DoubleHeader ShOw

DoubleHeader ShOw – Vetto vs Vitto

DHSOLo so, sembra un gioco di parole o un pesce d’aprile con due giorni di distanza, ma dopo il roboante scontro tra Dario Ronzulli di Radio Sportiva ed Emiliano Carchia di Sportando, che ha visto la perfetta parità tra i due nel sondaggio ma dietro a “A me sti due sembran peggio di Bagatta“, a sfidarsi sono due amici di PlayitUSA: Marco Vettoretti, detto Il Vetto e Vittorio Marotta, detto Vitto (o Vitor41 che dir si voglia) o Drunkside su Twitter (e fresco vincitore del FantaNBA Road To The Ring insieme al sottoscritto con i Nassau Pirates ndS).

Terreno dello scontro ovviamente il solito DoubleHeader ShOw, che come spesso capita spazierà tra NBA (tanta) e campionato italiano, con i due sfidanti tifosi rispettivamente di Venezia e Napoli.

A voi al termine del botta e risposta dare la vostra opinione e, come al solito, decretare il vincitore della sfida!

  • Come mai vi è nata la passione per il basket. Quale è stata la prima partita che vi ricordate di aver visto?

Vetto: Banalmente: giocandolo. Ero solito trascorrere i pomeriggi dopo scuola a casa di un amico, e in una di queste sortite ricordo di aver visto la sua canotta da minibasket appesa nel ripostiglio. Ho chiesto ai miei di farmi unire alla squadra e così è stato: numero 9 del Ca’ Emiliani. La società poi aveva delle agevolazioni per andare al Taliercio a vedere la Reyer Venezia, a quei tempi ancora in Serie A1, e diverse volte nel corso dei primi anni ricordo di aver tifato orogranata contro la Kleenex Pistoia, la Buckler Bologna ed altre avversarie. La prima che ricordo di aver visto fu proprio contro le V Nere di Brunamonti. Una pettinata che ancora faccio fatica a dimenticare. Seguire con venerazione le partite NBA su Telemontecarlo, poi, fu una naturale conseguenza del tutto, che unita al collezionare maniacalmente cards Upper Deck alimentò il mito della pallacanestro d’oltre oceano. Ancora ricordo: un pacchetto costava 1.500 lire e conteneva 10 cards. Non sono più guarito.

Vitto: La passione per IL gioco mi è stata trasmessa dai miei zii che mi hanno fatto vedere in televisione vecchie partite dei Lakers dello Showtime e della Virtus Bologna di Sasha Danilovic. La prima partita che vidi dal vivo fu invece una Napoli-Ragusa di A2, campionato 2000/2001. Mi portarono alcuni amici e da quel momento non ho smesso più di andare al palasport se non per cause di forza maggiore. Che a Napoli, purtroppo, si sono verificate molto frequentemente.

  • Siete un tifoso hawks e uno dallas, quali sono i motivi per cui tifate queste due squadre che non sono tra quelle vincenti degli anni 80-90?
Andre 3000, degli Outkast

Andre 3000, degli Outkast

Vetto: Intanto permettimi di lanciare un appello a tutti i tifosi Hawks lì fuori: non siete soli! Il motivo per cui ho iniziato a tifare A-Town è una somma di piccole cose. Da una parte il fascino che ha sempre esercitato su di me questa città, la sua fama di città festaiola, pur restando un gradino sotto alle grandi metropoli in termini di notorietà; dall’altra la scelta, nel lontano 2004, di Josh Smith, giocatore di cui mi sono innamorato in zerodue: spettacolare, introverso, altalenante, l’ago della bilancia delle nostre ultime nove stagioni. A consolidare quella che in principio era l’equivalente sportivo di una cotta da ombrellone intervenne PlayItUSA.com, sito per il quale mi dedicai a seguirli e che mi aiutò a rendere più saldo il mio amore per i Falchi. La stagione in cui ho iniziato a scrivere su di loro sono tornati ai playoff dopo otto stagoni di digiuno e non hanno più smesso. Per dire. Un’ultima cosa, da non sottovalutare: Andre 3000, la metà più eclettica degli Outkast nonché mio artista preferito ed originario di Atlanta, tifa Hawks.

Vitto: I miei primi anni da appassionato di basket sono stati all’insegna della pura imparzialità. Giusto qualche simpatia qua e là (i Lakers di Nick “The Quick” Van Exel, per esempio, proprio in virtù dell’avvicinamento al basket dovuto ai gialloviola). I Magic di Penny & Shaq, e non poteva essere altrimenti per un ragazzo che si avvicina al basket a metà degli ’90. Poi, un giorno, uno di quei famosi zii tornò da Dallas con un paio di t-shirt dei Mavericks e iniziai a seguirli con più attenzione. Era la stessa stagione della risposta precedente, 2000/2001, e i Mavericks iniziavano a farsi notare nella lega grazie ad un play canadese, ad una guardia dell’Illinois e ad un pennellone tedesco che tirava come nessun lungo nella Lega. E poi c’erano altri personaggi di culto, da Najera a Gary Trent e i suoi blocchi, da Wang Zhizi a Calvin Booth e (…) Shawn Bradley. Insomma, fu amore a prima vista. E se ti innamori di una squadra nonostante possa contare su Christian Laettner nel roster, capisci che è una cosa destinata a durare.

  • Qual è il giocatore che avreste voluto nella vostra squadra e perché?

Vetto: Rasheed Wallace, ah no! A parte gli scherzi, per quanto riguarda la NBA mi sarebbe piaciuto aver visto Chris Paul con il falco sulla canotta. Magari al posto di Marvin Williams per le ultime sette stagioni. Quel draft, quello del 2005, è stata una discreta sliding door per gli Hawks: con CP3 la storia recente degli Hawks sarebbe stata completamente diversa, ma è anche non avendolo scelto che ci siamo guadagnati il terzo pick al draft del 2007. Quello di Oden e Durant, quello che ci ha portato a casa Al Horford. Parlando di Italia, infine, un giocatore che avrei voluto in orogranata è Achille Polonara. Ho sperato fino alla fine che quest’estate approdasse in laguna, ma non si è andati oltre le prime indiscrezioni. Non che il mercato in entrata della Reyer mi abbia deluso del tutto, ma accogliere un giovane di grande prospettiva, per di più italiano, avrebbe avuto tutto un altro sapore.

Vitto: Uhm… avrei sempre voluto vedere Shaq nella mia squadra, ad attirare attenzioni in area ed allargare gli spazi per il tiro di Dirk. Ora come ora, sogno un play affidabile. Paul ovviamente sarebbe il primo della lista, ma c’è un ragazzo a Cleveland che sta crescendo bene.

  • Avete 3 possibilità di cambiare un finale di una partita. Quali momenti scegliete?

Vetto: Gara3 della finale playoff di LegaDue tra Casale Monferrato e Venezia, nel 2011. La Reyer aveva appena espugnato il PalaFerraris in gara2, e con due partite in casa aveva l’occasione di guadagnarsi la promozione sul campo. Non andò così. Casale passò al Taliercio e vinse la serie in cinque partite. Vero, Venezia si guadagnò poi la promozione tra i banchi dei tribunali, ma festeggiarla sul campo avrebbe avuto tutt’altro sapore. Non mi fanno impazzire i meriti sportivi guadagnati a tavolino. NON TI AZZARDARE A FARE BATTUTE!
Poi, Giochi Olimpici di Atene 2004. Il canto del cigno della nazionale azzurra. Non che l’argento sia un risultato da buttare via, ma avendo battuto l’Argentina nel girone e venendo da un’impresa come quella contro la Lituania… Una in più non avrebbe dato fastidio!
In ultima una partita pressoché insignificante, ma che per non so quale motivo mi ha tenuto sveglio fino alle 5:00 di mattina inoltrate: Miami @ Atlanta, 5 Gennaio 2012. Senza LeBron e senza Wade, Chris Bosh infila sulla sirena del quarto la tripla che dà il via al supplizio: tre, e ripeto TRE supplementari, con la sconfitta casalinga a fare da ciliegina. Ecco, fate vincere chi volete, ma fatemi andare a letto.

Vitto: Fino all’estate 2011 la risposta sarebbe stata quella più scontata: Finals 2006, gara3-gara5-gara6. Ma karma is a bitch e alla fine oggi mi viene da pensare che il titolo vinto nel 2011 non sarebbe stato così bello se non fosse stato preceduto dal crollo del 2006, dall’eliminazione con i Warriors e da tutte quelle al primo turno degli anni successivi. E visto che il 2011 mi ha portato alla pace dei sensi, cambio totalmente continente e dico che l’unica partita di cui veramente vorrei cambiare il corso è l’ultima gara del girone di Eurolega 2007. Napoli affronta Treviso, in casa, e basta una vittoria per andare alle Top 16 e incassare un po’ di soldi utilissimi per le casse della società, dove si avvertono i primi scricchiolii. Pochi giorni prima eravamo andati a giocare proprio a Treviso in campionato e gli avevamo “regalato” una vittoria decisiva per farli accedere alle Final Eight di Coppa Italia.Diciamo che l’ambiente era abbastanza tranquillo sul fatto che i trevigiani, già qualificati, avrebbero ricambiato il favore e per buona parte della partita filò tutto liscio. Poi nel quarto quarto i loro USA iniziarono a giocare (la leggenda parla di un premio partita promesso loro dal GM, che era stato anche il nostro in passato…), i nostri si cagarono sotto e Goree segnò il canestro della vittoria.Fummo eliminati, i soldi per il passaggio alla Top 16 non arrivarono e da lì iniziò a crollare tutto.

  • Qual è il giocatore del sommerso NBA cui siete più affezionati e perché?

Vetto: È un innamoramento di recente acquisizione, e risale proprio alla partita appena citata. Il suo nome è Ivan Johnson. Scegliete voi il motivo: può essere per il suo stile di gioco essenziale e spigoloso, o per la sua pittoresca barba. Può essere perché ha giocato più di qualche volta con le grillz, i paradenti tempestati di diamanti che altrimenti potete trovare in bocca a gente come Paul Wall o Slim Thug, o perché è stato bannato a vita dal campionato professionistico coreano per aver mostrato il dito medio ad un arbitro… Se io fossi un giocatore NBA, sarei Ivan Johnson.

VittoJerome Williams, The Junkyard Dog. Ho sempre amato i giocatori “zozzoni” che però in campo danno tutto. Sarà perché quando gioco a basket mi rivedo in loro visto che sono un discreto fabbro.

  • Qual è la maglia nba più bella che abbiate mai visto? E la più brutta?
Larry Johnson ai tempi di Charlotte

Larry Johnson ai tempi di Charlotte

Vetto: Oddio, domanda da un milione di dollari! La più bella è sicuramente quella degli Charlotte Hornets dei primi anni ’90. Turchese, con righe di diverso colore. Da feticista delle uniformi NBA la ritengo la progenitrice di tutte le uniformi di oggi: nel corso delle stagioni gli Hornets aggiunsero ulteriori canotte, sempre utilizzando il colore di una delle righe verticali. A quella turchese se ne aggiunsero una viola, e più tardi, una verde. Quest’ultima è un cimelio introvabile, faccio fatica persino a trovarne una fotografia…
La più brutta? Faccio fatica a rispondere, perché a modo suo ciascuna epoca ha cavalcato uno stile. Attualmente siamo nel pieno di una fase minimal, molto attenta al dettaglio, dove se dovessi scegliere le peggiori andrei con Rockets e Spurs. Anonime, non mi dicono nulla.

Vitto: Rivedevo proprio in questi giorni la maglia dei Phoenix Suns nera degli anni 90. Meravigliosa.
Al contrario, non ho mai sopportato la maglia dei Jazz di Stockton e Malone. Quella violacea. Non è NBA, ma segnalo quella di Notre Dame (link) che è qualcosa di agghiacciante, pantaloncini compresi.

  • Ok, ha giocato nella vostra squadra ma proprio non potete fare a meno di odiarlo….

Vetto: Non lo odio, ma pur essendo stato il leader degli Hawks per tanti anni, non mi ha mai fatto scattare l’interruttore che tutti i trascinatori fanno accendere. Parlo di Joe Johnson. La cessione sua e del suo terrificante contratto ai Brooklyn Nets è stata una vera e propria liberazione!

