NCAA

DoubleHeader ShOw – Carlo vs Andrea

DHSODopo la scorsa puntata, che ha visto protagonisti Pietro Aradori e Sine, che ha visto entrambi sconfitti nel sondaggio dalla puntata di Chi l’ha visto su Trent Plaisted e che ha fatto registrare il record di visite per questo blog, il DoubleHeader ShOw ritorna con un nuovo episodio.

Protagonista principale di questa settimana sarà l’NCAA e più in particolare DUKE, una delle università principi del basket collegiale, grazie a due sfidanti tifosissimi della squadra di coach Krzyzewski (sì, ammetto che ho usato il copia&incolla come tutte le altre volte che ho dovuto scriverlo).

Il primo, Carlo Perotti, ha anche avuto l’opportunità e il privilegio di intervistare proprio coach K per Dailybasket, il sito per cui scrive di basket italiano, in particolare su Cantù, di cui è tifoso acceso, dimostrando di avere il Blu come colore principale nelle vene di tifoso.

Il secondo, Andrea Crosilla, o Kanon che dir si voglia, è anch’essi un Blue Devil nell’animo, oltre che grande esperto di NCAA in generale, come dimostrano i suoi articoli per Draftology, uno dei principali siti italiani sui prospetti del college.

Chi la spunterà in questo inedito derby in scena non al Cameron Indoor Stadium ma sulle pagine di questo blog? A voi la risposta!

  • Siete due tifosissimi di Duke. Come e perché è nata questa passione?
Il Cameron Indoor Stadium, la casa dei Blue Devils

Il Cameron Indoor Stadium, la casa dei Blue Devils

Carlo: Da bambino decisi che dovevo avere un squadra del cuore in ogni singolo sport, quando giunse il turno della NCAA la scelsi perché mi piaceva il nome che mi ricordava un album dei Genesis, erano i Blue Devils di coach Foster, poi quando arrivò Krzyzewski e la sua classe di reclutamento con Johnny Dawkins leader la passione decollò sino ai titoli del 91 e 92. Il fatto che poi nacque il “Duke Hating” accrebbe ulteriormente la mia passione, sono sempre dalla parte dei reietti… Avendo poi nel tempo avuto la fortuna e l’onore di visitare la Duke University, un campus meraviglioso, e di conoscere alcune delle persone che lavorano là sono ancora più convinto della scelta: gente con una classe e cortesia persino commoventi. Altro che snob ed elitari…

Andrea: Da bambino mi incuriosì molto la vicenda dell’unico giocatore collegiale capace di essere chiamato a far parte del Dream Team. Destino ha voluto che quel giocatore fosse Christian Laettner; in quel momento ancora non lo sapevo, ma immagino di essere diventato tifoso di Duke. A questo bisogna aggiungere spesso il piacere di farsi odiare (sportivamente), cosa che a Duke riesce molto bene e che rende il tutto ancora più affascinante.

  • Qual è la partita che vi ricordate più piacevomente e quale quella che avreste preferito non fosse mai stata giocata da Duke e perché?

Carlo: Certamente tutte quelle che ci hanno portato ad un titolo NCAA dalla finale con Kansas sino all’ultima con Butler ma se devo dirla tutta la mia prima volta al Cameron (vs Georgia Tech) e la finale del torneo ACC vinta contro North Carolina in un Greensboro Coliseum al 70% azzurrino Carolina me le sono godute in ogni singolo secondo vissuto là.
Da dimenticare la semifinale del  2004 contro UConn, fu un mezzo furto con Okafor che gravato di quattro falli per tutto il secondo tempo fu protetto dagli arbitri, fosse accaduto a favore di Duke i Duke Haters si sarebbero scatenati…

Andrea: Di quelle che ho avuto l’opportunità di seguire in diretta della prima categoria fa parte sicuramente la finale 2010, coronamento di gruppo di persone prima che di giocatori straordinari, uno spot davvero incredibile per il basket collegiale per intensità e voglia di vincere.
Della seconda categoria fa parte ogni sconfitta contro North Carolina, semplicemente è una cosa assai difficile da accettare. Escludendo queste il secondo tempo contro Arizona nel torneo 2011 è stato un calvario, specie perché erano le 4 abbondanti e poche ore dopo essere in ufficio dopo una sconfitta è ancora più pesante.

  • In NCAA qual è l’importanza di avere un grande coach come Coac K, Calipari, Pitino, Dean Smith ecc? Escluso coach K chi secondo voi è il migliore?
John Wooden (1910-2010) da entrambi definito il miglior coach NCAA.

