Playoffs 2013 – First round preview

mcgrady spurs

McGrady in maglia Spurs riuscirà a superare un turno di playoff per la prima volta in carriera?

Eccoci finalmente arrivati. La Regular Season è finita ed è arrivato il momento di fare sul serio e di prepararci a fare le notti a vedere i Playoff NBA. Ed è anche ora, vista la latitanza di questo blog di quest’ultimo periodo, di tornare a scrivere e presentare le serie, con gli ovvi pronostici che anche questa volta saranno precisi come una puttanata del PD.

Playoff che si presentano come al solito interessanti, con gare che promettono spettacolo e incroci particolari, come la sfida tra James Harden e la sua ex squadra, quella tra due vecchi compagni a Utah come Deron Williams e Carlos Boozer, quella tra gli Spurs e i Lakers dopo che Popovich aveva fatto di tutto per andare al secondo posto ad ovest proprio per evitare i gialloviola, l’assenza dai playoff di Kobe Bryant dopo 7 anni e comunque alla prima assenza per infortunio, la sfida tra Celtics e Knicks, sempre molto sentita e tante altre.

Insomma, domani con la prima palla a due che si alzerà inizieranno le storie che ricorderemo per anni, ma soprattutto vedremo se rientrerà veramente Derrick Rose (ci credete voi?) e gusteremo il rientro di Tracy McGrady, uno dei giocatori più ammorbanti dello scorso decennio ma ancora alle prese con la maledizione del primo turno. Siete pronti? Enjoy!

EASTERN CONFERENCE

HeatHeat (1) vs Bucks (8)Bucks

In ogni playoff che si rispetti ci deve essere una partita che sulla carta è senza storia e in questo caso pare proprio che la serie tra i cerbiatti e i campioni in carica di Miami sia la principale candidata al ruolo. Troppo forti, profondi e convinti dei propri mezzi gli Heat per essere anche solo impensieriti dalla truppa di coach Jim Boylan, subentrato a coach Skiles dopo 32 partite in cui i Bucks erano al 50% di vittorie per chiudere una stagione con un record di 38-44, unica squadra arrivata ai playoff con record negativo.
L’idea è ovviamente che poco possano fare i comunque ottimi Monta Ellis, Brandon Jennings, Larry Sanders e compagnia contro LeBron, Wade, Bosh e soci, con i Big Three che hanno potuto anche riposarsi nel finale di stagione.
Da Seguire
Per i Bucks sarà interessante capire l’impatto di Larry Sanders ai playoff, anche dal punto di vista mentale, date le sue facili escandescenze in campo. Per Miami invece sarà importante capire quale Ray Allen arriverà ai playoff. Se sarà il tiratore letale ammirato tante volte in postseason, per Miami la strada si fa decisamente in discesa.
Pronostico:  Heat 4 – Bucks 0.

KnicksKnicks (2) – Celtics (7)Celtics

I Knicks arrivano all’appuntamento con un record in stagione regolare che non si vedeva da 16 anni e 16 vittorie nelle ultime 18 gare, mentre i Celtics ci arrivano con un record poco sopra il 50% e con 4 sconfitte nelle ultime 6 gare. I dati statistici però non sono tutto ed è vero che ai Celtics mancheranno sicuramente Rajon Rondo e Jared Sullinger, fermi ai box per infortunio, ma ci arriveranno anche con un’onda emotiva non indifferente per quanto successo alla città nei giorni scorsi e un supporto che si fa sempre più insistente da parte del pubblico. New York dal canto suo dovrà fare i conti con un roster non a posto fisicamente, con Melo che pare avere ancora qualche guaio al ginocchio e Kenyon Martin in ripresa da un problema alla caviglia. Non avrebbe influito probabilmente ai playoff, ma non si può non salutare Rasheed Wallace, rientrato l’altra notte per poco più di 4 minuti in quella che è stata la sua ultima gara NBA prima del ritiro annunciato mercoledì per i problemi al piede.
Da Seguire
Per i Celtics consiglio di guardare KG e come proverà a tenere a galla i suoi con trucchi da veterano e con la sua incredibile competitività. Per i Knicks invece sarà interessante da capire se JR Smith è davvero in missione come parso in tutta questa stagione.
Pronostico: Knicks 4 – Celtics 2

PacersPacers (3) – Hawks (6)Hawks

In Stagione Regolare le squadre si sono suddivise la posta con due vittorie a testa e questo la dice lunga sulla difficoltà di pronostico di questa serie. La sensazione è che la squadra di Vogel arrivi all’appuntamento leggermente meglio della squadra di Josh Smith, che potrebbe essere alle ultime gare con i falchi. Interessanti gli scontri sotto canestro, con West – Hibbert da una parte e Horford-Smith dall’altra mentre mancherà molto l’apporto che avrebbe potuto dare Louis Williams dalla panchina, rendendo così i Pacers i favoriti per la vittoria finale.
Da Seguire
Per i Pacers farei attenzione a come risponderà Paul George, che verrà chiamato ad un playoff da protagonista in contumacia Granger. Per Atlanta invece sarà importante l’apporto di Josh Smith, anche per testare le reali motivazioni in questa post season.
Pronostico: Pacers 4 – Hawks 2

brooklynnetsNets (4) – Bulls (5)Bulls

I Nets hanno avuto alti e bassi in stagione, ma sono comunque arrivati ai playoff con il fattore campo a favore. I Bulls invece ci sono arrivati grazie ad un altro ottimo lavoro di coach Thibodeau, che ha saputo far fronte all’assenza prolungata di Derrick Rose con un gioco di squadra che ha stupito tutti. Già, Derrick Rose, sempre in procinto di rientrare ma che si fa attendere peggio del Godot di Beckettiana memoria. Difficile dire se TT continuerà nel miracolo e riuscirà a sovvertire il pronostico contro Deron Williams e soci, ma la cosa certa è che venderanno cara la loro pelle.
Da Seguire
I Bulls sono una squadra che fa della difesa e della coralità la loro arma principale, ma ai playoff serve affidarsi a qualcuno. Per questo motivo o rientra Rose o Carlos Boozer dovrà dare qualcosa in più di quanto ha dato finora alla causa di Chicago. Il suo ex compagno di squadra D-Will sarà invece l’ago della bilancia per quanto riguarda i Nets, dovendo innescare Brook Lopez, lungo in crescita in questa stagione.
Pronostico: Nets 4 – Bulls 3

WESTERN CONFERENCE

thunderThunder (1) – Rockets (8)Rockets

Dopo la sconfitta nell’ultima gara stagionale ad opera dei Lakers i Rockets sono scesi all’ultimo posto disponibile nella griglia playoff e dovranno vedersela contro i favoritissimi Thunder. La serie sembra segnata ma attenzione al barba Harden, ex con il dente piuttosto avvelenato che vorrà fare lo sgambetto alla squadra con cui l’anno scorso è arrivato in finale NBA. La sensazione è che comunque non potrà far molto contro Durant e soci che sono davvero attrezzati per arrivare in fondo anche quest’anno.
Da Seguire
Ovviamente James Harden per i Rockets. L’ex Arizona State ha nelle corde una serie da quasi 30 punti di media, anche se troverà sulle sue tracce il temibile Sefolosha. Per i Thunder c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma alla fine credo che questa sarà la serie di Russell Westbrook, sia per farlo contento, sia perché effettivamente avrà la possibilità di far ammattire il suo diretto avversario, che dovrebbe essere Jeremy Lin.
Pronostico: Thunder 4 – Rockets 1

SpursSpurs (2) – Lakers (7)Lakers

I Lakers arrivano all’appuntamento cavalcando l’onda emotiva delle 8 vittorie nelle ultime 9 gare e con la scossa adrenalinica dell’infortunio a Kobe Bryant. Dall’altra parte gli Spurs arrivano ai playoff con un Ginobili in non perfette condizioni fisiche, con la grana-Jackson, tagliato da Popovich nonostante fosse un giocatore influente in spogliatoio, e sfidando il karma con la firma di Tracy McGrady, che non ha mai vinto una serie di playoff. Con una situazione del genere potrebbe anche scapparci l’upset, ma credo che a lungo andare l’assenza di Kobe e la non ancora assicurata presenza (in quali condizioni poi è tutto da scoprire) di Steve Nash a lungo andare favoriranno gli Spurs. Mi voglio però sbilanciare, Gara 1 la vinceranno i Lakers che sorprenderanno gli speroni in casa.
Da Seguire
Per i Lakers Pau Gasol è l’uomo più in forma del momento e pare ritornato ai fasti di qualche anno fa. Se regge lui i gialloviola potrebbero mettere in serie difficoltà i neroargento. Per gli Spurs invece, ovviamente non si può non seguire con attenzione il rientrante T-Mac, che dopo una stagione in Cina dovrà far vedere in che condizioni sia.
Pronostico: Spurs 4 – Lakers 2