Vitto: Questa è facilissima: alla fine non potevi non volere bene a quel poveretto di Shawn Bradley, quindi punto tutto su Erick Dampier, che tra l’altro ha avuto l’onore di giocare con i miei due giocatori preferiti di sempre (Nowitzki, ovviamente, e Dontae’ Jones ai tempi del college). Il contratto da albatros per antonomasia, che riuscì a ottenere in seguito all’unica stagione decente della sua carriera con i Warriors. Quando fu ceduto (ai Bobcats, sempre siano lodati) per Chandler stappai. E vederlo perdere il titolo anche in maglia Heat fu ancora più soddisfacente. Non riuscirà mai ad eguagliarlo, anche a causa del contratto moooolto meno incisivo sul cap, ma attualmente un Maverick che reggo poco è Darren Collison. E’ sempre là per perdere palla, e quando lo fa non è che sbaglia il passaggio e la butta fuori, ma è abilissimo nel lanciare il contropiede avversario. D’altra parte, se a rubarti il quintetto è prima un trentottenne e poi una trentaseienne che non era forte manco da giovane, io qualche domanda me la porrei.

  • Cosa riserva il futuro alla vostra franchigia? Stravolgimenti in vista? Siete contenti dell’operato del vostro GM?

Vetto: Restando sul contratto di JJ, come si può non apprezzare il lavoro di un GM che riesce a spedire altrove i suoi quasi 90M in quattro anni? Il futuro è tutto da definire, ma con la cessione del 2 e di Marvin Williams Ferry ha liberato spazio salariale come non se ne vedeva dall’era di Dominique Wilkins. Il grande punto interrogativo riguarda Josh Smith, che a Luglio diventerà unrestricted free-agent, ed è stato dato sul piede di partenza tante di quelle volte che la vera sorpresa sarebbe vederlo davvero cambiare casacca.

Vitto: Eccome se ci saranno stravolgimenti. La squadra del titolo è stata smantellata in vista dell’estate appena trascorsa. La corsa ai free agent non è andata nel migliore dei modi e il piano B è stato quello di firmare tutti contratti brevi per riprovarci quest’estate. A me l’idea non è dispiaciuta, fallito l’assalto a Deron Williams. Mayo ha giocato una gran prima parte di stagione e anche se ora è in calo vale i 4 milioni annui; Brand a quelle cifre è un lungo da rotazione molto solido… Meno bene Kaman e Collison, di cui ho già parlato. Ad oggi, nonostante la rimonta finale, è probabile che non andremo ai playoff, ma abbiamo tanta flessibilità e l’ultimo mese ha dimostrato che il tedesco è ancora un signor giocatore nonostante abbia saltato le prime 30 gare. Il mio auspicio è che si possa circondarlo di talento per dargli la possibilità di provare un’altra corsa al titolo. Ma lo spero principalmente per lui, perché è vero che non ci si stanca mai di vincere, ma, come ho già scritto, dopo il 2011 ho personalmente raggiunto lo zen.

  • Seguite anche molto basket dal vivo. Qual è il giocatore più forte che avete mai visto giocare?
Indimenticabile, fortissimo Alphonso Ford

Indimenticabile, fortissimo Alphonso Ford

Vetto: Parto dalla premessa che in pellegrinaggio oltre la pozza non sono andato (Ah, ma se ci vado!), quindi mi limiterò alle mie esperienze dirette sui parquet italiani. Vado con Gary Neal. Visto a Treviso in un Montepaschi-Benetton di qualche stagione fa: tenne da solo in partita i trevigiani, segnando da ogni dove e dando vita a un duello spettacolare con Terrell McIntyre.

Vitto: Lo seguirei ancora di più, se le squadre di Napoli non chiudessero bottega continuamente, costringendomi a fare il turista della pallacanestro. Ad ogni modo, oltre a Dontae’ Jones che è ovviamente il giocatore più forte della storia del gioco, direi Alphonso Ford, che con la maglia della Scavolini ci vivisezionò in una bellissima serie di playoff, e Mahmoud Abdul-Rauf. Due giocatori eccezionali, ancora di più considerando in che condizioni fisiche esprimevano il loro talento.

  • Domanda bimbominkia per i lettori di playit che anni fa si chiedevano se era meglio Kobe o T-Mac. Meglio Kobe o LeBron?

Vetto: Risposta secca: meglio LeBron. Più potente fisicamente, e di conseguenza con un repertorio offensivo più vasto a disposizione. Detto questo, resto ammirato dalla dedizione e dall’abnegazione di Bryant, che per tecnica pura è inarrivabile. Uno dei più grandi rimpianti che la mia generazione si porterà dietro sarà quello di non averli visti uno contro l’altro al vertice della loro parabola, fisica e tecnica.

Vitto: Mai piaciuto Bryant, lo ammetto. Non contesto il suo talento, ma non mi ha mai conquistato. Non a caso, nonostante le simpatie iniziali dovute a Magic, non ho mai tifato Lakers. Al di là delle opinioni personali, credo che la stagione attuale di LeBron sia qualcosa che si ripete con la frequenza del passaggio della cometa di Halley. Tant’è che vincerà l’MVP nonostante Durant riesca ad essere il miglior scorer della Lega con una stagione da 50-40-90 (percentuali al tiro, da tre e dalla lunetta, ndS).

  • Classica bonus track: ditemi una cosa positiva e una negativa del vostro avversario.

Vetto: Positiva, e che gli invidio, è la sua professione. Anche se so che lui storcerà il naso per quello che è diventato il mondo del giornalismo oggigiorno.
Negativa, e che non gli invidio, è la sua professione, per quello che oggigiorno è diventato il mondo del giornalismo.

Vitto: E’ un appassionato di basket a tutto tondo e il suo 30 for 30 per RivistaNBA è un appuntamento imperdibile. Inoltre è un fan della Reyer, alla quale sono legato per Mazzon e ora pure per Jiri Hubalek.
Quella negativa è che stiamo aspettando il suo pezzo per HoopsDemocracy!

Ora tocca a voi votare e decretare il vincitore!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti
Puntata 9: Francesco “Fleccio” Andrianopoli vs Pietro Nicolodi
Puntata 10: Emiliano Carchia vs Dario Ronzulli

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DoubleHeader ShOw: Sportando vs Dario Ronzulli

DHSODopo un lungo periodo di latitanza in cui amici, parenti e simili hanno rifiutato di partecipare al DoubleHeader ShOw, finalmente sono riuscito a trovare due polli… emh.. due amici, che hanno accolto il mio invito e accettando di lottare per il trono di DoubleHeader Winner di questa settimana.

La decima puntata della rubrica, che segue quella in cui i protagonisti sono stati Fleccio e Pietro Nicolodi, con la vittoria schiacciante al sondaggio di “I Lakers fuori dai playoff“, vede scontrarsi due stimati giornalisti del mondo del basket.

Da una parte Emiliano Carchia (SportandoBasket su twitter), fondatore e papà del sito Sportando (e a questo punto gli facciamo gli auguri per ieri, visto che effettivamente tratta la sua creatura come un figlio). Dall’altra Dario Ronzulli (DaRonz82 su Twitter), speaker radiofonico che racconta emozioni per Radio Sportiva e massimo esperto di qualunque sport si possa fare con un pallone. Due amici che se le sono anche promesse in caso di vittoria e con cui ho avuto l’onore di passare un po’ di tempo alle Final Four di Coppa Italia 2012 in quel di Torino, apprezzandone la competenza e l’amore per la palla a spicchi.

Allora bando alle ciance e fuori i secondi, che agli angoli i due pesi massimi stanno già scalpitando!

  • Siete due grandi (e grossi ndS) appassionati di basket a tutto tondo. Da cosa nasce questa passione?
Sasha Djordjevic ai tempi dell'Armani Jeans Milano

Sasha Djordjevic ai tempi dell’Armani Jeans Milano

Sportando: Sono onesto, la passione per il basket è una passione nata tardi. Sono sempre stato un grande sportivo (da giovincello non solo da divano ma anche praticandolo a livello agonistico: tennis) ma come la maggior parte degli italiani, il calcio ed il Napoli sono stati i primi amori. Sempre dando un occhio alla pallacanestro, alla pallavolo, al ciclismo, al tennis. Poi ho abbandonato il calcio anno dopo anno e mi sono appassionato alla pallacanestro sempre di più, seguendo le gesta della Virtus Roma. L’anno del ‘boom‘ di passione è stato il 2005-06 quando feci il primo abbonamento per la Virtus Roma. Da lì è stata una escalation fino a farlo diventare da un anno buono, non solo la mia passione ma il mio lavoro 24/7-365 giorni anno.

Dario: Io sicuramente sono grosso! All’origine ci sono molte cose: mio padre che ha giocato da ragazzo, l’atmosfera delle partite della Libertas Foggia anni ’80 che proprio papà mi portava a vedere, tutti quelli che mi dicevano: “Cavolo, quanto sei alto! Perché non giochi a basket?“. Poi una fulminazione televisiva: Sale Djordjevic. Non ricordo in quale partita l’abbia visto per la prima volta ma ricordo benissimo che vedendo giocare lui decisi che la palla a spicchi sarebbe stato il mio sport. Punto.

  • Campionato italiano. Partendo dalle Minors, passando per una LegaDue che ancora non si sa se sarà Silver, Gold o altro e senza retrocessioni, fino alla Serie A, ci sono squadre in crisi, squadre che rischiano di scomparire e squadre che rischiavano di non iscriversi. Ma qual è il vero male del nostro basket?

Sportando: Purtroppo la crisi che va avanti oramai da tanti anni è entrata di diritto anche nel mondo della pallacanestro. E come regola vuole chi sparisce per primo sono sempre le squadre piccole che non hanno più le risorse per affrontare una stagione. E sempre di più sono quelle che invece la stagione la iniziano, salvo poi dover mollare tutto dopo poche settimane/mesi perché ci si accorge che non ci sono più i soldi.
Il caso eclatante quest’anno è stato Napoli che è tornato in pompa magna in Legadue salvo poi sparire dopo poche settimane, nonostante in molti sapessero che avrebbe difficilmente finito la stagione già da settembre. Penso che i controlli debbano essere più stringenti sin dall’inizio.
Per quanto riguarda le squadre che faticano, preferisco non fare nomi, ma ce ne sono alcune in Serie A mentre in Legadue la situazione è ben più complessa ed alcune potrebbero chiudere a fine anno.

Dario: Una domanda più semplice no??? Va bene: provo a rispondere. La crisi economica crea un calo generale di sponsorizzazione che, visti gli scarsi introiti dei diritti tv e dei botteghini, rappresentano la fetta più grossa della torta. Senza la certezza degli sponsor gli imprenditori-presidenti sono più restii a mettere soldi propri ed è comprensibile. Quello che non è comprensibile è che a metà stagione si scopra che la società X ha un buco nel bilancio grosso così: perde di credibilità tutto il movimento, non solo la società che fallisce. Quando la Napoli di Papalia cominciò a mettere i ragazzini in campo fu un punto bassissimo dell’immagine del nostro sport che spero vivamente non si ripeta più. Che fare? Ci sono tante strade percorribili ma quello che secondo me è fondamentale è la chiarezza e la coerenza: nel momento in cui si attua un regolamento – sia esso economico o sportivo – bisogna seguirlo e non cambiarlo di anno in anno. Esempio: non abbiamo fatto in tempo a valutare l’effetto della DNA che dall’anno prossimo c’è un’altra cosa, completamente diversa. Così non si aiutano le società, non si aiutano i giocatori e non si aiutano i tifosi.

