Atlanta Hawks: pronti a cambiare l’NBA?


Coach cosa ne pensa della mia idea?  ....ah ok, grazie...

Coach cosa ne pensa della mia idea?
….ah ok, grazie…

Bene, dopo lungo peregrinare sul pc, sono riuscito a trovare la password del blog e ora mi appresto pure a scriverci qualcosa. Sempre, anche dopo un anno di assenza, all’urlo solenne (vostro) del “Ecchissenefrega”.

Detto questo e fatto il preambolo per rompere il ghiaccio (ho detto il ghiaccio), inizio a parlare di Atlanta Hawks. Perché? Perché sono la squadra del momento in NBA, dopo aver vinto 19 gare di fila e aver avuto il premio di miglior giocatore del mese a gennaio (sì, perché per la prima volta nella storia il premio di miglior giocatore del mese è andato ad un intero quintetto, quello degli Hawks appunto) e perché il buon Dario Vismara, alias @Canigggia su twitter, ha fatto questo ottimo pezzo su Ultimo Uomo (sì, questo è il più classico del “maestraaa ha iniziato luiiii!!”).

Dicevamo, Dario ha espresso molto bene come suo solito la bellezza del gioco degli Hawks e di come stiano effettivamente rivoluzionando la filosofia del basket NBA, fatto storicamente di star e di sistemi di isolamento piuttosto che di gioco corale e democrazia offensiva. Lo stesso Dario a chiosa dell’articolo (a proposito, avessi io la capacità di trovare titoli così belli per un pezzo sarei già più che contento) parla di come già serpeggino tra i tifosi NBA i classici luoghi comuni che parlino di come un tipo di gioco senza un “go to guy” o una superstar non possano far strada ai Playoff, portando come esempio la scorsa stagione in cui a vincere è stata una squadra che faceva dell’esecuzione più che dello star system il suo mantra filosofico, come i San Antonio Spurs.

Ecco, questo è il punto su cui non dico di non trovarmi d’accordo, ma sul quale potrei aprire un dibattito. Mia opinione: anche finendo col miglior record della lega, gli Hawks non sarebbero i miei favoriti numero 1 al titolo. E forse nemmeno i numeri 2 o 3. Dichiarazione forte? Sì. E so già che me ne potrei pentire (ma onestamente essendo felice di farlo) a inizio Giugno.

Spiego.

Teague, Millsap, Korver, Horford e Budenholzer saranno i protagonisti dell'All Star Game 2015

Teague, Millsap, Korver, Horford e Budenholzer saranno i protagonisti dell’All Star Game 2015

Chi mi conosce sa che di basket ne vedo da parecchi anni, quantomeno per questioni anagrafiche, capendoci però anche un po’ meno del giusto. In questi anni, dicevo, mi è capitato di vedere tanti tipi di squadre arrivare al fondo, ognuna con le proprie caratteristiche e quasi sempre con un punto in comune: la presenza di uno dei migliori 5 giocatori della lega in quel momento. Oppure, come per gli Spurs dello scorso anno, con 4 ottimi giocatori tra i migliori 30 NBA e un interprete che per un paio di mesi decide di diventare un giocatore decisivo e diventare una star (Kawhi Leonard lo scorso anno).

Gli Atlanta Hawks, al momento, non hanno questi elementi, sebbene abbiano ottimi giocatori come Teague, Millsap, Horford, uno Schroder in rampa di lancio, un Korver che sta riscrivendo record di balistica NBA e dei giocatori di sistema che stanno creando spaziature offensive al limite della perfezione.

Perché quindi lo scetticismo nei confronti di Atlanta? Hanno un ottimo allenatore, un ottimo sistema di gioco come detto sopra, un giocatore come Korver che tira il 53% abbondante da tre e condiziona tutte le difese e una delle migliori difese della lega.

Innanzitutto c’è una ragione tecnica, che menziona lo stesso Dario nel suo pezzo: la difficoltà a controllare i tabelloni. Gli Hawks sono attualmente al 27° posto nella classifica dei rimbalzi. E una squadra che non riesce a controllare i tabelloni in partite che si presume siano più combattute di quelle di Regular Season può fare parecchia fatica.

La mia opinione è che in una serie di playoff NBA per le difese sia più facile adeguarsi ad un sistema di gioco che ad un giocatore che continuativamente possa battere una difesa come un LeBron James o un Kevin Durant in giornata. L’esecuzione di un attacco perfetto come quello degli Hawks di questa stagione è data appunto dalla precisione con cui ogni giocatore si muove in uno schema. Basta mettere un paio di granelli di sabbia nell’ingranaggio di un attacco impeccabile che lo stesso potrebbe risentirne e perdere di efficacia. Riuscire a ritardare una palla data in post a Hoford, piuttosto che ritardare il passaggio a Korver in uscita da un blocco o dare un angolo diverso a Teague su un Pick And Roll a questi livelli potrebbe fare tutta la differenza del mondo e dare molta noia alla squadra di coach Budenholzer. Per non parlare del fatto che in partite da dentro-fuori i giocatori stessi possano avere un po’ di braccino, ovvero tagliare in modo più titubante, passare il pallone con un attimo di ritardo o anche solo prendere un tiro peggiore del possibile per un istinto diverso da quello più ragionato che hanno attualmente.

La Shooting Chart di Korver mi fa presente che sto sparando cazzate (courtesy Miky Berra e Nick Ramone)

La Shooting Chart di Korver mi fa presente che sto sparando cazzate (courtesy Miky Berra e Nick Ramone)

E non sto parlando necessariamente degli ultimi possessi di una gara, per i quali io il 99% per cento delle volte preferisco avere uno schema fatto bene ed eseguito alla perfezione che un giocatore in isolamento a decidere le sorti di una partita, ma parlo dei momenti della partita in cui l’attacco non gira a dovere, nei quali diventa fondamentale avere un giocatore che sappia creare continuativamente attacco per mettere punti a tabellone e non prendere parziali che ai playoff possano risultare molto più letali che non in Regular Season.

Come sapientemente spiegava Fleccio nell’ultima puntata di Ball Don’t Lie (e se non ascoltate questo podcast siete delle persone orrende che nella vita non possono far altro che guardare Sanremo ascoltando Masini), l’attacco NBA vive su un piano inclinato, al fondo del quale si trova sempre l’angolo dell’Isolation. E tanto più le difese si impegnano a renderti difficile il lavoro, tanto più il piano si inclina e diventa più facile cadere in quell’angolo, dove è fondamentale avere un interprete importante che permetta di ristabilire il piano corretto.

Con questo ovviamente non intendo dire che per certo gli Hawks non vinceranno il titolo o non sono da considerarsi una credibile contender, ma che per come la vedo io sarà più complesso di quello che ora si possa credere vedendoli giocare ed eseguire in campo con questa fluidità. Ovviamente sperando di essere smentito, perché vedere arrivare in fondo una filosofia di basket diversa sarebbe un bel messaggio per tutti.

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