Gigi Datome in NBA! Dubbi sulla scelta


Gigi Datome è approdato in NBA dopo l'ottima stagione in Italia

Gigi Datome è approdato in NBA dopo l’ottima stagione in Italia

Ci siamo!

E’ arrivato il momento del quarto italiano in NBA. Dopo tanto parlare finalmente anche Gigi Datome è approdato nella lega made in USA. Per la verità quando non era ancora ventenne gli Scout avevano già messo gli occhi su di lui e si vociferava di una sua possibile scelta al draft negli anni futuri, essendo considerato uno dei migliori ’87 europei. La scelta non arrivò e per la verità la carriera del sardo non decollò come ci si aspettava, giustificando quindi il mancato interesse da parte dei GM d’oltreoceano.

Erano i tempi in cui giocava a Siena, ma fu costretto a iniziare il suo lungo peregrinare per l’Italia in cerca di spazio e di una squadra che finalmente gli concedesse fiducia. Prima Scafati, dove inizia a vedere il campo con più continuità, poi Roma, in prestito da Siena, dove ha il rimpianto di non essere mai riuscito a far vedere in pieno il proprio talento.

E proprio a Roma inizia la sua scalata sul tetto d’Italia, culminata quest’anno con l’MVP della stagione regolare e le finali contro Siena, perse contro un’avversaria che il suo talento non è mai riuscito a domare completamente, né da avversario, né da tesserato.

Dopo 5 anni nella capitale e aver però trovato finalmente la sua consacrazione, è arrivato il grande salto.

Memphis e soprattutto Boston parevano le squadre interessate a lui, ma alla fine, proprio Gigione ha comunicato sui suoi social network di aver scelto Detroit come prossima città. Scelta abbastanza sorprendente, sia perché pareva che, appunto, altre fossero le franchigie interessate a  lui, sia perché l’ambiente non è forse il più adatto al ragazzone trevigiano di nascita (Montebelluna), ma sardo di adozione (cresciuto ad Olbia). Il contratto è di quelli importanti: 2 anni garantiti a 3,5 Milioni di dollari complessivi stando alle voci e questo assicurerebbe anche spazio in rotazione in una squadra con buone potenzialità come i Pistons.

Il problema, se così lo vogliamo chiamare, sta da altre parti. Soprassiedo sulla bruttezza della città, che fortunatamente ho solo rischiato lavorativamente parlando ma che non ho mai toccato con mano, ma mi soffermo sul contesto tecnico.

La dirigenza ha appena cambiato il coach, puntando su Maurice Cheeks, allenatore che a me personalmente non dispiace, ma che nella sua carriera da Head Coach, lunga fino ad ora 8 stagioni, ha allenato i seguenti giocatori europei: Gordan Giricek (2007-2008), Viktor Khryapa (2004-2005), Vladimir Stepania e Slavko Vranes (2003-2004), Arvydas Sabonis (2001-2002). Ecco, a parte il principe del Baltico, comunque più di 10 anni fa, nessuno che in NBA abbia fatto onde. Che non vuol dire niente, per carità, ma è quantomeno di poco conforto per un europeo che viene a giocarsi il posto e le sue carte in NBA.

Nel suo ruolo a Detroit trova Kyle Singler, giocatore al secondo anno che l’anno scorso non ha fatto male ma che non ha nemmeno fatto presagire di aver le stimmate dell’All Star e Jonas Jerebko. Ok, direte voi, lo svedese è un 3 con minuti da 4, mentre Datome in NBA dovrebbe essere più un 2-3 e su questo sono ovviamente d’accordo, ma se devo pensare a un giocatore che per impatto possa assomigliare all’ex Virtus Roma penso proprio a Jerebko come impianto di gioco. Atleta di ottimo livello per essere un Europeo, tiratore nella media, buon difensore dalle braccia lunghe, ottimo QI cestistico, giocatore di energia e che dà il meglio se può correre e raccattare dalla spazzatura le giocate offensive. Il ritratto che più o meno mi sono immaginato per Gigione in NBA appunto. E per come la vedo io avere due giocatori in ruoli attigui SG-SF e SF-PF con le stesse caratteristiche non sono propriamente un bene.

Di più, c’è l’impianto di gioco, che non favorisce le caratteristiche di Gigione. I Sixers di Cheecks erano lenti, con poca corsa e spesso anche troppo prevedibili e non è un caso se l’arrivo di Collins, che ha sciolto le bruglie ai suoi e li ha fatti correre maggiormente è stato il primo passo verso la crescita della squadra. E non mi pare che con Gregg Monroe primo terminale della squadra quest’anno si possa pensare di correre molto di più, nonostante l’altro lungo, Andrè Drummond sia invece piuttosto bravo in transizione e a ricevere in modo dinamico.

Altro punto di domanda sta nel play: Brandon Knight è un esperimento che va avanti da un po’ di tempo ma che non ha ancora dato i frutti sperati, Siva, per quanto mi piaccia, è una seconda scelta che non si sa bene quanto spazio possa avere nella Lega, mentre il rinnovato Stuckey è…. vabbé, è Stuckey.

Detroit ha ancora tanto spazio salariale da spendere, per cui ancora è presto per capire come si struttuerà la squadra, ma se vuole cercare di convincere Monroe a restare quando sarà Unrestricted Free Agent deve cercare di essere competitiva già da questa stagione, cosa comunque possibile in un Est dove le squadre fanno a gara ad aver più palline possibile alla prossima lotteria.

Quanto spazio avrà quindi il nostro connazionale effettivamente? Difficile dirlo, anche se spero che firmando il contratto abbia avuto qualche rassicurazione in merito. Sta a lui sfruttarlo al meglio e far vedere di essere davvero un giocatore da NBA, magari imparando qualche trucco del mestiere da Rasheed Wallace, da quest’anno assistente allenatore proprio ai Pistons.

Troppo pessimista? Lo so. Ma adesso smetto e inizio a fare il tifo perché mi smentisca il prima possibile.

Forza Gigione!

PS: l’assenza di Charlie Villanueva non è una dimenticanza….

Categorie: NBA | Tag: , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Gigi Datome in NBA! Dubbi sulla scelta

  1. Edoardo

    Ciao, ottimo articolo come sempre… Una osservazione solo sul ritmo del gioco di Cheeks: secondo me se hanno firmato un atleta dinamico come Josh Smith vuol dire anche che qualcosa proverà a cambiare. Inoltre come hai scritto è il tipo di gioco che più si addice anche a uno come Drummond, che è una risorsa che dovranno sviluppare al massimo delle sue potenzialità. Ovviamente non vedremo un run and gun neanche lontanamente, ma sicuramente un sistema meno “inchiodato” di quello che utilizzava a Philadelphia.

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