invece è finito male in NBA, ma anche in Europa. Rivedendolo a Siena mi sono ri-convinto del suo talento, ma era evidente come fosse una scommessa persa e un re-innamoramento da evitare assolutamente per non riaprire una vecchia ferita.

Con quest’ultima domanda si chiude questa puntata del DoubleHeader Show, non senza aver prima ringraziato Nick e Simo per la disponibilità e, come fatto altre volte, SportItalia per lo spazio che dedica al basket e di cui noi abbonati andiamo particolarmente ghiotti.

Ora tocca a voi votare e trovare il vincitore di questo scontro!

Categorie: DoubleHeader ShOw, NBA | Tag: , , , , , | 6 commenti

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