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NBA Finals: Preview semiseria di una vittoria annunciata

Finale NBA tra Spurs e Heat. Chi l'avrebbe mai detto?!?

Finale NBA tra Spurs e Heat. Chi l’avrebbe mai detto?!?

Ci siamo. Siamo arrivati all’inizio del capolinea. Tonight is the Night! E’ arrivato il momento del giudizio! Sì, insomma, ci siamo capiti, stanotte iniziano le Finali NBA.

E mi sembra del tutto coerente che questo blog riveda la luce esattamente dopo una stagione, dato che l’ultimo pezzo era il Power Ranking di inizio Regular Season (andato bene ma non benissimo diciamo). O forse no.

Però oh, raga, sono le Finali NBA, ognuno fa le proprie preview, volete saltare proprio la mia?!?

Analisi che piacerà al Bro: Miami non può far altro che vincere il titolo anche quest’anno. Troppo forte. LeBron James è nuovamente in missione, Wade è quasi quello del primo titolo degli Heat, hanno trovato pure gli anabolizzanti giusti per Rashard Lewis, chi li può fermare? Threepeat scontato più di un Moncler ad agosto a Serravalle!
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NBA Finals 2013. Belle perché incerte?

Spurs e Heat hanno dato vita a una serie molto incerta

Spurs e Heat hanno dato vita a una serie molto incerta

Dopo diverso tempo tolgo la ruggine da questo blog e con le Finals andate in archivio con la vittoria degli Heat mi rimetto a scrivere qualcosa (di poco sensato ovviamente).
Sono state forse le Finals più incerte degli ultimi anni e lo spettacolo è stato di alto livello, nonostante tutto.

Ok, so che siete rimasti spiazzati da quel “nonostante tutto“. Provo a spiegarmi.

Siamo stati sicuramente incollati al televisore ad ore impensabili, come sempre, soprattutto nelle ultime due Gare, che potevano avere veramente un finale diverso da quello che c’è stato. L’incertezza che si è vissuta fino a pochi secondi dalla fine di Gara 7 è valsa ogni levataccia fatta e ci ha riconciliato con il basket oltreoceano dopo che molti andavano ripetendo “eh, ma vuoi mettere le emozioni delle Finali qui in Italia?!?” (sì, voglio mettere e comunque una non esclude l’altra, si possono anche seguire entrambe).

La Serie
Ma è stata davvero una grande serie? La risposta, ovvia è sì, ma con un asterisco, almeno per quanto mi riguarda. Si è trattato di due squadre che hanno giocato un gran basket ma ognuna ha mostrato qualche difetto e nemmeno troppo piccolo. Sto cercando il pelo nell’uovo, ok, ma per esempio la difesa di Miami ha fatto spesso acqua, soprattutto nelle prime gare, così come l’attacco degli Spurs a volte è stato troppo impreciso, con troppe palle perse soprattutto da parte di Ginobili, mai decisivo se non in Gara 5.
L’andamento della serie stessa, inoltre, non è stato il massimo, dato che dopo una Gara 1 molto combattuta si sono avuti 2 blowout e 2 nette vittorie, una per parte, per poi tornare ad avere due combattutissime (e bellissime) Gare per chiudere la Serie.

I Protagonisti
Certo è contato molto il livello di forma dei protagonisti, perché da una parte Manu Ginobili ha davvero fatto il Manu Ginobili per solo una Gara, Tony Parker ha dovuto fare i conti con un infortunio muscolare che ne ha minato l’efficacia per tutta la seconda parte delle Finals e il supporting cast che tanto aveva dato nelle prime 5 partite si è spento nelle ultime due uscite, con Danny Green che è entrato in crisi nera dall’arco una volta che la difesa ha iniziato ad adeguarsi su di lui.
Dall’altra parte Wade si è presentato con i suoi soliti problemi al ginocchio ed è stato l’uomo con il peggior plus/minus tra i Big Three di Miami, costringendo spesso quando in campo LeBron James a giocare peggio. Poi Chris Bosh, che ha sì giocato una buona gara difensiva ma che ha fatto virgola in Gara 7.

Chris Bosh perplesso dalla sua Gara 7

Chris Bosh perplesso dalla sua Gara 7

Chris Bosh
Ok, lo voglio trattare a parte. Bosh ha difeso bene in aiuto, meno bene in single coverage su Duncan (ok, è Duncan direte voi, ma almeno ogni tanto il Birdman l’ha messo in difficoltà) che è stato realmente limitato solo quando è stato possibile raddoppiarlo in post. In attacco però un uomo arrivato come terza stella della squadra e con il massimo salariale (prende 16 Milioni di dollari l’anno solo perché altrimenti non avrebbe potuto giocare insieme agli altri due) deve fare qualcosa, non qualcosa di più, ma proprio qualcosa in generale.
In 28 minuti di gioco, pochi per lui che ha dovuto comunque star seduto per questioni di falli, si è preso 5 tiri, passandone almeno un paio e non prendendosi nemmeno un fallo. Questo non vuol necessariamente dire prendersi quello che lo script della partita gli ha lasciato, ma vuole anche dire non mettere mai sotto pressione la difesa avversaria ed essere troppo timido. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, però se Miami avesse perso Gara 7 avrei voluto sentire il commento di chi ora dice che Bosh ha fatto una gran partita.

