DoubleHeader ShOw – Vetto vs Vitto


DHSOLo so, sembra un gioco di parole o un pesce d’aprile con due giorni di distanza, ma dopo il roboante scontro tra Dario Ronzulli di Radio Sportiva ed Emiliano Carchia di Sportando, che ha visto la perfetta parità tra i due nel sondaggio ma dietro a “A me sti due sembran peggio di Bagatta“, a sfidarsi sono due amici di PlayitUSA: Marco Vettoretti, detto Il Vetto e Vittorio Marotta, detto Vitto (o Vitor41 che dir si voglia) o Drunkside su Twitter (e fresco vincitore del FantaNBA Road To The Ring insieme al sottoscritto con i Nassau Pirates ndS).

Terreno dello scontro ovviamente il solito DoubleHeader ShOw, che come spesso capita spazierà tra NBA (tanta) e campionato italiano, con i due sfidanti tifosi rispettivamente di Venezia e Napoli.

A voi al termine del botta e risposta dare la vostra opinione e, come al solito, decretare il vincitore della sfida!

  • Come mai vi è nata la passione per il basket. Quale è stata la prima partita che vi ricordate di aver visto?

Vetto: Banalmente: giocandolo. Ero solito trascorrere i pomeriggi dopo scuola a casa di un amico, e in una di queste sortite ricordo di aver visto la sua canotta da minibasket appesa nel ripostiglio. Ho chiesto ai miei di farmi unire alla squadra e così è stato: numero 9 del Ca’ Emiliani. La società poi aveva delle agevolazioni per andare al Taliercio a vedere la Reyer Venezia, a quei tempi ancora in Serie A1, e diverse volte nel corso dei primi anni ricordo di aver tifato orogranata contro la Kleenex Pistoia, la Buckler Bologna ed altre avversarie. La prima che ricordo di aver visto fu proprio contro le V Nere di Brunamonti. Una pettinata che ancora faccio fatica a dimenticare. Seguire con venerazione le partite NBA su Telemontecarlo, poi, fu una naturale conseguenza del tutto, che unita al collezionare maniacalmente cards Upper Deck alimentò il mito della pallacanestro d’oltre oceano. Ancora ricordo: un pacchetto costava 1.500 lire e conteneva 10 cards. Non sono più guarito.

Vitto: La passione per IL gioco mi è stata trasmessa dai miei zii che mi hanno fatto vedere in televisione vecchie partite dei Lakers dello Showtime e della Virtus Bologna di Sasha Danilovic. La prima partita che vidi dal vivo fu invece una Napoli-Ragusa di A2, campionato 2000/2001. Mi portarono alcuni amici e da quel momento non ho smesso più di andare al palasport se non per cause di forza maggiore. Che a Napoli, purtroppo, si sono verificate molto frequentemente.

  • Siete un tifoso hawks e uno dallas, quali sono i motivi per cui tifate queste due squadre che non sono tra quelle vincenti degli anni 80-90?
Andre 3000, degli Outkast

Andre 3000, degli Outkast

Vetto: Intanto permettimi di lanciare un appello a tutti i tifosi Hawks lì fuori: non siete soli! Il motivo per cui ho iniziato a tifare A-Town è una somma di piccole cose. Da una parte il fascino che ha sempre esercitato su di me questa città, la sua fama di città festaiola, pur restando un gradino sotto alle grandi metropoli in termini di notorietà; dall’altra la scelta, nel lontano 2004, di Josh Smith, giocatore di cui mi sono innamorato in zerodue: spettacolare, introverso, altalenante, l’ago della bilancia delle nostre ultime nove stagioni. A consolidare quella che in principio era l’equivalente sportivo di una cotta da ombrellone intervenne PlayItUSA.com, sito per il quale mi dedicai a seguirli e che mi aiutò a rendere più saldo il mio amore per i Falchi. La stagione in cui ho iniziato a scrivere su di loro sono tornati ai playoff dopo otto stagoni di digiuno e non hanno più smesso. Per dire. Un’ultima cosa, da non sottovalutare: Andre 3000, la metà più eclettica degli Outkast nonché mio artista preferito ed originario di Atlanta, tifa Hawks.

Vitto: I miei primi anni da appassionato di basket sono stati all’insegna della pura imparzialità. Giusto qualche simpatia qua e là (i Lakers di Nick “The Quick” Van Exel, per esempio, proprio in virtù dell’avvicinamento al basket dovuto ai gialloviola). I Magic di Penny & Shaq, e non poteva essere altrimenti per un ragazzo che si avvicina al basket a metà degli ’90. Poi, un giorno, uno di quei famosi zii tornò da Dallas con un paio di t-shirt dei Mavericks e iniziai a seguirli con più attenzione. Era la stessa stagione della risposta precedente, 2000/2001, e i Mavericks iniziavano a farsi notare nella lega grazie ad un play canadese, ad una guardia dell’Illinois e ad un pennellone tedesco che tirava come nessun lungo nella Lega. E poi c’erano altri personaggi di culto, da Najera a Gary Trent e i suoi blocchi, da Wang Zhizi a Calvin Booth e (…) Shawn Bradley. Insomma, fu amore a prima vista. E se ti innamori di una squadra nonostante possa contare su Christian Laettner nel roster, capisci che è una cosa destinata a durare.