  • Gigi Datome sta giocando da un anno e mezzo a dei livelli che molti (me compreso) non si pensava potesse più raggiungere, nonostante le aspettative di inizio carriera. Aradori è tornato il realizzatore che era a Biella e con una voglia che a Siena aveva smarrito, Gentile ora sta ridando sprazzi di talento con le due gare consecutive sopra i 20 punti, Polonara spesso è decisivo per Varese, ai vertici della classifica. Fuoco di paglia? Chi pensate che potrà confermarsi a questi livelli? Quale il giovane che esploderà dopo di loro?
Gigi Datome sta disputando una bellissima stagione a Roma

Gigi Datome sta disputando una bellissima stagione a Roma

SportandoGigi Datome ha trovato finalmente la continuità di rendimento che gli era sempre mancata fino alla stagione scorsa. E fortunatamente anche gli infortuni, facendo tutti gli scongiuri, si sono allontanati. In estate ha preferito rimanere a Roma, aspettandola sino all’ultimo e la scelta lo ha ripagato pienamente. Capitano e leader della squadra sicuramente più divertente del campionato. E trampolino di lancio verso la NBA dove sono quasi sicuro approderà l’anno prossimo. Sperando che sia in una squadra che possa dargli comunque minuti (che dovrà conquistarsi).
Per quanto riguarda Aradori, è tornato ai livelli di Biella dopo due stagioni a Siena in cui ha giocato poco. Ma c’è da dire che la Mens Sana comunque nei due anni di Aradori in Toscana ha vinto tutto c’è che c’era da vincere in Italia raggiungendo anche una Final Four di Euroleague. Quindi la ragione è dalla parte di Simone Pianigiani che comunque premierà la sua stagione da leader di Cantù con la convocazione per Eurobasket.
Gentile finalmente ha superato i problemi fisici ed è ora pronto per il grande salto. La scelta di coach Scariolo di farlo partire titolare sta pagando sperando che Alessandro ora possa fare un salto di qualità a livello mentale ed a livello di lettura dei giochi. Anche per lui prevedo nell’estate 2014 il salto nella NBA (suo ultimo anno per dichiararsi per il draft).
Polonara sta giocando in pianta stabile nella squadra in testa al campionato. Tra alti e bassi ma con tanta voglia di migliorare. Sarà lui il futuro della nazionale.
Giovane che esploderà? Io spero Amedeo Della Valle. Prima stagione di NCAA difficile, in cui ha visto poco il campo. Ma è un ragazzo che ama la pallacanestro che ha voglia, volontà e che spero vedremo ai livelli più alti, magari ripercorrendo una carriera alla Daniel Hackett.

Dario: Fuoco di paglia spero proprio di no perché il nostro basket ha bisogno di giocatori che esprimano il loro  talento. Per citare i giocatori presenti nella domanda: Datome ha una serenità d’animo che non aveva prima e questo gli dà energia in più: credo che indietro non torni anche se, nel momento in cui dovesse separarsi da Roma, dovrà vagliare molto attentamente la destinazione;
Aradori ha bisogno di fiducia cioè di minuti, cosa che a Siena non aveva: a Cantù potrebbe aver trovato la sua dimensione ideale ovvero una squadra di medio-alto livello (considerando Italia ed Europa) nella quale partire come starter senza una vera concorrenza;
Gentile spesso, come Melli, viene risucchiato nel marasma milanese di quest’anno ma è quello che ha più talento offensivo di tutti: deve per me imparare a non uscire mentalmente dalle partite;
Polonara è meraviglioso per i movimenti di piedi che ha e per la visione d’insieme del gioco ma lo vorrei più “cattivo”.
Il prossimo? Spero trovi presto la sua strada Cervi ma io ho una predilezione per Imbrò e Tessitori: li ho visti letteralmente nascere nella Virtus Siena e resto convinto che siano il futuro, neanche troppo lontano.

  • La Nazionale la scorsa estate ha fatto un torneo di qualificazione agli Europei sopra le aspettative. A settembre in Slovenia inizieranno la competizione continentale. Dove possiamo arrivare? Quali sono i nostri punti di forza e il giocatore chiave? Ditemi i vostri 12 convocati.

Sportando: Per quanto riguarda il dove possiamo arrivare, speriamo meglio di due anni fa dove la spedizione fece molto male visti i giocatori in campo. Dico tre nomi: Travis Diener da italiano, un Datome fenomeno, un Gallo che sta vivendo la sua miglior stagione NBA (per fare tre nomi) fanno ben sperare che si possa fare bene (meglio degli ultimi anni). L’importante è remare tutti dalla stessa parte, senza prime donne. E sperando che lo spirito di squadra sia quello dello scorso anno.
I miei 12: Travis Diener, Andrea Cinciarini, Daniel Hackett, Marco Belinelli, Pietro Aradori, Gigi Datome, Alessandro Gentile, Danilo Gallinari, Marco Cusin, Nicolò Melli, Achille Polonara, Andrea Bargnani.

Dario: Molto dipenderà dalle condizioni mentali di Belinelli e Bargnani. Dal punto di vista tecnico è evidente come, al top della forma, siano un valore aggiunto e che valore: ma è legittimo nutrire dei dubbi sul fatto che abbiano “voglia”. Le loro parole di recente vanno in una direzione ma il loro passato va in quella opposta. C’è anche un altro aspetto non secondario: il gruppo che così bene ha fatto l’anno scorso è un gruppo di amici prima ancora che di compagni di squadra ed è questo il nostro punto di forza maggiore. Per starci dentro non puoi permetterti di fare la prima donna: se Beli e il Mago lo faranno – e vale anche per chi nel 2012 non c’era – si può andare lontano ma lontano davvero. Il giocatore chiave? Gallinari, of course. L’estate passata ha fatto anche il 5 per il bene della maglia! Talento e voglia di sbucciarsi le ginocchia: direi che basta.
Capitolo convocati. Partendo dal presupposto che FINALMENTE dopo anni abbiamo ampia possibilità di scelta, i miei 12 (cioè quelli che porterei io, non quelli che secondo me porterà Pianigiani): T. Diener, Cinciarini, Hackett, Belinelli, Aradori, Gentile, Gallinari, Datome, Mancinelli, Bargnani, Cusin, Melli. Se Diener non ha il passaporto, dentro De Nicolao e ci penserei su molto bene prima di escludere Viggiano.

  • I tre italiani in NBA stanno vivendo luci ed ombre. Bargnani soprattutto è quello che delude di più. Cosa deve fare Andrea per diventare quel giocatore che solo a sprazzi ha mostrato di poter essere? Datemi un aggettivo per descrivere ognuno dei tre.
Gallinari è attualmente il migliore dei tre italiani in NBA

Gallinari è attualmente il migliore dei tre italiani in NBA

Sportando: Per quanto riguarda Andrea Bargnani, penso sia ora che cambi aria. Sperando che sia in estate. Il meglio per lui sarebbe essere amnistiato da Toronto in maniera tale da poter poi scegliere con la massima libertà il suo futuro. Non sarà mai secondo me una prima stella NBA ma un secondo/terzo violino importante vista la sua qualità offensiva.
Bargnani: deludente. Ammetto che i primi anni facevo le nottate per vedere le sue partite, o anche per seguire solo un play-by-play. Mi aspettavo molto di più da lui. Ma la crescita tanto attesa non c’è mai stata se non, a sprazzi, lo scorso anno prima dell’infortunio.
Gallinari: talento. Il giocatore italiano con più classe. Finire in una squadra come Denver è stata la chiave di svolta per la sua carriera, soprattutto con un allenatore come Karl.
Belinelli: HardWorker.E’ dei tre quello con meno talento ma è anche quello che per voglia merità di più di starci. Ed il posto da titolare in squadra come i Bulls ne è l’esempio.

Dario: L’aggettivo per Bargnani glielo rubo: frustrato. Ed ha ragione. Ma è anche frustrante perché vederlo così sapendo di tutto quel ben di Dio di cui è dotato… Il Mago deve capire che per giocare in NBA alle condizioni attuali non può essere la prima punta di una franchigia. Fermo restando che prima se ne va da Toronto e meglio è per lui e per i Raptors, io lo vedrei molto bene come specialista offensivo dalla panchina in una squadra da playoff. Ma tutto dipende dalla sua testa: per dirla con un proverbio inglese che usò anche coach Casey nei suoi primi giorni canadesi “si può portare un cavallo all’acqua, ma non lo si può costringere a bere“.
Gallinari lo definirei regolare: ormai ha un rendimento standard e tendente verso l’alto e per i Nuggets è una certezza.
Belinelli invece è utile: dopo anni a vagabondare senza sapere se era carne o pesce, a Chicago ha trovato casa – mi auguro per lungo tempo – facendo quello che serve alla squadra senza dimenticare quello che serve a sé stesso.

  • Il campionato NBA è sempre più seguito in Italia, però la finale pare già scritta con Miami e OKC sopra le altre in ottica PO e con James che sta Jordaneggiando. C’è spazio per qualche sorpresa o stiamo solo facendo le tappe di avvicinamento al back to back degli Heat?

Sportando: Con questo LeBron James, io dico back-to-back dei Miami Heat. Ed anche l’odio che ha provocato tra tanti tifosi dopo ‘The Decision‘ si sta tramutando nuovamente in amore. Perché chi ama il basket non può non amare un giocatore come James che è dominante. Ed ora, le 22 vittorie in fila ne sono un chiaro esempio (ora 23, ndS), stanno alzando le marce per poi dominare nei playoff. Finale contro i Thunder ancora una volta.

Dario: Se chiudono James e Wade negli spogliatoi prima di ogni partita, forse gli avversari qualche chance ce l’hanno… A parte le battute, gli Heat hanno i galloni da favoriti ben cuciti addosso: la cosa che deve preoccupare gli altri è che LBJ si sente a proprio agio con questi panni, a differenza del passato. L’unica variabile che può sparigliare il destino già scritto è San Antonio: ma per gli Spurs del mio amatissimo Duncan c’è sempre l’incognita condizione fisica dei Big Three. Se mi chiedi di scegliere a priori tra SAS e OKC prendo la banda di Popovich oggi, domani e pure dopodomani. Però i Thunder hanno quel diamante di Kevin Durant che da solo vale mezza forza di squadra. E sa pure come compensare i momenti di vuoto cosmico della testa di Westbrook.

  • I Lakers stanno riprendendosi dopo un inizio disastroso, ma ancora ci sono dubbi su di loro. Saranno davvero la mina vagante ai Playoff? Se ritorna il catalano troveranno la quadra con Howard o non possono giocare insieme e uno dei due è costretto a partire?

Sportando: L’inizio di stagione ha dimostrato che Howard e Gasol assieme faticano. Se raggiungeranno i playoff (cosa che credo onestamente) i due lunghi saranno decisivi. Anche se le ultime prestazioni di Howard fanno ben sperare. Sembra che abbia messo la testa a posto senza pensare alle vicende extra cestistiche che hanno rovinato la sua carriera e reputazione nell’ultimo anno e mezzo. Detto questo, i Lakers potrebbero essere una mina vagante ma non li vedo oltre il secondo turno.

Dario: Sui Lakers non c’avrei scommesso mezzo penny. Eppure eccoli là, a lottare e a tenere distanti le avversarie anche senza Kobe. La domanda è: dureranno? Secondo me hanno delle chance di non salutare la compagnia dopo il primo turno solo se finiscono da sesti in su: da settimi o da ottavi prenderebbero o gli Spurs o i Thunder ed in tutta onestà non li vedo capaci di battersi. Per me Gasol e Howard non sono incompatibili in teoria – per fisico, caratteristiche, zone di campo predilette – ma in pratica sì perché ho la sensazione che il catalano, per quanto sia un professionista esemplare, non si veda più in maglia gialloviola da mò e che non veda l’ora di partire.

  • Due parole su Ricky Rubio, giocatore che a me personalmente fa impazzire. Ha la possibilità di costruire qualcosa di importante a Minnesota se resta Love o secondo voi non sarà mai un secondo violino per una squadra di vertice?
Ricky Rubio & Kevin Love hanno giocato poco insieme a causa degli infortuni

Ricky Rubio & Kevin Love hanno giocato poco insieme a causa degli infortuni

Sportando: Il problema di Rubio e dei Timberwolves sono sicuramente gli infortuni. Quest’anno i playoff sono andati perché causa infortuni il quintetto base non ha mai potuto giocare assieme. Sicuramente con il roster al completo le chance di fare bene sarebbero state tante. Considerando che ora Derrick Williams sta anche dimostrando di valere la seconda scelta dopo una stagione e mezzo di anonimato.
Su Rubio, sicuramente è un giocatore da NBA dove gli spazi sono più ampi. Ultimamente in Europa aveva deluso e di molto. Esempio i quarti di finale di Euroleague contro il Panathinaikos della stagione 2010-11 in cui Obradovic praticamente lo eliminò dal gioco con le marcature che ordinò nei suoi confronti. E fece bene quell’estate a fare il salto nella NBA dove ha dimostrato di avere la classe per essere tra i numeri 1.