E ora?
Miami ha la possibilità di entrare nella storia con un three-peat che non si vede dai tempi di Shaq ai Lakers (buttala lì sta gufatina) ed è altamente probabile che ci provi con la stessa configurazione di quest’anno, puntando sul fatto che un LeBron James così è difficilmente fermabile, anche se qualcuno vocifera di un tentativo di scambio che riguarderebbe Bosh, anche se senza fondamenti al momento. Gli Spurs, invece, devono necessariamente fare qualcosa quest’estate, perché è mancato un uomo che potesse mettere sotto pressione la difesa con le penetrazioni, data la situazione di Parker e un Ginobili meno affidabile che in passato. Inoltre deve fare in modo di trovare un backup credibile in ala piccola, perché è vero che Kawhi fa parte del presente e soprattutto del futuro della franchigia, ma in caso di raffreddore Popovich non ha veramente nessuno con cui sostituirlo. Poi Duncan, che il prossimo anno spegnerà 38 candeline e non è detto che ripeterà una stagione del genere. Quindi? Possibilità di tornare in finale alte per gli Heat ma non così alte per gli Spurs mi verrebbe da dire.

Lo chiedo a voi quindi: queste Finals sono state belle perché belle o belle perché incerte?

PS: Vi sono mancato? 🙂

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DoubleHeader ShOw: Sportando vs Dario Ronzulli

DHSODopo un lungo periodo di latitanza in cui amici, parenti e simili hanno rifiutato di partecipare al DoubleHeader ShOw, finalmente sono riuscito a trovare due polli… emh.. due amici, che hanno accolto il mio invito e accettando di lottare per il trono di DoubleHeader Winner di questa settimana.

La decima puntata della rubrica, che segue quella in cui i protagonisti sono stati Fleccio e Pietro Nicolodi, con la vittoria schiacciante al sondaggio di “I Lakers fuori dai playoff“, vede scontrarsi due stimati giornalisti del mondo del basket.

Da una parte Emiliano Carchia (SportandoBasket su twitter), fondatore e papà del sito Sportando (e a questo punto gli facciamo gli auguri per ieri, visto che effettivamente tratta la sua creatura come un figlio). Dall’altra Dario Ronzulli (DaRonz82 su Twitter), speaker radiofonico che racconta emozioni per Radio Sportiva e massimo esperto di qualunque sport si possa fare con un pallone. Due amici che se le sono anche promesse in caso di vittoria e con cui ho avuto l’onore di passare un po’ di tempo alle Final Four di Coppa Italia 2012 in quel di Torino, apprezzandone la competenza e l’amore per la palla a spicchi.

Allora bando alle ciance e fuori i secondi, che agli angoli i due pesi massimi stanno già scalpitando!

  • Siete due grandi (e grossi ndS) appassionati di basket a tutto tondo. Da cosa nasce questa passione?
Sasha Djordjevic ai tempi dell'Armani Jeans Milano

Sasha Djordjevic ai tempi dell’Armani Jeans Milano

Sportando: Sono onesto, la passione per il basket è una passione nata tardi. Sono sempre stato un grande sportivo (da giovincello non solo da divano ma anche praticandolo a livello agonistico: tennis) ma come la maggior parte degli italiani, il calcio ed il Napoli sono stati i primi amori. Sempre dando un occhio alla pallacanestro, alla pallavolo, al ciclismo, al tennis. Poi ho abbandonato il calcio anno dopo anno e mi sono appassionato alla pallacanestro sempre di più, seguendo le gesta della Virtus Roma. L’anno del ‘boom‘ di passione è stato il 2005-06 quando feci il primo abbonamento per la Virtus Roma. Da lì è stata una escalation fino a farlo diventare da un anno buono, non solo la mia passione ma il mio lavoro 24/7-365 giorni anno.

Dario: Io sicuramente sono grosso! All’origine ci sono molte cose: mio padre che ha giocato da ragazzo, l’atmosfera delle partite della Libertas Foggia anni ’80 che proprio papà mi portava a vedere, tutti quelli che mi dicevano: “Cavolo, quanto sei alto! Perché non giochi a basket?“. Poi una fulminazione televisiva: Sale Djordjevic. Non ricordo in quale partita l’abbia visto per la prima volta ma ricordo benissimo che vedendo giocare lui decisi che la palla a spicchi sarebbe stato il mio sport. Punto.

  • Campionato italiano. Partendo dalle Minors, passando per una LegaDue che ancora non si sa se sarà Silver, Gold o altro e senza retrocessioni, fino alla Serie A, ci sono squadre in crisi, squadre che rischiano di scomparire e squadre che rischiavano di non iscriversi. Ma qual è il vero male del nostro basket?

Sportando: Purtroppo la crisi che va avanti oramai da tanti anni è entrata di diritto anche nel mondo della pallacanestro. E come regola vuole chi sparisce per primo sono sempre le squadre piccole che non hanno più le risorse per affrontare una stagione. E sempre di più sono quelle che invece la stagione la iniziano, salvo poi dover mollare tutto dopo poche settimane/mesi perché ci si accorge che non ci sono più i soldi.
Il caso eclatante quest’anno è stato Napoli che è tornato in pompa magna in Legadue salvo poi sparire dopo poche settimane, nonostante in molti sapessero che avrebbe difficilmente finito la stagione già da settembre. Penso che i controlli debbano essere più stringenti sin dall’inizio.
Per quanto riguarda le squadre che faticano, preferisco non fare nomi, ma ce ne sono alcune in Serie A mentre in Legadue la situazione è ben più complessa ed alcune potrebbero chiudere a fine anno.

Dario: Una domanda più semplice no??? Va bene: provo a rispondere. La crisi economica crea un calo generale di sponsorizzazione che, visti gli scarsi introiti dei diritti tv e dei botteghini, rappresentano la fetta più grossa della torta. Senza la certezza degli sponsor gli imprenditori-presidenti sono più restii a mettere soldi propri ed è comprensibile. Quello che non è comprensibile è che a metà stagione si scopra che la società X ha un buco nel bilancio grosso così: perde di credibilità tutto il movimento, non solo la società che fallisce. Quando la Napoli di Papalia cominciò a mettere i ragazzini in campo fu un punto bassissimo dell’immagine del nostro sport che spero vivamente non si ripeta più. Che fare? Ci sono tante strade percorribili ma quello che secondo me è fondamentale è la chiarezza e la coerenza: nel momento in cui si attua un regolamento – sia esso economico o sportivo – bisogna seguirlo e non cambiarlo di anno in anno. Esempio: non abbiamo fatto in tempo a valutare l’effetto della DNA che dall’anno prossimo c’è un’altra cosa, completamente diversa. Così non si aiutano le società, non si aiutano i giocatori e non si aiutano i tifosi.