  • Qual è il giocatore che avreste voluto nella vostra squadra e perché?

Vetto: Rasheed Wallace, ah no! A parte gli scherzi, per quanto riguarda la NBA mi sarebbe piaciuto aver visto Chris Paul con il falco sulla canotta. Magari al posto di Marvin Williams per le ultime sette stagioni. Quel draft, quello del 2005, è stata una discreta sliding door per gli Hawks: con CP3 la storia recente degli Hawks sarebbe stata completamente diversa, ma è anche non avendolo scelto che ci siamo guadagnati il terzo pick al draft del 2007. Quello di Oden e Durant, quello che ci ha portato a casa Al Horford. Parlando di Italia, infine, un giocatore che avrei voluto in orogranata è Achille Polonara. Ho sperato fino alla fine che quest’estate approdasse in laguna, ma non si è andati oltre le prime indiscrezioni. Non che il mercato in entrata della Reyer mi abbia deluso del tutto, ma accogliere un giovane di grande prospettiva, per di più italiano, avrebbe avuto tutto un altro sapore.

Vitto: Uhm… avrei sempre voluto vedere Shaq nella mia squadra, ad attirare attenzioni in area ed allargare gli spazi per il tiro di Dirk. Ora come ora, sogno un play affidabile. Paul ovviamente sarebbe il primo della lista, ma c’è un ragazzo a Cleveland che sta crescendo bene.

  • Avete 3 possibilità di cambiare un finale di una partita. Quali momenti scegliete?

Vetto: Gara3 della finale playoff di LegaDue tra Casale Monferrato e Venezia, nel 2011. La Reyer aveva appena espugnato il PalaFerraris in gara2, e con due partite in casa aveva l’occasione di guadagnarsi la promozione sul campo. Non andò così. Casale passò al Taliercio e vinse la serie in cinque partite. Vero, Venezia si guadagnò poi la promozione tra i banchi dei tribunali, ma festeggiarla sul campo avrebbe avuto tutt’altro sapore. Non mi fanno impazzire i meriti sportivi guadagnati a tavolino. NON TI AZZARDARE A FARE BATTUTE!
Poi, Giochi Olimpici di Atene 2004. Il canto del cigno della nazionale azzurra. Non che l’argento sia un risultato da buttare via, ma avendo battuto l’Argentina nel girone e venendo da un’impresa come quella contro la Lituania… Una in più non avrebbe dato fastidio!
In ultima una partita pressoché insignificante, ma che per non so quale motivo mi ha tenuto sveglio fino alle 5:00 di mattina inoltrate: Miami @ Atlanta, 5 Gennaio 2012. Senza LeBron e senza Wade, Chris Bosh infila sulla sirena del quarto la tripla che dà il via al supplizio: tre, e ripeto TRE supplementari, con la sconfitta casalinga a fare da ciliegina. Ecco, fate vincere chi volete, ma fatemi andare a letto.

Vitto: Fino all’estate 2011 la risposta sarebbe stata quella più scontata: Finals 2006, gara3-gara5-gara6. Ma karma is a bitch e alla fine oggi mi viene da pensare che il titolo vinto nel 2011 non sarebbe stato così bello se non fosse stato preceduto dal crollo del 2006, dall’eliminazione con i Warriors e da tutte quelle al primo turno degli anni successivi. E visto che il 2011 mi ha portato alla pace dei sensi, cambio totalmente continente e dico che l’unica partita di cui veramente vorrei cambiare il corso è l’ultima gara del girone di Eurolega 2007. Napoli affronta Treviso, in casa, e basta una vittoria per andare alle Top 16 e incassare un po’ di soldi utilissimi per le casse della società, dove si avvertono i primi scricchiolii. Pochi giorni prima eravamo andati a giocare proprio a Treviso in campionato e gli avevamo “regalato” una vittoria decisiva per farli accedere alle Final Eight di Coppa Italia.Diciamo che l’ambiente era abbastanza tranquillo sul fatto che i trevigiani, già qualificati, avrebbero ricambiato il favore e per buona parte della partita filò tutto liscio. Poi nel quarto quarto i loro USA iniziarono a giocare (la leggenda parla di un premio partita promesso loro dal GM, che era stato anche il nostro in passato…), i nostri si cagarono sotto e Goree segnò il canestro della vittoria.Fummo eliminati, i soldi per il passaggio alla Top 16 non arrivarono e da lì iniziò a crollare tutto.