Dario: E’ impossibile non avere un minimo di predilezione per Rubio. L’ho visto giocare spesso dal vivo e ogni volta mi sono sorpreso di sorprendermi della sua abilità con le mani: badate bene, non solo in attacco dove fa dei numeri incredibili e mai fuori dal contesto dell’azione ma anche in difesa. L’asse con Love è molto intrigante ma non l’abbiamo praticamente mai visto all’opera per bene per gli infortuni di Ricky l’anno scorso e di Kevin quest’anno: però non ho dubbi sul fatto che, con i Wolves o con qualcun altro, la bacheca americana di Rubio non resterà vuota.

  • Non abbiamo ancora parlato di Eurolega e voi siete due abitudinari delle Final4. Quale è stata la più bella che avete visto? Quali saranno le 4 protagoniste questa stagione?

Sportando: La Euroleague più bella è stata sicuramente lo scorso anno ad Istanbul. Con una finale finita in modo clamoroso dopo che il CSKA aveva la coppa già in tasca. Anche per atmosfera, indimenticabile dato che c’erano sia PANA che Olympiacos.
Per quest’anno le 4 a Londra saranno: CSKA Mosca, Real Madrid, Regal Barcelona, Khimki.

DarioBarcellona 2011, senza neanche pensarci. Esperienza umana e professionale straordinaria e per molti versi irripetibile. Quest’anno è davvero un terno al lotto perché non sappiamo quanto questo nuovo formato di Top 16 possa logorare le favorite e possiamo solo azzardare ipotesi.
Ti dico i team che mi hanno impressionato di più: Barcellona, Real, CSKA, Olympiacos. Ma ovviamente molto dipenderà dall’accoppiamento nei quarti.

  • Tutti e due avete fatto della vostra passione la vostra professione. Qual è la cosa più bella dello riuscire a farlo? Cosa consigliereste a chi volesse seguire le vostre orme?

Sportando: La cosa più bella è sicuramente esserci riuscito. E sono onesto, anche in maniera inaspettata dato che quando nacque Sportando 4 anni fa io e Matteo (l’altra metà del sito, il webmaster, ma soprattutto il mio più caro amico) lo creammo quasi per scherzo. Ed invece anno dopo anno, i numeri ci hanno e ci stanno dando ragione. Tanto che lo scorso anno quando fui licenziato al mio precedente lavoro (extra basket) decisi di provarci ed ho avuto ragione. La cosa positiva è quella di poter lavorare da ovunque, essendo un lavoro tramite internet e di essere padrone di me stesso. Ma è anche questo che mi spinge a lavorare non dico 24 ore al giorno ma quasi. Ma essendo mio il sito, senza mai stancarmi. Ma sempre e solo con gioia ed amore.

Dario: La cosa più bella, per me che faccio radio, è sapere che gli ascoltatori sono costretti a fidarsi di me: mi sento responsabilizzato e mi sento spinto a fare sempre del mio meglio e anche oltre. Poi aggiungo anche la sfida di canalizzare l’adrenalina di una radiocronaca in un racconto di senso compiuto. Il consiglio è molto semplice: avere pazienza, molta pazienza. Se volete davvero fare questo mestiere dovete studiare – e per studiare intendo storia del basket, regole, tecniche, tattiche cioè uno studio serio ed approfondito per evitare di farvi trovare impreparati – e aspettare il momento propizio perché il settore giornalistico è in profonda crisi, non soltanto economica.

  • Bonus track: come tutti i DoubleHeader che si rispettino, ditemi una cosa positiva e una cosa negativa del vostro avversario.

SportandoPositiva: sa tutto di sport oltre ad essere una persona con cui ci passeresti più di una serata a parlare di tutto (naturalmente con tema principale lo sport).
Negativa: faccio l’ultras, è juventino.

Dario: La cosa positiva è scontata: è un gran cacciatore. Nel senso giornalistico del termine. Se Sportando è diventato un punto di riferimento è perché Emiliano sa dove cercare e come cercare: mi compro un cappello per levarmelo di fronte al suo lavoro.
La cosa negativa? Per fare una cena con lui dopo una partita devi prenotarlo mesi prima. E non è detto che basti! Ora che l’ho scritto sul web non potrà rifiutarsi…

Dopo questa bella sfida ora tocca a voi votare il vincitore nel sondaggio qui sotto!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti
Puntata 9: Francesco “Fleccio” Andrianopoli vs Pietro Nicolodi

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DoubleHeader ShOw – Fleccio vs Pietro

DHSOCome ogni mercoledì che si rispetti, su questo blog torna il DoubleHeader ShOw, la rubrica che mette faccia a faccia gli appassionati della palla a spicchi. La scorsa settimana la sfida tra Jermain Palladino (Scorpyon) e Francesco Tonti (DreamTimme) è stata sostanzialmente pari e a spuntarla nel sondaggio, grazie al suo gioco offensivo è stato lo Zemaniano “Daje!” che a dirla tutta non è stata molto di buon auspicio per il tecnico boemo, esonerato poi qualche giorno dopo.

Questa settimana sulle pagine di questo blog torna una sfida da derby tra due grandi tifosi lacustri, che nonostante la deludente annata dei gialloviola si sono dimostrati disponibilissimi a chiacchierare di basket con me. Il primo è un avvocato ligure dalla lingua tagliente e dalle dubbie conoscenze cestistiche, nonostante vanti una decennale esperienza come opinionista tecnico sulle pagine di PlayitUsa.com. Sto parlando di Francesco Andrianopoli, meglio conosciuto come Fleccio o FletcherLynd, troll di professione e avvocato per necessità di mantenimento, tifoso Lakers e juventino DOC.

A sfidarlo una persona che personalmente stimo moltissimo per la preparazione e la passione che mette in tutti gli sport che segue, oltre che per una disponibilità fuori dal comune in questi ambiti: Pietro Nicolodi (Petar68 su twitter, dove è ovviamente un must follow), giornalista SKY ed espertissimo di calcio (tedesco in particolare), hockey, baseball, basket (Lakersiano purosangue come scoprirete a breve), tennis, sci, pelota basca, lacrosse, hitball, giocajoue (o come caspita si scrive) e qualunque altra forma di sport che possa esistere su questo gnocco minerale chiamato Mondo, per dirla alla Federico Buffa.

Sfida impari, lo so, in cui l’intento è quello di mettere in cattiva luce Fleccio, a voi al termine delle domande decidere se ci sono riuscito!

  • Sappiamo che siete entrambi tifosi Lakers, ma come è nata questa passione per il basket e per i lacustri in particolare?
Sedale Threatt, in una versione dei Lakers non scintillante.

Sedale Threatt, in una versione dei Lakers non scintillante.

Fleccio: Ho sempre avuto una passione per le nobili decadute (sono diventato, ad esempio, fan della Juventus negli anni di Marchesi e Maifredi), e nel momento in cui mi sono avvicinato per la prima volta all’NBA (a 13-14 anni, accompagnando il fratellino che iniziava con il minibasket) quella versione dei Lakers era PARECCHIO decaduta, con Sedale Threatt, Perkins, Elden Campbell. Subito dopo arrivarono califfi come Nick The Quick e Ceballos, portando con loro il fascino morboso del trash; l’avvento dell’era di Shaq e Kobe fece il resto.

Pietro: La passione per il basket nasce grazie al maestro Bini, il leggendario insegnante di ginnastica della scuola elementare Longon. Ha fatto di me un giocatore, scarso ma un giocatore. La passione Lakers nasce un sabato pomeriggio del 1981: Canale 5 trasmette la prima partita nazionale di Nba (le prime andarono su PIN, Prima Rete Indipendente ma a Bolzano non si vedeva). Il match è Lakers contro Rockets al Forum. Io non avevo ancora scelto la squadra, pensavo a New York o a Boston, ma appena ho visto Earvin Magic Johnson non ho capito più nulla. La partita finì ai supplementari e perdemmo ma la scintilla era scattata.

  • Nella vostra squadra ci sono stati alcuni tra i migliori giocatori della storia, ma chi è il vostro “underdog” preferito, ovvero quello che non è stata una grandissima star ma vi ha fatto innamorare?

Fleccio: Rispondere Derek Fisher sarebbe troppo facile, e quindi vado con Brian Shaw: silenzioso, affidabile, poco appariscente, ma sempre col polso fermo e pronto a mettere la giocata decisiva quando il pallone pesava di più; la quintessenza del role player.

Pietro: Voto per “Rambis scarica” la frase preferita da Dan Peterson. Clark Kent era un idolo assoluto, sapeva fare tutto o niente ma aveva un cuore leggendario.

  • Kobe Bryant, uno dei migliori giocatori di sempre, ma anche uno dei più discussi. Per voi è più quello che lui ha dato ai Lakers o quello che i Lakers hanno dato a lui? 

Fleccio: I Lakers gli hanno dato una delle più sfavillanti ribalte che lo sport professionistico possa offrire e grandi campioni con cui condividere il parquet, ma anche alcune squadracce obiettivamente inguardabili, con cui lui ha fatto le proverbiali nozze con i fichi secchi.
Lui ha dato ai Lakers quasi 20 anni di rendimento sempre ad alto livello, un comportamento ineccepibile dal punto di vista dell’impegno e dell’etica lavorativa, cinque anelli e tante altre vittorie… ma anche il suo ben noto carattere di merda che ha creato non pochi problemi di gestione.
Alti e bassi, come in tutte le grandi accoppiate, ma nel complesso nessuno dei due si può lamentare dell’altro.

Pietro: Non scherziamo. Kobe è i Lakers e senza il furto con scasso perpetrato ai danni degli Charlotte Hornets noi non esisteremmo.

  • Qual è stata la partita che vi ricordate con più piacere della vostra squadra e quale quella che vorreste dimenticare?
Shaq e Kobe festeggiano l'alley-oop con cui stendono i Blazers.

Shaq e Kobe festeggiano l’alley-oop con cui stendono i Blazers.

Fleccio: Senza nemmeno battere ciglio, il mio miglior ricordo lacustre può essere solo Gara 7 nelle finali di conference contro i Blazers nel 2000, con la rimonta da -15 nell’ultimo quarto. Al momento dell’alley-oop decisivo Kobe-Shaq era tarda notte, anzi era già mattina presto, e mi scappò un urlo tanto disumano da svegliare i miei genitori e i vicini. Indimenticabile.
La gara che vorrei dimenticare è Gara 4 a Detroit contro i Pistons nelle Finals del 2004: era una partita senza domani, subito dopo una Gara 3 che era stata un vero massacro, ma fino a quel momento nel cuore di ogni gialloviola c’era sempre la speranza che i vecchi leoni potessero da un momento all’altro “accendere la luce” e mettersi a dominare una serie che, prima di iniziare, sembrava non dico una passeggiata ma sicuramente agevole; stava finendo un’era, stavano per iniziare anni di vacche magre, e non ci volevamo/potevamo credere. Quella partita ci risvegliò nel modo più doloroso

Pietro: Comincio dalla seconda parte della domanda. Gara 1 finale 1985: Io il mio compagno di banco (tifoso Celtics) avevamo deciso di scrivere tutti i risultati sul banco. Quel 148-114 ha campeggiato sinistro nella mia testa fino a quando è arrivata gara due. Un Kareem monumentale e un Michael Cooper divino ci regalarono una vittoria epica e fondamentale.
Tra le sconfitte, ovviamente, ci metto tutte quelle con Boston nelle finali, tra le vittorie quella in gara 7 con Portland.

  • Qual è il vostro quintetto All Time dei Lakers e quale quello degli avversari che avete maggiormente stimato?