  • Gigi Datome sta giocando da un anno e mezzo a dei livelli che molti (me compreso) non si pensava potesse più raggiungere, nonostante le aspettative di inizio carriera. Aradori è tornato il realizzatore che era a Biella e con una voglia che a Siena aveva smarrito, Gentile ora sta ridando sprazzi di talento con le due gare consecutive sopra i 20 punti, Polonara spesso è decisivo per Varese, ai vertici della classifica. Fuoco di paglia? Chi pensate che potrà confermarsi a questi livelli? Quale il giovane che esploderà dopo di loro?
Gigi Datome sta disputando una bellissima stagione a Roma

Gigi Datome sta disputando una bellissima stagione a Roma

SportandoGigi Datome ha trovato finalmente la continuità di rendimento che gli era sempre mancata fino alla stagione scorsa. E fortunatamente anche gli infortuni, facendo tutti gli scongiuri, si sono allontanati. In estate ha preferito rimanere a Roma, aspettandola sino all’ultimo e la scelta lo ha ripagato pienamente. Capitano e leader della squadra sicuramente più divertente del campionato. E trampolino di lancio verso la NBA dove sono quasi sicuro approderà l’anno prossimo. Sperando che sia in una squadra che possa dargli comunque minuti (che dovrà conquistarsi).
Per quanto riguarda Aradori, è tornato ai livelli di Biella dopo due stagioni a Siena in cui ha giocato poco. Ma c’è da dire che la Mens Sana comunque nei due anni di Aradori in Toscana ha vinto tutto c’è che c’era da vincere in Italia raggiungendo anche una Final Four di Euroleague. Quindi la ragione è dalla parte di Simone Pianigiani che comunque premierà la sua stagione da leader di Cantù con la convocazione per Eurobasket.
Gentile finalmente ha superato i problemi fisici ed è ora pronto per il grande salto. La scelta di coach Scariolo di farlo partire titolare sta pagando sperando che Alessandro ora possa fare un salto di qualità a livello mentale ed a livello di lettura dei giochi. Anche per lui prevedo nell’estate 2014 il salto nella NBA (suo ultimo anno per dichiararsi per il draft).
Polonara sta giocando in pianta stabile nella squadra in testa al campionato. Tra alti e bassi ma con tanta voglia di migliorare. Sarà lui il futuro della nazionale.
Giovane che esploderà? Io spero Amedeo Della Valle. Prima stagione di NCAA difficile, in cui ha visto poco il campo. Ma è un ragazzo che ama la pallacanestro che ha voglia, volontà e che spero vedremo ai livelli più alti, magari ripercorrendo una carriera alla Daniel Hackett.

Dario: Fuoco di paglia spero proprio di no perché il nostro basket ha bisogno di giocatori che esprimano il loro  talento. Per citare i giocatori presenti nella domanda: Datome ha una serenità d’animo che non aveva prima e questo gli dà energia in più: credo che indietro non torni anche se, nel momento in cui dovesse separarsi da Roma, dovrà vagliare molto attentamente la destinazione;
Aradori ha bisogno di fiducia cioè di minuti, cosa che a Siena non aveva: a Cantù potrebbe aver trovato la sua dimensione ideale ovvero una squadra di medio-alto livello (considerando Italia ed Europa) nella quale partire come starter senza una vera concorrenza;
Gentile spesso, come Melli, viene risucchiato nel marasma milanese di quest’anno ma è quello che ha più talento offensivo di tutti: deve per me imparare a non uscire mentalmente dalle partite;
Polonara è meraviglioso per i movimenti di piedi che ha e per la visione d’insieme del gioco ma lo vorrei più “cattivo”.
Il prossimo? Spero trovi presto la sua strada Cervi ma io ho una predilezione per Imbrò e Tessitori: li ho visti letteralmente nascere nella Virtus Siena e resto convinto che siano il futuro, neanche troppo lontano.

  • La Nazionale la scorsa estate ha fatto un torneo di qualificazione agli Europei sopra le aspettative. A settembre in Slovenia inizieranno la competizione continentale. Dove possiamo arrivare? Quali sono i nostri punti di forza e il giocatore chiave? Ditemi i vostri 12 convocati.

Sportando: Per quanto riguarda il dove possiamo arrivare, speriamo meglio di due anni fa dove la spedizione fece molto male visti i giocatori in campo. Dico tre nomi: Travis Diener da italiano, un Datome fenomeno, un Gallo che sta vivendo la sua miglior stagione NBA (per fare tre nomi) fanno ben sperare che si possa fare bene (meglio degli ultimi anni). L’importante è remare tutti dalla stessa parte, senza prime donne. E sperando che lo spirito di squadra sia quello dello scorso anno.
I miei 12: Travis Diener, Andrea Cinciarini, Daniel Hackett, Marco Belinelli, Pietro Aradori, Gigi Datome, Alessandro Gentile, Danilo Gallinari, Marco Cusin, Nicolò Melli, Achille Polonara, Andrea Bargnani.

