Petrucci, Hackett, l’asilo Mariuccia e le poltrone


Daniel Hackett con la maglia della Nazionale

Daniel Hackett con la maglia della Nazionale

Adesso anche basta.

Francamente il botta e risposta tra Gianni Petrucci e Daniel Hackett, che dura da quest’estate, sta diventando tra il ridicolo e il patetico. E questo a prescindere dalla parte da cui si vuole stare. Una polemica da Asilo Mariuccia, con un campionato sempre più in crisi di pubblico e con brusii sempre maggiori (tutte le Finali, da quelle di Coppa Italia a quelle di Eurolega a Milano ad esempio ha lasciato parecchi scontenti) non è la cosa più intelligente da mettere in piedi, quando si dovrebbe parlare di come far risalire l’interesse verso il movimento.

L’antefatto è chiaro. A giugno, dopo le Finali Scudetto, Hackett ha iniziato a mettere in dubbio la sua presenza agli Europei a causa di un infortunio che lo limitava parecchio (e lo ha limitato durante le finali stesse). Infortunio che lo ha poi costretto ad un intervento chirurgico alla caviglia.

La risposta della federazione, per voce del numero 1 Gianni Petrucci, è arrivata quasi nell’immediato: la Nazionale è un onore e un dovere e tutti dovrebbero essere orgogliosi di farne parte.

Da quel momento battute, stilettate e battutine da una parte e dall’altra, con Hackett che è stato primo tifoso dei compagni della Nazionale e che ad Europei conclusi ha espresso su twitter il suo pensiero, ovvero che era orgoglioso dei suoi compagni ma contento di aver fatto la scelta di fermarsi. Anche perché subito dopo l’infortunio di Roko Ukic al tendine, si è lasciato andare ad uno sfogo su quanto fosse impossibile per lui giocare la manifestazione.

Sfogo che si è tirato dietro le critiche di molti appassionati e che ha portato l’MVP delle scorse finali a chiudere il suo account di twitter.

Schermaglie, si direbbe una volta, che però sono continuate anche in seguito, con Petrucci che ha dichiarato che per essere campioni bisogna giocare e vincere in Nazionale, non solo nella squadra di club, altrimenti non si è nessuno.

Ieri, alla ripresa del basket giocato, Daniel Hackett ha giocato e vinto la Supercoppa Italiana con Siena ed è stato giudicato l’MVP della gara.

Ora, quanto sopra è un po’ la fredda cronaca degli avvenimenti, ma a me piace dare anche un’opinione della cosa, così come ognuno di voi si sarà fatto la propria e sarà pro Hackett o pro Petrucci.

Partiamo dal presupposto che Hackett è uno di quei giocatori che ha sempre dato tutto per ogni maglia che ha indossato. Che fosse USC, Treviso, Pesaro, Siena o anche la Nazionale. Poniamo anche il fatto che avrebbe potuto giocare sul dolore, cosa che francamente troverei stupida, ma mi voglio giocare il jolly. Per giocare sul dolore avrebbe dovuto comunque fermarsi dopo, perché l’infortunio che aveva non sarebbe guarito da solo (un buco di 1 centimetro sul calcagno non è una cosa che passa facilmente con una terapia a base di allenamenti e partite di basket) e avrebbe dovuto comunque ricorrere a un’operazione.

Avrebbe voluto dire saltare la preparazione e la prima parte di stagione con Siena, che, ve la butto lì come farebbe la Minetti in un parlamento, sarebbe poi anche la società che paga lo stipendio a Daniel.

Gianni Petrucci

Gianni Petrucci

Amor di patria avrebbe potuto far passare in secondo piano tutto questo, forse, ma mi passa anche tra le orecchie il pensiero che effettivamente il dolore ci fosse e che fosse limitante e che per quanto Hackett un giocatore che avrebbe fatto decisamente comodo alla Nazionale, magari un Hackett in condizioni precarie sarebbe potuto essere un limite, non potendo difendere come ci ha abituato quando al meglio.

Ma soprattutto, a prescindere dalla condizione di Daniel, mi viene difficile dare ragione a Petrucci, che ricordiamolo, è stato:

  • Dal 1977 al 1985 Segretario Generale della FIP;
  • Dal 1985 al 1991 Segretario Generale della FIGC;
  • Dal 1992 al 1999 Presidente della FIP;
  • Dal 1999 al 2013 Presidente del CONI;
  • Dal 2013 è Presidente della FIP.

Il tutto (a mia memoria, magari mi sbaglio), senza avere nessun tipo di esperienza sportiva di rilievo.

E’ sicuramente un caso che i migliori risultati dell’ItalBasket (gli ori agli Europei del 1983 e 1999 e gli argenti Olimpici del 1980 e del 2004) siano arrivati in un momento in cui non era lui presidente. Così come è sicuramente un caso che negli ultimi anni il movimento cestistico sia così notevolmente in crisi da vedere abbandonare piazze storiche come Treviso o la Bologna sponda Fortitudo.

Così come è sicuramente un caso che gli unici giochi olimpici assegnati all’Italia, le Olimpiadi invernali di Torino 2006 siano state assegnate meno di 6 mesi dopo il suo insediamento, quando ovvero i giochi erano già stati fatti e Giovanni Agnelli (sì, lui) aveva già fatto quanto necessario per riuscire a portare i giochi nella sua città. Così come è sicuramente un caso che le successive candidature che si ripetono a ritmo costante di una all’anno siano state tutte rimbalzate con perdite.

Ecco, da persona di sport, sentir parlare di attaccamento alla Nazionale e attaccamento alla maglia chi fino a questo momento ha dimostrato come unico attaccamento quello alla poltrona… anche no. Grazie.

Categorie: A1 Basket | Tag: , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Petrucci, Hackett, l’asilo Mariuccia e le poltrone

  1. Perchè non si parla dei problemi che il nuovo bellissimo magesito della federazione FIP-ONLINE sta creando grossissi problemi a tutto il movimento non riuscendo a tesserare atleti e gestire le pratiche ??

    Paolo Angeretti

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