Fleccio: Magic-West-Kobe-Kareem-Shaq, senza nemmeno pensarci troppo su.
Per quello avversario Stockton-MJ-Pippen-Lebron-Sabonis.

Pietro: Vado più di cuore che di chimica: Magic, Kobe, Wilkes, Worthy, Kareem (Shaq)
Dall’altra parte Thomas, Jordan, Bird, Duncan (Wallace, McHale), Garnett (Parish). Lebron fuori categoria perché non è ancora mai stato un nostro avversario nei playoff.

  • La stagione sta andando maluccio (eufemismo). Quale per voi l’errore più grande? Riusciranno comunque a risollevarsi e a fare i Playoff?

Fleccio: Di errori ce ne sono stati molti, ma il più grande è stata la riconferma di Mike Brown: la stagione scorsa a mio parere lo aveva bocciato senza appello, e i nuovi acquisti non si adattavano minimamente alla sua filosofia di gioco; era un’occasione d’oro per “rinfrescare” la guida tecnica ed impostare qualcosa di nuovo, e invece ci siamo trovati ad inseguire ed improvvisare sin dall’inizio

Pietro: L’errore più grande che ho commesso (soffro di disturbi psicologici e penso di essere il GM dei Lakers) è stato sopravvalutare Howard. Sul pronostico per la stagione chiedo pietà: come si fa a capire una squadra che gioca momenti di basket paradisiaci (quattro volte larghi vantaggi nelle ultime quattro) e si fa regolarmente riprendere mettendo in scena cose da minibasket?

  • Pensate anche agli altri. C’è chi tifa Raptors o Bobcats e non vinceranno mai quanto voi. Cosa gli direste per risollevargli il morale?

Fleccio: Che quando le cose ci vanno male possono trollarci con un godimento che a noi è precluso. Il tifoso Lakers non odia (sportivamente) nessuno quanto i tifosi delle altre 29 squadre odiano i Lakers. ;D

Pietro: Grandissimo rispetto, avete tutta la mia simpatia ma avete sbagliato qualcosa. 😎

  • Siccome siete esperti anche di calcio, facciamo un giochino: vi dico 5 squadre di calcio che hanno fatto storia e mi dite una squadra NBA che vi ricorda, la prima che vi viene in mente.
I Lakers dello Showtime. Per entrambi assimilabili all'Olanda di Cruijff

I Lakers dello Showtime. Per entrambi assimilabili all’Olanda di Cruijff

Fleccio: Intanto premetto che se Pietro ti vuole mettere le mani addosso per essere stato paragonato a me come esperto di calcio, io lo aiuto a tenerti fermo, visto che lui è un professionista enciclopedico e io un cazzaro come tanti (e io mi aiuterei a tenermi fermo in effetti, ndS). Detto questo:
Olanda di CrujffLakers dello showtime: spettacolo e risultati al tempo stesso, nonostante qualche cocente delusione lungo la strada.
Milan di Sacchi: I Bulls del primo threepeat: superiorità fisica e tecnica, magistralmente indirizzata e focalizzata da una impostazione tattica innovativa.
Juve di Platini: I Celtics di Bird: una superiorità mentale prima che tecnica, l’arroganza sportiva di chi ti fa pesare sul campo il nome sul tabellone e i titoli in bacheca, un gioco “antiquato” ma impreziosito da un fuoriclasse assoluto.
Napoli di Maradona: I Rockets dei due titoli: poco talento medio, ma tanta cazzimma e un giocatore testa e spalle sopra al resto del mondo.
Germania ovest degli anni 80: Gli Spurs dei tre titoli in cinque anni: brutti, antipatici, allergici allo spettacolo e al bel gioco, ma mostruosamente solidi, efficaci, inaffondabili; e guidati da un antieroe col volto squadrato e inespressivo, ma di una continuità disarmante.

Pietro:
Olanda di CrujffNessuno giocherà a calcio così bene come l’Olanda di Crujff, nessuno giocherà così bene a basket come i Lakers dello Showtime di Magic e compagnia.
Milan di Sacchi: Quel Milan era un meccanismo devastante, i Boston Celtics di Bird, DJ, The Chief e Black Hole McHale erano devastanti.
Juve di Platini: Facciamo che Julius Erving era Platini, Moses Malone Boniek, Andrew Toney Paolo Rossi. Forzatina me ne rendo conto.
Napoli di Maradona: Maradona è il più grande, quindi, Michael Jordan e i suoi Chicago Bulls, con Pippen nel ruolo di Careca.
Germania ovest degli anni 80: Vi sorprenderò dicendo che quella era una Germania di una noia mortale, allora scelgo le edizioni vincenti di Houston Rockets e San Antonio in quelle finali Nba nelle quali non si superavano mai i 100 punti.

  • Magic 20 anni fa dichiarò la sua sieropositività e sconvolse il mondo, cestistico e non. Cosa succederebbe se un LeBron James o un Kobe Bryant lo facesse ora?
Magic nel giorno dell'annuncio della sua sieropositività. Consiglio il documentario ESPN "The Announcement"

Magic nel giorno dell’annuncio della sua sieropositività. Consiglio il documentario ESPN “The Announcement”

Fleccio: Domanda molto complicata. La notizia di Magic sconvolse il mondo, ma
a) era un mondo per cui certe malattie, come l’AIDS, e certi comportamenti “socialmente riprovevoli”, come l’uso di droghe o la liberalità sessuale, erano un tabù: la gente “per bene” non ne sapeva nulla o fingeva di non saperne nulla, e in entrambi i casi non voleva sentirne parlare;
b) c’era la mistica dello sportivo come uomo perfetto, senza macchia, ammirato e venerato, modello per i giovani.
Credo che oggi una notizia del genere farebbe meno scalpore, e soprattutto genererebbe meno empatia: innanzitutto non esiste più nulla che sia tabù, nulla di cui non si parli e non si possa parlare, ma soprattutto il tifoso medio vede lo sportivo professionista non più come un modello da ammirare ma come un cialtrone viziato, strapagato e dopato che ruba i soldi alla povera gente: c’è un desiderio morboso di vederlo crollare, di vederlo piangere, soffrire, non solo sportivamente ma anche umanamente. Quando succede, il sentimento che mi sembra di percepire non è, appunto, l’empatia o il dispiacere, ma la pura e semplice invidia e cattiveria.

Pietro: Per fortuna è cresciuta la conoscenza della malattia. Io ricordo perfettamente quel giorno. Ero disperato, pensavo morisse da un momento all’altro. Mai stato così contento di sbagliarmi (pensiero comune di chi si è appassionato in quegli anni di basket, ndS).

  • Ditemi il bello e il brutto del tifare gialloviola.

Fleccio: Il bello sono i contrasti: già i colori, il giallo e il viola, sono opposti e complementari, si combattono e quindi si rafforzano a vicenda… e allo stesso modo nel mondo Lakers non c’è mai un momento di serenità o di “cruise control”, ci sono solo emozioni forti e poli emotivi opposti, nel bene e nel male.
Il brutto è che giocando quasi sempre in prime-time nella West Coast, gli orari delle loro partite sono devastanti per chi sanguina gialloviola ma ha anche un lavoro: seguire la propria squadra dall’Europa è MOLTO più facile per voi fighette che tifate per le squadre dell’Est, e alla peggio vi guardate la partita alle 11 di sera o a mezzanotte, comodi comodi. ;D.

Pietro: Sono una persona mediamente equilibrata ma i Lakers sono l’unica delle mie 175 squadre che mi fa perdere la testa. Mentre guardo le partite faccio cose impensabili, i loro risultati condizionano il mio umore. Quando perdono (purtroppo spesso) faccio finta di non pensarci ma la mia mente torna sempre a loro. E’ una malattia ma è comunque divertente.

Eccoci giunti al termine della puntata di oggi, che spero vi sia piaciuta almeno quanto è piaciuto a me leggere le loro risposte. Ringrazio ancora una volta Pietro e Fleccio della loro disponibilità e invito tutti a votare il sondaggio qui sotto.

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti

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DoubleHeader ShOw – Timme vs Scorpyon

DHSODopo una pausa assolutamente ingiustificata, ritorna il DoubleHeader ShOw, la rubrica che mette contro due appassionati ed esperti della palla arancione in una sfida a dieci domande, con votazione finale da parte dei lettori.

Ci eravamo lasciati con la sfida tra Ciombe e Nick, vinta in modo netto da “Hoops Democracy Hoops Democracy!”, ovvero il nuovo blog dedicato al basket cui partecipano alcune menti erudite del gioco. Ora la sfida diventa il più classico dei derby, perché a darsi battaglia, domanda dopo domanda sono due amici romani, romanisti e Zemaniani convinti (e direi che di questi tempi professarsi Zemaniani è esercizio di coraggio 🙂 ).

Da una parte, infatti, ci sarà il pungente Francesco Tonti, aka DreamTimme, redattore (se si decidesse a riprendere la tastiera in mano) di PlayitUsa.com e speaker radiofonico della trasmissione podcast Ball Don’t Lie, che dovreste già conoscere tutti. Dall’altra Jermain Palladino, o Scorpyon che dir si voglia, tifosissimo Raptors e per questo padre padrone dell’account twitter Italian Raptors.

Diamo allora il via alla contesa alzando la più classica delle palle a due.

  • Siete due romanisti sfegatati prestati al basket, soprattutto NBA. Come è nata la vostra passione?

Timme: Doverosa premessa: Il basket ha cominciato a citofonare ai tempi della prima elementare e non ha più smesso. Ho avuto la fortuna di frequentare una scuola che offriva corsi di minibasket e poteva vantare un campetto interno da 5 stelle; il paradiso. Il coach era un guru, innamorato dei fondamentali e con un carisma da generale prussiano, ha contribuito come dirigente anche alla fondazione Santa Lucia, e da buon ex giocatore ci ha trasmesso una passione incredibile.
Mi sono imbattuto nella lega spontaneamente, in piena bagarre “Bird-Magic-astronascentediMJ”, era impossibile non innamorarsi. Tempo pochi mesi.. ed ho cominciato a scambiare VHS di Roger Rabbit con qualunque partita capitasse a tiro, racimolare boxscore (che a pensarci oggi, fa tanto romantico) immaginandoci sopra le partite….entro i nove anni ero già un NBA-lovers allo stato terminale.

Scorpyon: Nella maniera più semplice, una maglia regalata nel lontano ’95  (Vincenzo Esposito dei Toronto Raptors) ed ancora conservata gelosamente. Tutto è nato da quella maglietta, è proseguito con l’amore per Michael Jordan e successivi DvD/libri che hanno raccontato storie di franchigie storiche, giocatori che hanno scritto alcune delle pagine più belle di questo sport e che hanno legato al basket milioni di persone.
Grazie ad internet e all’avvento dei vari forum sugli sport americani, l’amore per l’NBA è cresciuto esponenzialmente come l’attenzione riguardante ogni singolo aspetto del gioco, dalle statistiche più ignote fino ad arrivare alla culla universitaria dei talenti NBA ovvero l’NCAA (ove il mio tifo “risente” dell’amore per MJ visto che seguo i North Carolina TarHeels).
Questa passione tende a ridurre notevolmente le mie ore di sonno e le mattinate non sono normali se non c’è un’analisi dei vari boxscore della notte.

  • Oltre ad essere romanisti siete anche due Zemaniani convinti (insomma le avete proprio tutte le brutte abitudini). Se doveste pensare al coach NBA di oggi o del passato che più vi ricorda l’ideologia del boemo, chi direste?
Doug Moe, allenatore offensivo di prima classe.

Doug Moe, allenatore offensivo di prima classe.