Dario: Molto dipenderà dalle condizioni mentali di Belinelli e Bargnani. Dal punto di vista tecnico è evidente come, al top della forma, siano un valore aggiunto e che valore: ma è legittimo nutrire dei dubbi sul fatto che abbiano “voglia”. Le loro parole di recente vanno in una direzione ma il loro passato va in quella opposta. C’è anche un altro aspetto non secondario: il gruppo che così bene ha fatto l’anno scorso è un gruppo di amici prima ancora che di compagni di squadra ed è questo il nostro punto di forza maggiore. Per starci dentro non puoi permetterti di fare la prima donna: se Beli e il Mago lo faranno – e vale anche per chi nel 2012 non c’era – si può andare lontano ma lontano davvero. Il giocatore chiave? Gallinari, of course. L’estate passata ha fatto anche il 5 per il bene della maglia! Talento e voglia di sbucciarsi le ginocchia: direi che basta.
Capitolo convocati. Partendo dal presupposto che FINALMENTE dopo anni abbiamo ampia possibilità di scelta, i miei 12 (cioè quelli che porterei io, non quelli che secondo me porterà Pianigiani): T. Diener, Cinciarini, Hackett, Belinelli, Aradori, Gentile, Gallinari, Datome, Mancinelli, Bargnani, Cusin, Melli. Se Diener non ha il passaporto, dentro De Nicolao e ci penserei su molto bene prima di escludere Viggiano.

  • I tre italiani in NBA stanno vivendo luci ed ombre. Bargnani soprattutto è quello che delude di più. Cosa deve fare Andrea per diventare quel giocatore che solo a sprazzi ha mostrato di poter essere? Datemi un aggettivo per descrivere ognuno dei tre.
Gallinari è attualmente il migliore dei tre italiani in NBA

Gallinari è attualmente il migliore dei tre italiani in NBA

Sportando: Per quanto riguarda Andrea Bargnani, penso sia ora che cambi aria. Sperando che sia in estate. Il meglio per lui sarebbe essere amnistiato da Toronto in maniera tale da poter poi scegliere con la massima libertà il suo futuro. Non sarà mai secondo me una prima stella NBA ma un secondo/terzo violino importante vista la sua qualità offensiva.
Bargnani: deludente. Ammetto che i primi anni facevo le nottate per vedere le sue partite, o anche per seguire solo un play-by-play. Mi aspettavo molto di più da lui. Ma la crescita tanto attesa non c’è mai stata se non, a sprazzi, lo scorso anno prima dell’infortunio.
Gallinari: talento. Il giocatore italiano con più classe. Finire in una squadra come Denver è stata la chiave di svolta per la sua carriera, soprattutto con un allenatore come Karl.
Belinelli: HardWorker.E’ dei tre quello con meno talento ma è anche quello che per voglia merità di più di starci. Ed il posto da titolare in squadra come i Bulls ne è l’esempio.

Dario: L’aggettivo per Bargnani glielo rubo: frustrato. Ed ha ragione. Ma è anche frustrante perché vederlo così sapendo di tutto quel ben di Dio di cui è dotato… Il Mago deve capire che per giocare in NBA alle condizioni attuali non può essere la prima punta di una franchigia. Fermo restando che prima se ne va da Toronto e meglio è per lui e per i Raptors, io lo vedrei molto bene come specialista offensivo dalla panchina in una squadra da playoff. Ma tutto dipende dalla sua testa: per dirla con un proverbio inglese che usò anche coach Casey nei suoi primi giorni canadesi “si può portare un cavallo all’acqua, ma non lo si può costringere a bere“.
Gallinari lo definirei regolare: ormai ha un rendimento standard e tendente verso l’alto e per i Nuggets è una certezza.
Belinelli invece è utile: dopo anni a vagabondare senza sapere se era carne o pesce, a Chicago ha trovato casa – mi auguro per lungo tempo – facendo quello che serve alla squadra senza dimenticare quello che serve a sé stesso.

  • Il campionato NBA è sempre più seguito in Italia, però la finale pare già scritta con Miami e OKC sopra le altre in ottica PO e con James che sta Jordaneggiando. C’è spazio per qualche sorpresa o stiamo solo facendo le tappe di avvicinamento al back to back degli Heat?

Sportando: Con questo LeBron James, io dico back-to-back dei Miami Heat. Ed anche l’odio che ha provocato tra tanti tifosi dopo ‘The Decision‘ si sta tramutando nuovamente in amore. Perché chi ama il basket non può non amare un giocatore come James che è dominante. Ed ora, le 22 vittorie in fila ne sono un chiaro esempio (ora 23, ndS), stanno alzando le marce per poi dominare nei playoff. Finale contro i Thunder ancora una volta.

Dario: Se chiudono James e Wade negli spogliatoi prima di ogni partita, forse gli avversari qualche chance ce l’hanno… A parte le battute, gli Heat hanno i galloni da favoriti ben cuciti addosso: la cosa che deve preoccupare gli altri è che LBJ si sente a proprio agio con questi panni, a differenza del passato. L’unica variabile che può sparigliare il destino già scritto è San Antonio: ma per gli Spurs del mio amatissimo Duncan c’è sempre l’incognita condizione fisica dei Big Three. Se mi chiedi di scegliere a priori tra SAS e OKC prendo la banda di Popovich oggi, domani e pure dopodomani. Però i Thunder hanno quel diamante di Kevin Durant che da solo vale mezza forza di squadra. E sa pure come compensare i momenti di vuoto cosmico della testa di Westbrook.

  • I Lakers stanno riprendendosi dopo un inizio disastroso, ma ancora ci sono dubbi su di loro. Saranno davvero la mina vagante ai Playoff? Se ritorna il catalano troveranno la quadra con Howard o non possono giocare insieme e uno dei due è costretto a partire?

Sportando: L’inizio di stagione ha dimostrato che Howard e Gasol assieme faticano. Se raggiungeranno i playoff (cosa che credo onestamente) i due lunghi saranno decisivi. Anche se le ultime prestazioni di Howard fanno ben sperare. Sembra che abbia messo la testa a posto senza pensare alle vicende extra cestistiche che hanno rovinato la sua carriera e reputazione nell’ultimo anno e mezzo. Detto questo, i Lakers potrebbero essere una mina vagante ma non li vedo oltre il secondo turno.

