I Sonics e l’NBA. Il comeback è possibile


Tornano i Seattle SuperSonics!

… no, aspetta non tornano…

Sì! Eccoli! Tornano!!

… no, forse non tornano…

Rivedremo in NBA il logo dei Sonics?

Rivedremo in NBA il logo dei Sonics?

Ecco, il leit motif degli ultimi giorni pare sia quello qui sopra. La storia ormai è nota, i Maloof, controversi proprietari dei Sacramento Kings, dopo aver costruito un roster che nemmeno Tarantino fatto di acidi avrebbe avuto il coraggio di mettere insieme, hanno deciso di mollare e di vendere la franchigia al miglior offerente.

A far loro la prima offerta di un certo spessore è stato Christopher Hansen, miliardario, che insieme a Steve Ballmer e in accordo con Mike McGinn, sindaco di Seattle, sta cercando di acquisire la franchigia per portarla nella Rain City. Un duro colpo per i tifosi di Sacramento, un raggio di sole che aspettavano da tempo invece nella città della pioggia.

Hansen che avrebbe già un accordo anche per costruire una nuova arena con l’amministrazione della città dello stato di Washington e che avrebbe anche incluso, nella sua offerta, ora sul tavolo del Board della NBA, la richiesta di giocare alla Key Arena fino al completamento della nuova struttura.

Ora la palla torna nelle mani di Kevin Johnson, ex playmaker NBA ma soprattutto attuale sindaco di Sacramento, uno che quindi con la palla in mano sa come comportarsi. Nell’intenzione dell’amministrazione cittadina c’è infatti quella di proporre una contro-offerta insieme ad un gruppo di investitori locali per l’acquisto della franchigia, con presumibilmente l’impegno a costruire un nuovo palazzo in grado di sostituire l’attuale Arco Arena.

Proprio quest’ultimo punto è sempre stato un terreno di scontro tra i Maloof e l’amministrazione della città, a causa delle modalità e della partecipazione economica che gli owner dei Kings chiedevano a Sacramento. Terreno di scontro tanto cruento che più di una volta i Maloof hanno provato a spostare la squadra ad Anaheim, dove avrebbero avuto l’appoggio richiesto per la costruzione dell’Arena. Spostamento mai realmente portato al Board of Governor NBA, data anche la netta contrapposizione di Kevin Johnson.

Christopher Hansen, ha fatto un'offerta per portare i Kings a Seattle

Christopher Hansen, ha fatto un’offerta per portare i Kings a Seattle

Ora però si è arrivati alla resa dei conti, con Stern e i suoi consiglieri che dovranno pronunciarsi il 18 di Aprile sull’offerta di Hansen e del gruppo di Seattle e decidere se accettarla. Lo stesso giorno Kevin Johnson dovrà quindi proporre la sua, sempre al Board NBA, che a quel punto deciderà quale delle due accettare.

Ecco… quale verrà accettata? Difficile dirlo, perché l’idea di base è che la lega deve garantire ai Maloof la loro fetta di torta, che deve essere uguale in qualunque offerta, mentre il resto sarà una decisione che dovranno prendere Stern e tutti gli altri owner della lega, che si faranno ovviamente i loro conti in tasca, cercando di capire i possibili introiti futuri, siano essi televisivi o derivanti dal marketing della nuova Arena (ricordo che per come è strutturata l’NBA, cercando di farla breve, parte degli introiti delle squadre, di qualunque natura essi siano, sono in parte da ridistribuire su tutte le franchigie e sugli stipendi dei giocatori) e c’è da considerare che un mercato come Seattle potrebbe essere più florido rispetto a quello di Sacramento, anche per la connotazione romantica che può dare un ritorno di una franchigia storica come i Sonics.