Timme: Uhm….. uno spirito affine, la continua ricerca della purezza del gioco, un architetto della fase offensiva….ho pochi dubbi, il candidato è Doug Moe. Trattasi di un integralista sfacciato, forgiato alla ABA, ideava schemi e affinava soluzioni d’attacco a getto continuo, le sue trovate all’interno di un’irripetibile gazzara che fondeva motion offense, run and gun ed altre meraviglie sono irripetibili.
La sua unicità fiera, la tendenza a rilasciare dichiarazioni coraggiose, e la sua “crociata” per instillare un agonismo più degno nella NBA (sul modello ABA) fecero epoca. Durante il suo ciclo a Denver ha guidato la franchigia varie volte alla miglior media punti della lega, ha messo in scena qualcosa che prima era impensabile, ed è stato ferocemente criticato per la (non) difesa delle sue creazioni. Grazie alle sue teorie avanguardiste ricordiamo partite come quella contro Detroit del dicembre 1983: 186-184, tesi, sintesi e antitesi del Moe pensiero.
Come si fa a non essere romantici, con gente del genere? Alla NBA attuale mancano alchimisti di questo calibro.

Scorpyon: Sinceramente a me viene in mente Don Nelson, con tutte le dovute precisazioni del caso, ma è forse l’idea di basket che maggiormente si avvicina all’idea di calcio del boemo. Spettacolare, incentrata sull’attacco e – purtroppo – con pochi trofei messi in bacheca.
Una prima differenza è che Don Nelson è nella Hall of Fame del basket, uno degli allenatori più vincenti (inteso come numero di gare) in assoluto ed alla fine qualche riconoscimento personale se lo è portato a casa (Coach of the year più volte). Il buon Zeman – invece – continua ad essere un’integralista totale nella sua idea di calcio e questo non lo porterà ad avere grandi riconoscimenti in futuro (anche per un’ostruzionismo totale da parte di alcuni “poteri forti”), se non da squadre che hanno tratto seri benefici (leggasi promozioni) da categorie inferiori.
Come elementi in comune si può parlare della loro capacità nell’aumentare di netto l’interesse “esterno” per le partite delle proprie squadre perché risultano elettrizzanti e godibili alla visione; un po’ meno per i tifosi delle rispettive squadre che subiscono colpi alle coronarie davvero pesanti.
Per entrambi piovono critiche anche su scelte alquanto “articolate” su chi deve giocare, mi ricordo critiche nei confronti di Don Nelson per scelte di giocatori che il giorno prima erano panchinati con 0 secondi a referto e la partita dopo giocavano 40 minuti. Stesso discorso vale per Zeman che, anche nell’ultimo periodo qui a Roma, si è fissato su alcune scelte da giudicare almeno “particolari”.

  • Vi telefona il GM della vostra squadra (Toronto e San Antonio per chi non lo sapesse) e vi chiede un consiglio su come muoversi prima della deadline e poi quest’estate. Cosa gli dite?

Timme: R.C. Per prima cosa taglia i capelli, poi lascia intatto il gruppo in questa sessione di mercato. Splitter sta emergendo (nei primi 15 gg di gennaio stava tirando i liberi con oltre il 90%..), e le novità dell’anno scorso (Green, Diaw) ormai sono perfettamente integrate e funzionano. Potrebbe muoversi Jackson, ma un giocatore del genere è capace di alterare partite importanti in primavera. Serviva un altro lungo, è arrivato Baynes, un centro neozelandese che potrebbe sostituire Blair (ormai disperso) in rotazione e che è noto per l’efficacia a rimbalzo (anche se trattasi di scommessa pura) . Faccio fatica ad individuare qualcuno che sia prendibile e che sia giusto per noi. OCK deve testare il suo motore nei playoff senza Harden, i Clips devono ancora dimostrare qualcosa in post season, sarà dura, ma costruiti come siamo abbiamo le nostre possibilità, a patto che i big3 siano in grado di deambulare a primavera. Il tutto nonostante Bonner (il male assoluto).
In estate sono in scadenza il contrattone di Manu e quello di Jackson, e forse c’è margine per un ulteriore iniezione di gambe fresche. Mi priverei di Blair, Bonner, Joseph e i PO decideranno poi il futuro della media borghesia intorno ai 3 tenori.
Vorrei prendere Sanders dai Bucks per rinvigorire il pitturato e inserire una guardia “razzente” da splittare tra Green e Parker.

Scorpyon: Per noi Raptors c’è poco da fare per migliorare nell’immediato, si può cercare una trade per inserire qualche elemento importante per il futuro (provare per Granger vista l’esplosione di George nei Pacers) ma per lo più bisogna dare fiducia ai nostri giovani visto che la stagione è – nuovamente – deficitaria sotto troppi aspetti.
Per l’estate c’è bisogno di veterani “di lusso” in grado di aiutare la squadra nei momenti importanti dei match, soprattutto nel reparto lunghi… probabilmente abbandonare la via del talento potenziale porterebbe maggiori benefici nell’immediato ad una franchigia che non vede i Playoff ormai da troppi anni e sta perdendo troppo “valore” per poter pensare di firmare un giocatore interessante nei prossimi anni.
Il problema maggiore è stato (ed è) puntare su giocatori da far crescere senza avere un allenatore in grado di farlo, Casey è un discreto allenatore ma non ti può dare quelle garanzie necessarie per sperare in un futuro roseo.

  • Ditemi la gara che vi ha regalato più gioie da tifoso e quella che vi ha “ucciso l’anima” per dirla alla Moggi
The Shot! Derek Fisher contro gli Spurs

The Shot! Derek Fisher contro gli Spurs

Timme: Difficile, se non impossibile dichiarare “la partita” che mi ha dato più gioia. Ricordo con affetto e nostalgia la sensazione di godimento puro dopo le Finals 99 (primo anello con roster di culto) e quelle del 2003 (l’anello con annesso il saluto a Robinson). Ho sofferto troppo nelle finali 2005 e troppo poco in quelle del 2007 per avere le stesse sensazioni.
A livello di singoli “magic moment” mi viene in mente.. il “miracle” shot di Elliott, o la clamorosa tripla di Duncan allo scadere contro i Suns. Senza contare i momenti di Ginobilismo puro….
Facilissimo individuare il momento “killer”…. Fisher ha segnato quel tiro da tre con meno di un secondo da giocare ed ha alterato l’inerzia dei playoff 2004, cancellando la giocata precedente di Duncan, ho passato un mese a rivivere quel momento in sogni orrendi.

Scorpyon: Playoff del 2001, dopo un’ottima stagione incontriamo i New York Knicks ed andiamo sotto 2-1 nella serie (il 1° turno era al meglio delle 5 gare), 2-2 in casa e storica vittoria per il 3-2 finale al Madison Square Garden.
Momento peggiore? Qui ne devo mettere due che mi hanno segnato:
a) medesimi Playoff del 2001, al turno successivo contro Phila guidata da Iverson, si arriva fino a gara 7 e purtroppo la perdiamo per un punto con il tiro sbagliato da Carter sulla sirena. Grande delusione ma c’era ancora l’entusiasmo per essere arrivati fino a lì.
b) l’addio di Vince Carter, giocatore che ho adorato e tuttora non riesco ad odiare. Probabilmente è stata questa la delusione più grande in assoluto…

  • Qual è il giocatore che più vi emoziona quando lo guardate e quello che invece vi fa disperare maggiormente. Spiegatene i motivi

Timme: Ogni volta che scende in campo Timoteo è come vedere a ciclo infinito un film che non ti stanchi mai di guardare, ad ogni visione anzi ti accorgi di qualcosa di nuovo e di come il sacro fuoco che esprime arde più intenso che mai. Sono un feticista e ammetto che vado di replay quando scorgo una giocata difensiva sensazionale e rivedo più volte i frangenti di partita in cui costringe gli altri a ballare al suo ritmo.
Quello che quest’anno mi fa arrabbiare è Kyle Lowry, dopo un avvio flambè si è arenato in una secca; può e deve dare di più per uscire dal circolo vizioso in cui si è cacciato.

Scorpyon: Giocatore più emozionante? Irving, non ho dubbi. Riesce sempre a farmi sobbalzare dalla sedia ed ogni volta mi soffermo sulla sua età e sul suo essere “clutch” quando conta. Raramente mi è capitato di vedere un ragazzo così giovane, così sicuro di sé e così decisivo quando la palla scotta; quello è un talento che non si può “comprare” e vederlo in lui mi da una gran fiducia per la sua carriera in futuro. Primo passo devastante, crossover ad alta velocità che colpisce duramente le caviglie degli avversari ed un range di tiro pressoché illimitato… ditemi voi…
Giocatori che mi fanno disperare ce ne sono molti ma qui devo rimanere in casa Raptors e puntare il dito contro Bargnani: non è tutta colpa sua anzi è dovuto ad un quadro generale ma ogni volta che lo vedo in campo molle, con poca grinta, dentro di me scatta il pensiero di quella prima scelta buttata per aria… una prima scelta sulla quale la mia franchigia poteva provare una ricostruzione importante.
Comprendo che quel draft non fu assolutamente uno dei draft migliori anzi… ma lo sconforto nel vedere un giocatore che è stato coccolato, difeso, aspettato entrare in campo con quella poca cattiveria e quella poca incisività non riesco proprio a farmelo andare giù.

  • I Lakers ce la faranno a fare i playoff? Cosa succede quest’estate se come sembra non ci riescono?
Quanto durerà questo Kobe? Se lo chiedono anche a LA

Quanto durerà questo Kobe? Se lo chiedono anche a LA

Timme: L.A. Fuori dai giochi a primavera è uno scenario scottante, senza un clamoroso cambio di marcia la situazione potrebbe precipitare, al momento direi che le percentuali di qualificazione sono in basso, molto in basso. Credo però al teorema dell’erba cattiva e anche se la testa mi insulta… prevedo un loro inserimento cinematografico all’ottavo posto con un clamoroso rally post-ASG.
Nel caso di fallimento…e probabilmente anche in caso di sospirata qualificazione in extremis…….. in estate, procederanno ad un bel restauro. In caso resti DH è vitale firmare tiratori, difensori sapidi e gestire con parsimonia Kobe. Il mantra è condire il tutto con gambe “fresche”. Urge allontanare Gasol e Metta e tenere in serpa Nash. Il destino di D’Antoni è avvolto nella nebbia, temo.

Scorpyon: La mia domanda è: quanto dura questo Bryant con meno tiri ma a “tutto tondo” (rimbalzi ed assist)? Se alla prima sconfitta si tornerà alla vecchia versione di Bryant allora sarà dura puntare ai PO altrimenti possono riuscire nell’impresa (vista la situazione attuale, non le qualità individuali) ed essere una bella mina vagante.
Se non arrivano ai PO credo che ci sarà una bella rivoluzione e non credo che si avrà la pazienza di “aspettare” gente come Howard o Gasol e si punterà ad una ricostruzione su altri nomi. Bryant avrà la voglia di continuare in una situazione del genere?

  • Se doveste scommettere su una squadra che sta ricostruendo bene per il futuro, su quale scommettereste? E su quale giocatore, magari ancora un po’ nel sottobosco, puntereste un dollaro pensando possa esplodere?

Timme: Sinceramente non mi entusiasma nessuna delle fondazioni giovani della lega. Se hanno talento non hanno un contorno solido e viceversa. Fino a 12 mesi fa ero incuriosito dalle potenzialità di Indiana ma quest’anno sono rimasto un po’ deluso dal loro rendimento. La crescita esponenziale di George cozza con il resto. Per età, talento e prospettiva l’unica certezza (oltre 5-6 stagioni) continua ad essere OKC. Menzione d’onore per Minnesota, anche se Rubio è ancora in bacino di carenaggio. Punto il mio dollaro sui Cavs e sulla fiducia a Irving; chiunque lo circonderà finirà per fare bella figura.
Per quanto riguarda le segnalazioni di giovani interessanti…..Eh oh, non mi sono più ripreso da una gara di John Henson contro Miami, vederlo griffare un 17+18 mi ha completamente spiazzato. In una rotazione meno congestionata e con sano lavoro estivo potrebbe venir buono seriamente dal prossimo anno.