  • Qual è il giocatore del sommerso NBA cui siete più affezionati e perché?

Vetto: È un innamoramento di recente acquisizione, e risale proprio alla partita appena citata. Il suo nome è Ivan Johnson. Scegliete voi il motivo: può essere per il suo stile di gioco essenziale e spigoloso, o per la sua pittoresca barba. Può essere perché ha giocato più di qualche volta con le grillz, i paradenti tempestati di diamanti che altrimenti potete trovare in bocca a gente come Paul Wall o Slim Thug, o perché è stato bannato a vita dal campionato professionistico coreano per aver mostrato il dito medio ad un arbitro… Se io fossi un giocatore NBA, sarei Ivan Johnson.

VittoJerome Williams, The Junkyard Dog. Ho sempre amato i giocatori “zozzoni” che però in campo danno tutto. Sarà perché quando gioco a basket mi rivedo in loro visto che sono un discreto fabbro.

  • Qual è la maglia nba più bella che abbiate mai visto? E la più brutta?
Larry Johnson ai tempi di Charlotte

Larry Johnson ai tempi di Charlotte

Vetto: Oddio, domanda da un milione di dollari! La più bella è sicuramente quella degli Charlotte Hornets dei primi anni ’90. Turchese, con righe di diverso colore. Da feticista delle uniformi NBA la ritengo la progenitrice di tutte le uniformi di oggi: nel corso delle stagioni gli Hornets aggiunsero ulteriori canotte, sempre utilizzando il colore di una delle righe verticali. A quella turchese se ne aggiunsero una viola, e più tardi, una verde. Quest’ultima è un cimelio introvabile, faccio fatica persino a trovarne una fotografia…
La più brutta? Faccio fatica a rispondere, perché a modo suo ciascuna epoca ha cavalcato uno stile. Attualmente siamo nel pieno di una fase minimal, molto attenta al dettaglio, dove se dovessi scegliere le peggiori andrei con Rockets e Spurs. Anonime, non mi dicono nulla.

Vitto: Rivedevo proprio in questi giorni la maglia dei Phoenix Suns nera degli anni 90. Meravigliosa.
Al contrario, non ho mai sopportato la maglia dei Jazz di Stockton e Malone. Quella violacea. Non è NBA, ma segnalo quella di Notre Dame (link) che è qualcosa di agghiacciante, pantaloncini compresi.

  • Ok, ha giocato nella vostra squadra ma proprio non potete fare a meno di odiarlo….

Vetto: Non lo odio, ma pur essendo stato il leader degli Hawks per tanti anni, non mi ha mai fatto scattare l’interruttore che tutti i trascinatori fanno accendere. Parlo di Joe Johnson. La cessione sua e del suo terrificante contratto ai Brooklyn Nets è stata una vera e propria liberazione!

Vitto: Questa è facilissima: alla fine non potevi non volere bene a quel poveretto di Shawn Bradley, quindi punto tutto su Erick Dampier, che tra l’altro ha avuto l’onore di giocare con i miei due giocatori preferiti di sempre (Nowitzki, ovviamente, e Dontae’ Jones ai tempi del college). Il contratto da albatros per antonomasia, che riuscì a ottenere in seguito all’unica stagione decente della sua carriera con i Warriors. Quando fu ceduto (ai Bobcats, sempre siano lodati) per Chandler stappai. E vederlo perdere il titolo anche in maglia Heat fu ancora più soddisfacente. Non riuscirà mai ad eguagliarlo, anche a causa del contratto moooolto meno incisivo sul cap, ma attualmente un Maverick che reggo poco è Darren Collison. E’ sempre là per perdere palla, e quando lo fa non è che sbaglia il passaggio e la butta fuori, ma è abilissimo nel lanciare il contropiede avversario. D’altra parte, se a rubarti il quintetto è prima un trentottenne e poi una trentaseienne che non era forte manco da giovane, io qualche domanda me la porrei.

  • Cosa riserva il futuro alla vostra franchigia? Stravolgimenti in vista? Siete contenti dell’operato del vostro GM?

Vetto: Restando sul contratto di JJ, come si può non apprezzare il lavoro di un GM che riesce a spedire altrove i suoi quasi 90M in quattro anni? Il futuro è tutto da definire, ma con la cessione del 2 e di Marvin Williams Ferry ha liberato spazio salariale come non se ne vedeva dall’era di Dominique Wilkins. Il grande punto interrogativo riguarda Josh Smith, che a Luglio diventerà unrestricted free-agent, ed è stato dato sul piede di partenza tante di quelle volte che la vera sorpresa sarebbe vederlo davvero cambiare casacca.