NuggetsNuggets (3) – Warriors (6)Warriors

Il fattore campo a favore dovrebbe già essere sufficiente per i Nuggets per assicurarsi il passaggio del turno. Al Pepsi Center infatti il record in stagione della squadra di Coach Karl è 38-3 e difficilmente ai playoff, nonostante l’assenza di Gallinari e un Faried alle prese con qualche acciacco ha un gioco decisamente strutturato e ua profondità di roster tale da poter essere considerata decisamente avvantaggiata nella serie. Sempre che dall’altra parte Stephen Curry non decida di fare i bambini coi baffi e fare sorprese sgradite ai tifosi del Colorado. Il figlio di Dell infatti, dopo aver battuto il record di triple segnate in singola stagione, vorrebbe regalare ancora qualche gioia agli abitanti della baia, sperando magari nell’aiuto del suo compagno di backcourt klay Thompson.
Da Seguire 
Per Denver sarà importante il recupero pieno di Kenneth Faried, che se la dovrà vedere sotto le plance con l’ottimo David Lee di questa stagione. Dall’altra parte invece sarà ovviamente Stephen Curry il sorvegliato speciale e dovrà, a suon di canestri, mantenere a galla i suoi.
Pronostico: Nuggets 4 – Warriors 1

ClippersClippers (4) – Grizzlies (5)Grizzlies

I Clippers, vincendo l’ultima gara, si sono guadagnati la certezza del fattore campo, che in una serie di questo tipo riveste una certa importanza. Questa post season sarà importante per i velieri perché sarà poi quella che deciderà anche il destino di Chris Paul, che a fine stagione, in caso di delusione potrebbe salutare la compagnia. Memphis invece ha dimostrato che nonostante una stagione all’insegna del “sapersi arrangiare”, dati i tagli che ha fatto a roster per risparmiare sulla luxury tax (vedi cessione di Rudy Gay), ha un nucleo molto interessante e una coppia di lunghi che ai playoff potrebbe infastidire chiunque. Serie molto in bilico quindi e possibilità alte di arrivare alla settima gara.
Da Seguire
Chris Paul è un vincente e non vorrà assolutamente uscire al primo turno, per questo in caso si andasse veramente alla gara decisiva, punterei il mio penny su di lui. Dall’altra parte sarà la coppia Zibo-Gasol a dover mettere in seria difficoltà Griffin in difesa e cercare di toglierlo dalla gara attaccandolo.
Pronostico: Clippers 4 – Grizzlies 3

Categorie: NBA | Tag: | Lascia un commento

DoubleHeader ShOw – Vetto vs Vitto

DHSOLo so, sembra un gioco di parole o un pesce d’aprile con due giorni di distanza, ma dopo il roboante scontro tra Dario Ronzulli di Radio Sportiva ed Emiliano Carchia di Sportando, che ha visto la perfetta parità tra i due nel sondaggio ma dietro a “A me sti due sembran peggio di Bagatta“, a sfidarsi sono due amici di PlayitUSA: Marco Vettoretti, detto Il Vetto e Vittorio Marotta, detto Vitto (o Vitor41 che dir si voglia) o Drunkside su Twitter (e fresco vincitore del FantaNBA Road To The Ring insieme al sottoscritto con i Nassau Pirates ndS).

Terreno dello scontro ovviamente il solito DoubleHeader ShOw, che come spesso capita spazierà tra NBA (tanta) e campionato italiano, con i due sfidanti tifosi rispettivamente di Venezia e Napoli.

A voi al termine del botta e risposta dare la vostra opinione e, come al solito, decretare il vincitore della sfida!

  • Come mai vi è nata la passione per il basket. Quale è stata la prima partita che vi ricordate di aver visto?

Vetto: Banalmente: giocandolo. Ero solito trascorrere i pomeriggi dopo scuola a casa di un amico, e in una di queste sortite ricordo di aver visto la sua canotta da minibasket appesa nel ripostiglio. Ho chiesto ai miei di farmi unire alla squadra e così è stato: numero 9 del Ca’ Emiliani. La società poi aveva delle agevolazioni per andare al Taliercio a vedere la Reyer Venezia, a quei tempi ancora in Serie A1, e diverse volte nel corso dei primi anni ricordo di aver tifato orogranata contro la Kleenex Pistoia, la Buckler Bologna ed altre avversarie. La prima che ricordo di aver visto fu proprio contro le V Nere di Brunamonti. Una pettinata che ancora faccio fatica a dimenticare. Seguire con venerazione le partite NBA su Telemontecarlo, poi, fu una naturale conseguenza del tutto, che unita al collezionare maniacalmente cards Upper Deck alimentò il mito della pallacanestro d’oltre oceano. Ancora ricordo: un pacchetto costava 1.500 lire e conteneva 10 cards. Non sono più guarito.

Vitto: La passione per IL gioco mi è stata trasmessa dai miei zii che mi hanno fatto vedere in televisione vecchie partite dei Lakers dello Showtime e della Virtus Bologna di Sasha Danilovic. La prima partita che vidi dal vivo fu invece una Napoli-Ragusa di A2, campionato 2000/2001. Mi portarono alcuni amici e da quel momento non ho smesso più di andare al palasport se non per cause di forza maggiore. Che a Napoli, purtroppo, si sono verificate molto frequentemente.

  • Siete un tifoso hawks e uno dallas, quali sono i motivi per cui tifate queste due squadre che non sono tra quelle vincenti degli anni 80-90?
Andre 3000, degli Outkast

Andre 3000, degli Outkast

Vetto: Intanto permettimi di lanciare un appello a tutti i tifosi Hawks lì fuori: non siete soli! Il motivo per cui ho iniziato a tifare A-Town è una somma di piccole cose. Da una parte il fascino che ha sempre esercitato su di me questa città, la sua fama di città festaiola, pur restando un gradino sotto alle grandi metropoli in termini di notorietà; dall’altra la scelta, nel lontano 2004, di Josh Smith, giocatore di cui mi sono innamorato in zerodue: spettacolare, introverso, altalenante, l’ago della bilancia delle nostre ultime nove stagioni. A consolidare quella che in principio era l’equivalente sportivo di una cotta da ombrellone intervenne PlayItUSA.com, sito per il quale mi dedicai a seguirli e che mi aiutò a rendere più saldo il mio amore per i Falchi. La stagione in cui ho iniziato a scrivere su di loro sono tornati ai playoff dopo otto stagoni di digiuno e non hanno più smesso. Per dire. Un’ultima cosa, da non sottovalutare: Andre 3000, la metà più eclettica degli Outkast nonché mio artista preferito ed originario di Atlanta, tifa Hawks.

Vitto: I miei primi anni da appassionato di basket sono stati all’insegna della pura imparzialità. Giusto qualche simpatia qua e là (i Lakers di Nick “The Quick” Van Exel, per esempio, proprio in virtù dell’avvicinamento al basket dovuto ai gialloviola). I Magic di Penny & Shaq, e non poteva essere altrimenti per un ragazzo che si avvicina al basket a metà degli ’90. Poi, un giorno, uno di quei famosi zii tornò da Dallas con un paio di t-shirt dei Mavericks e iniziai a seguirli con più attenzione. Era la stessa stagione della risposta precedente, 2000/2001, e i Mavericks iniziavano a farsi notare nella lega grazie ad un play canadese, ad una guardia dell’Illinois e ad un pennellone tedesco che tirava come nessun lungo nella Lega. E poi c’erano altri personaggi di culto, da Najera a Gary Trent e i suoi blocchi, da Wang Zhizi a Calvin Booth e (…) Shawn Bradley. Insomma, fu amore a prima vista. E se ti innamori di una squadra nonostante possa contare su Christian Laettner nel roster, capisci che è una cosa destinata a durare.