Tony Wroten contro i Raptors di Scorpyon

Tony Wroten contro i Raptors di Scorpyon

Scorpyon: Prima del “gatto nero” Roy (perdonami Brandon) avrei detto Minnesota ma quest’anno stanno venendo fuori parecchi contrasti soprattutto per la situazione Love.
Voglio puntare su Detroit: Knight e la coppia Monroe-Drummond possono rappresentare una solida base per il futuro ed il tanto bistrattato Stuckey – con la giusta mentalità – potrebbe rappresentare un valore aggiunto. Hanno bisogno di rinforzarsi sotto certi aspetti e dare via alcuni “pesi morti” ma hanno una buona base su cui sviluppare.
Se poi devo seguire anche il cuore vado con i Golden State Warriors (sono molto legato a loro per l’amore per la città di Oakland a “causa” dei Raiders in NFL), altra franchigia interessante.
Giocatore su cui puntare… ad inizio stagione avrei detto Paul George ma direi che è uscito dal sottobosco. Punto su un nome a sorpresa e vado con Tony Wroten, size interessante per lo spot da PG ma deve eliminare quei limiti mostrati in NCAA per quanto riguarda la gestione della palla. Deve migliorare il suo range di tiro mentre è già molto bravo nell’attaccare il ferro e far collassare la difesa su di lui.

  • Facciamo un gioco. Io vi dico 5 giocatori e voi di botto mi rispondete se diventerà un All Star (occhio che lo è stato anche Magloire), un perdente che mette su cifre, un ottimo gregario, una meteora.

Timme:
Danilo Gallinari – un ottimo gregario
Nicolas Batum – un ottimo gregario
DeMar Derozan – un perdente che mette su cifre 51% – un ottimo gregario 49%
Damian Lillard – All Star
Bradley Beal – All Star

Scorpyon:
Danilo Gallinari – Ottimo gregario (troppo intelligente per diventare un giocatore da cifre importanti, meraviglioso collante offensivo)
Nicolas Batum – All Star (giocatore importantissimo anche quando non mette 20 punti)
DeMar Derozan – Perdente che mette su cifre / Ottimo gregario (se trova un sistema in grado di aiutarlo)
Damian Lillard – All Star (è un rookie e ha già mostrato ottime capacità)
Bradley Beal – Perdente che mette su cifre / All-Star (se cambia mentalità e fa quel passo in avanti nel giudicare situazioni di gioco difficili)

  • Avete un amico che si sta avvicinando al basket e vi chiede quale partita storica vale la pena guardare. Cosa gli consigliate?
Reggie Miller e il famoso gesto del "choke" a Spike Lee

Reggie Miller e il famoso gesto del “choke” a Spike Lee

Timme: Gara 5 delle finali 1976 (Suns/Celtics), qualsiasi partita delle serie finali 1984 (Celtics/Lakers) e 1985 (Celtics/Lakers),  MJ e i suoi 63 punti ai Celtics del 1986 (miglior giocatore della storia in una delle migliori prestazioni individuali alltime contro la squadra più forte dell’era moderna), una delle prime 4 partite delle serie finali 1993 (Bulls/Suns), e ancora gare a piacere dei “pivotal game”di Magic o Bird. Da consigliarsi una delle gare Cult di Doug Moe illustrato sopra. Rintracciare partite a piacere dei centri estinti come dinosauri dopo gli anni 90′ per vedere l’effetto che fa. Quindi Ewing, Robinson, Olajuwon, possibilmente coinvolti in scontri diretti. Siccome sei tu Show, non cito Reggie Miller e le sue gare a NY ma comunque le suggerisco 🙂

Scorpyon: Per me sarebbe facile citare diverse partite del mio idolo Michael Jordan (la famosa “Flu Game” su tutte): meraviglioso, devastante, extraterrestre anche in situazioni ad altissimo rischio di fallimento ma devo andare con Magic Johnson.
Gara 6 delle Finals del 1980, con Abdul-Jabbar fuori per infortunio ed un Magic Johnson che inizia la partita come Centro. Gara decisiva per quelle Finals, ma il buon Magic chiude quella gara con 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate. Conoscendo la sua storia, quel suo sorriso e la classe fuori dal mondo che gli permetteva di giocare come e dove voleva, devo rendere merito ad una delle prestazioni più entusiasmanti e cariche di significato della storia NBA.

  • Ci avviciniamo all’All star weekend. Vi piace la formula? Cosa cambiereste?

Timme: No! Mi fa appisolare, al sabato terrei solo la gara delle schiacciate e la gara del tiro da tre, magari allargate. A casa tutti i rookie e secondo anno. Come bonus track una riedizione della gara di corsa tra Bavetta e Barkley.

Scorpyon: Il problema principale dell’All Star Weekend sono proprio le partite: zero pressione, una ricerca del colpo ad effetto con troppa insistenza e zero voglia di prevalere sugli altri se non negli ultimi minuti. Cambiare la mentalità di queste partite, questo serve… rimpiango alcuni All Star Game del passato ove si sono viste delle sfide memorabili, con il giusto spettacolo ma senza queste pagliacciate.
Altra cosa, la gara delle schiacciate: dove sono finite le schiacciate tecniche? Desolazione totale.

  • La “bonus track” è la classica domanda del DoubleHeader ShOw tra avversari che si conoscono: ditemi un pregio e un difetto del vostro sfidante.

Timme: Competenza mixata al sense of humor. Difetti: NP (non pervenuti!)

Scorpyon: Timme ha il pregio di essere costantemente sul pezzo ed unire la perfetta dose di ironia ad una ottima conoscenza dell’argomento. Si potrebbe parlare con lui per ore e rimanere meravigliati dalla quantità di elementi che è in grado di tirare fuori per supportare la sua tesi.
Il difetto è che ogni tanto gli si chiude la vena (soprattutto con chi butta la discussione in caciara) e perde la sua capacità di “demolire” una tesi a suon di parole e fatti.

Eccoci giunti al termine del derby giallorosso. Ora, come di consueto, siete tutti chiamati ad esprimere la vostra preferenza tra le opzioni che trovate qui sotto!

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DoubleHeader ShOw – Ciombe vs Nick

DHSOEccoci finalmente ritornati dalle ferie con una nuova puntata della rubrica DoubleHeader ShOw. Dopo la pausa natalizia e una puntata tutta targata Duke tra Carlo Perotti e Andrea Crosilla, in cui ha facilmente vinto UNC davanti a Carlo, questa settimana gli ospiti parleranno di NBA.

A scontrarsi a colpi di risposte saranno infatti David ” Ciombe” Breschi (@Ciombe82 su twitter), autore del blog Cose di Basket e co-autore del blog su Miami We Want Heat, blog tremendamente fazioso ed ovviamente illeggibile 🙂 e Nicolò “Nick” Ciuppani (@NickRamone su twitter) esperto NBA che presta la sua voce ad uno dei migliori podcast italiani sul basket: Ball Don’t Lie (ok, potete considerare quest’ultima parte come pubblicità progresso).

Soprattutto entrambi sono parte di uno dei progetti di Blog più innovativi dell’ultimo millennio, quell’ Hoops Democracy che partito con le pubblicazioni il giorno dell’epifania fa già battere più di un cuore a spicchi (anche qui la pubblicità è l’anima del commercio).

Tocca a loro quindi per ora iniziare la sfida, ma a voi finirla, votando i due contendenti per decretare il vincitore.

  • Qual è stato il vostro giocatore NBA preferito e perché?

Ciombe: Facile. Mohamed Al-Ischber. Mai sentito nominare? E’ perchè ha avuto una storia oscura alle spalle di cui la gente non ama parlare ma non ho mai visto un giocatore del genere in vita mia. Mancino, silohuette stondata, faccia da terrorista ma talento immane. Si dice che attualmente stia guadagnando gli ultimi spiccioli di carriera negli Emirati Arabi, da dove proviene, e che sia invischiato anche in brutte faccende legate al traffico di armi.

Nick: Domanda difficile e secondo me è quasi impossibile dare una risposta. Sarebbe come riuscire a dire la canzone preferita. Diffidate dalle persone che riescono a rispondere a colpo sicuro un nome solo poiché non si può limitare la passione o l’ammirazione a un singolo giocatore.
Detto questo, se devo davvero dare una definizione, adoro i giocatori che giocano e fanno giocare la squadra, quei giocatori che intrattengono il pubblico ma riescono anche a far rendere al meglio i compagni. Rientrano in questa categoria Earvin Magic Johnson, Walter Frazier, Steve Nash, Pistol Pete  Maravich e tanti altri.
Poi mi piacciono molto i giocatori che romanticamente hanno una storia da raccontare, quelli che giocano con un passato alle spalle o una lotta personale. Penso sempre a Magic, a Brandon Roy, a Grant Hill e a Drazen Petrovic.
Infine ho sempre avuto un debole per i dominatori, per quei giocatori che hanno cambiato la storia e il modo di giocare. Da Wilt a Kareem, da Dr. J a LeBron, da Bill Russell a Shaquille O’Neal.
Se, pistola alla testa, dovessi però dire per forza un nome solo direi sempre Michael Jeffrey Jordan per il semplice fatto che riesce sempre a spiccare in tutte le categorie precedenti.

  • La storia della lega è pieno di ciccioni con mani fatate. A voi che avete una caratteristica simile (non quella delle mani fatate 🙂 ) chiedo: quale è stato il giocatore che con maggior attenzione al fisico avrebbe potuto avere una storia diversa nella lega?
Derrick Coleman ai tempi di NJ

Derrick Coleman ai tempi di NJ

Ciombe: Ho il fisico di un Dio. Sfortunatamente è Buddah. Rispondere alla domanda è complesso, perchè di esempi del genere ne è piena la storia della lega, passando per gente eclatante come Eddy Curry e Ciccio Miller a Ciccio Walker. Probabilmente se Derrick Coleman avesse fatto più attenzione ai carboidrati avrebbe avuto una carriera differente. Ma non ci giurerei, perchè la testa era quella che era e sarebbe stata la stessa anche in un fisico statuario.

Nick: Non ce n’è uno solo in realtà. Comincerei intanto a distinguere quelli che, senza il loro esagerare a tavola non sarebbero diventati i giocatori e le persone che sono oggi. No, non mi riferisco a Oliver ‘Pig’ Miller arrestato di recente ad una grigliata per possesso d’armi. Mi riferisco a Shaq, spesso considerato come colui che se avesse sempre dedicato il tempo libero alla cura del corpo, come per la prima stagione di Phil Jackson ai Lakers, nessuno si ricorderebbe di Wilt Chamberlain. Forse è vero, ma forse limitando le sregolatezze di Shaq non sarebbe il personaggio, l’uomo e quindi il giocatore che abbiamo conosciuto.
Appena ho letto la domanda però mi è balzato subito un giocatore in testa: Antoine Walker.
Walker era arrivato in NBA con una completezza di repertorio offensivo, movimenti in post, visione di gioco e trattamento palla senza pari. E il più grande rammarico per ‘Toine è stato quello di trascurare il corpo finendo con il diventare uno specialista, un role player. Con un etica lavorativa diversa avremmo potuto avere un giocatore che avrebbe forse cambiato il modo di concepire il ruolo di Ala Piccola. Non dico a livello di LeBron, ma un giocatore con statistiche paragonabili.

  • Siete un tifoso Heat e un tifoso Suns e questo lo sanno anche i sassi ormai, ma quali sono stati i titoli vinti da una squadra che proprio non riuscite a sopportare?

Ciombe: Vorresti che ti rispondessi Dallas brutta merda. Ma non ti do quella soddisfazione, perchè alla fine se lo sono meritati. Ti direi i Lakers del 2001 che vinsero contro i Sixers di Iverson. Francamente non mi sono mai schierato con una squadra che non fosse la mia come in quel caso. Iverson fu commovente, ma gente come McKie, Lynch, Mutombo, e una squadra da D-League ti faceva battere il cuore.

Nick: La risposta facile: quello vinto dagli Spurs nel 2007 con la finale anticipata proprio contro i miei Suns. La controversa decisione di gara 4 che è costata una gara a Stat e Diaw (decisione rinnegata l’anno scorso per i Celtics l’anno dopo tra l’altro) e quella gara 3 arbitrata da Tim Donaghy non riesco proprio a togliermele dalla testa. Aggiungiamoci la sfortuna di perdere Nash per una testata nei minuti finali di gara 1… insomma, tanti fattori insieme per dire che quello era l’anno degli Spurs e non il nostro, ma il treno per i Suns è passato una volta sola.
La risposta segreta: il titolo di Dallas. Un solo motivo in particolare: ho sempre considerato Dallas e Nowitzki come i cugini altrettanto sfigati per i Suns e Nash. Invece, a differenza nostra, alla fine loro il titolo lo hanno vinto.