Un attimo però. Il marchio Sonics, a tutti gli effetti, appartiene ad Oklahoma City, che ha sì cambiato nome in Thunder, ma che ha in realtà ereditato tutte le caratteristiche della squadra di Seattle. Il proprietario dei Thunder Clay Bennett, in realtà, si è già dato disponibile a “restituire” il nome Sonics nel caso una franchigia dovesse tornare nella città della pioggia. Non i titoli sportivi però, che rimarrebbero di diritto ad Oklahoma City, con Seattle che erediterebbe quello degli attuali Sacramento Kings.

Il libero in cui Rodman ha mandato fuori di testa Brickowski prendendolo in giro

Il libero in cui Rodman ha mandato fuori di testa Brickowski prendendolo in giro

Un bel casino insomma, ed un ritorno dei Seattle Supersonics che sarebbe solo di nome ma che poco avrebbe a che fare con la squadra che fu di Gary Payton e Shawn Kemp e guidata allora da George Karl. Una squadra che effettivamente infiammò più di qualche cuore, grazie soprattutto allo strapotere fisico del “Reign Man“, visto anche a Montegranaro in una versione ormai alterata dall’abuso precedente di alcolici e, si disse, di polvere bianca, e soprattutto con un fisico molto più idoneo ad un Barbapapà che ad un cestista professionista.

Ai tempi, parliamo del 1996, arrivò anche una Finale NBA, persa 4 a 2 contro i Bulls di Michael Jordan, al loro primo titolo del secondo three-peat. Una sconfitta dalla quale quella squadra non si riprese più, anche perché maturata soprattutto a livello mentale, con MJ che era alla prima stagione piena dopo il rientro dalla pausa-Baseball e i giochetti mentali di Dennis Rodman che diedero una spallata fortissima alle convinzioni di Seattle, già tecnicamente inferiore a quei Bulls che persero solo 10 gare in tutta la Regular Season.

Finali NBA che non arrivarono più in seguito, fino alla scorsa stagione, con la squadra però già ad Oklahoma City e Sonics che interromperono il loro palmares ad un titolo NBA (nel 1978/79) e due Finals raggiunte (quella appunto del 1995/96 e quella del 1977/78) ma che segnarono comunque un’epoca e soprattutto una popolazione, come dimostra anche l’attaccamento alla città da parte di tutti i giocatori dell’area, soliti a tatuarsi la scritta 206 sul corpo, portando a caratteri indelebili le cifre identificative della loro città (206 è il prefisso del distretto telefonico di Seattle).

Alphonso Ford, qui in maglia Pesaro, ha giocato 6 gare ai Sonics

Alphonso Ford, qui in maglia Pesaro, ha giocato 6 gare ai Sonics

Non solo Payton e Kemp sono transitati da questa storica franchigia, ma anche giocatori del calibro di Ray Allen, Patrick Ewing a fine carriera, Spencer Haywood, Dennis Johnson, Jack Sikma, Detlef Schrempf, Sam Perkins, Nate McMillan, il Kevin Durant di inizio carriera o giocatori che hanno comunque fatto la storia del basket per i motivi più svariati, come l’eterna promessa Vin Baker, Frank “The Brick” Brickowski, il compianto Alphonso Ford, Jerome “Sexy” James, il funambolo Moochie Norris o “Slalom” Radmanovic.

Che dire… da appassionato NBA degli anni ’90 un ritorno dei Sonics mi farebbe molto piacere, ma per capire se questo comeback che in molti auspicano da tempo potrà diventare realtà, si dovrà aspettare ancora un po’ di tempo, sperando che non continuino i colpi di scena come gli scorsi giorni, cui davvero era difficile star dietro (a tal proposito spero di non aver commesso errori nella ricostruzione sopra).

Nell’attesa di dire “Welcome back Seattle!” lancio un “Don’t give up!” a Sacramento e ai suoi tifosi, soprattutto per la squadra che si ritrovano.

PS: Si ringrazia il solito aggiornatissimo Fazzettino per aver contribuito, seppure inconsapevolmente, a trovare le fonti che trovate qui sopra.

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