  • Qual è il giocatore che avreste voluto nella vostra squadra e perché?

Vetto: Rasheed Wallace, ah no! A parte gli scherzi, per quanto riguarda la NBA mi sarebbe piaciuto aver visto Chris Paul con il falco sulla canotta. Magari al posto di Marvin Williams per le ultime sette stagioni. Quel draft, quello del 2005, è stata una discreta sliding door per gli Hawks: con CP3 la storia recente degli Hawks sarebbe stata completamente diversa, ma è anche non avendolo scelto che ci siamo guadagnati il terzo pick al draft del 2007. Quello di Oden e Durant, quello che ci ha portato a casa Al Horford. Parlando di Italia, infine, un giocatore che avrei voluto in orogranata è Achille Polonara. Ho sperato fino alla fine che quest’estate approdasse in laguna, ma non si è andati oltre le prime indiscrezioni. Non che il mercato in entrata della Reyer mi abbia deluso del tutto, ma accogliere un giovane di grande prospettiva, per di più italiano, avrebbe avuto tutto un altro sapore.

Vitto: Uhm… avrei sempre voluto vedere Shaq nella mia squadra, ad attirare attenzioni in area ed allargare gli spazi per il tiro di Dirk. Ora come ora, sogno un play affidabile. Paul ovviamente sarebbe il primo della lista, ma c’è un ragazzo a Cleveland che sta crescendo bene.

  • Avete 3 possibilità di cambiare un finale di una partita. Quali momenti scegliete?

Vetto: Gara3 della finale playoff di LegaDue tra Casale Monferrato e Venezia, nel 2011. La Reyer aveva appena espugnato il PalaFerraris in gara2, e con due partite in casa aveva l’occasione di guadagnarsi la promozione sul campo. Non andò così. Casale passò al Taliercio e vinse la serie in cinque partite. Vero, Venezia si guadagnò poi la promozione tra i banchi dei tribunali, ma festeggiarla sul campo avrebbe avuto tutt’altro sapore. Non mi fanno impazzire i meriti sportivi guadagnati a tavolino. NON TI AZZARDARE A FARE BATTUTE!
Poi, Giochi Olimpici di Atene 2004. Il canto del cigno della nazionale azzurra. Non che l’argento sia un risultato da buttare via, ma avendo battuto l’Argentina nel girone e venendo da un’impresa come quella contro la Lituania… Una in più non avrebbe dato fastidio!
In ultima una partita pressoché insignificante, ma che per non so quale motivo mi ha tenuto sveglio fino alle 5:00 di mattina inoltrate: Miami @ Atlanta, 5 Gennaio 2012. Senza LeBron e senza Wade, Chris Bosh infila sulla sirena del quarto la tripla che dà il via al supplizio: tre, e ripeto TRE supplementari, con la sconfitta casalinga a fare da ciliegina. Ecco, fate vincere chi volete, ma fatemi andare a letto.

Vitto: Fino all’estate 2011 la risposta sarebbe stata quella più scontata: Finals 2006, gara3-gara5-gara6. Ma karma is a bitch e alla fine oggi mi viene da pensare che il titolo vinto nel 2011 non sarebbe stato così bello se non fosse stato preceduto dal crollo del 2006, dall’eliminazione con i Warriors e da tutte quelle al primo turno degli anni successivi. E visto che il 2011 mi ha portato alla pace dei sensi, cambio totalmente continente e dico che l’unica partita di cui veramente vorrei cambiare il corso è l’ultima gara del girone di Eurolega 2007. Napoli affronta Treviso, in casa, e basta una vittoria per andare alle Top 16 e incassare un po’ di soldi utilissimi per le casse della società, dove si avvertono i primi scricchiolii. Pochi giorni prima eravamo andati a giocare proprio a Treviso in campionato e gli avevamo “regalato” una vittoria decisiva per farli accedere alle Final Eight di Coppa Italia.Diciamo che l’ambiente era abbastanza tranquillo sul fatto che i trevigiani, già qualificati, avrebbero ricambiato il favore e per buona parte della partita filò tutto liscio. Poi nel quarto quarto i loro USA iniziarono a giocare (la leggenda parla di un premio partita promesso loro dal GM, che era stato anche il nostro in passato…), i nostri si cagarono sotto e Goree segnò il canestro della vittoria.Fummo eliminati, i soldi per il passaggio alla Top 16 non arrivarono e da lì iniziò a crollare tutto.

  • Qual è il giocatore del sommerso NBA cui siete più affezionati e perché?

Vetto: È un innamoramento di recente acquisizione, e risale proprio alla partita appena citata. Il suo nome è Ivan Johnson. Scegliete voi il motivo: può essere per il suo stile di gioco essenziale e spigoloso, o per la sua pittoresca barba. Può essere perché ha giocato più di qualche volta con le grillz, i paradenti tempestati di diamanti che altrimenti potete trovare in bocca a gente come Paul Wall o Slim Thug, o perché è stato bannato a vita dal campionato professionistico coreano per aver mostrato il dito medio ad un arbitro… Se io fossi un giocatore NBA, sarei Ivan Johnson.

VittoJerome Williams, The Junkyard Dog. Ho sempre amato i giocatori “zozzoni” che però in campo danno tutto. Sarà perché quando gioco a basket mi rivedo in loro visto che sono un discreto fabbro.

  • Qual è la maglia nba più bella che abbiate mai visto? E la più brutta?
Larry Johnson ai tempi di Charlotte

Larry Johnson ai tempi di Charlotte

Vetto: Oddio, domanda da un milione di dollari! La più bella è sicuramente quella degli Charlotte Hornets dei primi anni ’90. Turchese, con righe di diverso colore. Da feticista delle uniformi NBA la ritengo la progenitrice di tutte le uniformi di oggi: nel corso delle stagioni gli Hornets aggiunsero ulteriori canotte, sempre utilizzando il colore di una delle righe verticali. A quella turchese se ne aggiunsero una viola, e più tardi, una verde. Quest’ultima è un cimelio introvabile, faccio fatica persino a trovarne una fotografia…
La più brutta? Faccio fatica a rispondere, perché a modo suo ciascuna epoca ha cavalcato uno stile. Attualmente siamo nel pieno di una fase minimal, molto attenta al dettaglio, dove se dovessi scegliere le peggiori andrei con Rockets e Spurs. Anonime, non mi dicono nulla.

Vitto: Rivedevo proprio in questi giorni la maglia dei Phoenix Suns nera degli anni 90. Meravigliosa.
Al contrario, non ho mai sopportato la maglia dei Jazz di Stockton e Malone. Quella violacea. Non è NBA, ma segnalo quella di Notre Dame (link) che è qualcosa di agghiacciante, pantaloncini compresi.

  • Ok, ha giocato nella vostra squadra ma proprio non potete fare a meno di odiarlo….

Vetto: Non lo odio, ma pur essendo stato il leader degli Hawks per tanti anni, non mi ha mai fatto scattare l’interruttore che tutti i trascinatori fanno accendere. Parlo di Joe Johnson. La cessione sua e del suo terrificante contratto ai Brooklyn Nets è stata una vera e propria liberazione!

Vitto: Questa è facilissima: alla fine non potevi non volere bene a quel poveretto di Shawn Bradley, quindi punto tutto su Erick Dampier, che tra l’altro ha avuto l’onore di giocare con i miei due giocatori preferiti di sempre (Nowitzki, ovviamente, e Dontae’ Jones ai tempi del college). Il contratto da albatros per antonomasia, che riuscì a ottenere in seguito all’unica stagione decente della sua carriera con i Warriors. Quando fu ceduto (ai Bobcats, sempre siano lodati) per Chandler stappai. E vederlo perdere il titolo anche in maglia Heat fu ancora più soddisfacente. Non riuscirà mai ad eguagliarlo, anche a causa del contratto moooolto meno incisivo sul cap, ma attualmente un Maverick che reggo poco è Darren Collison. E’ sempre là per perdere palla, e quando lo fa non è che sbaglia il passaggio e la butta fuori, ma è abilissimo nel lanciare il contropiede avversario. D’altra parte, se a rubarti il quintetto è prima un trentottenne e poi una trentaseienne che non era forte manco da giovane, io qualche domanda me la porrei.