  • Ciombe ha avuto la fortuna di avere Beasley in squadra all’inizio della sua carriera, ora questa fortuna tocca a Nick. Ma c’è veramente una remota possibilità che possa far davvero esplodere il suo talento? In che modo?
Beasley ai Suns. E' perplesso anche lui...

Beasley ai Suns. Perplesso anche lui..

Ciombe: Beasley è la mia fidanzata sbagliata, per dirla alla Buffa. Come talento puro vale i primi 5 della NBA. Fa la media con quell’attitudine da menefreghista che gli ha chiuso molte porte. Ma rimane un giocatore che ha dei lampi divini per come sciorina spontaneamente basket. Purtroppo la sua maledizione è che non se ne accorge, o se ne frega. Quanto mi fa incazzare!

Nick: Probabilmente se rispondessi “sì” avendo realmente una soluzione sarei il GM di una delle squadre più vincenti della lega. Fa rabbia vedere un giocatore del genere con quei mezzi tecnici e quel fisico rendere così male. La cosa più incredibile è anche la sua capacità di passatore che è davvero ottima ma a letture e cattiveria siamo veramente alla frutta. L’unica speranza per lui è trovare un’ambiente (lontano da Phoenix per cortesia) che possa farlo giocare da 4 vicino al canestro, gli faccia trovare stimoli e concentrazione e magari gli metta pressione per una rivalità. Credo che la squadra più vicina a questa descrizione sia quella di Narnia.

  • Qual è il quintetto più scarso che avete visto giocare con la maglia della vostra squadra? Quale il ricordo più bello di quel quintetto?

Ciombe: Beh io ho vantato un quintetto costituito Bimbo Coles – Harold Miner – Glen Rice – Kevin Willis – John Salley. Ma ci sono troppi giocatori di culto per non amarli, anche se erano dei somari. Tralasciando quell’ignobile squadra che nel 2007 fece qualcosa come 15-67 di record, non era male nemmeno il quintetto Chalmers (rookie) – Wade (tornato da 157 infortuni) – DiawaraHaslem – Shawn Marion prima e Jermaine O’Neal (operato 734 volte alle ginocchia) poi. Ci abbiamo fatto i playoff da 5° forza ad est con quel quintetto. S’era la squadra più brutta della lega da veder giocare, ma si vendeva cara la pelle.

Nick: In questo momento, in preda allo sconforto, risponderei che quello di quest’anno è il quintetto più scarso mai visto ai Suns. Il problema è che non ho ricordi felici da abbinarvi.
Per fortuna direi che ho la soluzione facile a questa domanda: i Suns che si presentarono ai Playoff del 2006: Steve Nash – Raja Bell – Shawn Marion – Jumaine Jones (!!!) – Boris Diaw (da centro!) facendo alzare dalla panchina Barbosa (ahi)  – Tim Thomas (!!!) – Eddie House – Skita (!!!) – Pat Burke (parliamone) – Brian Grant (lui!)
Eppure nonostante la presenza di tanti innumerevoli zozzoni quella squadra giocava il miglior basket offensivo della NBA e arrivò a davvero poco dal vincere il titolo. Pazzesco. Era sempre un’altalena di emozioni, la gara 7 con i Lakers con Tim Thomas con la tripla decisiva, quella coi Clippers forzata dalla tripla di Bell dall’angolo nel supplementare. Ancora mi viene la pelle d’oca se ci penso.

  • Siccome siete anche esperti di basket europeo, qual è stato il giocatore Europeo che secondo voi in relazione al talento ha reso di più? E quello che ha reso di meno?

Ciombe: Di getto ti direi Jorge Garbajosa, un giocatore fisicamente sotto il par anche per gli standard europei, ma dotato di un intelligenza cestistica fuori dal comune. In NBA ci è arrivato tardi e quasi per caso, ma è la dimostrazione che si gioca di là dalla pozza anche solo per la testa senza per forza di cose avere un talento fuori dal comune.
Di europei che in Europa spostavano e in NBA facevano panca la lista è lunga mi viene da pensare Spanoulis, Jasickevicius, Kutluay ma se ne facciamo un discorso di opportunità raccolte in rapporto al talento Marko Jaric e Darko Milicic sono stati l’emblema di come sprecare tutto il talento di questo mondo per la figa o per non so cosa nel caso di quello alto 211 cm. Nell’attesa di valutare la carriera di Andrea Bargnani tra qualche anno…

Korolev in NBA. Più tempo passato in borghese che in campo-

Korolev in NBA. Più in borghese che in campo.

Nick: Ogni volta che guardo giocare Joakim Noah faccio fatica a credere che sia arrivato a questi livelli. Partito sgraziato, scoordinato, senza un movimento offensivo che sia uno, con un rilascio palla imbarazzante è arrivato nella top 10 del draft e si gioca il ruolo di miglior centro della lega e parte sopra tutti come miglior difensore. Ammirevole. Ma visto che Noah è una scelta di comodo visto che è europeo solo per passaporto ed origini scelgo un giocatore di area FIBA e vado con Rasho Nesterovic.
Se penso invece al giocatore che meno ha reso in base al talento voglio escludere il nome di Darko Milicic credendo che si sia trattato solo di un’allucinazione di massa tutto l’hype che gli venne messo alle spalle (e sperando che non legga mai questa intervista), faccio il nome di Yarolsav Korolev. Quando giocava nell’U18 russa sembrava avesse davvero tutto per diventare un giocatore dominante tanto che si mangiò gli avversari nell torneo del 2005. I Clippers al draft lasciarono passare Danny Granger per mettere le mani sul fenomeno russo sperando di farne un nuovo Nowitzki (sic transit gloria mundi)

  • Meglio Kobe o Tmac? (ok, a qualcuno dovevo chiederlo per forza :D) Cosa è mancato a McGrady per essere davvero tra i migliori giocatori della lega?

Ciombe: Sono quelle domande che quando sei nel periodo “bimbominkia” della tua vita ti sorgono spontanee, come i dilemmi esistenziali. Mi stanno sulle palle entrambi, ma riconosco che McGrady è sempre stato 2, forse 3 se non 4 gradini al di sotto di Kobe, ma non dal punto di vista del talento. Quel talento però Kobe ha saputo sfruttarlo mentalmente in un modo nettamente più proficuo mentre T-Mac è stato uno dei giocatori più perdenti, belli da vedere ma fini a se stessi della storia della Lega.

Nick: Fatta oggi questa domanda sembra quasi ridicola, eppure ricordo con nostalgia quando, ormai 5-6 anni fa, poteva aprire un bel dibattito tanto era stretta la falange tra i due. Pur non essendo un fan del modo di giocare di Kobe Bryant non posso che scegliere il figlio di Jellybean. T-Mac è stato un giocatore formidabile, di una spettacolarità e completezza inarrivabili ma in questi casi il fisico fragile non può essere una scusante quanto una discriminante, la percentuale di vittorie ai playoff è decisamente sospetta e l’attitudine difensiva è tra le più abiuranti che io ricordi.
Kobe fa parte dell’elite del gioco, tra i migliori di sempre (la posizione in classifica fatela da soli). Tecnicamente inarrivabile, forse è anche più pulito dello stesso Jordan, in futuro lo ricorderemo senz’altro nelle eccellenze del gioco. Quindi, detto questo, se devo scegliere un giocatore tra i due per vincere è un no brainer per il giallo-viola.
Se mi chiedete di guardare una partita sola dei due sceglietene pure voi una: Houston, Magic o Raptors (le comparaste post Rockets non contano) mi guardo più volentieri quel sornione di McGrady.

  • Ditemi: una squadra che quest’anno vi sta stupendo piacevolmente e una che non pensavate potesse giocare così male.

Ciombe: Mi stupiscono Knicks, Warriors, Rockets ma soprattutto Bulls. Le prime 3 giocano bene, ma sono cambiate molto nel corso dell’estate, si sono rinforzate, hanno aggiunto pezzi importanti o hanno recuperato gli infortunati. Anche i Bulls sono cambiati, ma non hanno aggiunto, hanno tolto. Senza Rose sembravano spacciati, ma hanno fatto quadrato, Thibodeau allena come pochi altri nella storia recente della lega, in difesa sono i migliori e sono cresciuti in attacco, giocano di squadra come nessuno nella lega. Sono sempre la solita brutta gatta da pelare.
Viceversa mi aspettavo sinceramente qualcosa di più da Boston, anche se ora sembra stia cominciando a carburare. Giocano veramente male, in modo sufficiente, quasi arrogante, ma era prevedibile, loro sono una squadra da playoff, che non vorresti mai incontrare.

Nick: Mai nella vita avrei pensato di potermi appassionare ai Warriors di quest’anno. Nonostante il precoce innamoramento di Steph Curry e nonostante li abbia anche pronosticati poco sotto i livelli attuali faccio tuttora veramente fatica a credere che le loro partite siano così divertenti. Direi che Marck Jackson stia facendo ricredere tante persone. Parlando invece non di bel gioco ma di risultati metto il centesimo sui Rockets di quest’anno. Alzi la mano chi, prima della trade Harden, li dava oltre le ultime 3 posizioni. Al momento hanno un record spaziale ad Ovest. Poi ditemi come non si può adorare il barba.
La squadra che mi ha più deluso sono invece i Los Angeles Lakers. Va bene le difficoltà di amalgama e di infortuni, ma qui si esagera. Le aggravanti sono avere così tanti califfi offensivi, D’Antoni che rivede i suoi principi per far coesistere Howard e Gasol e una fase difensiva trascuratissima che non porta quasi mai a delle sortite in contropiede. Davvero brutti da vedere e i risultati li rispecchiano.

  • Qual è l’avversario che avete maggiormente stimato e che non ha mai indossato la maglia della vostra squadra e i motivi di tanta stima?
Pierce vs Duncan. I preferiti di Ciombe e Nick

Paul Pierce vs Tim Duncan. I preferiti di Ciombe e Nick

CiombePaul Pierce. Il suo modo di giocare sinuoso e compassato, la sua capacità di prendere spazio per un tiro muovendosi al rallentatore, e la sua naturale propensione nel segnare i canestri importanti mi ha sempre affascinato. L’ho anche maledetto spesso.

Nick: Questa volta la risposta è facilissima: Timothy Theodore Duncan. Non posso non ammirare questo giocatore per tutte le volte che ci ha punito ai playoff in tutti i modi possibili. Sembrava un gigante contro cui dovevamo sempre scontrarci e affondare. Ma ciò che più mi ha impressionato di Duncan è stata la sua imperscrutabilità e fermezza. Invidiavo gli Spurs perché avevano un giocatore su cui potevano sempre affidarsi in caso le cose non fossero andate mentre una squadra emotiva come i Suns si spegnevano ad ogni sussulto di vento. Duncan è stato il giocatore che più ci ha bastonato e quello che più ho avuto il piacere di battere (nel 2010, con lo sweep), ma non è stato un divertimento sadico quanto un qualcosa di soddisfacente fino in fondo. Sapere che a 36 anni riesce a fare quello che sta facendo è semplicemente sensazionale.

  • Cosa augurate alla squadra del vostro avversario di questo DoubleHeader? E visto che non siete delle belle persone, che cosa sperate realmente che capiti a quella squadra? 

Ciombe: Tutto il bene possibile… Alla fine mi stanno simpatici, hanno Beasley, non hanno bisogno che li gufi pure.

Nick: Non nutro particolari antipatie verso Miami e i suoi giocatori. Auguro loro di trovare, dopo i Celtics dell’anno scorso, una squadra che li possa finalmente mettere in difficoltà e costringerli a fare un ulteriore balzo in avanti. E visto che sono una persona orribile gli auguro di scambiare il loro roster con quello dei Suns o di vivere un paio di stagioni alla Charlotte dell’anno scorso. A loro scelta.

Termina anche questa puntata del DoubleHeader ShOw. Ora tocca a voi votare il vincitore nel sondaggio qui sotto!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla

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