Vitto: Eccome se ci saranno stravolgimenti. La squadra del titolo è stata smantellata in vista dell’estate appena trascorsa. La corsa ai free agent non è andata nel migliore dei modi e il piano B è stato quello di firmare tutti contratti brevi per riprovarci quest’estate. A me l’idea non è dispiaciuta, fallito l’assalto a Deron Williams. Mayo ha giocato una gran prima parte di stagione e anche se ora è in calo vale i 4 milioni annui; Brand a quelle cifre è un lungo da rotazione molto solido… Meno bene Kaman e Collison, di cui ho già parlato. Ad oggi, nonostante la rimonta finale, è probabile che non andremo ai playoff, ma abbiamo tanta flessibilità e l’ultimo mese ha dimostrato che il tedesco è ancora un signor giocatore nonostante abbia saltato le prime 30 gare. Il mio auspicio è che si possa circondarlo di talento per dargli la possibilità di provare un’altra corsa al titolo. Ma lo spero principalmente per lui, perché è vero che non ci si stanca mai di vincere, ma, come ho già scritto, dopo il 2011 ho personalmente raggiunto lo zen.

  • Seguite anche molto basket dal vivo. Qual è il giocatore più forte che avete mai visto giocare?
Indimenticabile, fortissimo Alphonso Ford

Indimenticabile, fortissimo Alphonso Ford

Vetto: Parto dalla premessa che in pellegrinaggio oltre la pozza non sono andato (Ah, ma se ci vado!), quindi mi limiterò alle mie esperienze dirette sui parquet italiani. Vado con Gary Neal. Visto a Treviso in un Montepaschi-Benetton di qualche stagione fa: tenne da solo in partita i trevigiani, segnando da ogni dove e dando vita a un duello spettacolare con Terrell McIntyre.

Vitto: Lo seguirei ancora di più, se le squadre di Napoli non chiudessero bottega continuamente, costringendomi a fare il turista della pallacanestro. Ad ogni modo, oltre a Dontae’ Jones che è ovviamente il giocatore più forte della storia del gioco, direi Alphonso Ford, che con la maglia della Scavolini ci vivisezionò in una bellissima serie di playoff, e Mahmoud Abdul-Rauf. Due giocatori eccezionali, ancora di più considerando in che condizioni fisiche esprimevano il loro talento.

  • Domanda bimbominkia per i lettori di playit che anni fa si chiedevano se era meglio Kobe o T-Mac. Meglio Kobe o LeBron?

Vetto: Risposta secca: meglio LeBron. Più potente fisicamente, e di conseguenza con un repertorio offensivo più vasto a disposizione. Detto questo, resto ammirato dalla dedizione e dall’abnegazione di Bryant, che per tecnica pura è inarrivabile. Uno dei più grandi rimpianti che la mia generazione si porterà dietro sarà quello di non averli visti uno contro l’altro al vertice della loro parabola, fisica e tecnica.

Vitto: Mai piaciuto Bryant, lo ammetto. Non contesto il suo talento, ma non mi ha mai conquistato. Non a caso, nonostante le simpatie iniziali dovute a Magic, non ho mai tifato Lakers. Al di là delle opinioni personali, credo che la stagione attuale di LeBron sia qualcosa che si ripete con la frequenza del passaggio della cometa di Halley. Tant’è che vincerà l’MVP nonostante Durant riesca ad essere il miglior scorer della Lega con una stagione da 50-40-90 (percentuali al tiro, da tre e dalla lunetta, ndS).

  • Classica bonus track: ditemi una cosa positiva e una negativa del vostro avversario.

Vetto: Positiva, e che gli invidio, è la sua professione. Anche se so che lui storcerà il naso per quello che è diventato il mondo del giornalismo oggigiorno.
Negativa, e che non gli invidio, è la sua professione, per quello che oggigiorno è diventato il mondo del giornalismo.

Vitto: E’ un appassionato di basket a tutto tondo e il suo 30 for 30 per RivistaNBA è un appuntamento imperdibile. Inoltre è un fan della Reyer, alla quale sono legato per Mazzon e ora pure per Jiri Hubalek.
Quella negativa è che stiamo aspettando il suo pezzo per HoopsDemocracy!

Ora tocca a voi votare e decretare il vincitore!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti
Puntata 9: Francesco “Fleccio” Andrianopoli vs Pietro Nicolodi
Puntata 10: Emiliano Carchia vs Dario Ronzulli

Categorie: DoubleHeader ShOw, NBA | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Navigazione articolo

Un pensiero su “DoubleHeader ShOw – Vetto vs Vitto

  1. piescic

    E io che credevo che, tra le divise più brutte, quella mimetica dei Raptors non fosse nemmeno quotata😀

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: