Ciao Chocolate Thunder, idolo della gioventù


Darryl Dawkins (11/1/57 - 27/8/2015)

Darryl Dawkins (11/1/57 – 27/8/2015)

Tempo fa gli amici di HoopsDemocracy avevano riposto anche nel sottoscritto (all’epoca un po’ più produttivo di oggi) fiducia nello scrivere una storia di basket, possibilmente vissuta in prima persona e con testimonianze dirette.

La mia scelta non poteva che ricadere sulla storia di un giocatore, un idolo di gioventù: Darryl Dawkins.

Poi, un po’ per pigrizia, un po’ per la difficoltà nel trovare informazioni che non fossero così conosciute alla massa, il  pezzo non vide la luce.

Mai più avrei pensato però che a distanza di pochi anni da quella richiesta, quel pezzo si potesse trasformare in un “coccodrillo” per la scomparsa del grande Darryl.

Chocolate Thunder se ne è andato oggi a 58 anni, improvvisamente, e la sua scomparsa è stata fragorosa quanto le sue proverbiali schiacciate, capaci di rompere i canestri e costringere la NBA a cambiare i tabelloni, sostituendo il vetro con un materiale meno pericoloso per chi si fosse trovato nella sventurata posizione di essere “posterizzato” dal centro dei Sixers.

Chocolate Thunder, Dr Dunkenstein, Baby Gorilla… tanti furono i soprannomi dati (e in alcuni casi autoassegnati) a Dawkins, che fu anche il primo giocatore in assoluto ad essere draftato in NBA direttamente dall’High School. Correva l’anno 1975 e i Sixers, con cui arrivò anche a giocare 3 finali NBA, lo chiamarono alla 5° scelta assoluta.

Personaggio sopra le righe anche fuori dal campo. Una volta un giornalista gli disse che i giocatori più importanti dovevano crearsi un immagine particolare anche fuori dal campo e lui gli rispose: “Allora scrivi che arrivo dal pianeta Lovetron“. Guascone, ma anche personaggio piuttosto controverso, nel suo libro autobiografico, che non poteva che intitolarsi Chocolate Thunder, racconta il suo passato turbolento, dall’infanzia difficile e la famiglia numerosa, alle prime avventure in NBA, dove le donne e le feste riempivano le sue serate, fino all’uso di droga, cosa piuttosto abituale nella NBA degli anni ’70. Darryl nel libro non dichiara mai apertamente di farne uso, ma nei racconti delle sue serate con Michael Ray Richardson (visto in Italia e bannato dalla NBA per uso di cocaina) si capisce abbastanza chiaramente che anche lui ne abbia abusato. Vizio che poi durante i periodi in cui fu costretto a stare fuori a causa dei vari infortuni avuti, uno di questi occorso scivolando nella vasca da bagno, cosa che lo costrinse ad un lungo stop per un problema alla schiena.

Sicuramente personaggio amato dai tifosi, anche grazie alla debordante simpatia e a modi di fare al limite della spacconaggine, durante la sua carriera iniziò a soprannominare le sue schiacciate con nomi come In your Face disgrace, Rim Wrecker, Theet Shaking, Go-rilla e tanti altri. I suoi problemi fuori dal campo non si fermarono purtroppo all’abuso di sostanze vietate. La sua prima moglie infatti, dopo un litigio con lui e in un periodo di crisi, si suicidò, gettando Darryl in una crisi esistenziale, colto dai rimorsi per non aver potuto evitare la tragedia.

Sul finire della carriera arrivò in Italia, approdando all’Ipifim Torino. A portarlo in Italia, per sua stessa ammissione, “la montagna di dollari che gli avevano promesso“. Darryl, Hall of Famer NBA, arrivò comunque in Italia dimostrandosi da subito un professionista di alto livello. Come ebbe modo di raccontarmi un gentilissimo Riccardo Morandotti, suo capitano all’epoca, l’ex stella di Sixers e Nets, fuori forma per gli infortuni e il lungo stop, si mise a completa disposizione della squadra, accettando di allenarsi con le giovanili per recuperare la forma migliore.

Forma che ha poi completamente ritrovato, infiammando il PalaRuffini con le sue giocate. Per dire del dominio che aveva in Serie A, in due anni a Torino Darryl fece registrare medie da più di 20 punti , 10 rimbalzi e uno straordinario 80% dal campo.

Personalmente uno dei miei ricordi più vividi di quell’epoca, da ragazzino appassionato di pallacanestro, fu un’azione in cui tirò giù un rimbalzo e aprì un contropiede facendo un passaggio baseball a tutto campo. Il tutto con il solo movimento del polso.

Darryl Dawkins contro Bob McAdoo

Darryl Dawkins contro Bob McAdoo

A Torino, oltre alle testimonianze che lui stesso riporta sul libro (in alcuni casi anche parlando di razzismo purtroppo), sempre Riccardo Morandotti racconta di come fosse una persona solare e di compagnia e di quanto amasse portare i compagni a giocare a Bowling o invitandoli a cena, dove il nostro si dilettava ai fornelli con il suo piatto forte: pollo fritto, che consumava poi in grandi quantità.

Dopo le due stagioni a Torino, lo volle Milano, dove trovò però in panchina un Mike D’Antoni già allora orientato ad una small ball poco incline alle caratteristiche di uno dei centri più dominanti visti in Italia. Dopo solo un anno le strade si divisero e l’ex Nets terminò la sua esperienza italiana con 2 stagioni a Forlì.

Dopo la carriera da giocatore, provò con fortune alterne a fare l’allenatore, rimanendo poi comunque sempre nell’ambiente e lavorando negli ultimi anni per l’NBA, facendo da testimonial del brand di David Stern e, tra le altre cose, facendo l’allenatore dei giovani atleti per la gara delle schiacciate all’All Star Game.

Ora tutto il mondo cestistico lo piange e chi lo ha amato quanto gli appassionati di basket torinesi, non può che guardare con commozione a quanto affetto abbia lasciato uno dei giocatori preferiti della tifoseria.

Oggi, in macchina, la notizia della sua scomparsa mi ha profondamente colpito e rattristato ed è come se se ne fosse andato un amico. Oggi è un giorno triste perché non c’è più il primo idolo della mia gioventù, proprio nell’anno in cui l’Auxilium è tornata in Serie A. Spero che da lassù continui a rompere tabelloni e a portare il sorriso.

RIP Chocolate Thunder.

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