Dario: Sui Lakers non c’avrei scommesso mezzo penny. Eppure eccoli là, a lottare e a tenere distanti le avversarie anche senza Kobe. La domanda è: dureranno? Secondo me hanno delle chance di non salutare la compagnia dopo il primo turno solo se finiscono da sesti in su: da settimi o da ottavi prenderebbero o gli Spurs o i Thunder ed in tutta onestà non li vedo capaci di battersi. Per me Gasol e Howard non sono incompatibili in teoria – per fisico, caratteristiche, zone di campo predilette – ma in pratica sì perché ho la sensazione che il catalano, per quanto sia un professionista esemplare, non si veda più in maglia gialloviola da mò e che non veda l’ora di partire.

  • Due parole su Ricky Rubio, giocatore che a me personalmente fa impazzire. Ha la possibilità di costruire qualcosa di importante a Minnesota se resta Love o secondo voi non sarà mai un secondo violino per una squadra di vertice?
Ricky Rubio & Kevin Love hanno giocato poco insieme a causa degli infortuni

Ricky Rubio & Kevin Love hanno giocato poco insieme a causa degli infortuni

Sportando: Il problema di Rubio e dei Timberwolves sono sicuramente gli infortuni. Quest’anno i playoff sono andati perché causa infortuni il quintetto base non ha mai potuto giocare assieme. Sicuramente con il roster al completo le chance di fare bene sarebbero state tante. Considerando che ora Derrick Williams sta anche dimostrando di valere la seconda scelta dopo una stagione e mezzo di anonimato.
Su Rubio, sicuramente è un giocatore da NBA dove gli spazi sono più ampi. Ultimamente in Europa aveva deluso e di molto. Esempio i quarti di finale di Euroleague contro il Panathinaikos della stagione 2010-11 in cui Obradovic praticamente lo eliminò dal gioco con le marcature che ordinò nei suoi confronti. E fece bene quell’estate a fare il salto nella NBA dove ha dimostrato di avere la classe per essere tra i numeri 1.

Dario: E’ impossibile non avere un minimo di predilezione per Rubio. L’ho visto giocare spesso dal vivo e ogni volta mi sono sorpreso di sorprendermi della sua abilità con le mani: badate bene, non solo in attacco dove fa dei numeri incredibili e mai fuori dal contesto dell’azione ma anche in difesa. L’asse con Love è molto intrigante ma non l’abbiamo praticamente mai visto all’opera per bene per gli infortuni di Ricky l’anno scorso e di Kevin quest’anno: però non ho dubbi sul fatto che, con i Wolves o con qualcun altro, la bacheca americana di Rubio non resterà vuota.

  • Non abbiamo ancora parlato di Eurolega e voi siete due abitudinari delle Final4. Quale è stata la più bella che avete visto? Quali saranno le 4 protagoniste questa stagione?

Sportando: La Euroleague più bella è stata sicuramente lo scorso anno ad Istanbul. Con una finale finita in modo clamoroso dopo che il CSKA aveva la coppa già in tasca. Anche per atmosfera, indimenticabile dato che c’erano sia PANA che Olympiacos.
Per quest’anno le 4 a Londra saranno: CSKA Mosca, Real Madrid, Regal Barcelona, Khimki.

DarioBarcellona 2011, senza neanche pensarci. Esperienza umana e professionale straordinaria e per molti versi irripetibile. Quest’anno è davvero un terno al lotto perché non sappiamo quanto questo nuovo formato di Top 16 possa logorare le favorite e possiamo solo azzardare ipotesi.
Ti dico i team che mi hanno impressionato di più: Barcellona, Real, CSKA, Olympiacos. Ma ovviamente molto dipenderà dall’accoppiamento nei quarti.

  • Tutti e due avete fatto della vostra passione la vostra professione. Qual è la cosa più bella dello riuscire a farlo? Cosa consigliereste a chi volesse seguire le vostre orme?

Sportando: La cosa più bella è sicuramente esserci riuscito. E sono onesto, anche in maniera inaspettata dato che quando nacque Sportando 4 anni fa io e Matteo (l’altra metà del sito, il webmaster, ma soprattutto il mio più caro amico) lo creammo quasi per scherzo. Ed invece anno dopo anno, i numeri ci hanno e ci stanno dando ragione. Tanto che lo scorso anno quando fui licenziato al mio precedente lavoro (extra basket) decisi di provarci ed ho avuto ragione. La cosa positiva è quella di poter lavorare da ovunque, essendo un lavoro tramite internet e di essere padrone di me stesso. Ma è anche questo che mi spinge a lavorare non dico 24 ore al giorno ma quasi. Ma essendo mio il sito, senza mai stancarmi. Ma sempre e solo con gioia ed amore.

Dario: La cosa più bella, per me che faccio radio, è sapere che gli ascoltatori sono costretti a fidarsi di me: mi sento responsabilizzato e mi sento spinto a fare sempre del mio meglio e anche oltre. Poi aggiungo anche la sfida di canalizzare l’adrenalina di una radiocronaca in un racconto di senso compiuto. Il consiglio è molto semplice: avere pazienza, molta pazienza. Se volete davvero fare questo mestiere dovete studiare – e per studiare intendo storia del basket, regole, tecniche, tattiche cioè uno studio serio ed approfondito per evitare di farvi trovare impreparati – e aspettare il momento propizio perché il settore giornalistico è in profonda crisi, non soltanto economica.

  • Bonus track: come tutti i DoubleHeader che si rispettino, ditemi una cosa positiva e una cosa negativa del vostro avversario.

SportandoPositiva: sa tutto di sport oltre ad essere una persona con cui ci passeresti più di una serata a parlare di tutto (naturalmente con tema principale lo sport).
Negativa: faccio l’ultras, è juventino.

Dario: La cosa positiva è scontata: è un gran cacciatore. Nel senso giornalistico del termine. Se Sportando è diventato un punto di riferimento è perché Emiliano sa dove cercare e come cercare: mi compro un cappello per levarmelo di fronte al suo lavoro.
La cosa negativa? Per fare una cena con lui dopo una partita devi prenotarlo mesi prima. E non è detto che basti! Ora che l’ho scritto sul web non potrà rifiutarsi…

Dopo questa bella sfida ora tocca a voi votare il vincitore nel sondaggio qui sotto!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti
Puntata 9: Francesco “Fleccio” Andrianopoli vs Pietro Nicolodi

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Manca poco a Natale. L’NBA lo festeggia con le Christmas Jerseys.

La maglia che Melo indosserà il giorno di Natale

La maglia che Melo indosserà a Natale

Natale con i tuoi….

No!! Anche quest’anno a Natale ci sarà a farci compagnia l’NBA, con 5 gare che come da loro tradizione non incarnano esattamente lo spirito Natalizio così come l’abbiamo conosciuto quando eravamo bambini, mettendo in campo succulente rivalità.

Le cinque sfide saranno infatti:

Boston Celtics vs Brooklyn Nets – con le due squadre che in questo momento stanno facendo fatica e cercano un’occasione per rilanciarsi e puntare alle posizioni di vertice della Eastern Conference.

New York Knics vs Los Angeles Lakers – con D’Antoni e Melo nuovamente contro, a campi invertiti, dopo la vittoria di questa notte da parte dei bluarancio. Inutile dire come difficilmente i due si scambieranno i regali di Natale, così come non lo faranno i supporter delle due franchigie.

Oklahoma City vs Miami Heat – rivincita della Finale NBA dello scorso anno. Anche qui Stern non perde occasione per creare una rivalità anche nel giorno di Natale. Rivalità che, sperano i tifosi, durerà ancora parecchi anni.

Houston Rockets vs Chicago Bulls – con Jeremy Lin che proverà a far rivivere la magia dello scorso anno nella notte di Natale contro i Bulls orfani di Derrick Rose, che i tifosi di Chicago aspettano più di Babbo Natale.

Denver Nuggets vs Los Angeles Clippers – con i Nuggets che cercheranno di fare uno sgambetto ai lanciatissimi Clippers e di rilanciare forte la loro candidatura per le zone alte della classifica della Western Conference.

Già solo questi incontri dovrebbero far presagire una grande serata per il 25 Dicembre, ma David Stern, non contento dell’hype creato con queste sfide, ha deciso di caricare ancora di più l’attesa con una novità assoluta: le Christmas Jerseys, che saranno ovviamente acquistabili sullo European Store dell’NBA, l’altra novità di questa stagione.

Già da qualche giorno potete infatti vedere sul League Pass la pubblicità delle maglie che i giocatori indosseranno a Natale.

Sono decisamente curioso di vedere se anche sul campo renderanno cromaticamente come in pubblicità.

Natale con i tuoi, ma fino alle 18, poi alla scorpacciata di panettoni, faremo seguire la scorpacciata di NBA.

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NBA Power Ranking: Eastern Conference

Manca un mese o poco più all’inizio della Regular Season NBA ed è quindi tempo di lanciarsi in pronostici e di buttare giù il primo Power Ranking stagionale. So che non ne potrete già più di vedere classifiche sulla carta e ipotesi di piazzamento di team che ancora non sono nemmeno completamente definiti, per cui per renderlo un po’ diverso dagli altri Ranking, come faccio già da qualche stagione, lo farò per Conference e dando la posizione e un valore per ogni squadra, una sorta di Overall Value come in NBA2K13, anche se l’ultima volta che ho acceso una consolle c’erano ancora i Pooh a dominare le classifiche dei dischi più venduti in Italia.

Iniziamo dalla Eastern Conference, dove ovviamente abbiamo una squadra nettamente favorita sulle altre (no, non sto parlando dei Bobcats) e dietro un gruppetto di team la cui resa dipenderà da diversi fattori (il fattore C di solito è quello che la fa da padrone).

1. Miami Heat – 90

Sono chiaramente i favoriti ad Est. I campioni NBA in carica, oltre ad aver aggiunto una pericolosissima arma al loro arsenale come Ray Allen, che sugli scarichi piedi per terra e i metri di spazio che gli farà avere LeBron James potrà ritagliarsi una seconda giovinezza, hanno dalla loro anche la convinzione data dalla conquista dell’anello e l’essersi tolti dalla spalla quella scimmia che continuava a sussurrar loro che non erano ancora pronti per vincere.
LeBron James soprattutto sembra aver fatto un ulteriore step mentale verso una possibile onnipotenza che l’ha portato ad allenarsi ancora di più in quest’estate e a guidare da vero leader la selezione USA alle Olimpiadi e chi ci vede qualche analogia con il Michael Jordan del ’92, potrebbe non allontanarsi troppo dalla realtà (anche se Sua Maestà rimane ancora un paio di gradini sopra).
Se queste sono le premesse, gli avversari si devono preoccupare un pochino.

Uomo Chiave
Dwyane Wade, che sarà l’ago della bilancia come lo scorso anno. Per ora abbiamo iniziato lamentandoci del Ranking dei giocatori stilato dalla ESPN. Bene ma non benissimo.

