L’eredità di Jerry Buss nelle mani di Jimmy.


Jerry Buss, morto all'età di 79. Un'icona a Los Angeles

Jerry Buss, morto all’età di 79. Un’icona a LA.

Il basket piange. Ieri mattina è infatti mancato, a causa di una malattia incurabile, Jerry Buss, proprietario storico dei Los Angeles Lakers. Già da qualche giorno in realtà le notizie che arrivavano da Los Angeles non erano per nulla buone e si rincorrevano le voci che volevano Kobe Bryant, Kareem Abdul Jabbar, Shaquille O’Neal e Magic Johnson passare al suo capezzale per salutarlo, certi che purtroppo sarebbe stata l’ultima volta.

Già, Magic Johnson. Il giocatore che in modo più indissolubile ha legato a filo doppio la sua storia a quella di Jerry Buss, diventato proprietario dei Lakers nel 1979, anno proprio dell’arrivo nella lega di Magic. Il ragazzo del Michigan è stato infatti quasi adottato da Jerry, che lo portava con se agli eventi mondani e alle feste, come ben descritto anche nel libro che Magic ha scritto insieme a Bird (Il basket eravamo noi il titolo in italiano) e che con la malattia della sua stella ha vissuto uno dei momenti più difficili della sua carriera di Owner.

Carriera che comunque ha vissuto ben più alti che bassi, dati i 10 titoli vinti e soprattutto le 31 presenze ai playoff in 33 anni di presidenza.

Ma non è tanto della grandezza del Jerry Buss proprietario che volevo raccontare, anche perché per quello il buon Antonio Corsa sul suo blog ha fatto un ottimo pezzo a cui vi rimando, ma della pesantissima eredità che lascia e dell’adeguatezza (o inadeguatezza, meglio) del suo successore.

Lo scettro di plenipotenziario infatti è ora nelle mani del figlio di Jerry, Jimmy Buss, e già le prime sue manovre non sono state delle migliori. Ha iniziato qualche stagione fa, due per la precisione, quando si è impuntato a non voler rinnovare coach Phil Jackson, che ha portato alla causa Lakers 5 dei 10 titoli vinti dal padre, per questioni forse più personali che economiche (vero che coach Zen non veniva giù gratis, ma avrebbe comunque garantito altri successi e alti contratti ai gialloviola). La gelosia, si disse, verso la sorella Jeanie, giovane fidanzata proprio di Phil Jackson, ma soprattutto la richiesta (legittima a vederla con il senno di poi) del coach di avere pieno potere decisionale sulle questioni della franchigia, limitando così i danni che avrebbe potuto fare il buon Jimmy.

Jimmy Buss, ora tocca a lui risollevare i Lakers.

Jimmy Buss, ora tocca a lui risollevare i Lakers.

Danni che effettivamente poi sono stati compiuti, come si è visto soprattutto nell’ultima stagione. La rinuncia quasi gratuita a Lamar Odom, pretoriano di Kobe Bryant, la scelta di coach Mike Brown, mai digerita dallo stesso Kobe, soprattutto per il non essere stato coinvolto nel processo decisionale, la mezza cacciata di Pau Gasol con successivo reinserimento a causa della trade saltata con gli Hornets per Paul (e anche se qui le colpe vanno divise a metà con Mitch Kupchak, il tentare di regalare il catalano a mezza Lega non è stata proprio l’idea del secolo), sono state tutte mosse che hanno portato i Lakers all’affossamento e a giocare una stagione, quella in corso, nettamente al di sotto di tutte le aspettative.

E dire che Jimmy avrebbe potuto anche riparare a qualche errore, quando dopo 5 gare ha deciso di licenziare Mike Brown. Phil Jackson, stando sempre ai si dice, avrebbe dato la sua disponibilità di massima e sarebbe potuto diventare il salvatore della patria e quindi far passare lo stesso Jimmy come una persona capace di imparare dai propri errori o nel peggiore dei casi il miglior capro espiatorio per Buss Jr, che in caso di fallimento avrebbe potuto scaricare le colpe sul suo “nemico” e prendersi una bella rivincita.

Invece no, con la testardaggine che lo contraddistingue e che lo ha portato in pratica a non rivolgere più la parola alla sorella Jeanie dopo l’ultima stagione di coach Zen sulla panchina di LA, il figlio di Jerry ha deciso di non riassumere Jackson e virare (su consiglio del padre) verso Mike D’Antoni, non riuscendo a svoltare una stagione nata male e che potrebbe finire anche peggio nel caso non si raggiungessero i playoff.

Insomma, la situazione, dopo la scomparsa del patriarca della famiglia Buss, non è delle migliori e solo un radicale cambio di mentalità permetterebbe a Jimmy di seguire le orme del padre e mietere i successi ottenuti con i Lacustri. A 53 anni forse si è ancora in tempo per cambiare.

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