John Wooden (1910-2010) per entrambi il migliore di sempre.

Carlo: Recentemente ho intervistato Dave Bradley, il coordinatore del recruiting di Duke, e lo ha spiegato bene: coach K eleva ai massimi livelli l’esperienza che un talento può vivere al college sia sul piano tecnico che umano, le esperienze con Team USA lo hanno poi reso ancor più bravo e preparato, il top.
Il migliore coach All Time: John Wooden. Anche se io ho sempre amato Bobby Knight.

Andrea: E’ fondamentale, l’allenatore è spesso la vera bandiera di un programma, e lo plasma a sua immagine e somiglianza, con i suoi pregi e difetti. In questo senso un allenatore che mi piace molto è Pitino, che rende assolutamente riconoscibili le sue squadre, pur cercando di adattare il loro modo di giocare al talento che ha a disposizione.
In senso assoluto però è impossibile non citare Coach Wooden, detentore di una serie di record e di un’aura di invincibilità che credo nessuno riuscirà mai nemmeno a scalfire.

  • Qual è il giocatore di Duke che avete più amato e l’avversario che avete più rispettato e perché?

Carlo: Non posso sceglierne uno ma devo per forza farti due nomi: Shane Battier e JJ Redick. Battier lo amo alla follia, la sua intelligenza mi stravolge, nella top Ten dei giocatori più intelligenti in assoluto, anche fuori dal campo. Se fra 10 anni sarà senatore degli Stati Uniti non sorprendetevi. In grado di dominare una gara solo con la difesa e capace di fare tutto ciò che serve alla sua squadra per vincere, non a caso ha aiutato persino i Miami Heat a trovare un equilibrio. Poi io, che ero il Mazzarino delle minors comasche, non potevo rimanere indifferente alla purezza del tiro di Redick: semplicemente perfetto. La sua faccia da schiaffi lo rendeva ancora più idolo per i Crazies e nemico per gli altri.
Come avversario voto per Tyler “Psycho T” Hansbrough: quanto l’ho odiato e quanto lo avrei voluto nelle nostre fila!

Andrea: Laettner è stato, come detto, un amore postumo, quindi vado con JJ Redick, che ha rappresentato (sempre insieme a Laettner) tutto quello che il tifoso medio ama odiare e il tifoso di Duke ama e basta. Vincente, un po’ arrogante e, visto che nel contesto non guasta, pure bianco. Un trattato di pallacanestro che merita a mio avviso una menzione ulteriore per essere riuscito a diventare un signor giocatore anche a livello NBA, cosa che nel 2006 (con onori personali di ogni tipo nell’anno da senior) in pochi avrebbero pronosticato.
Per quanto riguarda un avversario vado con Juan Dixon di Maryland. Programma storicamente rivale, addirittura con una rivalità fin troppo spinta da parte loro,ma se sono arrivati al titolo 2002 e ad essere una contender seria in quegli anni il merito è soprattutto di questo giocatore: è riuscito a venir fuori da una situazione personale particolarmente difficile, a rimediare una scholarship in extremis ed è finito con l’essere uno dei 50 migliori giocatori della storia ACC. Bellissima storia e grande rispetto per lui.

  • Chi è il talento NCAA (anche non Duke) che vi aspettavate protagonista in NBA ma che ha fallito?

Carlo: Facile: Greg Oden, pure sfortunato poverino. Era destinato a dominare ma non riesce nemmeno a giocare.

Andrea: Era accompagnato da un po’ troppo hype dopo un torneo Big East 2009 mostruoso, ma vedere un Jonny Flynn relegato dopo 3 anni a giocare in Australia non me lo sarei mai aspettato. Al netto degli infortuni, mi sa che non sempre ha avuto l’atteggiamento giusto e questo alla lunga lo paghi..

  • Daniel Hackett, Amedeo Della valle e tanti altri giovani europei vanno a giocare in High School e College USA. Qual è il vantaggio di questa scelta? Cosa si perdono non giocando in Europa?
Daniel Hackett ai tempi di University of South California

Daniel Hackett ai tempi di University of South California

Carlo: Dipende cosa cerchi, sul piano umano l’esperienza negli USA è meravigliosa ed al college oltre a giocare ad alti livelli hai pure la possibilità di avere una laurea. Diciamo che se uno come Gallinari ha la possibilità di giocare a 18 anni da protagonista in Eurolega allora non ne ha affatto bisogno, sul piano cestistico, di varcare l’oceano. Se invece devi fare anni di panchina in lega2 a vedere i veterani giocare allora il college è un’opzione interessante, ad uno come Czyz ha fatto benissimo per esempio. Sono scelte da ponderare.