  • Cosa riserva il futuro alla vostra franchigia? Stravolgimenti in vista? Siete contenti dell’operato del vostro GM?

Vetto: Restando sul contratto di JJ, come si può non apprezzare il lavoro di un GM che riesce a spedire altrove i suoi quasi 90M in quattro anni? Il futuro è tutto da definire, ma con la cessione del 2 e di Marvin Williams Ferry ha liberato spazio salariale come non se ne vedeva dall’era di Dominique Wilkins. Il grande punto interrogativo riguarda Josh Smith, che a Luglio diventerà unrestricted free-agent, ed è stato dato sul piede di partenza tante di quelle volte che la vera sorpresa sarebbe vederlo davvero cambiare casacca.

Vitto: Eccome se ci saranno stravolgimenti. La squadra del titolo è stata smantellata in vista dell’estate appena trascorsa. La corsa ai free agent non è andata nel migliore dei modi e il piano B è stato quello di firmare tutti contratti brevi per riprovarci quest’estate. A me l’idea non è dispiaciuta, fallito l’assalto a Deron Williams. Mayo ha giocato una gran prima parte di stagione e anche se ora è in calo vale i 4 milioni annui; Brand a quelle cifre è un lungo da rotazione molto solido… Meno bene Kaman e Collison, di cui ho già parlato. Ad oggi, nonostante la rimonta finale, è probabile che non andremo ai playoff, ma abbiamo tanta flessibilità e l’ultimo mese ha dimostrato che il tedesco è ancora un signor giocatore nonostante abbia saltato le prime 30 gare. Il mio auspicio è che si possa circondarlo di talento per dargli la possibilità di provare un’altra corsa al titolo. Ma lo spero principalmente per lui, perché è vero che non ci si stanca mai di vincere, ma, come ho già scritto, dopo il 2011 ho personalmente raggiunto lo zen.

  • Seguite anche molto basket dal vivo. Qual è il giocatore più forte che avete mai visto giocare?
Indimenticabile, fortissimo Alphonso Ford

Indimenticabile, fortissimo Alphonso Ford

Vetto: Parto dalla premessa che in pellegrinaggio oltre la pozza non sono andato (Ah, ma se ci vado!), quindi mi limiterò alle mie esperienze dirette sui parquet italiani. Vado con Gary Neal. Visto a Treviso in un Montepaschi-Benetton di qualche stagione fa: tenne da solo in partita i trevigiani, segnando da ogni dove e dando vita a un duello spettacolare con Terrell McIntyre.

Vitto: Lo seguirei ancora di più, se le squadre di Napoli non chiudessero bottega continuamente, costringendomi a fare il turista della pallacanestro. Ad ogni modo, oltre a Dontae’ Jones che è ovviamente il giocatore più forte della storia del gioco, direi Alphonso Ford, che con la maglia della Scavolini ci vivisezionò in una bellissima serie di playoff, e Mahmoud Abdul-Rauf. Due giocatori eccezionali, ancora di più considerando in che condizioni fisiche esprimevano il loro talento.

  • Domanda bimbominkia per i lettori di playit che anni fa si chiedevano se era meglio Kobe o T-Mac. Meglio Kobe o LeBron?

Vetto: Risposta secca: meglio LeBron. Più potente fisicamente, e di conseguenza con un repertorio offensivo più vasto a disposizione. Detto questo, resto ammirato dalla dedizione e dall’abnegazione di Bryant, che per tecnica pura è inarrivabile. Uno dei più grandi rimpianti che la mia generazione si porterà dietro sarà quello di non averli visti uno contro l’altro al vertice della loro parabola, fisica e tecnica.

Vitto: Mai piaciuto Bryant, lo ammetto. Non contesto il suo talento, ma non mi ha mai conquistato. Non a caso, nonostante le simpatie iniziali dovute a Magic, non ho mai tifato Lakers. Al di là delle opinioni personali, credo che la stagione attuale di LeBron sia qualcosa che si ripete con la frequenza del passaggio della cometa di Halley. Tant’è che vincerà l’MVP nonostante Durant riesca ad essere il miglior scorer della Lega con una stagione da 50-40-90 (percentuali al tiro, da tre e dalla lunetta, ndS).

  • Classica bonus track: ditemi una cosa positiva e una negativa del vostro avversario.

Vetto: Positiva, e che gli invidio, è la sua professione. Anche se so che lui storcerà il naso per quello che è diventato il mondo del giornalismo oggigiorno.
Negativa, e che non gli invidio, è la sua professione, per quello che oggigiorno è diventato il mondo del giornalismo.

Vitto: E’ un appassionato di basket a tutto tondo e il suo 30 for 30 per RivistaNBA è un appuntamento imperdibile. Inoltre è un fan della Reyer, alla quale sono legato per Mazzon e ora pure per Jiri Hubalek.
Quella negativa è che stiamo aspettando il suo pezzo per HoopsDemocracy!

Ora tocca a voi votare e decretare il vincitore!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti
Puntata 9: Francesco “Fleccio” Andrianopoli vs Pietro Nicolodi
Puntata 10: Emiliano Carchia vs Dario Ronzulli

Categorie: DoubleHeader ShOw, NBA | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

DoubleHeader ShOw: Sportando vs Dario Ronzulli

DHSODopo un lungo periodo di latitanza in cui amici, parenti e simili hanno rifiutato di partecipare al DoubleHeader ShOw, finalmente sono riuscito a trovare due polli… emh.. due amici, che hanno accolto il mio invito e accettando di lottare per il trono di DoubleHeader Winner di questa settimana.

La decima puntata della rubrica, che segue quella in cui i protagonisti sono stati Fleccio e Pietro Nicolodi, con la vittoria schiacciante al sondaggio di “I Lakers fuori dai playoff“, vede scontrarsi due stimati giornalisti del mondo del basket.

Da una parte Emiliano Carchia (SportandoBasket su twitter), fondatore e papà del sito Sportando (e a questo punto gli facciamo gli auguri per ieri, visto che effettivamente tratta la sua creatura come un figlio). Dall’altra Dario Ronzulli (DaRonz82 su Twitter), speaker radiofonico che racconta emozioni per Radio Sportiva e massimo esperto di qualunque sport si possa fare con un pallone. Due amici che se le sono anche promesse in caso di vittoria e con cui ho avuto l’onore di passare un po’ di tempo alle Final Four di Coppa Italia 2012 in quel di Torino, apprezzandone la competenza e l’amore per la palla a spicchi.

Allora bando alle ciance e fuori i secondi, che agli angoli i due pesi massimi stanno già scalpitando!

  • Siete due grandi (e grossi ndS) appassionati di basket a tutto tondo. Da cosa nasce questa passione?
Sasha Djordjevic ai tempi dell'Armani Jeans Milano

Sasha Djordjevic ai tempi dell’Armani Jeans Milano

Sportando: Sono onesto, la passione per il basket è una passione nata tardi. Sono sempre stato un grande sportivo (da giovincello non solo da divano ma anche praticandolo a livello agonistico: tennis) ma come la maggior parte degli italiani, il calcio ed il Napoli sono stati i primi amori. Sempre dando un occhio alla pallacanestro, alla pallavolo, al ciclismo, al tennis. Poi ho abbandonato il calcio anno dopo anno e mi sono appassionato alla pallacanestro sempre di più, seguendo le gesta della Virtus Roma. L’anno del ‘boom‘ di passione è stato il 2005-06 quando feci il primo abbonamento per la Virtus Roma. Da lì è stata una escalation fino a farlo diventare da un anno buono, non solo la mia passione ma il mio lavoro 24/7-365 giorni anno.

Dario: Io sicuramente sono grosso! All’origine ci sono molte cose: mio padre che ha giocato da ragazzo, l’atmosfera delle partite della Libertas Foggia anni ’80 che proprio papà mi portava a vedere, tutti quelli che mi dicevano: “Cavolo, quanto sei alto! Perché non giochi a basket?“. Poi una fulminazione televisiva: Sale Djordjevic. Non ricordo in quale partita l’abbia visto per la prima volta ma ricordo benissimo che vedendo giocare lui decisi che la palla a spicchi sarebbe stato il mio sport. Punto.