2. Boston – 83

I Celtics hanno perso Ray Allen, uno dei Big Three, ma facendo la tara di cosa hanno perso e cosa hanno guadagnato sono dell’avviso che siano una squadra migliorata rispetto all’anno scorso. Il motivo è abbastanza semplice: hanno aumentato la rotazione nel reparto dei lunghi con giocatori dall’usato sicuro (Jason Collins), dal potenziale difensivo notevole anche se con testa disabitata (Darko Milicic) e con due rookies che potrebbero essere davvero un valore aggiunto come Jared Sullinger e Fab Melo. Il risultato è far risparmiare sudore a Kevin Garnett e preservarlo per quando il gioco si farà più duro.
L’arrivo di Terry e di Courtney Lee e l’anno di esperienza in più sulle spalle (ahia) di Avery Bradley permettono inoltre di fare lo stesso con Paul Pierce.
My two cents: a maggio bisognerà fare i conti con loro.

Uomo Chiave
Doc Rivers, che dovrà vestire i panni del frate francescano e catechizzare alcune teste di … (omissis) che ci sono in squadra.

3. New York – 81

Sono stato sempre parecchio critico con New York ma quest’anno ammetto che si sono mossi bene sul mercato. Certo, la squadra ha un’età che non si può definire verdissima (eufemismo) ma l’esperienza di alcuni giocatori come Kidd, Camby e forse Rasheed Wallace (si stanno intensificando i rumors su un suo possibile rientro) potrebbe essere l’arma per far arrivare la squadra ai Playoff con una chimica migliore rispetto all’anno scorso, coach Woodson permettendo.
Molto passa da come rientrerà dall’infortunio Shumpert, che rimane il difensore più credibile tra gli esterni, ma almeno la rotazione quest’anno è più profonda e permette di avere sostituti all’altezza in caso di infortuni.

Uomo Chiave
Amar’è Stoudemire. Allontanate il più possibile gli estintori da lui.

4. Brooklyn Nets – 80

I Nets sono nuovi, hanno casa nuova, città nuova, divise nuove e pure un nuovo blog tutto italiano. Però non mi convincono ancora molto, perché ci sono troppi se da far coincidere per far sì che la squadra di Avery Johnson arrivi davvero alle vette della Eastern e se non fosse per l’infortunio a Derrick Rose scivolerebbe ancora dietro di una posizione in questo Ranking.
Il dubbio numero 1 riguarda Brook Lopez, attraverso il quale passa gran parte delle possibilità di gioco sotto canestro dei Nets. Brook rientra da una stagione travagliata e ancora non ha messo a fuoco il fatto che un centro di 2.10 deve tirar giù qualche rimbalzo.
Gli altri dubbi sono sulla longevità di Joe Johnson e di Gerald Wallace, soprattutto con quest’ultimo che potrebbe sedersi sugli allori dopo aver raggiunto il contratto che cercava.

Uomo Chiave
Mirza Teletovic. Non ne abbiamo parlato, ma deve far vedere di essere un 4 credibile per la NBA per permettere soluzioni tattiche ai Nets.

5. Indiana Pacers – 79

Potenzialmente potrebbero anche stare più in alto ma il dubbio su chi si caricherà sulle spalle la squadra nei momenti caldi delle gare rimane. Granger è forse sopravvalutato da questo punto di vista e Hibbert si è visto lo scorso anno come sia sparito nei momenti in cui i Pacers dovevano provare a puntare alla giugulare degli Heat ai playoff.
Vogel rimane un coach interessante, anche se forse le belle parole spese durante la passata Regular Season sono state un po’ riviste dopo  i dubbi sorti ai Playoff.
Squadra criptica per gli alti livelli. Seguiamoli e vediamo.

Uomo Chiave
Paul George che rimane forse l’uomo più importante della squadra. Ora deve anche dimostrarlo e farsi riconoscere come leader.

6. Chicago Bulls – 75

Difficile dare davvero una posizione ai Bulls, perché l’assenza di Rose è ovviamente pesante, quasi quanto la presenza di Boozer. Le premesse per una stagione nella mediocrità per poter puntare alla stagione successiva con qualche scelta al draft in lottery ci sono tutte.
La garanzia per cercare comunque di fare bene è data dalla presenza di Thibodeau che difficilmente lascerà andare una stagione senza provare a tirar fuori soluzioni per arrivare a fare bene.
Seguiremo con particolare attenzione la stagione di Marco Belinelli, che ha la possibilità di crescere con uno staff di alto livello.

Uomo Chiave
Tom Thibodeau che rimane l’unico che possa sopperire all’assenza di Rose e allo scarso apporto di Boozer in campo.

7. Philadelphia 76ers – 73

I Sixers di Doug Collins hanno cambiato parecchio pelle, inserendo Andrew Bynum ma perdendo pedine importanti come Iguodala e Lous Williams, oltre all’amnistiato Elton Brand.
Con questi cambi la cosa certa è che si allontana il gioco di corsa che tanti buoni frutti aveva dato la scorsa stagione. Doug Collins dovrà quindi cercare altre soluzioni, ma soprattutto dovrà smentire la sua storia, che lo vuole in netta crisi dopo il terzo anno in un team.
La chicca della post season è stata la firma di Kwame Brown a sei milioni in due anni. Vai così Sissy, siamo tutti con te.

Uomo Chiave
Andrew Bynum. Dovrà rimanere sano e concentrato per tutta la stagione e far vedere ai Lakers che si son sbagliati a mandarlo via.

8. Atlanta Hawks – 71

Dopo la partenza di Joe Johnson è ufficialmente diventata la squadra di Josh Smith (se resterà) e di Al Horford, il che potrebbe non essere necessariamente un bene, soprattutto se il primo si sentirà in dovere di togliere le castagne dal fuoco in attacco a coach Larry Drew. La squadra però rimane interessante, così come lo è l’arrivo di Louis Williams e di Devin Harris. Quest’ultimo rimane un giocatore in netta crisi ma potrebbe trovare un po’ di fiducia se l’allenatore decidesse di far correre la squadra, avendo decisamente un roster adatto.

