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L’onomastico. La festa più inutile.

Antonio Mc Dyess. A San Antonio.

Antonio Mc Dyess. A San Antonio.

DISCLAIMER: Questo non è un post sul basket. Purtroppo per voi (o forse no) ogni tanto mi viene voglia di parlare anche di altro però. Spesso riesco a mitigare questo istinto, altre volte, come oggi, no. Non ho però un blog generalista dove rompere le palle sui temi più disparati e quindi mi tocca usare questo spazio per parlare… sostanzialmente del nulla. Prendetelo come uno struggente sfogo, una voglia repressa di sentirmi per una volta una suocera e trapanare le gonadi a chiunque si aggiri in un raggio di 60km.

Allora vado eh…

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La Nazionale ad Eurobasket. Pensieri sparsi.

L'Italia finisce ottava tra tanti rimpianti

L’Italia finisce ottava tra tanti rimpianti

Gli Europei azzurri sono finiti. E sono finiti nel peggiore dei modi, perché la Nazionale, arrivata all’ottavo posto, non ha potuto così strappare l’ambitissimo pass per i Mondiali che si giocheranno in Spagna il prossimo anno. L’obiettivo era sfidante e in pochi, pochissimi pensavano realmente nelle possibilità di qualificazione degli azzurri, nonostante un percorso di qualificazione agli Europei che li ha visti imbattuti con 7 vittorie su 7 partite.

Alla vigilia della manifestazione Slovena, però, ad uno ad uno sono caduti sotto i colpi del destino (leggasi infortuni) alcuni dei protagonisti della cavalcata della scorsa stagione e giocatori che avrebbero potuto dare un contributo sostanzioso.
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ZeroUno PMS Torino: i voti al giro di boa stagionale

logo_pms_torinoGrazie a DailyBasket, con cui collaboro da un paio d’anni, ho il piacere e l’onore di andare a vedere da una posizione privilegiata le gare casalinghe della PMS Torino, che gioca il campionato DNA. La mia passione, nata dalla ormai defunta Auxilium Torino, ha ripreso a battere forte grazie anche agli ottimi risultati che la squadra sta ottenendo quest’anno. E con la fine del girone d’andata, ho deciso di scrivere un pezzo in cui “butto giù” i voti di metà stagione. Lo trovate su DailyBasket ovviamente, ma lo metto anche qui per dare ulteriore visibilità ad una squadra che se la merita.

Con il giro di boa della chiusura del girone d’andata, chiuso da poche settimane, è arrivato il momento di fare il punto sulla capoclassifica della DNA, la ZeroUno PMS Torino.

Lo faremo dando i voti di questo inizio di stagione a tutti i protagonisti di questa finora esaltante cavalcata che i tifosi della squadra gialloblu sperano continui anche in questo girone di ritorno e che si concluda in un salto di categoria atteso 18 lunghissimi anni.

Stefano Pillastrini: 9
Iniziamo subito dal coach, artefice di una squadra che al momento comanda la classifica con autorità. Pillastrini, da quando è sbarcato sotto la Mole, è stato giustamente considerato il fiore all’occhiello di una formazione che già dalla sua presenza fa capire alle avversarie la volontà di puntare in alto. Pillastrini è stato capace di calarsi in una realtà difficile come la DNA e ha forgiato una squadra che fa della difesa uno dei punti di forza maggiore, dando ai suoi uomini ruoli e compiti chiari e precisi e ottenendo sempre il massimo dal materiale a disposizione. Il suo fiore all’occhiello è la costante crescita dei giovani, che sotto la sua guida stanno dimostrando di essere in grado di stare a loro agio su questi palcoscenici.

Daniele Parente: 7
Il capitano ha avuto qualche problema fisico e il suo compito, rispetto alle scorse stagioni, è diventato quello di uomo d’ordine dalla panchina, che sappia suonare la carica quando necessario e aiutare Tommasini quando aumenta la difficoltà nel far girare la palla in modo efficace. Il 34enne nato a Chieri, in provincia di Torino, ma toscano d’adozione dopo le lunghe stagioni trascorse a Livorno, si è calato benissimo nella parte e rimane uno dei punti di forza della squadra.

Claudio Tommasini: 8
Per quanto ci riguarda, il 21enne ex Virtus è uno dei giocatori che maggiormente cambia la faccia all’attacco quando è in campo. La sua capacità di lettura nei Pick&Roll fin qui è stata ideale, sapendo sia andare dentro battendo l’uomo dal palleggio, sia leggere i raddoppi e scaricare sui lunghi (Wojciechowski spesso approfitta dei suoi alley-oop). Ha forse ancora qualche problema a leggere i giochi quando gioca senza palla, ma se si considera anche l’apporto che dà in difesa e la capacità di spingere il contropiede, la sua stagione fin qui è positivissima.

Lorenzo Gergati: 7,5
Gergati, già giocatore agli ordini di coach Pillastrini a Varese in LegaDue, arrivato quest’anno a Torino dopo l’esperienza di Brescia, è uno dei giocatori di maggior esperienza del roster PMS con i suoi 28 anni. Svolge alla perfezione il suo compito, che è quello di far canestro creandosi tiri dal palleggio. Forse a volte abusa un po’ troppo delle situazioni di isolamento, ma l’abnegazione e la voglia che mette in campo ogni volta è encomiabile e il talento che porta in dote è notevole, come dimostra il 52% con cui tira da due in stagione.

Kenneth Viglianisi: 7
Il prodotto della Viola Reggio Calabria, nonostante i suoi 21 anni ancora da compiere gioca con il piglio del veterano e soprattutto sa adattarsi a quello che gli richiede coach Pillastrini, ovvero di dare tutto nella metacampo difensiva e di aiutare in alcuni frangenti a portar palla. Per la verità di spazio non ne ha avuto moltissimo, ma Kenneth ha saputo sfruttare i minuti a disposizione e in più di una partita è risultato decisivo nonostante una bassa produzione offensiva. Deve necessariamente fare esperienza e crescere, diventando più pericoloso in attacco, ma il tempo è tutto dalla sua parte.

Marco Evangelisti: 8
E’ il realizzatore della squadra, nel senso che a lui sono chiesti compiti offensivi e di giocare sulle linee di passaggio in difesa e lui lo fa alla grandissima, recuperando 1.6 palloni a gara. Tira con il 50% da due e il 43% da tre, nonostante le attenzioni particolari delle difese avversarie. Quello che più conta è che quando c’è da prendere un tiro pesante non si tira mai indietro e quando c’è un momento di buio la sensazione è che ci si possa sempre aggrappare a lui.

Daniele Sandri: 7,5
Dà alla squadra un’energia pazzesca ed è senza dubbio uno dei migliori atleti di tutto il campionato. Coach Pillastrini lo fa partire dalla panchina per sfruttare questa sua esuberanza e Daniele si sa sempre far trovare pronto, producendo tra attacco e difesa sempre qualcosa di buono, oltre a tirare anche con il 44% da tre. A volte ha la tendenza a non saper frenare tutta la sua carica agonistica, perdendo qualche pallone di troppo quando parte a testa bassa in contropiede, ma il 22enne prodotto della “scuola Ghirada” è uno dei protagonisti di questa cavalcata.

Francesco Conti: 7
Franz Conti ha iniziato la sua stagione un po’ in sordina, faticando a trovare ritmo in attacco, anche a causa della diminuzione del minutaggio a disposizione. La sensazione è sempre quella che potrebbe essere più deciso nelle sue conclusioni, ma col passare delle giornate si è tolto un po’ di insicurezza di dosso ed è tornato ad essere il lungo con mani educatissime che tutti conoscevano. Mani che gli permettono di tirare dal campo con il 56% tra le altre cose.

Filippo Baldi Rossi: 8.5
Il voto è la media tra il 10 di alcune prestazioni fatte ad inizio campionato, quando sembrava veramente il miglior lungo di tutta la DNA e il 6 di altre, quando le difese si sono adeguate e lui ha iniziato a patire le attenzioni e a pasticciare un po’ in attacco. Il mezzo voto in più è perché ora è in fase di netta ripresa e si è saputo adattare a questo cambio di gioco, garantendo comunque sempre il suo apporto sotto le plance. Il giovanissimo (ha compiuto 21 anni da pochi mesi) lungo di scuola Virtus Bologna concede alla causa 8.5 rimbalzi di media, che gli vale il quarto posto assoluto nella classifica generale.

Jakub “Kuba” Wojciechowski: 9
E’ il giocatore che maggiormente cambia l’oroscopo a questa squadra. In attacco produce 16.2 punti, miglior realizzatore della squadra e terzo in tutta la DNA. A questo aggiunge 9.2 rimbalzi a partita, nuovamente il migliore dei suoi e terzo assoluto in classifica in campionato. Tira con il 67% da due e il 40% da tre, aggiungendo anche 0,71 stoppate a partita (9° in classifica in tutta la DNA). A parte i numeri, la sensazione che dà è quella di onnipotenza fisica,  con gli avversari che possono poco contro di lui. Ha ancora qualche problema di costanza all’interno della partita e soprattutto un difetto tecnico che se limato aumenterebbe ulteriormente la sua efficacia: in recupero sui tiratori tende a stare con le braccia basse. Se le alzasse, lungo com’è, cambierebbe una marea di parabole e oscurerebbe ancora di più il canestro agli avversari. Però ha anche appena compiuto 23 anni e come detto da coach Pillastrini, se non avesse questi limiti sarebbe in NBA.

Rude Boys: 8
Ci sentiamo di spendere anche un voto per i Rude Boys, lo storico tifo organizzato della squadra di Torino. La loro costante presenza al PalaRuffini è una scossa in più per la squadra e il loro senso di appartenenza ai colori gialloblù è un fattore trascinante per i giocatori. Soprattutto per Lorenzo Baldasso, giovane classe ’95 idolo di casa che non riceve voto perché utilizzato troppo poco da coach Pillastrini. Toccante, infine, il loro saluto a Dido Guerrieri, il “loro” Professore.

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Il mio saluto ad un lacustre. Ciao Alex!

Alex Del Piero alle Finals del 2009 saluta Hedo Turkoglu. Alex è un lacustre.

Lo so, questo dovrebbe essere un blog dove si parla di basket. Però questo è anche il mio blog, per cui alla fine ci scrivo un po’ quello che voglio, vostro malgrado. E oggi mi va di scrivere un pezzo che parla di un uomo.

Un uomo che oggi, domenica 13 maggio 2012, ha dato l’addio alla sua casa, alla sua gente. Sto parlando di Alessandro Del Piero, che oggi ha disputato la sua ultima partita di campionato con la maglia della Juventus dopo 18 anni di una straordinaria carriera in bianconero.

L’addio si è consumato all’11° minuto del secondo tempo, quando Conte lo ha richiamato, non prima di aver segnato quello che è stato il suo gol numero 289 con la casacca della Juve. All’uscita dal terreno di gioco lo stadio gli ha tributato 20 minuti di applausi e di cori, con Alex che ha salutato il suo pubblico facendo il giro dello stadio e rispondendo al calore dei tifosi.

Numeri eccezionali in carriera per questo Campione (con la C rigorosamente in maiuscolo). Ma non è dei numeri che voglio parlare, quelli si trovano facilmente digitando su Google il suo nome. Quello che non si trova facilmente in rete sono le emozioni che ci ha fatto vivere il nostro Capitano. Emozioni che hanno avuto il loro culmine proprio alle 16,21, quando mister Conte ha chiamato la sostituzione e le immagini dal campo sono passate sugli spalti, con la gente in lacrime applaudirne l’uscita.

E dire che doveva essere un dolore affievolito dall’omeopatia della consapevolezza del conoscere già che la storia sarebbe finita in questo modo da almeno 7 mesi, ovvero dal momento in cui Andrea Agnelli nell’assemblea degli azionisti aveva confermato che quello appena terminato sarebbe stato l’ultimo anno di Del Piero in bianconero. Certe emozioni però non si possono contenere e lo stadio, come molta gente a casa, ne sono certo, è stato travolto da una piena emotiva fatta di 18 anni di storia juventina, da quel 12 settembre 1993 che ha visto dare alla luce quel nuovo fenomeno da San Vendemiano.

Noi C’eravamo, hai scritto giusto una settimana fa sul tuo sito, ricordando a tutti quanto sia stato duro risalire per chi solo 5 anni fa giocava sui campi di Rimini e di Frosinone nella serie cadetta. E noi c’eravamo, caro Alex, come c’eravamo il giorno del tuo esordio, nelle tante emozioni che ci hai regalato, nelle tante delusioni che abbiamo dovuto patire, in tutte le volte che siamo caduti e in tutte le volte che ci siamo rialzati. E tutte le volte a rialzarci c’eri tu, da Capitano, che ci prendevi per mano e ci aiutavi a scrollarci la polvere di dosso. Polvere che tante volte ci siamo trovati ad assaggiare per colpe e demeriti nostri, polvere che a volte ci è stata buttata da altri. Ma tu, sempre con la dignità e la signorilità che la Storia di questa squadra si merita, ti sei sempre rimboccato le maniche per primo per regalarci nuove gioie.