  • Campionato italiano. Partendo dalle Minors, passando per una LegaDue che ancora non si sa se sarà Silver, Gold o altro e senza retrocessioni, fino alla Serie A, ci sono squadre in crisi, squadre che rischiano di scomparire e squadre che rischiavano di non iscriversi. Ma qual è il vero male del nostro basket?

Sportando: Purtroppo la crisi che va avanti oramai da tanti anni è entrata di diritto anche nel mondo della pallacanestro. E come regola vuole chi sparisce per primo sono sempre le squadre piccole che non hanno più le risorse per affrontare una stagione. E sempre di più sono quelle che invece la stagione la iniziano, salvo poi dover mollare tutto dopo poche settimane/mesi perché ci si accorge che non ci sono più i soldi.
Il caso eclatante quest’anno è stato Napoli che è tornato in pompa magna in Legadue salvo poi sparire dopo poche settimane, nonostante in molti sapessero che avrebbe difficilmente finito la stagione già da settembre. Penso che i controlli debbano essere più stringenti sin dall’inizio.
Per quanto riguarda le squadre che faticano, preferisco non fare nomi, ma ce ne sono alcune in Serie A mentre in Legadue la situazione è ben più complessa ed alcune potrebbero chiudere a fine anno.

Dario: Una domanda più semplice no??? Va bene: provo a rispondere. La crisi economica crea un calo generale di sponsorizzazione che, visti gli scarsi introiti dei diritti tv e dei botteghini, rappresentano la fetta più grossa della torta. Senza la certezza degli sponsor gli imprenditori-presidenti sono più restii a mettere soldi propri ed è comprensibile. Quello che non è comprensibile è che a metà stagione si scopra che la società X ha un buco nel bilancio grosso così: perde di credibilità tutto il movimento, non solo la società che fallisce. Quando la Napoli di Papalia cominciò a mettere i ragazzini in campo fu un punto bassissimo dell’immagine del nostro sport che spero vivamente non si ripeta più. Che fare? Ci sono tante strade percorribili ma quello che secondo me è fondamentale è la chiarezza e la coerenza: nel momento in cui si attua un regolamento – sia esso economico o sportivo – bisogna seguirlo e non cambiarlo di anno in anno. Esempio: non abbiamo fatto in tempo a valutare l’effetto della DNA che dall’anno prossimo c’è un’altra cosa, completamente diversa. Così non si aiutano le società, non si aiutano i giocatori e non si aiutano i tifosi.

  • Gigi Datome sta giocando da un anno e mezzo a dei livelli che molti (me compreso) non si pensava potesse più raggiungere, nonostante le aspettative di inizio carriera. Aradori è tornato il realizzatore che era a Biella e con una voglia che a Siena aveva smarrito, Gentile ora sta ridando sprazzi di talento con le due gare consecutive sopra i 20 punti, Polonara spesso è decisivo per Varese, ai vertici della classifica. Fuoco di paglia? Chi pensate che potrà confermarsi a questi livelli? Quale il giovane che esploderà dopo di loro?
Gigi Datome sta disputando una bellissima stagione a Roma

Gigi Datome sta disputando una bellissima stagione a Roma

SportandoGigi Datome ha trovato finalmente la continuità di rendimento che gli era sempre mancata fino alla stagione scorsa. E fortunatamente anche gli infortuni, facendo tutti gli scongiuri, si sono allontanati. In estate ha preferito rimanere a Roma, aspettandola sino all’ultimo e la scelta lo ha ripagato pienamente. Capitano e leader della squadra sicuramente più divertente del campionato. E trampolino di lancio verso la NBA dove sono quasi sicuro approderà l’anno prossimo. Sperando che sia in una squadra che possa dargli comunque minuti (che dovrà conquistarsi).
Per quanto riguarda Aradori, è tornato ai livelli di Biella dopo due stagioni a Siena in cui ha giocato poco. Ma c’è da dire che la Mens Sana comunque nei due anni di Aradori in Toscana ha vinto tutto c’è che c’era da vincere in Italia raggiungendo anche una Final Four di Euroleague. Quindi la ragione è dalla parte di Simone Pianigiani che comunque premierà la sua stagione da leader di Cantù con la convocazione per Eurobasket.
Gentile finalmente ha superato i problemi fisici ed è ora pronto per il grande salto. La scelta di coach Scariolo di farlo partire titolare sta pagando sperando che Alessandro ora possa fare un salto di qualità a livello mentale ed a livello di lettura dei giochi. Anche per lui prevedo nell’estate 2014 il salto nella NBA (suo ultimo anno per dichiararsi per il draft).
Polonara sta giocando in pianta stabile nella squadra in testa al campionato. Tra alti e bassi ma con tanta voglia di migliorare. Sarà lui il futuro della nazionale.
Giovane che esploderà? Io spero Amedeo Della Valle. Prima stagione di NCAA difficile, in cui ha visto poco il campo. Ma è un ragazzo che ama la pallacanestro che ha voglia, volontà e che spero vedremo ai livelli più alti, magari ripercorrendo una carriera alla Daniel Hackett.

Dario: Fuoco di paglia spero proprio di no perché il nostro basket ha bisogno di giocatori che esprimano il loro  talento. Per citare i giocatori presenti nella domanda: Datome ha una serenità d’animo che non aveva prima e questo gli dà energia in più: credo che indietro non torni anche se, nel momento in cui dovesse separarsi da Roma, dovrà vagliare molto attentamente la destinazione;
Aradori ha bisogno di fiducia cioè di minuti, cosa che a Siena non aveva: a Cantù potrebbe aver trovato la sua dimensione ideale ovvero una squadra di medio-alto livello (considerando Italia ed Europa) nella quale partire come starter senza una vera concorrenza;
Gentile spesso, come Melli, viene risucchiato nel marasma milanese di quest’anno ma è quello che ha più talento offensivo di tutti: deve per me imparare a non uscire mentalmente dalle partite;
Polonara è meraviglioso per i movimenti di piedi che ha e per la visione d’insieme del gioco ma lo vorrei più “cattivo”.
Il prossimo? Spero trovi presto la sua strada Cervi ma io ho una predilezione per Imbrò e Tessitori: li ho visti letteralmente nascere nella Virtus Siena e resto convinto che siano il futuro, neanche troppo lontano.

  • La Nazionale la scorsa estate ha fatto un torneo di qualificazione agli Europei sopra le aspettative. A settembre in Slovenia inizieranno la competizione continentale. Dove possiamo arrivare? Quali sono i nostri punti di forza e il giocatore chiave? Ditemi i vostri 12 convocati.

Sportando: Per quanto riguarda il dove possiamo arrivare, speriamo meglio di due anni fa dove la spedizione fece molto male visti i giocatori in campo. Dico tre nomi: Travis Diener da italiano, un Datome fenomeno, un Gallo che sta vivendo la sua miglior stagione NBA (per fare tre nomi) fanno ben sperare che si possa fare bene (meglio degli ultimi anni). L’importante è remare tutti dalla stessa parte, senza prime donne. E sperando che lo spirito di squadra sia quello dello scorso anno.
I miei 12: Travis Diener, Andrea Cinciarini, Daniel Hackett, Marco Belinelli, Pietro Aradori, Gigi Datome, Alessandro Gentile, Danilo Gallinari, Marco Cusin, Nicolò Melli, Achille Polonara, Andrea Bargnani.

Dario: Molto dipenderà dalle condizioni mentali di Belinelli e Bargnani. Dal punto di vista tecnico è evidente come, al top della forma, siano un valore aggiunto e che valore: ma è legittimo nutrire dei dubbi sul fatto che abbiano “voglia”. Le loro parole di recente vanno in una direzione ma il loro passato va in quella opposta. C’è anche un altro aspetto non secondario: il gruppo che così bene ha fatto l’anno scorso è un gruppo di amici prima ancora che di compagni di squadra ed è questo il nostro punto di forza maggiore. Per starci dentro non puoi permetterti di fare la prima donna: se Beli e il Mago lo faranno – e vale anche per chi nel 2012 non c’era – si può andare lontano ma lontano davvero. Il giocatore chiave? Gallinari, of course. L’estate passata ha fatto anche il 5 per il bene della maglia! Talento e voglia di sbucciarsi le ginocchia: direi che basta.
Capitolo convocati. Partendo dal presupposto che FINALMENTE dopo anni abbiamo ampia possibilità di scelta, i miei 12 (cioè quelli che porterei io, non quelli che secondo me porterà Pianigiani): T. Diener, Cinciarini, Hackett, Belinelli, Aradori, Gentile, Gallinari, Datome, Mancinelli, Bargnani, Cusin, Melli. Se Diener non ha il passaporto, dentro De Nicolao e ci penserei su molto bene prima di escludere Viggiano.

  • I tre italiani in NBA stanno vivendo luci ed ombre. Bargnani soprattutto è quello che delude di più. Cosa deve fare Andrea per diventare quel giocatore che solo a sprazzi ha mostrato di poter essere? Datemi un aggettivo per descrivere ognuno dei tre.
Gallinari è attualmente il migliore dei tre italiani in NBA

Gallinari è attualmente il migliore dei tre italiani in NBA

Sportando: Per quanto riguarda Andrea Bargnani, penso sia ora che cambi aria. Sperando che sia in estate. Il meglio per lui sarebbe essere amnistiato da Toronto in maniera tale da poter poi scegliere con la massima libertà il suo futuro. Non sarà mai secondo me una prima stella NBA ma un secondo/terzo violino importante vista la sua qualità offensiva.
Bargnani: deludente. Ammetto che i primi anni facevo le nottate per vedere le sue partite, o anche per seguire solo un play-by-play. Mi aspettavo molto di più da lui. Ma la crescita tanto attesa non c’è mai stata se non, a sprazzi, lo scorso anno prima dell’infortunio.
Gallinari: talento. Il giocatore italiano con più classe. Finire in una squadra come Denver è stata la chiave di svolta per la sua carriera, soprattutto con un allenatore come Karl.
Belinelli: HardWorker.E’ dei tre quello con meno talento ma è anche quello che per voglia merità di più di starci. Ed il posto da titolare in squadra come i Bulls ne è l’esempio.

Dario: L’aggettivo per Bargnani glielo rubo: frustrato. Ed ha ragione. Ma è anche frustrante perché vederlo così sapendo di tutto quel ben di Dio di cui è dotato… Il Mago deve capire che per giocare in NBA alle condizioni attuali non può essere la prima punta di una franchigia. Fermo restando che prima se ne va da Toronto e meglio è per lui e per i Raptors, io lo vedrei molto bene come specialista offensivo dalla panchina in una squadra da playoff. Ma tutto dipende dalla sua testa: per dirla con un proverbio inglese che usò anche coach Casey nei suoi primi giorni canadesi “si può portare un cavallo all’acqua, ma non lo si può costringere a bere“.
Gallinari lo definirei regolare: ormai ha un rendimento standard e tendente verso l’alto e per i Nuggets è una certezza.
Belinelli invece è utile: dopo anni a vagabondare senza sapere se era carne o pesce, a Chicago ha trovato casa – mi auguro per lungo tempo – facendo quello che serve alla squadra senza dimenticare quello che serve a sé stesso.

  • Il campionato NBA è sempre più seguito in Italia, però la finale pare già scritta con Miami e OKC sopra le altre in ottica PO e con James che sta Jordaneggiando. C’è spazio per qualche sorpresa o stiamo solo facendo le tappe di avvicinamento al back to back degli Heat?

Sportando: Con questo LeBron James, io dico back-to-back dei Miami Heat. Ed anche l’odio che ha provocato tra tanti tifosi dopo ‘The Decision‘ si sta tramutando nuovamente in amore. Perché chi ama il basket non può non amare un giocatore come James che è dominante. Ed ora, le 22 vittorie in fila ne sono un chiaro esempio (ora 23, ndS), stanno alzando le marce per poi dominare nei playoff. Finale contro i Thunder ancora una volta.

Dario: Se chiudono James e Wade negli spogliatoi prima di ogni partita, forse gli avversari qualche chance ce l’hanno… A parte le battute, gli Heat hanno i galloni da favoriti ben cuciti addosso: la cosa che deve preoccupare gli altri è che LBJ si sente a proprio agio con questi panni, a differenza del passato. L’unica variabile che può sparigliare il destino già scritto è San Antonio: ma per gli Spurs del mio amatissimo Duncan c’è sempre l’incognita condizione fisica dei Big Three. Se mi chiedi di scegliere a priori tra SAS e OKC prendo la banda di Popovich oggi, domani e pure dopodomani. Però i Thunder hanno quel diamante di Kevin Durant che da solo vale mezza forza di squadra. E sa pure come compensare i momenti di vuoto cosmico della testa di Westbrook.

  • I Lakers stanno riprendendosi dopo un inizio disastroso, ma ancora ci sono dubbi su di loro. Saranno davvero la mina vagante ai Playoff? Se ritorna il catalano troveranno la quadra con Howard o non possono giocare insieme e uno dei due è costretto a partire?

Sportando: L’inizio di stagione ha dimostrato che Howard e Gasol assieme faticano. Se raggiungeranno i playoff (cosa che credo onestamente) i due lunghi saranno decisivi. Anche se le ultime prestazioni di Howard fanno ben sperare. Sembra che abbia messo la testa a posto senza pensare alle vicende extra cestistiche che hanno rovinato la sua carriera e reputazione nell’ultimo anno e mezzo. Detto questo, i Lakers potrebbero essere una mina vagante ma non li vedo oltre il secondo turno.

Dario: Sui Lakers non c’avrei scommesso mezzo penny. Eppure eccoli là, a lottare e a tenere distanti le avversarie anche senza Kobe. La domanda è: dureranno? Secondo me hanno delle chance di non salutare la compagnia dopo il primo turno solo se finiscono da sesti in su: da settimi o da ottavi prenderebbero o gli Spurs o i Thunder ed in tutta onestà non li vedo capaci di battersi. Per me Gasol e Howard non sono incompatibili in teoria – per fisico, caratteristiche, zone di campo predilette – ma in pratica sì perché ho la sensazione che il catalano, per quanto sia un professionista esemplare, non si veda più in maglia gialloviola da mò e che non veda l’ora di partire.

  • Due parole su Ricky Rubio, giocatore che a me personalmente fa impazzire. Ha la possibilità di costruire qualcosa di importante a Minnesota se resta Love o secondo voi non sarà mai un secondo violino per una squadra di vertice?
Ricky Rubio & Kevin Love hanno giocato poco insieme a causa degli infortuni

Ricky Rubio & Kevin Love hanno giocato poco insieme a causa degli infortuni

Sportando: Il problema di Rubio e dei Timberwolves sono sicuramente gli infortuni. Quest’anno i playoff sono andati perché causa infortuni il quintetto base non ha mai potuto giocare assieme. Sicuramente con il roster al completo le chance di fare bene sarebbero state tante. Considerando che ora Derrick Williams sta anche dimostrando di valere la seconda scelta dopo una stagione e mezzo di anonimato.
Su Rubio, sicuramente è un giocatore da NBA dove gli spazi sono più ampi. Ultimamente in Europa aveva deluso e di molto. Esempio i quarti di finale di Euroleague contro il Panathinaikos della stagione 2010-11 in cui Obradovic praticamente lo eliminò dal gioco con le marcature che ordinò nei suoi confronti. E fece bene quell’estate a fare il salto nella NBA dove ha dimostrato di avere la classe per essere tra i numeri 1.

Dario: E’ impossibile non avere un minimo di predilezione per Rubio. L’ho visto giocare spesso dal vivo e ogni volta mi sono sorpreso di sorprendermi della sua abilità con le mani: badate bene, non solo in attacco dove fa dei numeri incredibili e mai fuori dal contesto dell’azione ma anche in difesa. L’asse con Love è molto intrigante ma non l’abbiamo praticamente mai visto all’opera per bene per gli infortuni di Ricky l’anno scorso e di Kevin quest’anno: però non ho dubbi sul fatto che, con i Wolves o con qualcun altro, la bacheca americana di Rubio non resterà vuota.

  • Non abbiamo ancora parlato di Eurolega e voi siete due abitudinari delle Final4. Quale è stata la più bella che avete visto? Quali saranno le 4 protagoniste questa stagione?

Sportando: La Euroleague più bella è stata sicuramente lo scorso anno ad Istanbul. Con una finale finita in modo clamoroso dopo che il CSKA aveva la coppa già in tasca. Anche per atmosfera, indimenticabile dato che c’erano sia PANA che Olympiacos.
Per quest’anno le 4 a Londra saranno: CSKA Mosca, Real Madrid, Regal Barcelona, Khimki.