Uomo Chiave
Louis Williams che dovrà portare una ventata di freschezza e tanto gioco di corsa alla squadra.

9. Toronto Raptors – 65

Piano piano Toronto risale nelle graduatorie, anche se la convivenza di Jonas Valanciunas (che alle Olimpiadi non ha destato particolari emozioni) e Andrea Bargnani è tutta da provare. Non c’è la vera e propria stella, perché Bargnani, sebbene abbia un compenso e una storia tale da poterlo essere (rimane comunque una prima scelta assoluta) non ha nel DNA l’essere un leader. DeRozan, l’altro giocatore su cui si baserà il gioco dei Raptors, non ne ha capacità tecniche.
Rimane però una squadra interessante, soprattutto dopo gli arrivi di Kyle Lowry e Landry Fields (strapagato comunque). Forse forse, la luce in fondo al tunnel non è un treno stavolta.

Uomo Chiave
Andrea Bargnani. No more excuses come dicono da quella parte dell’oceano. O adesso o mai più deve fare il go to guy, possibilmente vincente.

10. Washington Wizards – 63

Potrebbe essere una delle sorprese della stagione, soprattutto se il rookie Bradley Beal si dimostra un giocatore pronto per questa lega. Il reparto lunghi, con Nenè e Okafor rimane interessante, anche se parecchi dubbi li lascia la loro integrità fisica.
Da New Orleans è arrivato anche Ariza, che come 3 è un collante ideale e soprattutto un giocatore che in difesa può contenere gli esterni più pericolosi. Tutto sta a Wall, che deve fare quello step in avanti che tutti stiamo aspettando.

Uomo Chiave
Nenè. Il brasiliano sarà ancora più importante di Wall e della sua, si spera, esplosione, perché sarà quello che dovrà dare un gioco interno ai suoi.

11. Cleveland Cavaliers – 62

L’unica certezza (e che certezza) è Kyrie Irving. Il ROY dell’anno passato ha tutte le carte in regola per fare una stagione ancora migliore rispetto alla passata. Il suo problema è che rischia di continuare a predicare nel deserto, perché la squadra non ha aggiunto delle pedine che possano realmente puntare ai Playoff.
La scelta di Dion Waiters rischia di essere un’altra scelta alta buttata un po’ via, come Tristan Thompson lo scorso anno, che sebbene non sia ancora da bocciare completamente essendo ancora un ragazzino al secondo anno, non pare però dare l’idea di essere un giocatore che ti cambia il volto di una franchigia.
Prevedo un altro anno di ricostruzione.

Uomo Chiave
Kyrie Irving. Sarà già un All Star a partire dalla prossima stagione?

12. Milwaukee Bucks – 59

La squadra è stata costruita senza molto senno, con il backcourt che vede insieme Brandon Jennings e Monta Ellis, quest’ultimo giocatore fenomenale ma che male si accoppia con un altro giocatore particolarmente leggero come l’ex Virtus Roma. A guardare i contratti pare che i Bucks si siano mossi per avere un buon margine di manovra a fine stagione, con scadenze importanti e con lo stesso Ellis che ha la possibilità di uscire dal contratto, cosa che farà sicuramente il suo compagno di linea Jennings, che ha più volte fatto intendere di voler cambiare aria.
Che in tutto questo coach Skiles (per quanto rimanga un tecnico valido) e i suoi modi un po’ rudi c’entri qualcosa?

Uomo Chiave
Brandon Jennings deve dividere il backcourt con Monta, che dopo il rodaggio dell’anno scorso è l’uomo che sarà l’immagine dei Bucks per questa stagione.

13. Orlando Magic – 58

I Magic hanno perso la loro stella e sono in chiara fase di ricostruzione. Dalla trade per Dwight Howard hanno ottenuto Aaron Afflalo e Al Harrington, quest’ultimo con un contratto che non volete nemmeno conoscere.
Il team è praticamente costretto a fare due anni di tanking, anche guardando i contratti che occuperanno il cap fino al 2014. E allora che tanking sia, a cominciare da questa stagione.

Uomo Chiave
Hedo Turkoglu. Deve continuare a giocare come la scorsa stagione per poter puntare realmente alla lottery.

14. Detroit Pistons – 55

Una squadra mal costruita da anni, con Dumars che probabilmente ha il mal di testa per cercare di capire cosa fare di questi Pistons. Il prossimo anno si avranno margini di manovra migliori, ma alcuni equivoci in squadra rimarranno, come i vari Stuckey, Villanueva (non è nemmeno quotato che scelga di restare con un contratto a 8,5 Milioni in player option).
Intanto il tempo passa e i giovani crescono, tra tutti Greg Monroe. Bisogna far qualcosa per invogliarlo a restare anche alla scadenza e magari un anno di oblio con una scelta alta il prossimo anno potrebbe essere la soluzione.

Uomo Chiave
Greg Monroe, non tanto perché potrà far fare qualcosa di buono a questi Pistons, ma sarà interessante vedere se migliorerà ulteriormente.

15. Charlotte Bobcats – 12

Spiace e parecchio per Michael Kidd-Gilchrist, giocatore scelto al draft quest’anno che avrebbe forse meritato una franchigia con un minimo di programmazione in più. Almeno la sua presenza dovrebbe garantire un paio di vittorie di voglia in più. …no, aspettate, ho controllato.. gli altri sono ancora Kemba Walker, Biyombo, BJ Mullins, Tyrus Thomas e Matt Carroll ai quali si sono aggiunti Ben Gordon e Brendan Haywood e cosa più grave l’owner rimane Michael Jordan.
No. Non ci siamo proprio.

Uomo Chiave
La Mascotte. Sarà l’unico che potrà realmente far divertire il pubblico durante le partite casalinghe.

Categorie: NBA | Tag: , , , , , , , , | 2 commenti

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