Tu c’eri. Sempre. C’eri nel ’94 quando abbiamo rivinto lo scudetto dopo 9 anni di oblio, c’eri nel ’96 quando abbiamo alzato quella Coppa Campioni che meritavamo di poter festeggiare come si deve dopo aver dovuto piangere quella precedente dell’Heysel. C’eri l’anno successivo quando siamo risaliti sul tetto del mondo con la vittoria nella Coppa Intercontinentale grazie al tuo gol all’incrocio. E c’eri anche quel maledetto 8 novembre 1998 a Udine, quando, il giorno prima del tuo ventiquattresimo compleanno, ti sei fracassato il ginocchio per rincorrere un pallone che difficilmente saresti riuscito a prendere. C’eri l’anno dopo, quando abbiamo riiniziato dal basso dell’Intertoto dopo aver fatto faville in Europa solo poche stagioni prima ed esserci giocati due finali di Champions, maledette, una in cui ci hanno battuto un Real con il gol in fuorigioco di Mijatovic e una in cui ci ha battuto un Borussia Dortmund decisamente inferiore a noi. Ecco, lì tu c’eri, ma eri mezzo infortunato, eppure hai fatto uno splendido gol di tacco. C’eri anche dopo, quando abbiamo ripreso a vincere con il ritorno di Lippi, poi con Capello, quei due scudetti vinti sul campo e poi tolti. E lì c’eri anche se avresti voluto giocare di più. E c’eri anche nel 2003 a Manchester quando perdemmo la nostra quinta finale di Champions, ai rigori, contro il Milan e senza Pavel, altro grande uomo della storia bianconera, squalificato e in lacrime nella storica semifinale contro il Real Madrid. Ma soprattutto c’eri nel 2006 quando fresco Campione del Mondo sei sceso negli inferi della Serie B insieme a noi e da vero Capitano ci hai fatti subito risalire da capocannoniere. E c’eri anche nelle ultime due stagioni, quando lottavamo per il settimo posto, un ruolo che non dovrebbe mai competere a una squadra come la Juve.

Ma soprattutto c’eri oggi e domenica scorsa, quando hai festeggiato l’ennesimo scudetto, il più bello perché inaspettato anche se non da protagonista, e quando ci hai salutato per l’ultima volta nel tuo stadio.

Ora le nostre strade si dividono, perché tu vuoi essere ancora protagonista e vuoi giocare ancora a pallone, magari in quegli States che tu adori e dove potrai vedere i tuoi Lakers dal vivo, tu grande tifoso di basket NBA e dei gialloviola (d’altronde nessuno è perfetto).

Allora non mi resta che augurarti il meglio, perché un uomo come te merita solo il meglio. E siccome il meglio siamo noi, aspettiamo il tuo ritorno, in dirigenza, dove una persona dal tuo spessore deve necessariamente trovare posto.

Grazie di tutto allora Capitano, per quello che ci hai dato in questi anni, per gli esempi, per la correttezza, per le emozioni e semplicemente per quello che hai fatto per noi.

Ciao Alex. E Grazie!

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Finalmente un nuovo Blog!

Eccoci qua! Sentivate la mancanza di un nuovo Blog?!? Non riuscivate più a leggere le notizie su cosa ha fatto il cane del vostro vicino e volevate qualcosa di diverso? Siete alla ricerca di nuovi stimoli intellettuali e di argomenti nuovi da trattare nelle serate con i vostri amici?

Ecco.. probabilmente allora avete sbagliato a digitare sulla barra degli indirizzi e siete finiti qui.

In questo Blog troverete un po’ di mie idee, pensieri, probabilmente anche strafalcioni su vari argomenti, principalmente il Basket oltreoceano, una delle mie passioni, con qualche excursus sulla vita e le abitudini di oltreoceano, viaggi in generale, e fotografia, le altre mie passioni.

Essendo un assoluto neofita dei Blog è probabile che all’inizio vi chiederete, entrando in questa casa, “Cos’è sto casino”, non ci fate caso, mettetevi le pattine servitevi pure da bere e stateci quanto volete. Proverò ad intrattenervi con qualche mia stupidaggine.

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