DarioBarcellona 2011, senza neanche pensarci. Esperienza umana e professionale straordinaria e per molti versi irripetibile. Quest’anno è davvero un terno al lotto perché non sappiamo quanto questo nuovo formato di Top 16 possa logorare le favorite e possiamo solo azzardare ipotesi.
Ti dico i team che mi hanno impressionato di più: Barcellona, Real, CSKA, Olympiacos. Ma ovviamente molto dipenderà dall’accoppiamento nei quarti.

  • Tutti e due avete fatto della vostra passione la vostra professione. Qual è la cosa più bella dello riuscire a farlo? Cosa consigliereste a chi volesse seguire le vostre orme?

Sportando: La cosa più bella è sicuramente esserci riuscito. E sono onesto, anche in maniera inaspettata dato che quando nacque Sportando 4 anni fa io e Matteo (l’altra metà del sito, il webmaster, ma soprattutto il mio più caro amico) lo creammo quasi per scherzo. Ed invece anno dopo anno, i numeri ci hanno e ci stanno dando ragione. Tanto che lo scorso anno quando fui licenziato al mio precedente lavoro (extra basket) decisi di provarci ed ho avuto ragione. La cosa positiva è quella di poter lavorare da ovunque, essendo un lavoro tramite internet e di essere padrone di me stesso. Ma è anche questo che mi spinge a lavorare non dico 24 ore al giorno ma quasi. Ma essendo mio il sito, senza mai stancarmi. Ma sempre e solo con gioia ed amore.

Dario: La cosa più bella, per me che faccio radio, è sapere che gli ascoltatori sono costretti a fidarsi di me: mi sento responsabilizzato e mi sento spinto a fare sempre del mio meglio e anche oltre. Poi aggiungo anche la sfida di canalizzare l’adrenalina di una radiocronaca in un racconto di senso compiuto. Il consiglio è molto semplice: avere pazienza, molta pazienza. Se volete davvero fare questo mestiere dovete studiare – e per studiare intendo storia del basket, regole, tecniche, tattiche cioè uno studio serio ed approfondito per evitare di farvi trovare impreparati – e aspettare il momento propizio perché il settore giornalistico è in profonda crisi, non soltanto economica.

  • Bonus track: come tutti i DoubleHeader che si rispettino, ditemi una cosa positiva e una cosa negativa del vostro avversario.

SportandoPositiva: sa tutto di sport oltre ad essere una persona con cui ci passeresti più di una serata a parlare di tutto (naturalmente con tema principale lo sport).
Negativa: faccio l’ultras, è juventino.

Dario: La cosa positiva è scontata: è un gran cacciatore. Nel senso giornalistico del termine. Se Sportando è diventato un punto di riferimento è perché Emiliano sa dove cercare e come cercare: mi compro un cappello per levarmelo di fronte al suo lavoro.
La cosa negativa? Per fare una cena con lui dopo una partita devi prenotarlo mesi prima. E non è detto che basti! Ora che l’ho scritto sul web non potrà rifiutarsi…

Dopo questa bella sfida ora tocca a voi votare il vincitore nel sondaggio qui sotto!

Le puntate precedenti:
Puntata 1: Fazz vs Dario Vismara
Puntata 2: Miky Pettene vs Paola Ellisse
Puntata 3: Lorenzo “Bro” Neri vs Alessandro Mamoli
Puntata 4: Niccolò Trigari vs Simone Mazzola
Puntata 5: Pietro Aradori vs Paolo “Sine” Sinelli
Puntata 6: Carlo Perotti vs Andrea “Kanon” Crosilla
Puntata 7: David “Ciombe” Breschi vs Nicolò “Nick” Ciuppani
Puntata 8: Jermain “Scorpyon” Palladino vs Francesco “DreamTimme” Tonti
Puntata 9: Francesco “Fleccio” Andrianopoli vs Pietro Nicolodi

Categorie: DoubleHeader ShOw, NBA | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Bargnani. Stagione finita ai minimi storici.

Andrea Bargnani perplesso, come tutti i suoi tifosi in questa stagione.

Andrea Bargnani perplesso, come tutti i suoi tifosi in questa stagione.

Se dovessimo trovare un aggettivo per la stagione di Andrea Bargnani, solo uno sarebbe calzante: Disastrosa.

35 partite giocate sulle 65 giocate fino a questo momento dai Raptors e sulle 82 che giocheranno in totale, dato che è fuori per la stagione, di cui 25 da titolare e 10 alzandosi dalla panchina dopo essere sempre stato titolare negli ultimi tre anni ed essere stato insignito del ruolo di Uomo Franchigia dopo l’addio a Chris Bosh, forte anche del contratto da 50 Milioni di Dollari in 5 anni stipulato nell’estate del 2009.

Proprio quel contratto pare essere la sua condanna, perché è vero che per un lungo 10 Milioni all’anno può essere una cifra quasi giustificabile visti i contratti che girano nel ruolo, e vero anche che Andrea rimane sempre una prima scelta assoluta, ma a questo punto della carriera e soprattutto alla luce di tutti quei soldi, emergono molto più facilmente i limiti (tanti), che i pregi (tanti anche quelli checchè se ne dica) di un 7 piedi dalle ottime mani.

Ma cosa succede quest’anno al nostro connazionale? Gli infortuni, certo. Prima il polpaccio, poi il gomito, poi nuovamente il gomito in un infortunio che lo staff dei Raptors ha definito non collegabile al precedente. Medie a livelli dell’anno da rookie (12.7 punti, 3.7 rimbalzi, 1.1 assist e 0.7 stoppate) e tanti saluti ad una crescita tecnica che si intravedeva nelle ultime stagioni.

Ma è proprio tutta colpa sua?

No, non tutta, anche se a mio avviso lui ha fatto pochino in quest’ultimo anno e mezzo per far ricredere i critici. La sua cronica idiosincrasia per i rimbalzi, la sua propensione a giocare lontano da canestro per prendere meno contatti e un atletismo e velocità dei piedi in orizzontale che ha sempre latitato e che lui non ha fatto niente per migliorare sono punti in cui è facilmente attaccabile e forse, forse, anche la sua scarsa propensione a giocare sul dolore non aiuta a fargli prendere le sue difese.

Poi ci sono le altre responsabilità, della franchigia in primis. Non tanto perché non abbia dimostrato di credere in lui, anzi, perché già solo il contratto che gli hanno allungato è lì a dimostrare che Colangelo abbia puntato forte sull’ex Benetton, quanto sull’aspetto tecnico, perché negli ultimi anni quasi tutte le scelte sono state sbagliate, come dimostrano i record di franchigia da quando Bosh è a Miami. Ora che quest’anno pare intravedersi la luce, è Bargnani a essere diventato un corpo estraneo e come tale è stato offerto anche ad altre franchigie.

Inutile sottolineare come un cambio di squadra possa solo giovare ad entrambi, Andrea e Toronto, perché il rapporto pare ormai logoro e in caso di cessione Andrea potrebbe anche ritrovare un po’ di voglia ed essere un giocatore più incisivo, dato che il talento non gli manca.

Quanto è facile però cederlo? Questa è la domanda che si fanno in molti, anche in Canada, e la risposta purtroppo è: tra il poco e il pochissimo. I Raptors ci hanno provato fino alla deadline, ma le offerte che sono arrivate non sono state considerate sufficienti (quella più insistente lo vedeva a Charlotte in cambio di Ben Gordon, che avrebbe fatto abbastanza scopa con DeRozan). Già, perché i Raptors non vorrebbero svendere Andrea, che rimane un 7 piedi che sa mettere palla per terra e con un ottimo range di tiro, ma gli altri GM non vogliono svenarsi per prendere sì un  7 piedi che bla bla bla, ma che raccoglie meno rimbalzi di un Kyle Lowry qualsiasi, che negli ultimi anni ha qualche problema fisico di troppo e che guadagna ancora 10 Milioni all’anno per i prossimi 2 anni, anche se l’ultimo anno parrebbe non completamente garantito.