Andrea: Probabilmente perdono i primi soldi che in Europa possono già arrivare; il vantaggio di una scelta di questo tipo è di andare nella patria della pallacanestro, dove non è detto si giochi quella migliore anche se il basket collegiale a livello di organizzazione è quello che più si avvicina a quello europeo. Inoltre ti abitui a fronteggiare una pressione (e nel caso di Daniel anche i cazzotti di un compagno di squadra dissociato come OJ Mayo, ndS) che in Italia neanche ti sogni, con 20.000 persone a vedere le partite di ragazzi di 18 anni: un altro pianeta!
Perdono gli alibi di essere considerati giovani e quindi le giustificazioni per gli errori commessi e guadagnano un’esperienza fuori (sopratutto) e sul campo che un ragazzo in Italia acquisisce dai 25 in su.

  • Parliamo di NBA. Avete una squadra del cuore? Quale e perché?

Carlo: Per me la NBA è nel limbo dal momento che hanno spostato i Supersonics nella triste Oklahoma City, dove gli uragani sono la cosa più eccitante, e li hanno trasformati nei Thunder. Sino a quando non rivedrò una franchigia a Seattle guarderò la NBA con occhio disinteressato. Perché scelsi i Sonics? Primo perché Seattle è una città meravigliosa, secondo per due giocatori: Jack Sikma, il Martello, e Xavier Xman McDaniel.

Andrea: In verità nessuna in particolare, seguo con piacere quelle dove gioca qualche ex Blue Devil, ma definirmi tifoso credo sia eccessivo. Ciò non toglie che i playoff difficilmente li perdo.

  • Pronostici a tutto tondo: ditemi chi vince il campionato italiano, chi arriva in Final4 Eurolega, chi in Final4 NCAA e chi vince il titolo Nba.

Carlo: Italia: Se Milano continua così può succedere di tutto, io prima o poi vorrei rivedere uno scudetto di Cantù, l’ultimo ero troppo piccolo ed ho ricordi sfuocati.
Eurolega: CSKA, poi una spagnola (Real?) una turca (Efes o Fenerbahce?) e una greca (Panathinaikos?)
NCAA: DIFFICILISSIMO! Una stagione aperta a tutto, i pronostici sono ancora più ardui del solito, magari ne riparliamo a fine febbraio. Avendo però i biglietti per Atlanta già in mano non mi dispiacerebbe vederci Duke, già vedere live una final four è un evento memorabile se poi mi raggiungono i Blue Devils non oso pensare che estasi…
NBA: Voto per il bis di Miami.

Andrea: Volete proprio che mi renda ridicolo quindi…andiamo con ordine:
Italia: Milano (per gufare il mio amico Poz)
Eurolega: CSKA; Maccabi; Unicaja; Olympiacos (ammetto però di seguire molto poco)
NCAA: Indiana; Lousiville; Florida; Gonzaga
NBA: bis di Miami.

  • Il sistema Aursenault di Grinnell College (per chi vuole approfondire legga il capitolo che gli ha dedicato Buffa sul suo libro Black Jesus o legga qui nell’ultimo paragrafo), serve un bravo psicologo per Dave Arsenault, l’inventore o……

Carlo: Un genio assoluto. Quel sistema lo può praticare solo a quei livelli però. In Division I non può farlo. Intanto però fa parlare di Grinell College in tutto il mondo, è come se in Cina parlassero dell’Olimpia Cadorago. Invece ha creato una leggenda attorno ad un’idea folle, meraviglioso.

Andrea: Più di tutto bisogna crederci. Ci vuole unità assoluta di intenti tra allenatore e giocatori nel portare avanti un sistema così estremista. Chiaro, non basta ciò per avere sempre risultati apprezzabili, ma dall’altro lato senza questo non si inizia nemmeno a parlare. Da non sottovalutare che questo sistema, calato in quella realtà, si è anche dimostrato vincente. E non lo ha fatto per sei mesi o un anno, è vincente da almeno 12 anni, portando notorietà ad un piccolo college di Division III.

  • Visto che tutti e due avete indovinato al primo colpo l’avversario della sfida quando ho detto che eravate due Duke-addicted, ditemi cosa vi piace e cosa no del vostro avversario.

