L’onomastico. La festa più inutile.


Antonio Mc Dyess. A San Antonio.

Antonio Mc Dyess. A San Antonio.

DISCLAIMER: Questo non è un post sul basket. Purtroppo per voi (o forse no) ogni tanto mi viene voglia di parlare anche di altro però. Spesso riesco a mitigare questo istinto, altre volte, come oggi, no. Non ho però un blog generalista dove rompere le palle sui temi più disparati e quindi mi tocca usare questo spazio per parlare… sostanzialmente del nulla. Prendetelo come uno struggente sfogo, una voglia repressa di sentirmi per una volta una suocera e trapanare le gonadi a chiunque si aggiri in un raggio di 60km.

Allora vado eh…

Milano. Come tutte le mattine entro in ufficio sufficientemente rincoglionito, retaggio della sveglia alle 6 e del treno Frecciarossa che con i canonici 6 minuti di ritardo mi ha permesso di presentarmi dal cliente ad un orario che se lavorassi a Torino non sarebbe nemmeno esistito nella mia giornata. Faccio giusto in tempo a tirar fuori gli strumenti di tortura (leggi il pc), che il collega autoctono mi incalza:

Uè! Hai fatto gli auguri a Francesco?

Sarà che quelli svegli sono fatti in tutt’altro modo, sarà quel vago senso di labirintite che mi prende quando entro in un posto con tutti corridoi uguale, sarà anche l’età, non dico di no, ma non colgo. Provo con un residuo di lucidità, mischiato all’approccio prendiamouncaffècheprovoasvegliarmi, a capire perché cazzo dovrei fargli gli auguri.

E’ il suo compleanno? No, ricordo che l’aveva fatto un mese prima circa, ed è vero che si porta gli anni con la stessa disinvoltura con cui io posso portare a spasso un barboncino rosa con copertina tigrata, ma due compleanni nel giro di un mese sembra eccessivo anche per lui.

Il mio collega

Il mio collega

Si sposa? No, ha già trovato chi l’ha fatto e considerando che assomiglia a Droopy, vien difficile pensare che gli possa ricapitare. E anche nel caso remoto fosse quello il caso, non so cosa ci possa essere da festeggiare.

Aspetta un figlio? La letale combinazione dei due punti precedenti mi fa subito passare dalla testa l’idea.

Provo a cercare dentro di me, anche rovistando nelle borse che da qualche anno porto sotto gli occhi (retaggio di stagioni NBA) ma non trovo nulla che abbia un senso, così, arreso, chiedo:

Scusa, ma per cosa?

Eh Figa, è il suo onomastico!

… cerco di raccogliere i coglioni che nel frattempo mi sono caduti per l’aver sprecato energie neuronali nello sforzo di capire un motivo nobile per un augurio e realizzo che anche chi mi ha detto di fare gli auguri al collega si chiama Francesco.

Metto la mia miglior maschera, quella “Sembro simpatico ma in realtà vorrei avere un paletto in frassino da piantarti nel cuore“, e dico:

Ah, per quello me l’hai detto, per farti far gli auguri… Allora auguri!

Risposta che spiazza più di un calcio di rigore di Balotelli:

No no, oggi è San Francesco d’Assisi, io sono San Francesco da Paola” (è vero. Giuro!)

Tutte le finestre sono bloccate e il mio desiderio di gettarmi nel vuoto non trova felice conclusione. Nemmeno la risposta “E io sono San Simone, patrono dei digestivi” potrebbe riempire il senso di vuoto che sto provando in questo momento e la prima cosa che mi esce dalla bocca è un:

Scusa, ma esattamente, come cazzo lo si capisce?

eh, lo scelgono i genitori no?!?

san souci

Una San Souci. Ghiacciata grazie.

Rinuncio a capire. Sono raggomitolato in un angolo singhiozzante. Immagino i miei genitori che non scelgono come mi chiamo, ma quale Santo sono. E ho paura (prima di tutto perché lungi da me il voler essere un Santo, ma neppure un Beato). Nei miei singhiozzi inizio a pensare che quelli che chiamano i figli Michael (o nella variante Maicol, sempre inquietante), Sharon, Kevin, potrebbero aver fatto una cosa più giusta di quanto non abbia mai pensato in precedenza.

Sì, perché diciamola tutta: ma che senso ha festeggiare l’onomastico? Perché dovrei far festa io solo perché mi chiamo con lo stesso nome di uno che ha fatto qualcosa di meritevole ere geologiche fa? Gli abitanti di San Antonio che si chiamano Antonio, il giorno di Sant’Antonio allora cosa dovrebbero fare? Bere come se dal loro grado d’alcolismo nel sangue dipendessero le sorti dell’intero stato del Texas?

Sarà che il mio onomastico è il 29 dicembre e che in quel periodo il 45% della popolazione mondiale è occupata a programmare il capodanno e il 55% a ruttare il pranzo di Natale, ma non son mai riuscito a dare importanza a questa ricorrenza e l’unico Santo che riesco a tollerare è il San Souci, ma vi prego, non chiedetemi più di far gli auguri a qualcuno per l’onomastico!

PS: Auguri a tutti i Francesco e alle Francesca.

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