Ecco che allora trovare un accordo diventa difficile e non è nemmeno da escludere che l’anno prossimo il Mago si ripresenti con la canotta dei Raptors, con dispiacere di tutti: di Andrea, dei Raptors e dei tifosi.

Ora la palla passa a lui però, perché ok che giocare in una franchigia che non lotta per le posizioni di vertice possa essere frustrante, ma in NBA è un attimo farsi appiccicare delle etichette spiacevoli e se anche uno come Pau Gasol, campione NBA e giocatore chiave di una delle Nazionali più forti del mondo è stato soprannominato Gasoft, per il Mago potrebbe diventare veramente dura scrollarsi di dosso una nomea che, a onor del vero, fino a questo momento si sta meritando.

Ha ancora la possibilità di rifarsi agli occhi dei tifosi italiani, perché se recupera dall’infortunio in tempo, a settembre potrà partecipare agli Europei in Slovenia, in un’Italia che senza di lui ha convinto durante le qualificazioni. Fare bene in questa manifestazione continentale (anche se c’è già qualche tifoso che spera malignamente che l’infortunio lo tenga fuori dai giochi) darebbe fiducia a lui e potrebbe dare ai suoi tifosi un motivo per provare a dargli ancora una chance.

L’ultima però, perché se steccasse, il passaggio da Bargs a Bug sarebbe molto breve.

Categorie: NBA | Tag: , , , , | Lascia un commento

Derrick Rose continua il recupero, il fratello pare irrecuperabile.

Derrick Rose nel momento dell'infortunio e all'inizio del suo calvario.

Derrick Rose nel momento dell’infortunio. L’inizio del suo calvario.

La vicenda Derrick Rose continua ad aggiungere nuovi capitoli alla saga. La storia è nota: lo scorso anno, alla prima gara dei Playoff contro i Sixers, il primo grave errore di Tom Thibodeau nella sua carriera di allenatore è costato un ginocchio all’MVP della stagione 2010/2011.

Parlo di errore perché in una gara già vinta dai Bulls, il coach ex assistente della difesa a Boston ha deciso di tenere in campo anche a risultato già acquisito la sua stella, già in non perfette condizioni, causando così la rottura del legamento con quella penetrazione che tante volte avrete visto in tv.

Da lì è iniziato il lungo periodo di riabilitazione per l’ex Memphis University, come l’Adidas non manca di farci vedere ad ogni timeout sul League Pass.

Nel mezzo però qualche polemica, qualche dichiarazione poco simpatica del suo agente (che poi sarebbe anche suo fratello) e la sensazione che difficilmente lo rivedremo in campo in questa stagione.

Andiamo con ordine. Il primo a parlare è stato proprio Derrick, che, come più volte detto anche subito dopo l’infortunio, ha ribadito che sarebbe tornato solo nel momento in cui si fosse sentito al 110% per non correre rischi di eventuali nuovi infortuni.

Su questo ci sono diversi correnti di pensiero, perché c’è chi crede che Rose faccia bene ad attendere, anche a costo di star fermo tutta la stagione, e di riprendere poi quando effettivamente il suo fisico e la sua mente non si sentano pronti a fare le stesse identiche giocate fatte prima del suo guaio fisico, e ci sono altri che dicono che nel momento in cui i medici lo dichiarino clinicamente guarito ed integro, Rose dovrebbe iniziare a scendere in campo per prendere confidenza con il parquet ed iniziare così anche il suo pieno recupero psicologico (logicamente dopo un infortunio del genere ci vuole un po’ per tornare a giocare senza timore), aiutando così i Bulls a riprendere la corsa verso l’essere una contender.

Reggie Rose, fratello di Derrick

Reggie Rose, fratello di Derrick

Personalmente sto con Derrick, perché è importante che il recupero sia pieno e che lui stesso si senta in grado di riprendere a giocare con i cambi di passo e di direzione che gli hanno fatto vincere il premio di MVP. Trovo anche abbastanza inutile per i Bulls forzare la mano in questo momento, perché dovrebbero comunque cambiare parecchie cose per farlo rientrare, sia difensivamente, dove dovrebbero strutturarsi maggiormente per proteggerlo (e con Boozer in squadra non è una cosa semplicissima) sia offensivamente, cercando di capire se il gioco del passato di Rose abbia avuto qualche cambiamento. Inoltre, come si è visto anche con Ricky Rubio, il rientro non può essere netto ma deve essere graduale, facendo giocare inizialmente pochi minuti ed evitando i back to back per evitare troppe sollecitazioni all’arto infortunato. Avrebbe senso allora a 2 mesi dall’inizio dei playoff per i Bulls mettersi in queste condizioni, con il rischio che con il salire della contesa la voglia di fare di Derrick possa sollecitare troppo la parte debole del corpo? Per me no. Meglio aspettare novembre e lasciar a Rose tutto il tempo per arrivare nel momento clou della stagione con il giusto rodaggio.

Nel frattempo però Reggie Rose, fratello e manager di Derrick, ci ha tenuto a farci sapere cosa ne pensava della situazione, anche se francamente se ne poteva decisamente fare a meno.

Ha iniziato dicendo che non vedeva i Bulls seriamente occupati a fare il bene del fratello, dicendo in sostanza che con tutto quello che aveva fatto Derrick, si sarebbe meritato ben di più dalla sua squadra. Ok, fermiamoci un attimo. Che io sappia i Bulls hanno messo a disposizione di Derrick tutte le strutture e lo staff medico a disposizione per essere seguito e monitorato, hanno atteso che lo stesso Rose decidesse quando iniziare a scendere in campo e a fare allenamenti (ha iniziato da poco a fare anche i 5vs5 contro i compagni) e non sta minimamente forzando la mano per il rientro come invece farebbe credere Reggie Rose con la frase “io capisco che Derrick farebbe vendere più biglietti per le partite, ma è giusto che lui torni quando se la sentirà“.

Ecco, giusto su questa dichiarazione, i dati degli spettatori nel 2013 vedono in testa al numero di tifosi presenti nelle arene… i Bulls! Senza Rose!

Allora, caro Reggie, ma di che cavolo stai parlando?!?

Passiamo oltre. La seconda dichiarazione del nostro, sempre contro la dirigenza Bulls, è sul mancato rafforzamento della squadra nella scorsa sessione di mercato. Un immobilismo, a detta del fratello del numero 1 Bulls, che tarperebbe le ali alla squadra dell’Illinois.

Ora, caro Reggie, dovresti sapere che l’NBA ha un mercato strano, che se hai in squadra Boozer con quel contratto (preso tra l’altro per dare una spalla a tuo fratello), viene difficile riuscire a muoversi, anche perché come gli altri giocatori un po’ appetibili, Noah e Deng, come tu stesso hai ammesso “sono grandissimi giocatori, ma bisognerebbe aggiungere qualcos’altro per poter puntare al titolo“. E allora, di grazia, al posto di chi dovrebbe arrivare questa addizione da titolo? Al posto di un rotto (ma peraltro utile) Hinrich può arrivare un giocatore da titolo? Uno tra Belinelli o Nate Robinson avrebbe veramente in cambio uno di livello superiore e in un ruolo simile? C’è Taj Gibson, ma a mio avviso non è un giocatore da cedere tanto a cuor leggero. Quindi dato che ci siamo, perché non proponi anche qualche trade? Magari qualcuno le ascolta.

Dichiarazioni del fratello a parte, Derrick continua ad allenarsi per poter completare in pieno il suo recupero ed è proprio di ieri un video in cui si vede Rose schiacciare a canestro.

RoseDunkPregameOKC

Qualcuno ha visto questo gesto come l’avvicinamento a grandi passi verso il suo rientro. A me, francamente, viene più da pensare invece che quel video sia più una testimonianza del fatto che quest’anno difficilmente lo rivedremo in campo. Già la partenza mi pare di quelle “preoccupate”, poi in una schiacciata dove dovrebbe staccare con il sinistro, Rose va invece dall’altra parte per staccare (ed atterrare) sul destro, non sforzando il ginocchio infortunato. Sensazioni ovviamente, per cui mi posso sicuramente sbagliare, ma i miei two cents li metto su un rientro a novembre.

Sperando che nel frattempo qualcuno metta la museruola al fratello…

Categorie: NBA | Tag: , , , , | 5 commenti

Blog su WordPress.com. Tema: Adventure Journal di Contexture International.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 878 follower