Carlo: Premetto che non conosco Andrea di persona ma siamo entrati in contatto grazie ai social network ed alla passione in comune, non posso che parlare benissimo di un altro crazie, come c’è scritto su una t-shirt geniale della squadra di football: “We Are Duke”.

Andrea: Mi piace di Carlo la passione assoluta con cui segue il basket, ci si riconosce tra gente innamorata. Più che dire una cosa che non mi piace, ne dirò due che gli invidio: essere stato al Cameron Indoor Stadium (pure più di una volta se ricordo bene…) ed essere riuscito ad intervistare Coach K.

Nonostante i miei continui tentativi con la classica ultima domanda in cui chiedo di parlar male dell’avversario, anche questa volta vince il buonismo dei partecipanti, che sapendo che in palio non c’è nulla non ci stanno a mettere in piedi una faida fratricida 🙂

Ora tocca a voi far sentire la vostra opinione e votare il sondaggio!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli

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Kemba Walker, un JC del futuro?

Kemba Walker ieri ha fatto a fette la difesa di Georgetown

Giudicare un giocatore dopo aver visto una sola partita è quanto di più sbagliato ci possa essere, questo spero lo sappiano tutti.

Però è quello che sto per fare, per cui sono pronto a espormi al pubblico ludibrio.

Ieri, dopo molto tempo, sono riuscito a vedere una partita di NCAA, proprio alle porte della March Madness. Su Espn America (che il Signore abbia in gloria Sky che ce la propone) stanno infatti dando il torneo della Big East e ieri era in onda la sfida tra UCONN e Georgetown.

Qui ho avuto modo di vedere per la prima volta Kemba Walker, dopo averlo solo sentito nominare da quei “soloni” di Draftology. Devo essere stato particolarmente fortunato, perchè a leggere in rete quella contro Georgetown è stata una delle migliori partite di Kemba e in effetti quello visto ieri è stato un giocatore devastante per il livello collegiale.

Ciò che mi ha colpito di più, oltre alla sua velocità, è stata la capacità di tirare (e segnare) anche completamente fuori equilibrio, cosa che gli permetterà di essere un discreto realizzatore anche in NBA, dove troverà dei corpi ancora più grossi di quelli che si trova di fronte ora.

Tra i grandi Kemba avrà il suo bel da fare perchè fisicamente è piccolino (non arriva al metro e ottantacinque). Però con la sua rapidità si potrà tranquillamente ritagliare uno spazio. Per fare una comparison, la prima che mi è venuta in mente ieri è quella con Jamal Crawford, soprattutto quello di inizio carriera quando JC era molto più propenso alle entrate che al tiro da fuori.

Proprio nel tiro da fuori pare che Walker debba lavorare, perchè attualmente è giocatore che attacca il ferro spesso e volentieri e anche ieri su 18 tentativi solo 2 sono arrivati da oltre l’arco (senza centrare il bersaglio oltretutto).

Come JC Kemba non è oltretutto un vero play, ma la tipica combo che gioca play perchè fisicamente inadatto a giocare guardia. Come lui però Kemba ha nel DNA NBA l’essere un sesto uomo fatto e finito, perchè con il suo ingresso può spezzare il ritmo alla partita, segnare punti rapidi e mettere in crisi quintetti di seconde linee. MA soprattutto può aggiungere pressione sulla palla in difesa, cosa in cui difetta l’attuale sesto uomo di Atlanta.

Sì perchè da quel poco che ho visto Kemba grazie alla sua rapidità e alla sua voglia può essere determinante anche nella propria metacampo, cosa che in sede di scelta al draft conterà parecchio.

Le comparison ovviamente lasciano un po’ il tempo che trovano, però ad essere sincera mi sembra molto più verosimile questa che quella proposta da NBADraft, che avvicina invece Kemba a Tim Hardaway. Non vedo francamente come si possano assomigliare, se non per l’altezza. L’ex di Miami e Golden State infatti aveva un playmaking molto più spiccato e un tiro da fuori migliore, mentre proprio nelle decisioni con la palla in mano Walker sembra avere uno dei punti deboli e gli assist che gli ho visto fare sono più frutto di “invenzioni estemporanee” che di corretto tempo del passaggio per i compagni.

La March Madness sta per iniziare, e il numero 15 di Connecticut sarà tra i protagonisti, con la speranza, una volta in NBA, di non ripercorrere anche la parte della carriera meno brillante di Crawford, che ci ha messo 10 stagioni prima di arrivare ai playoff.

Categorie: NCAA | 2 commenti

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